Crescita personale

Tutto sotto controllo

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Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Sarà capitato anche a voi di pensare, mentre imperversano le difficoltà, a qualcosa capace di rassicuravi, tipo un bel “Ho tutto sotto controllo”… Non è così?

In questa affermazione c’è tutta la speranza che sia vero, la convinzione di aver fatto tutto ciò che si poteva, previsto ogni dettaglio, ogni conseguenza, perché tutto vada esattamente come vorremmo e come abbiamo immaginato.

Con altrettanto disincanto sappiamo che nei fatti la maggior parte delle volte non è così e questa affermazione, così perentoria, rischia di diventare una specie di burla ai danni di noi stesse.

Prima o poi tutte ci accorgiamo di quanto sia difficile tenere tutto sotto controllo, anche se lo desideriamo tanto. Avere l’illusione del controllo della propria vita e di ciò che ci accade può offrirci quella stabilità emotiva, quella serenità e quella sicurezza che troppo spesso ci manca.

Ma nella maggior parte dei casi è, appunto, un’illusione.

Tutto sotto controllo (e niente in ordine)

Chissà quante volte vi siete rese conto di aver perso il controllo della situazione. Forse vi siete accorte di essere finite fuori strada proprio mentre il navigatore perde la connessione, o vi siete trovate, piene di idee, di fronte a una pagina che non vuole smettere di essere bianca. O quando, con il biglietto in mano, vi accorgete di non poter varcare la porta del gate, perché avete paura di volare e le gambe proprio non si muovono e nessuno vi convince che sia qualcun altro a pilotare l’aereo al posto vostro o, meglio, che lo stia facendo al di fuori del vostro controllo!

Brutta bestia la paura di volare! Ve l’ho raccontata qui e vi ho raccontato di un buon metodo per riprendere il controllo quando pensiamo di averlo perso. Andate a leggere!

Quelli appena descritti sono solo esempi di situazioni in cui perdiamo il controllo. Diciamolo, non stiamo affatto bene quando succede, soprattutto perché non possiamo farci niente.

Avete mai provato questa o simili sensazioni? Cosa vi succede quando vi capita?

Ho osservato queste mie reazioni per anni e per anni ho cercato una chiave per uscirne. Agli inizi mi assaliva una lieve ansia, una sorta di malessere, un senso d’impotenza che cresceva piano piano, mentre la mente organizzata e volitiva provava a ricacciarlo indietro, con sforzi inenarrabili.

Reagivo e resistevo, ma le conseguenze erano solo dolore, stress e rassegnazione.

Come è possibile reagire in modo differente?

Il controllo è rassicurante e lo ricerchiamo sempre, anche quando non dipende da noi

Lo stress è decisamente il nemico numero uno della nostra esistenza. Da reazione che nasce come campanello d’allarme ad allarme esso stesso, per la nostra salute, il nostro equilibrio.

Per governarlo spesso pensiamo di poterlo dirigere, controllare, nell’illusione che tutto dipenda da noi. Anche le sensazioni che descrivevo negli esempi iniziali di questo post sono il segno di un supposto controllo che nei fatti non esiste.

Nemmeno si può davvero costringere la propria creatività a fiorire, così come non si può forzare la connessione al satellite o fare in modo che internet funzioni, o entrare nella cabina del pilota per controllare che tutto venga fatto nel modo giusto (e chi può saperlo? Tu?).

Avere il controllo di un testo, di un mezzo, del nostro corpo ci fa pensare di avere in mano il nostro destino, e ci illude che i risultati di ciò che facciamo dipendano solo da noi.

La verità è che non è così e cerchiamo il controllo perché abbiamo bisogno di essere rassicurate. Lo affermiamo attraverso automatismi, più o meno sani, abitudini, bisogni che si traducono in gesti, azioni, pensieri, emozioni. Un coacervo di energia che porta con sé entropia, quando l’unica cosa da fare davvero è fermarsi e pensare che ci sono tre tipi differenti di controllo e che dobbiamo poter attivare quello giusto e più funzionale per noi in quel momento.

  • diretto
  • indiretto
  • nullo


In quali occasioni possiamo esercitare un controllo diretto?

Quando siamo noi a decidere se e come partire, quando scrivere, con quale strumento farlo e quanto tempo dedicare alla nostra passione piuttosto che a un’altra attività, allora stiamo esercitando un controllo diretto sulle nostre azioni, pensieri, emozioni.

Vale anche quando dobbiamo decidere come valutare una persona o un fatto, come reagire di fronte a qualcuno che disprezza il nostro lavoro o che ignora gli sforzi che stiamo facendo per migliorare le cose. In questi casi abbiamo direttamente la possibilità di reagire, anche se possiamo concederci di decidere il modo: arrabbiarci o lasciare andare? Reagire o tacere? Avere paura o entusiasmarci per la novità che ci attende?

Scegliamo noi.

Nessun altro può dirci cosa fare e come farlo, né può imporci un modo. Siamo noi a decidere. Avere il controllo significa esercitare una responsabilità individuale e assumersi l’onere di individuare con che risorse e in che direzione andare. Non è poca cosa, perché attiene alla nostra capacità di decidere.

Così se non troviamo il tempo di scrivere o di telefonare alla nostra migliore amica, oppure di completare quel lavoro che è lì in sospeso sulla nostra scrivania da tempo, è nostra la responsabilità perché nostro è il controllo.

Tutto sotto controllo? Sì, se abbiamo in mano le redini del nostro agire.

Che cos’è il controllo indiretto

Per controllo indiretto si intende il livello di consapevolezza che interviene quando le nostre azioni riguardano in pari misura anche gli altri.

Lasciando da parte gli abili manipolatori, per controllo indiretto intendo il potere o se preferite la capacità che vorremmo avere ma che non possediamo affinché le cose vadano in un certo modo, solo perché essa è in capo anche ad altri soggetti.

Il successo del nostro team di lavoro, la vittoria di una partita importante in qualunque sport di squadra o il romanzo che avete scritto e che ora va editato, promosso, letto e apprezzato. Oppure la possibilità di rendere più piacevole e sostenibile un viaggio in aereo, se solo i tuoi vicini di posto e lo staff collaborasse!

Riconoscere che non tutto è sotto il nostro diretto controllo ci protegge dal peso degli inevitabili insuccessi e rende ogni successo ancora più grande perché può essere condiviso!

Questo ha una interessante conseguenza sul nostro sentire: percepiamo ciò che accade non come l’effetto di una eccellente nostra iniziativa, che indurrebbe al narcisismo e all’autoesaltazione, ma come la conseguenza di un lavoro collettivo. Più gustoso quando vinciamo, meno doloroso quando invece si perde o non si raggiungono gli obiettivi.

Ci avete mai pensato? A come si può trasformare un obiettivo solo nostro in un obiettivo comune, condiviso?

E’ il buon vecchio adagio mal comune mezzo gaudio.

Ma anche una possibilità che ci viene offerta per sperimentare qualcosa in cooperazione con l’altro.

Essere consapevoli del controllo che stiamo esercitando su una persona, un’azione, un’emozione, un comportamento, ci qualifica e ci definisce, innanzitutto come persone e ci aiuta a fissare nella nostra testa un principio molto importante: non dipende tutto da noi e, soprattutto, non siamo insostituibili, ma funzioniamo nella misura in cui ampliamo il potenziale che c’è in noi e intorno a noi.

Quando il controllo è nullo

E poi ci sono le situazioni in cui il potere del nostro controllo individuale è nullo. Un incidente, un’alluvione, la chiusura di un’azienda per cui abbiamo lavorato, instancabili, per anni. Ci ferisce, ci sconvolge, ma non dipende da noi e non possiamo fare nulla per evitarlo quando sta già accadendo e possiamo solo accettare la nuova condizione.

Persino quel foglio bianco non dipende da noi, dalle nostre capacità o dalla mancanza di idee. E’ solo un foglio bianco che non vuole prendere vita. Con il tempo succederà, inutile forzare. O forse non accadrà. E allora non ci resterà che prendere atto che la scrittura non è fatta per noi, almeno non nel modo che abbiamo sempre sognato.

Se sogniamo troppo al di fuori del perimetro delle nostre possibilità, rimarremo deluse e, forse, ne soffriremo, profondamente.

La stessa cosa può accadere nella nostra professione; sono spesso portata a pensare di avere tutto sotto controllo mentre al posto dei fatti presagiti ne accadono altri, totalmente diversi da quelli immaginati e spesso addirittura imprevedibili per le informazioni che ho a disposizione.

Il punto è proprio questo: conoscere il contesto richiede un ampio pacchetto di informazioni che arrivano da molti soggetti diversi. Immaginare di averle tutte disposizione è velleitario oltreché pericoloso.

Distinguere sin da subito ciò che dipende da noi ciò che dipende dagli altri è sano ed efficiente Poi non resta che godersi tranquille cosa accade.

E magari, farsi anche una bella risata!

Tutto sotto controllo


Su cosa avete il controllo adesso? Cosa vi sfugge?

Come potete riformulare la sfida provando ad esercitare un controllo diretto su ciò che vi sta più a cuore?


Si dice avere il controllo della situazione o tenere sotto controllo la situazione. Non si dice invece essere in controllo, un calco dell’inglese to be in control che in italiano non esiste 🙂

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newwhitebear
11 mesi fa

Avere tutto sotto controllo è una pia illusione. In realtà sono pochissime le attività che possiamo tenere sotto controllo, per il resto bisogna arrangiarsi.
O.T. ho visto qualcosa di nuovo nel blog o meglio nella sua gestione. La lettura mi sembra agevole, commentare è meno intuitivo la prima volta. Poi col tempo ci prendi la mano e diventa di routine.

Luz
11 mesi fa

Dipende. Le idee in effetti possono arrivare cangianti, sfuggenti. Poi ne emerge una, purissima, fissa. E mi metto al lavoro ma senza lasciarmi ossessionare. È quanto potrei dirti riguardo a Pinocchio, che sto preparando con la Compagnia degli adulti. Ho messo insieme un cast nuovo, alcuni nuovi elementi si sono aggiunti ai collaboratori dello spettacolo sulla Magnani, ma questi contorni poco definiti del prodotto finale mi piacciono di più. In quello sfilacciamento ci vedo la possibilità di un lavoro che può essere anche molto modificato in corso d’opera.

Luz
11 mesi fa

Non mi lascio ossessionare dal controllo. So che ne uscirei stressata e anche sconfitta, perché immagino che comporti un’attenzione costante alle cose. Preferisco l’estemporaneità, sono per natura anche molto pigra e una procrastinatrice provetta. 🙂
Lascio che le cose accadano cercando di muovere energie buone verso di esse, so che non possono calarmi dall’alto quindi sì, mi do da fare ma non cerco di controllarne ogni dettaglio. Anche nella mia professione preferisco la creatività e la mutevolezza del percorso.

Grazia Gironella
11 mesi fa

Devi avere il mio commento da qualche parte… 😉

Marina Guarneri
11 mesi fa

Bella questa disamina: anch’io, per carattere, tendo ad avere tutto sotto controllo, ma negli anni ho imparato ad accettare che qualcosa possa anche deviare dal percorso che ho immaginato, sia che ne sia io stessa la causa (la consapevolezza di essere io a determinare certe situazioni ha mutato la mia pretesa di averla sempre vinta sulle scelte operate), sia che le cause non dipendano da me direttamente. Di fronte al “fato”, poi c’è ben poco da fare, ma anche lì, forse, mantenere il controllo, potrebbe voler dire riappropriarsi di sogni, volontà e fissare nuovi obiettivi, cosa verso cui devo dire non sono sempre pronta.

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