Voglia di scrivere
Crescita personale,  Scrittura

La mia voglia di scrivere non è finita

Sono un po’ meno assidua nel pubblicare sul blog, ma, tranquille, la mia voglia di scrivere non è finita. Sto solo rallentando e ne conosco le ragioni, per cui, perlomeno, ne sono consapevole. E’ un bel passo in avanti.

Le ragioni della mancanza di costanza sul blog, pubblicare gli articoli e commentare quelli delle altre, sono tre: due sono pessime, una è molto positiva.

Le due pessime ragioni riguardano la mia sfera lavorativa e personale. Quella buona riguarda la scrittura.

Il mio ruolo è ancora davvero mio?

Lavorativamente parlando, ammetto di stare attraversando un periodo molto carico. Di lavoro e di emozioni, non sempre positive.

Questa fiacca si è riverberata sul lavoro, aggravato dalla complessità di una raccolta firme per presentare i quattro Referendum promossi dalla CGIL contro la precarietà (si può firmare anche on line, qui). Mantenere tutti gli impegni e fare banchetti, spesso anche nei fine settimana, non è semplice, ma è per una buona causa. Dunque se ancora non hai firmato, vai sul link!

Per me questo è un periodo di grandi riflessioni sul mio ruolo e su come questo ruolo viene percepito, assimilato e valorizzato dalla mia organizzazione.

Una riflessione che è ancora in corso e che interferisce con la mia lenta e faticosa elaborazione del lutto di mia madre e del pensiero che, alla fine, sono rimasta pressoché da sola. Con così tanti nodi irrisolti alle spalle che dovrei sciogliere uno ad uno. Ho già cominciato, ma, come immaginate, è un lavoro lungo.

Chiudere una casa, chiudere una vita

Giugno è anche il mese in cui stiamo svuotando casa di mia madre. Chi di voi c’è passato sa che non è affatto semplice. Volevamo finire per maggio, ma per mille questioni siamo arrivate quasi all’estate. In qualche modo questo mi rende ottimista, ero in un tunnel di cui ora vedo la fine.

Anche la distribuzione dei beni dei nostri genitori e le decisioni circa le case e tutto il resto sono state molto faticose, per via di un rapporto conflittuale con mia sorella di cui mi sono fatta una ragione.

Mantenere lucidità e messa a fuoco in mezzo a questa tempesta emozionale non è semplice. Mi servono risorse ulteriori che sto contattando, ma che tutto subito mi sono venute meno.

Le conseguenze sono state una profonda e pervasiva tristezza che si è riverberata anche nel mio lavoro, insieme a qualche eccesso di nervosismo. Anche se ho sempre il sorriso pronto, detesto che gli altri leggano cosa mi accade dentro e quando succede, mi irrito. Voglio essere lasciata in pace. Ne ho ben diritto.

La fatica nel chiudere la pagina della mia vita come figlia mi ha distrutta. Quando sarò pronta, desidero parlarne in un post dedicato.

Per il momento mi preparo a mercoledì, quando una ditta specializzata, dopo aver smontato i mobili che i miei genitori hanno acquistato nella loro intera vita, mettendo insieme una lira sull’altra, li smaltirò perché non li vuole più nessuno, nemmeno regalati.

Anche così si cancella una vita. E io devo farci i conti.

La mia voglia di scrivere non è finita

Nonostante tutto e con una certa sorpresa ho scoperto che la mia voglia di scrivere non è finita.

Quando qualche settimana fa ho letto e commentato l’articolo di Giulia Mancini sul suo blog, Che fine ha fatto la mia scrittura, mi sono resa conto che il suo racconto mi toccava nel profondo.

Mi ci sono immedesimata subito, perché tutta la fatica di cui sopra mi stava fiaccando e questo riguardava anche la mia scrittura.

Mentre leggevo ma soprattutto in seguito, quando le sue riflessioni mi scavavano dentro, ho capito che la mia voglia di scrivere non era finita, si stava solo prendendo una vacanza. Un riposo meritato che mi ha fatto scoprire qualcosa che non credevo possibile.

Amo e mi piace davvero quello che scrivo e ho ancora voglia di farlo.

Piuttosto ho scoperto che al momento è finita la voglia di scrivere romanzi e racconti.

Anche curare il blog con una certa costanza e attenzione mi è pesato di recente, ma so che in questo periodo mi accade sempre e che verso agosto mi torneranno le idee e soprattutto l’energia per cominciare il decimo anno di blog!

Nella mia vita, da due anni fischia, è presente un’urgenza che non ho più potuto eludere e che in qualche modo è la risposta a tutto il dolore e la frustrazione che provo e ho provato in questo tempo.

Volevo scrivere di cambiamento nelle grandi organizzazioni e di come supportarlo, volevo che tutti i miei desideri, le cose che avrei voluto fare e che non sono state realizzate, potessero diventare materia di lavoro e riflessione per altri.

Volevo che tutto ciò che ho capito delle grandi organizzazioni politiche e sociali fosse vostro, perché possiate manipolarlo come argilla e farne qualcosa di nuovo, di straordinario.

Non so se sia il dolore che provo o il senso di svilimento che talvolta provo quando penso al mio lavoro, ma questa fatica, questo peso si sta trasformando in consapevolezza e in voglia di cambiamento.

E’ proprio questo il tema del mio saggio-manuale sulle grandi organizzazioni e il cambiamento.

La mia voglia di scrivere è uscita dal letargo e si è trasformata in un profluvio di pagine di esperienze personali arricchite da citazioni di studi recenti e passati, ma anche di esempi e immagini frutto di un lungo allenamento con le storie e lo storytelling.

Allenamento che oggi mi sta portando a correre per consegnare a grandi editori questo lavoro che l’hanno richiesto, con l’auspicio che l’idea funzioni davvero.

In fondo, tutti parlano di cambiamento, ma nessuno ti spiega come praticarlo. Ci sto provando io.

E’ bello sapere che esistono ancora editori che con cortesia e professionalità, accolgono o respingono il tuo lavoro con gentilezza e rapidità. Ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Così corro come una lepre verso l’ultima pagina. Poi metterò un bello stop e consegnerò. La mania della perfezione mi ha fatto perdere tanto tempo e serenità. Ora voglio lasciarmi andare e vedere come va.

IN tutto questo periodo ho imparato una cosa per me molto importante: valgo. Non c’è alcuna ragione al mondo per cui non debba rivendicare, pretendere, cercare il successo che mi spetta.

Voglio con tutte le forze pubblicare il mio saggio, il mio pensiero, il mio punto di vista. Per questo sono assente care Volpi. Ma ho una buona giustificazione :)


Che cosa avreste voglia di scrivere in questo periodo?

Pensate anche voi che il dolore possa trasformarsi in un grande serbatoio di energia? Altrimenti, a cosa serve?

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11 Comments

  • Giulia Mancini

    Carissima grazie di avermi citata, sono lieta che il mio post ti abbia indotto a scriverne a tua volta.
    Sicuramente il dolore può portare uno sfogo nella creatività (in ogni campo, vedi le più belle e tristi canzoni d’amore scritte nella storia sugli amori finiti per fare un esempio). Credo che le fasi di grande cambiamento nella vita siano molto dolorose, soprattutto quando si perde un genitore e si é costretti a chiudere la sua casa e con essa tutti i nostri ricordi di infanzia. Io ho ancora la casa dei miei perché ci vive mia sorella, anche se lei ha completamente smantellato la loro camera da letto e rinnovato parte del mobilio, quindi non ho vissuto il trauma di chiudere una casa.
    Ogni momento della vita può produrre un moto di creatività particolare legato alla fase che si sta attraversando e nel tuo caso ha portato al saggio sul cambiamento per cui ti faccio gli “in bocca al lupo”.
    Io invece vorrei riprendere a scrivere romanzi ma sono ancora in stand by, si vedrà…

    • Elena

      Grazie @Giulia. E’ utile ogni tanto fare il punto con la nostra scrittura. In effetti è l’espressione di noi stesse, in un modo o nell’altro cui porta a riflettere su di noi, su dove siamo e dove vogliamo andare. In questo periodo sento molto il bisogno di cambiamento. Speriamo che ne sentano il bisogno più persone possibili :;
      Leggo dei tuoi alterni entusiasmi con la scrittura, non stavi pensando a una nuova storia?

  • newwhitebear

    Vado a strappi ma la voglia di scrivere storie non manca. Scrivere qualcosa di più serio come fai tu? No, non ci penso. Non ne troverei il tempo o lo stimolo.

  • Grazia Gironella

    Le conclusioni che abbiamo tratto dalle nostre esperienze in merito alla scrittura sono diverse, a tratti contrastanti. Io per esempio mi sento libera da quando ho capito che, anche se valgo, non per questo posso pretendere dei risultati oppure ho diritto al successo. Questo non ha certo un valore assoluto, ma è sicuramente vero per me. La costante lotta per cambiare le cose, in ogni ambito, mi aveva portata a remare controcorrente tutto il tempo, e a sentirmi inadeguata proprio per l’incapacità di modificare la mia realtà. L’ho trovato sfiancante e inutile, anche se nel processo ci sono stati molti benefici collaterali. Ora ho cambiato approccio. Resto comunque convinta che sia il processo di elaborazione ad avere un valore in sé, a prescindere dai risultati e dalle opinioni altrui, quindi buon viaggio, cara Elena. Capisco, o almeno credo di capire, le difficoltà che questa fetta di vita ti presenta. Conto che ne uscirai purificata e più forte. Un abbraccio. <3

    • Elena

      La tua cara @Grazia è una ricca consapevolezza. Il valore che sentiamo per noi stesse non è misurabile con quello che otteniamo o riceviamo dagli altri. Ma di tanto in tanto, serve. Mentre scrivo questa risposta so che molto di ciò che ho appena espresso non riguarda la scrittura ma il mio lavoro, che non è mai riconosciuto abbastanza e questo è frustrante. Anche io ho sempre lottato per cambiare le cose e, come te, da molto tempo ho smesso di fare resistenza. Non perché mi adatti o accetti le cose che non mi vanno bene, ma perché troppo spesso penso che dipenda molto da me, ma non è così. Esistono anche gli altri che giocano partite diverse dalla mia. Così genero aspettative, sono quelle che mi fregano. Molta parte del mio tempo di lavoro su di me è dedicata a questo: evitare la trappola delle aspettative. Certo per esserci passata tutta la vita dentro, non è compito facile. Io spero davvero che il tuo augurio si realizzi e che io esca da questo travaglio forte e “purificata” (quest’ultima parola mi piace molto e la faccio mia). Abbracci

  • Brunilde

    La creatività è un dono, e il processo creativo è prezioso e arricchisce chi lo compie. La tua voglia di esprimerti e di trasmettere qualcosa che tu hai elaborato è importante, se poi addirittura ci sono già editori interessati fai bene a lavorarci sopra, più che puoi. Forse tornerà per te il momento di raccontare storie, o forse no. L’unica cosa che conta è esprimere ciò che si sente dentro, uscire da guscio e mettersi in gioco. Quindi, davvero brava!
    Spero che questo impegno ti renda più facile affrontare i cascami del tuo passato familiare, e il rapporto conflittuale con tua sorella. Noi siamo il risultato di tutto ciò che abbiamo vissuto, famiglia compresa. Ma occorre difendersi, essere un po’ selettivi, anche nei ricordi, e soprattutto avere, sempre, la forza di andare avanti, credendo che ci aspetterà il meglio. Un grande abbraccio e in bocca al lupo per il libro!

    • Elena

      Mia cara Valchiria, ho trovato il modo di raccontare una storia anche nel saggio-manuale che spero proprio prenda vita. Ad esso sono affidate molte delle mie speranze di un cambiamento che forse riguarda in primo luogo me stessa. In fondo, non scriviamo sempre per noi? MI pare incredibile che mi abbiano risposto editori di peso e che gli altri cui avevo scritto abbiano comunque avuto atteggiamenti rispettosi e cortesi. I grandi editori si distinguono anche da queste piccole cose, è un bene che esistano perché certe volte, parlando di editoria, sono tante le brutte sorprese. Non so in effetti se tornerò a raccontare, ora ho bisogno di finire l’ultima occhiata e inviare e poi prendermi una lunga pausa. Quando scrivo, specie con tempi così sincopati, leggo poco e questo mi disturba assai. Quanto alla vita familiare, il tuo consiglio è prezioso. Difendermi. E’ strano, ho sempre pensato di saperlo fare bene e forse è stato così, chi lo sa. E’ che ho ancora tutta la fragilità addosso… Passerà. Grazie per il tue parole

  • Elena

    Cara Paola, è il famigerato blocco dello scrittore che a volte riguarda le idee e a volte il tempo, l’energia. Mi pare che il tuo problema sia al pari del mio e riguardi una certa difficoltà di mettere a disposizione della scrittura le poche energie che ci restano. Per me spesso è o è stato un cruccio ma con il tempo ho imparato ad accettare anche questo. Ci arriviamo tutti. Poi alcune letture aiutano. Mi sento comunque di dirti di goderti la vita che ti accade, qualunque passione vada o venga… Grazie per la visita vado a dare un’occhiata al tuo blog :)

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