Storytelling
Scrittura

Emozionare con lo storytelling

Una delle parole più abusate e diffuse nell’ambito della scrittura creativa è  storytelling. Ne ho fatto ampio ampio utilizzo anch’io in questo blog, poiché sin dall’inizio il mio intento era raccontare ciò che succede intorno a me, con un timbro di voce differente da quello di tutti gli altri blogger.

Oggi però sento il bisogno di cercare più a fondo le origini di questa pratica che, vi stupirete, non è affatto una novità, ma qualcosa profondamente legato alla storia dell’uomo e dei popoli che nel tempo lo hanno utilizzato come forma di trasmissione orale.

Perché c’è un modo di raccontare fatti e uno di raccontare emozioni. Lo storytelling appartiene al secondo insieme. In questo articolo vediamo il perché.

Emozionare con lo storytelling: la narrazione

 Cominciamo con l’efficace definizione di narrazione di D’Ambrosio Angelillo.

Cosa è la narrazione?
Quando dico narrazione intendo da Omero a Susanna Tamaro, per dire tutti coloro che narrano una storia.
La narrazione è comunicazione d’esperienza che allo stesso tempo è anche comunicazione di senso.
Ma di quale senso?
Il senso della nostra vita.
D’Ambrosio Angelillo, 1998 “Filosofia del racconto”

Lo storytelling è dunque l’arte di narrare storie radicate nel quotidiano. È allo stesso tempo prodotto e consumo di contenuti scritti non secondo le regole della logica e della matematica, ma secondo le regole del pensiero quotidiano che funziona con micro storie più o meno articolate.

Fare storytelling significa lasciare andare le briglie dell’impostazione letteraria per comporre qualcosa di specificamente proprio, libero, proveniente dall’anima di chi lo compie, senza ulteriori filtri se non quelli della buona scrittura.

Lo storytelling provoca emozioni, racconta le storie che vogliamo conoscere, è capace di intrattenere e trasmette le esperienze che ciascuno di noi ha bisogno di condividere.

Storie che sono capaci di veicolare informazioni importanti ma anche di catturare il subconscio delle persone, facendo passare messaggi ‘subliminali’ che hanno obiettivi non sempre dichiarati.

Uno degli aspetti da tenere più monitorati quando ascoltiamo o facciamo storytelling è che si tratta di una tecnica che vende.

In fondo, quando vi chiedono di cosa parla il vostro romanzo, non raccontate forse una storia, cercando di venderlo al vostro interlocutore?

Le radici dello storytelling tra passato e presente

Fateci caso: la comunicazione per un tempo lunghissimo è stata affidata alla trasmissione orale. L’aedo Femio, che compare con la sua cetra alla corte di Ulisse cantato nell’Odissea, è solo uno degli esempi più nobili.

Fatta eccezione per quella cuneiforme, fu all’incirca nel primo medioevo che la scrittura venne utilizzata per tramandare le storie e le conoscenze, anche se per i pochi custodi gelosi delle proprie abilità e conoscenze.

In alcune culture tradizionali qualcosa di molto simile allo storytelling esiste ancora ai nostri giorni. Ad esempio in Senegal e in molta parte dell’africa francofona la tradizione orale è custodita dai Griot, poeti e cantori che conservano e tramandano le conoscenze degli avi attraverso l’uso di strumenti come la kora, xilofoni o djambè.

Uomini e donne, potevano assumere anche il ruolo di interpreti ed ambasciatori o consiglieri strategici, perché conoscevano a memoria nomi, famiglie, battaglie, luoghi e avevano sufficiente conoscenza per prevedere gli eventi, poiché com’è noto la storia si ripete.

In buona sostanza erano una sorta di biblioteca vivente. Si dice che

Ogni Griot che muore è come una biblioteca che brucia

La chiave dello storytelling è l’immediatezza della comprensione dei contenuti e la loro veridicità. La rivisitazione o se preferite la riscoperta di una abilità molto nota a tutte le culture tradizionali e che oggi stiamo tornando a utilizzare, anche se non sempre per scopi lodevoli.

Quando è efficace usare lo storytelling

Poiché una comunicazione diretta e immediata è molto più efficace con il grande pubblico, lo storytelling ha trovato negli anni un ampio utilizzo.

  • Lo usiamo nei blog, per raccontare di noi o delle cose che ci stanno a cuore, cercando di suscitare l’interesse dei lettori
  • Viene utilizzato in pubblicità, per creare identità a un’impresa che deve affermarsi su un determinato mercato o deve lanciare un prodotto che a sua volta, per arrivare meglio a tutti, deve possedere una storia, richiamare un mito, un’impresa, qualcosa che desti l’attenzione del pubblico
  • Nel giornalismo, che sempre di più, anche per via della diffusione delle testate on line, ha bisogno di mettere contenuti “privati” nelle cronache che racconta, cercando le storie individuali per rappresentare una condizione collettiva (ed è così che si mettono in piazza le persone, a mio avviso)
  • Lo storytelling è utilizzato nel cinema o nella produzione di serie e naturalmente è una delle cifre distintive di chi usa la scrittura per vivere.
  • Lo storytelling si usa nella comunicazione pubblica. Io stessa lo utilizzo quando voglio affermare un’idea partendo da una storia che la rappresenti

Lo storytelling è entrato nella quotidianità di ciascuno di noi.

Domanda: perché volete raccontare una storia?

Qual è la ragione per cui volete raccontare una storia? Volete servire una causa? Oppure avete un obiettivo, una mission, un desiderio da realizzare, o semplicemente desiderate intrattenere chi vi ascolta?

Qualunque sia la vostra motivazione, una storia ha bisogno di partire da qui e di tenere ben in mente questa motivazione iniziale durante tutto il prosieguo della storia.

Raccontate la vostra storia dall’interno verso l’esterno e non al contrario

Prendiamo l’esempio di una causa sociale: quali sono i valori che volete veicolareQuale messaggio deve passare?

 

Avete una storia? Trovate un solo protagonista

Sono meravigliose le storie corali. Di solito ci affezioniamo al protagonista, come accade nelle favole. Sia esso l’eroe o lo sfortunato simpatico ragazzaccio di strada, il protagonista è colui che sarà in grado di veicolare quei valori e gli obiettivi che sono insiti nell’attività dello storytelling.

Possono esserci altri personaggi, è fuor di dubbio, ma solo uno deve catturare il cuore del vostro pubblico. È a lui che affiderete il compito più importante, tirare innanzi la storia e fare in modo che il vostro lettore sfogli le pagine con avidità ed emozione.

E quando avete individuato il vostro protagonista, trovate il modo migliore per farlo conoscere al vostro pubblico. Ho pubblicato un video in proposito e ho parlato in un post di come presentare il protagonista del tuo romanzo in pubblico.

Senza conflitto la storia non va avanti

Senza conflitto è difficile creare interesse per una storia. Se l’eroe non deve superare alcun ostacolo, la storia risulterà piatta e difficilmente resterà impressa nella memoria di chi la sta leggendo.

Un conflitto è necessario: può trattarsi di un conflitto psicologico del protagonista, che combatte contro se stesso o contro qualcosa che lo mette profondamente in discussione. Oppure un evento del passato che lo tormenta e che non lo lascia andare avanti, nel presente e nel futuro. Sono tante le possibilità a vostra disposizione.

Pensate a quante tragedie cominciano in questo modo e sopravvivono nei secoli!

Uno dei conflitti più appetibili resta sempre quello affettivo, il conflitto di coppia, che può rompere una narrazione e stravolgerla così come ha stravolto le vite dei due amanti. Può essere relativo a un futuro che i due vedono in modo differente o a un cambiamento che sta accadendo a uno dei due senza che l’altro ne sappia nulla. Sono molte le opportunità per generare o inventare un conflitto. Piccolo o grande. Purché ci sia!

Quante sono le emozioni? Almeno 9

Sapevate che sono almeno 27 le emozioni da liberare per vivere meglio? Sono solo 9 però le emozioni che puoi suscitare scrivendo. Eccole:

Gioia, Amore, Paura, Dolore, Rabbia, Vergogna, Sorpresa, Peccato, Ripugnanza

Che ne dire, sono abbastanza per un’ispirazione?

Di sicuro le avete già provate tutte, ma se non pensate di essere in grado di riconoscerle e utilizzarle, potete sempre andare a caccia nelle letture. Provate a ritrovarle e a riconoscerle nei libri che amate, magari segnandovi in un blocco note quelle che individuate e come sono state espresse. Si impara innovando, ma smepre partendo da qualcosa che è già stato visto o inventato.

Puoi anche leggere l’articolo in cui ho elencato una serie di 10 domande per indagare il rapporto tra lettura e emozioni.

Suscitare le emozioni negli altri significa accettare una responsabilità: farsi carico della fiducia stabilita tra noi e chi ci ascolta. Solo così il lettore crederà a ciò che stiamo dicendo.

Le storie non possono dire sempre la verità, molta arte è fantasia, invenzione, gioco. Raccontate le cose in modo verosimile e trasmettere valori che poi sarete in grado di sostenere.

Chi di voi ha letto Manifesto della comunicazione non ostile  e gli altri articoli dedicati alla comunicazione che trovate nell’apposita categoria del blog a questo link, conosce il mio punto di vista sulla questione. Senza indugiare oltre vi lascio con una riflessione sulla verità della comunicazione.

Cosa si dice e come lo si dice determinano la percezione del reale.

Siamo già abbastanza frastornati da non dover aggiungere ulteriori elementi di distorsione che non sono affatto necessari.


Avete mai sperimentato lo storytelling come strumento di comunicazione? Quali difficoltà avete incontrato?


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Luz
4 anni fa

Aggiungo questo commento: mi piace molto l’aspetto delle origini dello storytelling. Nei miei studi di antropologia ed etnologia, mi imbattei nella bellissima tradizione dello storytelling per i nativi americani. Ecco, in questa cultura questa pratica è fondamentale, perché conservarne le tracce è diventato sempre più difficile di generazione in generazione. Ho per altro un libro molto interessante a riguardo. Credo che uno dei testi più belli riguardanti lo storytelling sia Donne che corrono coi lupi, che contiene una summa del meglio degli antichi racconti.

Brunilde
Brunilde
4 anni fa

Seriamente: Garcia Marquez anni fa scrisse la storia della sua vita, o meglio, le storie nella sua vita. Il titolo era: ” Vivere per raccontarla “.
Storytelling, Vivir para contarla.

Brunilde
Brunilde
4 anni fa

Perchè sciogliere a bagnomaria il fondente? Qual’è il problema del protagonista, non accetta la durezza della vita, cerca di aggirare gli ostacoli, da bambino stava per soffocarsi con un quadretto di cioccolato al latte con le nocciole, è tentato da giochi erotici con il coccolato fuso bollente …?

Scusate: la clausura mi fa quest’effetto!

Barbara
5 anni fa

A me sembra che sia il solito termine inglese, di provenienza americana, con cui si genera la solita confusione nel nostro paese. Che poi proprio non capisco perché dobbiamo andare in cerca a piè sospinto di un vocabolo in prestito quando la nostra lingua ne è addirittura più ricca…
Gli americani distinguono da storytelling, inteso storytelling narrativo, e tradotto nel semplice raccontare storie) dallo storytelling management o marketing storytelling o brand storytelling o SEO storytelling dove la narrazione è solo uno strumento per la vendita di un prodotto (come ce ne solo altre, l’ultima moda il neuromarketing). Da noi si rischia di confondere l’arte col prodotto e viceversa (soprattutto nel self publishing).
Se uno scrive un romanzo pensando allo storytelling management è rovinato: il lettore sentirà che quella storia è costruita per vendere e non con l’emozione pura della storia stessa. Succede con i “romanzi fotocopia”, quelli che seguono a stretto giro la novità editoriali. Vedesi l’exploit vampiresco dopo Twilight (non esistevano forse anche prima i vampiri?) o la deriva erotica-contrattuale dopo le Cinquanta Sfumature (in libreria c’erano più contratti tra i romance che nella sezione di Diritto…).
Se uno scrive una campagna pubblicitaria focalizzandosi solo sullo storytelling (narrativo) è rovinato uguale: come dice Sandra, gli utenti si ricorderanno la pubblicità bellissima, divertente, irriverente, dimenticando qual era il prodotto reclamizzato (quindi non lo comprano, quindi la pubblicità è stata un inutile spreco di denaro).
Ed è lo stesso problema di certi siti e blog che scrivono articoli solo pensando a Google, al ranking e alla seo, col risultato che emozionalmente parlando non si sente l’anima di chi li ha scritti…

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