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Emozioni per vivere meglio. Spesso ho l’impressione che la nostra società sia vittima di discrasia*: assegniamo un valore molto alto alle emozioni al punto che ne celebriamo a ogni piè sospinto l’importanza. Poi, quando temiamo che ci scappino di mano, facciamo di tutto per cacciarle indietro non appena si presentano, come se temessimo di rimanerne imbrigliati, travolti.
Invece, è importante esprimere le emozioni, liberarle. Ce ne sono ben 27 di emozioni che possono aiutarci a vivere meglio e in questo articolo scopriremo come attivarle per superare quei modelli comportamentali divaricati e opposti che talvolta co-esistono dentro di noi e generano tensioni, in una direzione o nell’altra.
Quando siamo dentro questa condizione, spesso si affacciano domande come
Dovrei lasciarmi andare? Dovrei trattenere questa parte di me affinché nessuno possa vederla (e poi chissà cosa può succedere).
Vi torna?
Sembra che la faccenda si presenti al pari di un out out: o ti comporti razionalmente o sei preda dell’istinto e dunque diventi vulnerabile.
Ah l’invulnerabilità… Quante volte abbiamo cercato di crearcela, o siamo stati convinti di possederla!
E quanto male fa accorgersi che siamo fragili, nonostante tutte le nostre corazze!
Il punto è proprio questo: esprimere le nostre emozioni è importante perché importante è prendere coscienza della nostra fragilità e viverla, fino in fondo.
27 emozioni da liberare per vivere meglio
Spesso si associa la capacità di essere razionali al maschile (poi esteso all’uomo in quanto individuo) e la capacità di essere emotivi al femminile (esteso alla donna).
Questa semplificazione non ci aiuta nel ragionamento, perciò vi propongo di assumere il maschile e il femminile come parti integranti della personalità di ciascuno.
Una sorta di equilibrio che la nostra esperienza di vita e la società in cui viviamo sanno costruirci. Più che una gabbia, essi sono una sorta di ancoraggio al quale fare riferimento nella vita di ogni giorno.
Questa distinzione è importante, almeno per me. Se avessi considerato la dicotomia selvaggia maschile/femminile – razionalità/emozione, mi sarei persa qualche informazione importante che mi è stata utile per elaborare il mio vissuto di adolescente.
Emozioni: manifestale per stare meglio, anche in famiglia
Provengo da una famiglia in cui la manifestazione delle emozioni è sempre stata un problema, al punto da generare relazioni tra di noi apparentemente fredde e distaccate.
Di mia madre in particolare ricordo pochi momenti affettuosi, spesso frettolosi, timidi, disagevoli.
Di mio padre ricordo bene i rimproveri a fin di bene, che hanno finito per farmi sentire fragile e inadeguata, quando avrei avuto bisogno di fiducia, in me stessa e nelle mie emozioni.
Penso che la mia esperienza, che qui per pudore accenno appena, non sia un caso remoto ma una condizione piuttosto comune.
Non so se si possa parlare di una questione generazionale. Le generazioni passate avevano rapporti molto più “freddi” reciprocamente, questo è vero, pensate all’uso del voi in famiglia.
Emozioni per vivere meglio. Impariamo ad esprimerle
Oggi la possibilità di gustarsi una sana emozione, con tutte le sue conseguenze (il riso, il pianto, la rabbia, il dolore) è una conquista dell’evoluzione della società.
Le emozioni sono parte integrante del nostro viaggio come persone. Anche quelle che associamo a momenti dolorosi, come la paura della povertà, di cui ho parlato a lungo in questo post, perché non bisogna nasconderla, ma raccontarla.
Le emozioni dunque vanno difese, promosse, vissute come strumenti che abbiamo a disposizione per crescere e per ottenere il benessere in generale. Con il tempo impariamo a viverle con maggior consapevolezza e sempre minor imbarazzo.
Lo so bene io che mi commuovo per niente, arrossisco ancora davanti a un complimento o mi arrabbio quando qualcosa non va. Un tempo queste reazioni mi facevano sentire sbagliata. Ora so che sono parte di me. Insomma, voglio loro del bene.
Saper riconoscere le emozioni durante la lettura ci aiuta a capire quali contesti, abitudini, gesti o contenuti sono in grado di suscitarle con maggior potenza. Ci sono 10 domande che potete rivolgere a voi stessi per indagare il rapporto tra lettura e emozioni, queste.
Le emozioni sono direttamente proporzionali alla nostra crescita personale e quando le osserviamo, significa che abbiamo fatto un bel pezzo di strada.
Sapersele godere o, nel caso di uno scrittore, poterle suscitare con un proprio testo, è un’abilità che va annaffiata e guardata con cautela, ogni giorno.
Giulia ha inaugurato una nuova rubrica su questo blog, Le similitudini dell’amore, che mira proprio a questo. Se ve la siete persa, venite a dare un’occhiata qui.
Accetta le tue emozioni
La verità è che spesso le emozioni ci spaventano. Mettono in luce qualcosa di noi che talvolta nemmeno conosciamo.
Per proteggere noi stessi e l’effetto che produciamo sugli altri e che temiamo non poter governare, spesso mettiamo in campo ogni strategia disponibile per allontanare da noi l’emotività. O meglio, il prodotto e l’effetto che essa ha sul nostro cuore: una persona, un gesto, una cosa.
Il nostro piccolo cuore. Che a forza di tenerlo lontano dalle sensazioni o dalla sofferenza che pensiamo possano produrre, si incupisce, si restringe, perde tono e vigore.
Una storia che emozioni, uno storytelling che emozioni, serve a questo: a impedire che il nostro cuore inaridisca.
Per questo è essenziale che chi scrive continui a scrivere.
Conoscere le emozioni e accoglierle per stare meglio con noi stesse
Se stiamo alla definizione del dizionario Treccani, scopriamo che la parola emozione significa:
Impressione viva, turbamento, eccitazione. In psicologia, il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici.
Una definizione che a ciascuno di noi fa venire in mente cose diverse. Ma il significato letterale ci riporta a uno stato di turbamento ed eccitazione che naturalmente deve avere una causa scatenante.
27 emozioni per vivere meglio
Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’università di New York (qui il link, in Inglese) esistono ben 27 tipologie di emozioni fondamentali, molte di più di quello che la moderna psicologia ha riconosciuto.
Per comodità le elenco qui di seguito, così potete scovare quella che vi suona maggiormente:
ammirazione, adorazione, apprezzamento estetico, divertimento, ansia, soggezione, imbarazzo, noia, calma, confusione, desiderio, disgusto, dolore empatico, estasi, invidia, eccitazione, paura, orrore, interessamento, gioia, nostalgia, amore, tristezza, soddisfazione, desiderio sessuale, simpatia, trionfo
Ora osservate la vostra reazione mentre le leggevate; qualcuna di queste ha avuto un effetto quasi calmante, altre vi hanno respinto e vi hanno fatto ricordare che quando le provate, la reazione tipica è tentare di controllarle.
Obiettivo complesso e faticoso (e forse anche doloroso). Non è così?
Le strategie che mettiamo in campo per riuscirci sono molteplici. A proposito di rabbia, qui un articolo su come tenerla lontano da noi e vivere meglio.
Mettiamo benzina nel serbatoio del controllo. Misuriamo il grado di normalità o di uniformità di qualcuno o qualcosa, la sua affidabilità, la capacità di rispondere meglio di altri a schemi predefiniti nel gruppo cui si fa riferimento.
Quando non la fedeltà, il grado di aderenza ai valori richiesti o imposti da un determinato gruppo sociale. Qualcosa che ha molto a che fare con la parola omologazione.
Tutto questo per non sentirsi liberi di provare emozioni. Non è incredibile? Facciamo di tutto per apparire forti e imperturbabili.
La capacità di lasciarsi andare alle cose che accadono senza fuggirne, la possibilità di sperimentare schemi diversi da quelli operanti in un determinato contesto, compiendo scelte difformi dalla maggioranza. Più pesanti di quelle scontate ma foriere di incredibili scoperte.
Oppure semplicemente permettersi la diversità e sostituire la fedeltà con la lealtà, che richiede una componente di esperienza e di arbitrio soggettivo.
Emozionarsi è diventato un gesto rivoluzionario.
Straordinaria occasione per crescere, differenziarsi, sperimentare qualche deviazione libera o reazione inattesa. Proprio ciò che un’emozione può produrre.
Le emozioni non sono imbrigliabili, dunque inevitabilmente distinti dalla dimensione razionale dell’esistenza. Distinti, non in contrapposizione. Diversi, non escludenti.
Le emozioni sono la parte più libera di noi.
Esprimerle significa permetterci di vivere una vita che ci rappresenti. Sempre e comunque.
Siete pronte a viverla fino in fondo? Quanto valore assegnate alle emozioni nella vostra vita e nella vostra scrittura?
* discrasia: Secondo la dottrina umorale ippocratica, lo squilibrio nella composizione o temperamento (crasi) dei quattro umori dell’organismo umano, che caratterizza e condiziona ogni stato morboso




Non penso possa esistere un autore che non vive le sue emozioni, che tipo di scrittura sarebbe la sua? Saggistica, ma non narrativa. In fondo si legge per provare emozioni, svariate e diverse, magari anche completamente distanti dal nostro sentire.
Ecco un’emozione in diretta: se questo computer lo fa un’altra volta, di inviare il commento prima che io abbia finito, lo spiaccico al muro. XD
Stavo scrivendo… Provengo anch’io da una famiglia particolare, non posso dire anaffettiva, ma controllata e misurata sulle emozioni positive (i bei voti erano solo “tuo dovere”), mentre a briglia sciolta su quelle negative. Sono cresciuta nel momento in cui non ero più io a lasciare la stanza sbattendo la porta, ma qualcun altro, mentre io mi sedevo calma ad argomentare la mia posizione.
Con l’età, cambiando ambiente, ho imparato ad abbracciare le persone e vivermi le emozioni belle, posso dire di avere parecchio arretrato. Ma altre emozioni vanno tenute chiuse in un cassetto, se le lasciassi andare potrei commettere sciocchezze, per rabbia e vendetta potrebbero arrestarmi. Come dice Bud Spencer (che non è sua, ma come la dice lui suona verissima): “Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo!”
Se poi la questione è delicata, pensiamo ai rapporti di lavoro, occorre allenarsi alla faccia da poker: sia che tu abbia in mano un full d’assi, sia che tu non abbia proprio nulla da giocare, sorridi. :)
Ahahah mannaggia al pc, ma bello averti sentita arrabbiarti quasi in diretta ! Sono una pessima giocatrice di poker, o almeno credo di esserlo, perché purtroppo il mio viso è come la cartina di tornasole delle mie emozioni , le manifesta tutte, anche quelle che sarebbe meglio nascondere. non sai che fatica fare il processo inverso a quello che la maggior parte delle persone devono fare, ovvero controllare la propria emotività ed empatia! Le nostre famiglie sono state famiglie sollecitate da contesti in cui hanno reagito come hanno potuto. Noi abbiamo già fatto enormi passi in avanti. Certo ognuno di noi ha il suo tallone d’Achille (e qualcuno, se l’è pure spezzato a forza di usarlo! ;) ) e fa di tutto per tenere a bada il buono di Bud Spencer perché a volte anche ai buoni scappa la pazienza!
Sono d’accordo con te, la scrittura è sempre una reazione a uno stato emotivo, precedente o addirittura contestuale all’atto di raccontare. Ma è sempre possibile trasmettere questa emozione? Ritengo di no, assolutamente no. Leggo di continuo racconti o romanzi, magari anche scritti bene, che non mi arrivano al cuore. Non sto parlando di storie più o meno ben costruite, ma di sensazioni, emozioni, identificazioni. Non ti capita? Per questo penso che , al di là della saggistica o dei manuali scientifici, in cui tuttavia le emozioni potrebbero ugualmente trovare uno spazio, scrivere emozionandosi ed emozionando sia un livello di complessità ulteriore che forse non sempre abbiamo ben presente. Emozioni belle ed emozioni brutte, s’intende
D’istinto ho sempre associato le emozioni a qualcosa di piacevole e liberatorio, non a ‘paura’ o ‘disgusto’ che invece sono ugualmente importanti.
Figlia unica, sono stata allevata da due genitori antitetici nelle loro manifestazioni affettive: mio padre era allegro, solare ed emotivo proprio perché aveva avuto una madre dolcissima e un padre terribile e non avrebbe voluto essere uguale al genitore; mia madre è sempre stata molto chiusa e burbera. Si tratta di una persona che esprime molto amore a livello gestuale quando si è bambini, il che è andato rarefacendosi dall’adolescenza in poi. Ho scoperto però, ora che è quasi novantenne, che ama quando le do un bacio e la abbraccio. Io penso che il gesto di affetto vada più di mille parole, per questo ci pesa tanto questa rinuncia a usare il nostro corpo nella pandemia.
Diciamo che esprimevano lo stesso grado di affetto nei miei confronti in maniera diversa: mio padre con incoraggiamento e fierezza espliciti, mia madre occupandosi di me dal lato pratico.
Esprimere le nostre emozioni è importantissimo, o altrimenti ci lavorano sottotraccia con gravi conseguenze. Non sempre si può fare perché siamo inibiti dai contesti pubblici. Anch’io riverso le mie emozioni nella scrittura, che è una forma importantissima di terapia proprio come il disegno. Chissà quanti bambini non avrebbero potuto essere curati se non avessero disegnato i loro traumi…
Cara Cristina, grazie per questa tua condivisione tanto intima. Non aggiungo altor, se non che un po’ invidio la tua infanzia, non ho conosciuto cosa significhi avere un genitore allegro e solare, ma non ne faccio una colpa ai miei avevano molti e pesanti problemi. Pensa che la così detta anaffettività di mia madre, che in questo ultimo scorcio di esistenza si sta un po’ appianando, la porta comunque a esprimere le sue emozioni attraverso la pittura. Mi sono accorta del ruolo che stava esercitando su di lei questa forma d’arte quando è mancato mio padre: in quei giorni dipinse un albero secco senza nemmeno una foglia, tutto nero e su uno sfondo di un paesaggio al tramonto. non dissi nulla in allora ma tenni quel messaggio per me. L’ho appeso nel mio studio. In seguito dipinse una copia coloratissima de “L’urlo” e oggi dipinge e disegna fiori e frutti ben maturi e floridi. Insomma, l’arte è l’espressione più alta del nostro intimo, anche quando non siamo disponibili a manifestarlo a parole o, come tu affermi, con i gesti, importantissimi per chi ci sta accanto. Per taluni è la scrittura, per altri la pittura. Ho un amico che fa sculture straordinarie. La sua sofferenza esce dal materiale che usa e quasi ti aggredisce. Insomma, le emozioni sono molto potenti. Occorre maneggiarle con cura…
Le emozioni sono una parte costante della mia vita. Non ho mai tentato di nasconderle. Pensa che mi emoziono davanti a un brano particolarmente bello e forte anche quando spiego un argomento a scuola e mi lascio andare, perché trovo che vedere una prof emozionata susciti un movimento in loro. In tal caso, può ben dirsi che le emozioni siano anche una risorsa educativa!
Per non parlare delle emozioni che attraverso assieme ai miei allievi durante il laboratorio teatrale e poi lo spettacolo (quanto ci manca vederci di persona!!!). Lì fare teatro diventa proprio una palestra delle emozioni. L’emotività si incontra con la razionalità della tecnica e viene fuori l’attore.
Eh beh, ti aspettavo al varco, cara la mia coach teatrale ;)! Se non maneggi tu con facilità le emozioni, chi può farlo? Il teatro è tutta emozione, offerta e ricevuta, in uno scambio continuo tra gli attori e il pubblico ,. un gioco meraviglioso dove riconosciamo noi stesse e gli altri attraverso i mille specchi che ci troviamo di fronte. In un commento su Facebook un amico a questo proposito richiamava il tema delle maschere e di come proteggono dalle emozioni e nascondono le emozioni. E di maschere il teatro ne sa qualcosa, non è così?
La maschera “sostanzia” la narrazione teatrale, e contiene il paradosso: esprime una verità assoluta, celandola dietro la finzione. È il più bello dei paradossi. :)
Le emozioni credo che siano il centro della vita. Senza emozioni saremmo poco più di un albero. Per tanto tempo anch’io sono stata vittima del controllo delle emozioni. Quando ho imparato a smettere di controllarle, per assurdo mi sono scoperta molto meno emotiva di quello che pensavo. Nel senso che ora me le vivo in pieno, nel bene e nel male, ma le lascio andare abbastanza in fretta e sono molto più calma e padrona di me.
Nella scrittura non potrebbero mai mancarmi. Proprio qualche giorno fa mi sono resa conto che a volte quando scrivo per lavoro, soprattutto quando mi occupo di storytelling, mi capita quasi di commuovermi. Ed è bellissimo. È senza dubbio la parte che mi piace di più del mio lavoro.
Cara Silvia, la scorsa settimana era il sessantesimo compleanno di Carlos Un appuntamento importante che la pandemia rischiava di far passare inosservato, inadeguatamente celebrato. Così ho inventato una festa in video call con tutti gli amici, da tutte le parti del mondo, che gli hanno fatto una meravigliosa sorpresa. E’ stato molto bello. Durante l’evento ho proiettato un video con le foto che avevo meticolosamente raccolto più significative della sua vita. Le sue conquiste, le sue passioni, i figli, la famiglia, noi. Mentre lo montavo, con le mie difficoltà da apprendista stregona, più e più volte mi sono emozionata, da sola, piangendo al vedere quelle immagini e ciò che rappresentavano. Quando parli di scrittura o di storytelling e dici di emozionarti ti capisco in pieno. Ogni modalità che scegliamo per raccontare una parte importante di noi suscita emozioni. Ho imparato anche io a lasciarle andare e ho capito che se le vivo intensamente gli effetti di ciò che “produco” sono infinitamente più potenti. Emozione è in fondo il sale delle nostre vite. Certe volte fanno male, ma senza sarebbero davvero parecchio insipide.
Le emozioni sono molto importanti per me, sia personalmente che nella scrittura. Non solo in sé, ma soprattutto perché sono una porta che permette di arrivare altrove: conoscere me stessa e gli altri, e capire cosa c’è di ancora più importante delle emozioni. Non è facile da spiegare. Per me le emozioni intense sono spesso scomode, perché fanno emergere lati di me poco apprezzati dalle persone, cosa che mi rende dolorosamente chiaro quanto io sia legata all’approvazione altrui. L’emancipazione, in questo senso, per me è iniziata da poco, ma la curo meglio che posso. :)
Cara Grazia, mi hai fatto pensare. Dici che oltre l’emozione c’è altro e “l’altro è conoscere meglio se stessi e gli altri”. Molto bello questo ponte che mi disegni tra ciò che sappiamo di noi e il nostro inconscio che attraverso l’emozione emerge. E quanti contenuti veri, autentici, scopriamo, anche nel dolore. Sono stata allevata nell’assenza di affettività manifesta eppure ho sviluppato molta empatia, forse proprio come reazione al bisogno. Per dire che l’intensità delle emozioni, anche di quelle più scomode, ha un lato bello: farci fare quel salto che altrimenti non faremmo. Ho più paura di restare “ferma” che di muovermi in modo scomposto ma, alla fine, verso una nuova direzione. Chiamiamola emancipazione. Qualcosa da curare e da difendere, sempre