Comunicare, secondo me

Il rapporto tra lettura e emozioni. 10 domande per indagarlo

Questo mese è passato quasi senza accorgermene: giorni frenetici che si sono portati via quel poco di buone abitudini che avevo attivato (mannaggia!): lo yoga mattutino, la meditazione, le camminate veloci.

Per contro, mi sono iscritta da qualche settimana a una palestra on line e ho scoperto la ginnastica posturale, che adoro (anche la mia schiena apprezza molto 🙂 ).

Ho anche ripreso a leggere di buon grado, terminando in un paio di settimane il romanzo Il profumo di Süskind . Ma prima di parlarvene, attendo che il mio gruppo di lettura ne discuta, perché mi piacerebbe offrire un punto di vista più articolato su un libro che mi ha davvero colpita (grazie, Luana!)

Non sapete che ho costituito un gruppo di lettura? Leggete qui

Questa lettura ha ridestato in me la voglia di scrivere, voglia che dopo la pubblicazione di Càscara si era un po’ sopita. Ho pensato che la miriade di nuove emozioni che questa lettura mi ha sollecitato abbia avuto un effetto positivo sull’intera me.

Proprio per questo ho deciso di indagare il rapporto tra lettura e emozioni.

Per farlo mi riferirò al post pubblicato sul blog di Grazia Gironella, questo, a proposito dei lettori lunatici, in cui Grazia ci offre le sue riflessioni e un’intervista, davvero molto piacevole, circa le sue abitudini da lettrice.

Così ho pensato di riproporla qui, parlando di lettori emozionali, ovvero di come le emozioni influenzano la nostra vita, intellettuale e materiale, le nostre letture e ciò che siamo capaci di trarre da esse.

Talvolta le nostre abitudini nella lettura e più in generale sono utili a sostenere un percorso già intrapreso, a rafforzarlo. Ma possono anche fare l’esatto contrario. Ostacolarlo.

Siete pronti a giocare al “gioco” delle 10 domande per indagare il rapporto tra lettura e emozioni?

Aspetto che diciate la vostra nei commenti in fondo all’articolo! Buona lettura.

Il rapporto tra lettura e emozioni. 10 domande per indagarlo

Torno a scrivere di emozioni e in particolare del rapporto tra lettura e emozioni. Per una lettrice come me, incline allo studio e all’approfondimento, la componente emotiva della lettura è qualcosa di impercepito, di talmente naturale da non essere mai al centro dell’attenzione ma, semplicemente, vissuto.

Mi rendo conto di quanto sia importante percepire ed essere consapevoli della qualità delle emozioni provate, anche quando sono suscitate da un testo scritto da altri.

Ecco perché l’intervista, ideata come book tag in questo video, ha suscitato in me curiosità e voglia di esplorare la mia realtà di lettrice.

Spero solleciti anche voi.

Il rapporto tra lettura ed emozioni
Un luogo intimo, con luci soffuse e sufficienti, rappresenta lo spazio d’elezione per leggere essendo guidate dalle emozioni

1)Ti consideri una lettrice che si fa influenzare dall’umore? Quando ti senti giù preferisci leggere libri allegri, tristi o neutrali?

Certamente! Leggo generi differenti a seconda della condizione emotiva che attraverso. Per esempio, quando sono alle prese con un passaggio delicato della mia vita, metti una nuova consapevolezza o un nuovo ostacolo da superare, di solito leggo saggi che mi aiutino ad approfondire il problema e ampliare la mia “cassetta degli attrezzi”.

Vai dunque con saggi sul comportamento, approfondimenti tematici, testi semi scientifici e divulgativi (mai troppo specialistici, a meno che non si tratti di una mia speciale competenza già posseduta) capaci di accompagnarmi lungo la strada della crescita e dell’approfondimento.

(Ultime proposizioni di di lettura da questo punto di vista? Steiner)

Quando sono giù desidero leggere libri che abbraccino la mia sofferenza. Come quella intorno alla perdita del padre, alla sofferenza e alla povertà che descrive il grande Verga nella sua novella Rosso Malpelo.

Il mio rapporto con la narrativa pura è però di norma legato a periodi in cui sono serena, felice, soddisfatta. In questi momenti leggo romanzi, fino all’anno scorso soprattutto classici (Melville, Simenon, per esempio) dall’inizio dell’anno soprattutto contemporanei (Basso, La Gioia, Di Pietrantonio, altri).

Nella lettura dei romanzi cerco distrazione. Amo immergermi nella storia per trarne come beneficio consapevolezza, leggerezza, divertimento. Cerco personaggi capaci di farmi da specchio.

Mi piacciono le storie che propongono nei contenuti e nello stile qualcosa di complesso, articolato, a me sconosciuto. Quando sono euforica contatto autori apparentemente lontanissimi. E ne sono di solito entusiasta.

Quando ho necessità di evasione, ovvero quando sono oppressa da situazioni mentali molto cariche, vado di gialli (o thriller o noir). Non leggo romance, se non in alcuni, limitatissimi, casi.

Un’ultima cosa: ricordo di aver passato un periodo sentimentalmente molto difficile della mia vita, una quindicina di anni fa. Mia zia mi regalò Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, di John Gray. Mi ha fatto sorridere.


2) Crei delle TBR (liste di libri “to be read”) e poi riesci a rispettarle?

Magari! Sono così piacevoli e ti danno un senso di poter tenere tutto sotto controllo… Ma non riesco a farle funzionare. Ne ho compilate alcune, all’inizio della mia esperienza di lettrice, ma difficilmente riesco a portarle a termine.

La condizione emotiva per me è essenziale. Quando compilo le ipotetiche liste sono in un mood che di solito è diverso da quello che provo quando toccherebbe a quel determinato libro. Così, lo scarto, lo tralascio, ne leggo un altro che in lista non era.

Non perché non mi piacciano più, quelli tornano tra gli scaffali della mia libreria da dove sono venuti (non riesco a buttarli o regalarli), piuttosto perché fuori dal contesto emotivo che ne ha generato l’acquisto o in attesa di terminarli nelle condizioni più favorevoli.

E’ di solito la situazione dei libri in attesa nel Kindle. Al momento:

  • Una avventura, di Gian Paolo Marcolongo
  • L’amore assoluto, di Alfred Jarry
  • Memoriale, di Paolo Volponi
  • Liberati della brava bambina, di Andrea Colamedici e Maura Gancitano
  • L’ombra del lupo, di Luca Cozzi
  • E una serie di romanzi di Henry Potter che avrei sempre voluto leggere ma non mi decido a farlo.

Altra cosa sono i libri delle TBR che comincio ma che, per una serie di ragioni, non finisco e che finiscono nella pila di libri che troneggiano sul comodino.

Quali sono le ragioni? Faccio fatica a superare lo scoglio dei primi capitoli oppure, è il caso della pila attuale, la loro densità richiede una lettura più meditata.

Libri attualmente sul comodino:

  • L’eroe dai mille volti, di Joseph Campbell
  • Upanisad
  • Respira che ti passa, di Jayadev Jaerschky
  • Il libro dei chakra, di Anodea Judith

Prima o poi li finirò tutti, perché leggo quasi tutti i libri che acquisto. Solo che l’ordine di lettura e i tempi per farlo cambiano.

Mi sa che le liste TBR non fanno per me 🙂


3) Le atmosfere dei libri riescono a toccarti?

Sono pochi i libri che mi entrano sotto pelle e che diventano perciò capaci di toccare le intime corde dell’anima. Spesso sono quelli che non mi aspettavo.

Un esempio è Comédia Infantil, di Henning Mankell, un grande romanzo sulla capacità salvifica dell’immaginazione che mi ha profondamente commosso.  Ricordo ancora lo stato di confusione emozionale in cui sono rimasta per qualche giorno, non mi era mai capitato. E dire che l’ho scoperto per caso, dopo aver letto il Mankell giallista.

Riservo eterna gratitudine a Marsilio Editore per averlo inserito nel suo catalogo.

Anche perché provare emozioni leggendo aiuta anche a trasmetterle quando si scrive, attraverso lo storytelling. Leggi qui.


4) Usi la lettura per evadere, imparare qualcosa o riflettere in senso critico?

Riflettere in senso critico. Sono sempre alla ricerca di spunti per spingere più in là la mia conoscenza del mondo. La lettura di libri, romanzi, saggi, racconti, memoriali e tutto il resto è uno straordinario strumento sempre a disposizione per farlo.

Anche per riflettere in senso critico su me stessa.


5) Qual è un libro che ti ha fatto ridere di gusto?

Il cretino cognitivo, di Daniela Maddalena. La ragione? Ne ho riconosciuti tanti intorno a me. MI ha fatto bene prendere questa terribile realtà con un goccio di ironia. Consigliato.


6) Qual è un libro che ti ha fatto piangere? O, se non ti capita di piangere, un libro che ti ha almeno commossa e toccata?

So che non dirò nulla di nuovo per tutti voi che lo avete letto, ma il libro che più mi ha fatto piangere in questi ultimi anni è Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini.

Non ho letto altro di lui, forse per non perdere la bellezza di quel ricordo. Ho fatto bene?


7) Un libro rispetto al quale non riesci a capire come ti senti?

I libri di Hernán Huarache Mamani e in particolare La profezia della curandera. Ho letto per la prima volta questo autore molti anni fa, in un contesto spirituale molto forte cui avevo preso parte, e ne sono rimasta positivamente colpita.

Con il tempo, rileggendo, ho assunto un certo distacco: non dai temi, sempre incentrati sul ruolo potente del femminile e della sua scoperta e riscoperta, ma dal modo in cui sono stati trattati. Forse, da lui.

Sono piuttosto incerta se si tratti di sincera visione o di una qualche forma di manipolazione. C’è qualcosa di artificiale in ciò che percepisco in questo autore che non riesco a decodificare.

Quindi, per rispondere alla domanda, è questo un autore, un libro, per cui non riesco a capire come mi fa sentire.

Può un uomo pensare di conoscere cosa nel profondo può generare la dea interiore? Ditemi voi…


8) Preferisci leggere in un giorno di sole o di pioggia?

E’ abbastanza indifferente.

Amo la pioggia, è più probabile che trovi il modo di uscire quando piove piuttosto che restare rintanata in casa a leggere.

Il sole invece mi fa venire in mente la spiaggia e lo sdraio, connubio perfetto per la lettura.

Anche se i libri li proteggo come fossero oggetti sacri da sabbia e salsedine!


9) Generalmente ti piace creare l’atmosfera quando leggi? Musica, luci, profumi…

Amo molto le luci soffuse, compatibilmente con la vista che cala inesorabilmente.

Brucio dell’ottimo palo santo, incenso dal profumo straordinario, che crea una bella atmosfera, ripulendo l’aria da ogni altro pensiero teso o negativo.

Adoro la musica di sottofondo, ma non per la lettura e tantomeno per la scrittura.

Diciamo che riesco a concentrarmi su una forma artistica alla volta 🙂


10) Riesci a passare subito da un libro all’altro oppure hai bisogno di una pausa?

Questa è una domanda che si applica con fatica al mio modo di leggere, perché io ho sempre più di un libro da portare a termine (vedi risposta n.2)

Di solito comunque ho bisogno di una pausa, che sarà tanto più lunga quanto il libro ha suscitato in me emozioni. Come se passare ad un’altra storia violasse l’intimo patto tra di noi che la lettura ha creato.

Qualche volta prima di cominciare un libro aspetto anche qualche settimana… Oppure mi dedico a letture meno emotivamente sensibili.


Ebbene care Volpi, le mie risposte terminano qui.

Quali di queste domande hanno sollecitato in voi una riflessione, un sorriso, un’identificazione?

Quali sono le emozioni che guidano le vostre letture?

Aspetto il vostro punto di vista nei commenti. Buona giornata!

21 Comments

  • newwhitebear

    Ovviamente ho trascritto le domande se voglio rispondere con un minimo di cognizione di causa.
    Risposte non articolate come le tue. Rischierei di fare un post ma sarebbe una bella idea. Quindi sintetizzo.
    1) Influenza dall’umore? No, per nulla leggo quello che in quel momento mi sento di leggere senza nessun calcolo.
    2) Liste? No, mai. Ingannerei me stesso.
    3) L’atmosfera del testo riesce a toccarmi? Dipende dal genere del libro. Non esistono generi tipo ma valgono i contenuti.
    4) Leggo per piacere senza nessun calcolo. Poi se il testo mi fa riflettere o imparare qualcosa ben vengano.
    5)Libro che mi ha fatto ridire di pi§ Tutti quelli di Rodari e Marcovaldo di Calvino e la trilogia degli antenati sempre di Calvino
    6) Libri che mi hanno fatto piangere? Non ricordo. Forse li ho evitati 😀
    7) Se non capisco il senso del libro tento di arrivare alla fine ma con certi autori giapponesi, Murakami ad esempio, non ce la faccio e chiudo prima.
    8) Leggo con qualsiasi tempo. Il clima non mi influenza
    9)Amo leggere nel silenzio. Mattina presto o sera, meglio di sera. Mi creo una bolla senza sentire rumori esterni.
    10) Letture in catena di montaggio? In certi periodi sì. Finito uno passo all’altro. In altri invece c’è una pausa anche lunga. Non esiste un filo logico ma solo sensazioni del momento.

    • Elena

      Wow che bel commento articolato, grazie! Vedo che sulle liste la pensiamo nello stesso modo. Mi colpisce il tuo giudizio su Murakami, autore di cui tutti parlano molto bene, che io non ho letto e che attendevo il momento giusto per conoscere. Cosa ti infastidisce di lui fino a chiudere subito? E poi : ma solo io piangevo sui racconti di Gianni Rodari (straordinario punto di forza della nostra infanzia ma anche età adulta)? Comunque se scrivi un post lo vengo a leggere volentieri

  • Giulia Lu Mancini

    Anch’io, quando ho un problema o attraverso un periodo di crisi, amo le letture che possano ampliare la mia cassetta degli attrezzi, e amo i thriller che hanno il potere di distrarmi davvero, i romance li leggo molto meno, in realtà più che romance preferisco romanzi che parlino di esperienze femminili di impatto che comunque non escludano l’amore. Ci sono libri poi che ho scelto in momenti particolari della mia vita, per esempio quando è morto mio padre, mi è stato molto di conforto leggere “non vi lascerò orfani” di Daria Bignardi, un libro autobiografico che scrisse dopo la morte della madre, l’ho trovato bellissimo.
    Non faccio liste di libri da leggere, più che altro seguo l’istinto, leggo la trama oppure vengo incuriosita da un autore e compro il libro (quasi sempre l’ebook), l’unica lista, molto virtuale che è solo nella mia testa, che seguo riguarda classici che non ho ancora letto, per esempio quest’anno ho letto 1984 di Orwell e ora sto leggendo Il buio oltre la siepe di Harper Lee.
    Un libro che mi ha fatto piangere (e arrabbiare) è Mille splendidi soli di Hosseini, storia di due donne afgane, mi è venuta voglia di rileggerlo. Amo leggere nel silenzio, con qualsiasi clima.

    • Elena

      0 a 3 per le liste . Sembrano proprio non funzionare. Non ho mai letto Daria Bignardi, ammetto il pregiudizio ma la tua opinione conta. Invece 1984, Harper Lee sono letture che appartengono alla mia giovinezza. Senza nulla togliere al meritevole compito che ti sei assegnata di leggere i classici, compito mai esaurito tanta è la loro vastità, ammetto che leggerli durante la fase di crescita “spinta” aiuta molto a orientarla. Invece da adulta apprezzo altre cose, oltre naturalmente la bellezza della scrittura (sono una lettrice dell’ottocento, lo ammetto). Grazie per la tua condivisione. Mi sento sempre molto in sintonia con te. Buona giornata

  • Luz

    Beh, anzitutto abbiamo diversi punti in comune. Uno su tutti: se ci si sente giù, non è difficile finire col cercare proprio quelle narrazioni che si attagliano al nostro stato d’animo. Mi collego alla risposta di Giulia, io quando è morto mio padre, per la precisione durante gli ultimi mesi della sua vita mentre era in grande sofferenza, mi scelsi un libro che scendeva nella problematica del lasciare la vita, il bellissimo L’ultima lezione, di Randy Pausch. Fu illuminante e straziante allo stesso tempo. Mi avvoltolai in quel dolore, mi fece bene. Vero è che dovrebbe essere l’esatto contrario. Mi piacciono queste domande, mi sa che partecipo anch’io!

    • Elena

      Mi avete fatto pensare, tu e @Giulia. Cerco sempre conforto nei libri ma non riesco a ricordare cosa lessi quando morì mio padre. Eppure fu un momento di grande sofferenza. Fui così prostata da sospendere ogni cosa che facevo per una settimana, ma non ricordo nessun libro che mi sia stato di conforto. È probabile che non esista. Dunque mi chiedo se la lettura non sia uno sfogo che ha bisogno di spazi di pienezza. Quando il cuore è troppo colmo di dolore non c’è posto per niente altro. Almeno nel mio. Sarò felice amica mia di leggere le tue risposte sul blog se vorrai proporle. Mi piace l’idea che siamo in sintonia. In fondo la vita ci pone di fronte alle stesse sfide. Qualcuna possiamo anche condividerla. Un caro saluto

  • Brunilde

    Ho una predilizione spiccata per la narrativa. Tengo una mia booking list, man mano che trovo titoli che mi sembrano interessanti, o ricevo consigli di lettura, me li annoto, e spesso – con calma – poi li procuro e li leggo. Però sono molto interessata anche alla politica e all’attualità, quindi leggo anche articoli di quotidiani, riviste ( con un occhio alle vicende internazionali, visto che noi italiani sembramo occupatissimi a guardare soltanto il nostro ombelico ), qualche saggio. Ultimamente , influenzata dalla mia bambina, ho tentato di leggere libri di tipo economico, ma…non ce la posso fare, mi sono sempre arenata!
    Narrativa dunque, e leggo dappertutto, basta ci sia un po’ di quiete. A casa, nonostante divani e chaise longue, la mia postazione di lettura preferita rimane sempre il mio letto, anche di giorno, rannicchiata, con la gatta addosso o nelle immediate vicinanze.
    Amo le storie che ti prendono per mano e non ti lasciano più andare, trasportandoti altrove.
    Per questo amo Murakami: le sue storie minimaliste dove però accade di tutto, le sue fantasie oniriche, i gatti che compaiono in ogni suo romanzo, le storie d’amore delicate e stranianti, i personaggi solitari, insomma tutto quel suo mondo a parte, fatto di solitudini, silenzi e sogni.
    Murakami non è assimilabiie ad alcun altro ” autore giapponese” : lui è lui, diverso da tutti.
    Spero che mr. Newwhitebear possa ricredersi! E che anche tu, Elena, decida di iniziare a leggerlo.
    A volte poi mi capita che certi libri siano talmente impegantivi da farmi desiderare una pausa, oppure una lettura leggera, per distrarmi e divertirmi. E allora, vado di giallo! E mi diverto un sacco…

    • Elena

      Bene cara Brunilde, io che non amo le liste ho appena collezionato due titoli da inserire in una di queste! Murakami e Franzen!
      Abbiamo in comune una certa distanza dai libri di economia e il letto come ambiente privilegiato per la lettura, anche se, almeno per me, il rischio è di scivolare troppo presto tra le braccia di Morfeo. Una poltrona comoda ma non troppo è mooolto meglio, anche se invidio (e già ti immagino, con la gatta accanto) la tua chaise longue con affaccio probabile sul giardino.
      un tempo leggevo abitualmente Le Monde Diplomatique proprio per le ragioni che hai portato nel commento. Ho smesso da tempo, ma con rammarico. Oggi trovo, quando mi capita qualche articolo sotto il naso, piuttosto interessante la rivista Limes. Forse è una di quelle che ogni tanto sfogli 🙂

  • Marco Lazzara

    Vedo che in molti leggono più libri contemporaneamente… Io non ci riuscirei mai, per me un libro alla volta. Al massimo potrebbe essere un libro di narrativa e assieme un saggio o un libro comico, ma due libri di narrativa mi andrebbero in collisione. Poi terminato un libro, passo al successivo, anche lo stesso giorno.

    • Elena

      Sembra che il vortice multitasking abbia trascinato dalla sua anche molti lettori , me compresa! 🙂 La mia pila di libri cominciati è alta, c’è anche da dire che si tratta per lo più di saggi che approfondiscono i temi che più mi stanno a cuore e che seguono filoni coerenti ma distinti. Mi è capitato poche volte di tenere due libri di narrativa in contemporanea in lettura, in effetti è disagevole. Succede, almeno per me, quando né uno né l’altro mi colpiscono a dovere. Se qualcosa mi appassiona davvero (chi legge sa cosa significa, rubare ore al resto per andare avanti nella lettura e poi, quando il romanzo sta per terminare, rallentare inesorabilmente per il timore di arrivare alla fine e restare orfana di una storia che ci è piaciuta molto) lo porto alla fine in modo esclusivo. E poi mi crogiolo per un po’ tra le sue braccia… Mi incuriosisce la lettura di libri comici. A cosa ti riferisci in particolare? Buona domenica!

  • Marco Lazzara

    Per esempio i vari libri de La Legge di Murphy. Oppure da insegnante mi sono letto i libri di John Beer. Di recente ho anche letto Allegro ma non Troppo di Carlo M. Cipolla (libri umoristici, forse è una definizione migliore di “comici”…)

    • Elena

      Ho passato una buona řmezz’ora a frugare nella biblioteca (è decisamente venuto il tempo di fare ordine ) perché ero convinta di avere da qualche parte uno dei libri sulla legge di Murphy ma niente. Per il resto grazie dei suggerimenti, più o meno vedo che l’umorismo si costruisce intorno alla stupidità o alla cretineriia umana. Per fortuna una cosa tanto vera ed evidente si può affrontare con un pizzico di ironia. Grazie Marco, per alleggerire mi sono sempre rivolta principalmente ai comics. Vista la situazione, si può allargare la sfera di interesse. Ecco, ora mi torna l’ansia da lettrice incompleta : ci sono più libri che dovrei leggere che tempo per farlo

    • Elena

      Devo dire che, parlando di Upanisad, faccio un po’ fatica. Non riesco a leggerle come un testo qualunque, così ho deciso di fermarmi su ognuna meditandoci sopra, di solito la sera. Ma anche così faccio fatica. La conoscenza non sempre è disponibile a tutti in tutti i momenti 🙂 Quanto a proseguire la lettura di opere di un autore che ci è piaciuto mi rendo conto che le mie abitudini sono cambiate: un tempo avrei letto subito tutto, come feci con Dostoevskij o Amado. Oggi invece sono più cauta. Non è detto che invecchiando si migliori, eh. Il tuo post mi aveva molto stimolato, serviva solo il tempo per decidere il taglio da dare alle risposte 🙂

  • Cristina

    Bella questa proposta relativa ai libri, che sono sempre i nostri beniamini. 🙂 Provo a rispondere in maniera scientifica alle domande.
    1) Devo dire che leggo indipendentemente dall’umore, anche se, com’è ovvio, quando sono alle prese con un romanzo impegnativo, ci sono giorni in cui faccio più fatica e altri meno.
    2) Creo delle liste o, meglio, ho il quaderno dove segno i titoli dei romanzi che mi piacerebbe leggere. Tuttavia non riesco mai a rispettarle, sia perché attualmente hanno la priorità i saggi universitari sia perché ho poco tempo. Quindi in realtà aspetto che i romanzi balzino fuori dal quadernino in maniera indipendente… mi è capitato con “La bambinaia francese” di Bianca Pitzorno che avevo segnato da una recensione di Luana Petrucci, e che mi ha raggiunto in tempi recenti.
    3) Mi riempiono di gioia quegli autori che riescono a immergermi nelle atmosfere delle loro storie, ed è davvero emozionante. Il primo libro che lessi quest’anno “Il re e il suo giullare”, un romanzo storico che narra la vita del re Enrico VIII per bocca di lui medesimo, mi fece proprio quest’effetto: luci, suoni, odori, sensazioni tattili. L’autrice è superlativa in tutti i sensi.
    4) A parte i saggi, che naturalmente hanno scopo di apprendimento, leggo per evadere, anche se dev’essere un’evasione intelligente e che quindi mi dia anche qualche spunto di riflessione. Non sopporto i libri fini a se stessi.
    5) Ridere proprio non mi è capitato, ma due libri gustosissimi e che consiglio sono “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Roy Lewis e quello che sto leggendo ora, “Il giornalino di Gian Burrasca” di Vamba, che tra l’altro mi ricorda la miniserie della mia infanzia.
    6) Direi che a emozionarmi sono stati molti libri, l’ultimo che ho letto e che mi ha destato echi molto profondi è “Novantatré” del grande Victor Hugo, nella scena finale sono rimasta sconvolta. Nella mia lunga carriera di lettrice, anche “Centomila gavette di ghiaccio” mi ha commosso quasi alle lacrime e in generale tutte le testimonianze delle guerre mondiali.
    7) “Trilogia della città di K.”, un romanzo di Ágota Kristóf. Non riesco neanche a capire se mi sia piaciuto o meno, sicuramente mi ha destabilizzato.
    8) Leggo con qualsiasi clima! 🙂
    9) Anche se sono in casa, non sento il bisogno di creare particolari condizioni di benessere. Ho la fortuna di leggere anche in mezzo al frastuono, in metropolitana, con la televisione accesa, nel chiasso. Anzi, più c’è rumore e più mi concentro. 🙂
    10) Una volta avrei detto di leggere un libro di seguito all’altro, di recente ho preso l’abitudine di cominciarne tre o quattro e portarli avanti in parallelo, ma devono essere di generi diversi per mantenerli ben separati anche fisicamente. Quindi ne ho uno in borsa, uno sul comodino, uno in sala e uno in studio.

    • Elena

      Cara Cristina, grazie per questo tuo commento assolutamente scientifico e articolato! Dunque, dunque, intanto benvenuta nel novero dei lettori che non rispettano le liste, anche se non rinunciamo in qualche modo a farle, più che altro per non dimenticare quello che ci colpisce e che, prima o poi, leggeremo. Anche io faccio fatica a leggere libri fini a sé stessi, e condivido con te la compagnia di saggi insieme a narrativa, sparsi un po’ per la casa il che è meglio, una stanza senza libri mi fa sempre un certo effetto. Leggendoti mi è venuto in mente di chiederti se hai letto il Faust di Goethe. Mi fai sapere?
      In ultimo, ti propongo di assegnare a Luana il premio suggeritrice di titoli dell’anno. Le sue recensioni sono davvero ben fatte, se lo meriterebbe proprio… 🙂

  • newwhitebear

    Murakamo? Cosa non mi va? È un po’ tutti. Non riesco a calarmi nel suo mondo, come in quello degli altri scrittori giapponesi. Sono troppo distanti dalla mia visione della vita e poi quel continuo rimuginare la stessa idea alla fine mi infastidisce. Capita anche con gli scrittori russi, a parte Gogol e Cechov. Troppo prolissi.
    Scrivere un post? potrebbe essere un’idea.

    • Elena

      Allora aspetto il post. Intanto avevo i tuoi stessi pregiudizi sui giapponesi, specie dopo il mio primo e unico viaggio in Giappone, dove ho avuto seri problemi di adattamento e non solo per il jet lag. Quando sono tornata, un importante personaggio che di mestiere faceva l’ambasciatore e che aveva viaggiato con me raccolse questo mio disagio e mi regalò due romanzi, uno di Kawabata (bellezza e tristezza) e uno di Ryu Murakami, da non confondersi con Haruki, (Tokyo sup). Ebbene, ne rimasi colpita, soprattutto di Kawabata, che dovetti ricredermi e lo feci. La cultura giapponese è da allora uno degli ambiti di approfondimento più importanti del mio percorso… Mai dire mai

  • Cristina

    No, non ho mai letto il Faust di Goethe. Invece avevo letto da ragazzo il Doctor Faustus di Thomas Mann e penso che sia stata una delle letture più pesanti e ostiche della mia vita, al di là del fatto che non mi ricordo nulla!!
    Sono del tutto d’accordo di assegnare a Luana il premio di suggeritrice di titoli dell’anno. 🙂 La sua bravura consiste nel fatto di suggerire dei libri senza indicare troppo nella trama, e quindi non ti fa perdere la curiosità e la voglia di leggerlo.

    • Elena

      Prima o poi mi ci metto, in questo periodo sono di nuovo in vena di tomi! Allora venduto, l
      Luz vince il premio ora resta solo il pensiero di come consegnarglielo

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