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La Ferocia

Uno dei romanzi che ho scelto per tenermi compagnia durante questa torrida estate è “La ferocia“, di Nicola La Gioia. L’anno di pubblicazione è il 2014, Einaudi sceglie dapprima una edizione con 418 pagine e poi lo pubblica anche con Einaudi Super ET a un prezzo leggermente inferiore.

Non ho scelto La ferocia perché vincitore del Premio Strega nel 2015. Non si rammarichino gli organizzatori di premi tanto prestigiosi, ma non sono usa selezionare le mie letture seguendo queste manifestazioni che troppo spesso risultano deludenti e lasciano l’impressione di essere sospinti verso alcuni autori piuttosto che altri a seconda delle convenienze e degli accordi tra editori.

Quando scelgo, ovvero quando non ricevo libri in regalo, lo faccio senza condizionamenti, sull’onda dei sentimenti del momento.

E’ il caso di questo romanzo, acquistato nel 2018 quando La Gioia è diventato il Direttore del Salone del Libro di Torino, evento cui sono molto affezionata, come gran parte dei torinesi.

La Ferocia, di Nicola La Gioia

Come scrivevo poc’anzi, non ho regole nella scelta dei romanzi da leggere.

Conservo una vecchia abitudine diventata quasi una fisima: non acquisto mai i romanzi quando sono in auge, ovvero quando tutti ne parlano e sono di gran moda. Al limite lo faccio molto dopo, in alcuni casi persino anni dopo.

Questo da un lato mi tiene fuori dal dibattito a caldo sui temi che l’industria editoriale pone come prioritari, ma dall’altro mi permette di osservare le cose, i giudizi, le critiche e gli apprezzamenti, in modo più equilibrato, a freddo, più da lontano, per così dire. Un grande vantaggio, non solo in questo campo.

Così, mentre torno a scrivere per la mia rubrica Pillole d’Autore, ferma da un po’ causa Càscara, guardo questo romanzo con gli occhi di oggi. Quelli che hanno visto la fuga dall’Afghanistan, la repressione e la sofferenza, specie per i bambini e le donne.

Un paese che si interfaccia con la Puglia di La Gioia in modo inaspettato: la criminalità e l’abuso di droga, divenuto in taluni ambienti una agghiacciante realtà, trova nel principale produttore di oppio del mondo una contropartita a specchio, un riflesso.

Due facce della stessa medaglia, due contesti che drammaticamente si toccano, si legano, indissolubilmente, come i destini di ogni uomo e ogni donna su questo pianeta.

Il valore della libertà

"La libertà era un proclama vuoto, un morto animale nei cui intestini si ingrossava un esercito di larve"

Una frase che mi ha colpito per la brutale realtà che esprime.

Mi son resa conto che stavo leggendo un romanzo che raccontava una storia e una meta storia, che accadeva e sarebbe accaduta altre decine di volte, anche se in modo diverso.

Ho cercato tra le righe un senso più ampio di quello che apparentemente aveva e così ho forse commesso il mio primo errore: ricercare un messaggio, un valore estrinseco in opere che non hanno e forse non possono avere l’ambizione di lanciarlo.

O forse, rileggendo ora queste mie prime impressioni, è solo osando l’errore che ho trovato questa frase e il suo principio eterno, nascosto nelle pieghe di un oggi fatto eccome di larve che divorano, colonizzano, ammorbano.

La storia

In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada provinciale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati su di lei. Quando, poche ore dopo, verrà ritrovata morta ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della più influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosi? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli - in particolare quello con Michele, l'ombroso, il diverso, il ribelle - può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, una galleria di personaggi indimenticabili, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell'azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo.

La ferocia è la storia di due fratelli legati non dal sangue, lo scopriamo a poco a poco, ma dalle intemperanze della vita. Clara e Michele crescono in un ambiente estremamente favorevole e agiato, sia sul piano economico che sociale.

E tuttavia questo benessere non è sufficiente a ripararli dai dolori e dagli eccessi cui sono esposti sin da bambini, fino a diventare parte di loro.

La ricerca disperata del ricordo di sua sorella, compiuta dal giovane Michele, si spegne come un fiammifero in una goccia d’acqua, come a segnare un ineluttabile destino.

E due città, Bari e Taranto, che fanno da sfondo per “leggere” una Puglia troppo spesso idealizzata come sole, pesce e mare ma che nasconde, in pieghe nemmeno troppo sottese, tutti i mali della società che ci circonda: l’abuso edilizio, la corruzione, le dipendenze, la droga, il ricatto.

Mille forme di una violenza che si esplicita in forme tanto subdole da lambire persino i confini di una famiglia “per bene”. Che ben presto il lettore comprende che tanto per bene non è.

Un intreccio per me troppo complicato, anche se sono apprezzabili le scelte di feedback e i fatti in “contropiede”, in cui i protagonisti si riprendono il presente dopo aver indugiato sul proprio passato. Alcuni passaggi di mano della storia, talvolta maldestri, tra i protagonisti mi hanno un po’ disorientata.

Ma resta un romanzo che segna uno stile che vale la pena di conoscere meglio, per l’abile arte dell’uso del feedback di cui La Gioia è maestro.

Un intreccio sincopato di storie che ha avuto il pregio di tenere sempre desta l’attenzione.

Un libro che mi è piaciuto e che consiglio. E che, come in ogni Pillola che si rispetti, ho voluto celebrare con un brano letto da me. Eccolo.

Il brano che ho scelto per voi

E per finire, una curiosità: questo è il libro che ho cominciato a leggere a Cervia, in spiaggia. Poi, tutto è accaduto in un attimo.

Per fortuna che settembre comincia già bene: Venerdì sarò a Siena a presentare Càscara. Sono molto emozionata!

Naturalmente se qualcuno di voi è nei dintorni, mi farebbe piacere incontrarvi all’Area Verde Camollia 85!

Conoscevate questo romanzo? Che impressione vi ha fatto la scrittura di Nicola La Gioia?

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Luz
2 anni fa

Stai organizzando per una presentazione a Roma??? Ma certo che ci saremo! 😀

Luz
2 anni fa

Non ho ancora mai letto nulla di suo, ma sono tentata, questo tuo articolo si unisce ai tanti che mostrano questo autore come imperdibile. Ciò che mi distoglie dal farlo è la veridicità del tema. Il profondo realismo. La ferocia, la rappresentazione della malvagità sotto forma di romanzo ben costruito, a maggior ragione se ispirato a fatti di cronaca, sono aspetti che mi turbano (sarà perché in famiglia abbiamo vissuto una tragedia di questo tipo e abbiamo toccato con mano questa ferocia).
Oggi sarai a quell’incontro, avrei voluto esserci!

Sandra
2 anni fa

Alice Basso mi piace ma non così tanto, letta, apprezzata ma ben lontano da scattare l’innamoramento da “oddio, devo leggere tutto ciò che ha scritto”. No, no. L’editoria indipendente secondo me dà il suo meglio con NNeditore, Keller e Marcos y Marcos dove ci sono delle vere chicche.

Barbara
2 anni fa

In generale leggo più stranieri (con il problema della traduzione) che italiani, forse proprio a causa dell’eccessivo clamore del marketing editoriale, del sospingere sempre i soliti o i più facili, delle fascette bugiarde e truffaldine. E poi i costi di una prima uscita oscillano sui 15-22 euro in cartaceo e 5-8 euro in ebook, un’assurdità. Acquisto usato, nonostante le difficoltà logistiche e i continui rincari delle spedizioni in Pieghi di libri. L’unico romanzo che ho preso a prezzo pieno appena uscito era Valérie Perrin, Cambiare l’acqua ai fiori, comunque narrativa straniera e consigliata da tre amiche diverse, azzeccatissimo per me.
Di Lagioia non ho letto nulla, e non vorrei rovinarmi l’immagine romantica della Puglia prima di poterla visitare. Da parte ho un romanzo di Giorgio Faletti, preso scontatissimo, stavo per cominciarlo e un amico mi ha detto che sta ascoltando un suo audiolibro, pallosissimo. Ecco, mi ha messo in difficoltà. Sono molto umorale anch’io con i libri… 🙂

Giulia Lu Dip
Giulia Lu Dip
2 anni fa

Questo romanzo suscita in me un ricordo doloroso, lo regalai a mio cognato che lo apprezzò molto, era l’unico della famiglia a cui piaceva leggere e un libro era sempre il mio regalo di Natale per lui. Di solito gli chiedevo una terna di titoli anche per evitare di regalargli un doppione.
Tornando al romanzo di Lagioia mi piacerebbe leggerlo, anche perchè parla della Puglia, ma ho sempre rimandato, questo tuo post ha ridestato l’interesse in me…

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