Leggere per la prima volta Shakespeare è stata un’esperienza tanto emozionante quanto colpevolizzante. Quando ho realizzato la faccenda, mi sono detta: ma come, Elena, solo ora ti accingi a leggere il più grande poeta e drammaturgo mai esistito?
Colpevole senza possibilità di appello.
D’altra parte non so a voi ma a me capita spesso di vivere con una certa ansia e apprensione l’approccio alla letteratura che amo (dunque, non di tutta la letteratura): vastissima e ancora in larga parte da esplorare.
E visto che non c’è modo migliore per giungere da qualche parte se non fare il primo passo, per assaporare l’universo letterario di Shakespeare non restava altro da fare se non incamminarmi.
Sì, ma da dove? Da quale delle sue molte opere?
Come sempre il destino ci ha messo lo zampino. E’ bastata una frase ascoltata in un contesto che non mi sarei aspettata e quel vago ricordo di qualcosa di familiare, di già studiato, sui libri di una scuola di molti anni fa.
Siamo fatti della stessa materia dei sogni
Cosa ha voluto significare l’autore con questa frase? E’ corretto il contesto in cui l’ho risentita ed è stata collocata?
Domande che mi hanno spinta a una piccola ricerca fino a individuare il testo da cui sono state estrapolate.
Ecco riaccendersi quella voglia, quell’interesse per la ricerca e la conoscenza che mi ha portato fino a La Tempesta, l’ultima, almeno nelle sue intenzioni, opera di William Shakespeare.
Ecco cosa ho scoperto in questo testo che è un vero e proprio scrigno di gioielli di rara bellezza.
Siamo fatti della stessa materia dei sogni. Leggendo Shakespeare per la prima volta
Ho letto “La Tempesta”, opera teatrale in V atti scritta dal grande drammaturgo tra il 1610 e il 1611, con avido interesse e incredibile lentezza.
La ragione di questa scelta, di questa e non di altre per cominciare un viaggio nella poetica shakespeariana, non stava tanto nell’urgenza di colmare un vuoto, per quanto gigantesco potesse apparirmi, ma per causa di una frase, ascoltata per caso in una piazza durante un comizio, che ha attirato la mia attenzione: Siamo fatti della stessa materia dei sogni.
Una frase così bella e potente meritava di essere conosciuta nel contesto in cui è stata concepita.
Non è stato difficile scoprire che quel contesto era proprio La Tempesta. Qui si racconta la storia di un veliero alla deriva che giunge, per opera della magia, su un’isola deserta abitata soltanto da Prospero, il suo Principe, Miranda, la sua figliola adolescente, Calibano, il loro mostruoso e deforme servo.
Prospero, appassionato di studi esoterici, si avvale delle arti magiche dello spirito invisibile Ariele, che il sovrano dell’isola tiene in scacco, promettendole la libertà ogni piè sospinto.
Breve digressione: curiosamente di un Prospero mi ero già occupata in questo blog. SI tratta infatti del protagonista della novella di E. A. Poe “La maschera della morte rossa”, cui mi sono ispirata per scrivere il post Se la politica si comporta come il Principe Prospero. Chi ha curiosità può cliccare sul link e andare a leggerlo.
La magia dell’isola e del suo dominus fanno sì che una situazione casuale si trasformi in occasione di vendetta e perdono, che è poi l’arco di trasformazione della storia che Shakespeare ci racconta.
L’edizione Oscar Mondadori permette un’esperienza di lettura con testo originale a fronte. Il linguaggio shakespeariano risulta così inevitabilmente più complesso, nella scrittura piuttosto che nella pronuncia, dell’inglese che tutti noi abbiamo conosciuto, imparandolo a scuola o per le strade delle città che abbiamo visitato o in cui abbiamo lavorato.
Un linguaggio evocativo e immaginifico, ricco di metafore e di espressioni tipiche che ancora oggi fanno parte del linguaggio moderno. Un innovatore, da tutti i punti di vista.
Particolarmente interessante il testo a commento che l’edizione di cui sopra propone: si tratta di un saggio di grande valore letterario di Giorgio Strehler, pubblicato su “La Rivista Europea” nel 1978 dopo che Strehler aveva rappresentato il dramma nei teatri, tra il 1977 e il 1978.
Nel tradurre dall’originale il testo per metterlo in scena, Giorgio Strehler e Agostino Lombardo ingaggiano un confronto che ha il sapore della disfida; così intenso e fecondo da meritare esso stesso una pubblicazione che Donzelli ha scelto di mettere a disposizione. Trovate il testo a questo link.
Cosa significa We are such stuff as dreams are made on?
La frase originale è
We are such stuff
as dreams are made on
and our little life is rounded with a sleep
Quando l’ho risentita, in quella piazza romana durante un comizio, l’immagine che si è immediatamente generata dentro di me è stata quella di una nuvola. Lo ricordo benissimo, poiché istintivamente ho alzato gli occhi al cielo per cercarla nella mia realtà. In verità, guardavo oltre me stessa per toccare quella dimensione del sogno che questa frase avvicinava a me come qualcosa di concreto, fattibile.
Ma cosa voleva significare? Perché siamo fatti della stessa natura dei sogni? Che cosa sono dunque i sogni?
In quel contesto credo la frase sia stata scelta per rafforzare l’idea che un sogno comune possa diventare realtà e che ciò che abbiamo dentro può realizzarsi fuori.
E’ in ogni caso una chiave di lettura interessante e, soprattutto in quel contesto, suggestiva. Ma sentivo che non era abbastanza.
Dopo aver letto La Tempesta, assegno a quella frase un significato sostanzialmente diverso.
Esaminiamo intanto il contesto in cui è utilizzata. Prospero la pronuncia nel IV atto, il penultimo. Dopo aver cagionato ogni dolore, timore e sofferenza possibile ai suoi antichi avversari e traditori, riconosce nel figlio di chi gli ha usurpato il trono di Duca di Milano la dolcezza dell’amore per Miranda che mai aveva visto anima viva, eccetto suo padre e Calibano. Commosso, decide di porre fine alle sofferenze, non prima però di aver ultimato la somministrazione a ciascuna di loro del proprio “contrappasso”.
Così, Prospero:
Mi pare, figlio mio,
che tu sia agitato come da paura:
non temere. Il nostro gioco è finito.
Gli attori, come dissi, erano spiriti
e scomparvero nell'aria leggera .
Come l'opera effimera del mio
miraggio, dilegueranno le torri
che salgono su alle nubi, gli splendidi
palazzi, i templi solenni, la terra
immensa e quello che contiene; e come
la labile finzione, lentamente
ora svanita, non lasceranno orma.
Noi siamo di natura uguale ai sogni,
la breve vita è nel giro di un sonno
conchiusa.
Come non riconoscere in questi versi il timore e la sofferenza per ciò che di bello possiamo perdere, oltre che la vita, nel breve spazio di un sonno?
Forse qui Shakespeare intende congedarsi dai suoi estimatori, sperando che i sogni, il teatro, la vita e le emozioni che trasmette, possano in realtà vivere in eterno?
Siamo fatti della stessa natura dei sogni, preferisco questa traduzione, la sento più mia, non me ne vogliano i puristi e nemmeno Salvatore Quasimodo che ne ha curato la traduzione.
Una natura evanescente che scompare nel giro di un attimo dalla nostra stessa esistenza, cui restiamo attaccate disperatamente come i naufraghi al vascello vittima della tempesta.
Senza sapere che sta proprio nella natura transitoria del nostro essere che dobbiamo cercare le ragioni di un’esistenza che veda negli altri con stupore quel mondo nuovo di cui abbiamo troppo spesso perso il senso.
A me, oggi, pare questo. Voi quale spiegazione dareste?
La Tempesta genera un “mondo nuovo”
Shakespeare è noto come grande drammaturgo, artista, poeta. Ma pochi sanno che fu anche un padre della lingua, un innovatore, creatore di molte espressioni tipiche dell’inglese moderno che questa lingua deve a lui.
Vi porto qualche esempio.
Sempre ne La Tempesta c’è un’espressione che Miranda usa nel V atto quando scopre che oltre a sé stessa e al padre il mondo è fatto di mirabili creature:
O, wonder!
How many goodly creatures are there here!
How beauteous mankind is! O brave new world,
That has such people in'it!
Il mondo nuovo, sorprendentemente nuovo, meritevole di stupore e meraviglia. Ancora oggi lo ritroviamo nell’espressione a brave new word, che in italiano potrebbe suonare come il mondo nuovo. La usiamo quando approcciamo qualcosa di assolutamente estraneo a noi e allo stesso tempo fortemente attraente.
E’ stato scelto come titolo di un romanzo distopico, ma la primogenitura è di Miranda, ops, del nostro sommo Bardo.
Non è forse quel mondo nuovo che Prospero, con la sua scelta di punizione e poi perdono, intende costruire, riequilibrare, riqualificare?
E poi, l’ultima perla
Se non avete mai letto Shakespeare o se lo avete fatto ma non conoscevate La Tempesta, spero di avervi convinte a leggerlo.
Vi lascio con l’ultima delle molte perle che avrei voluto regalarvi. Siamo nel II atto: Ariele impone il sonno ai naufraghi per ordine di Prospero. Si addormentano tutti, ma Alonso, re di Napoli, non vuole cedere. Allora Sebastiano lo invita a farlo, con la promessa di vigilare su di lui.
Please you, sir
Do not omit the havy offer to it.
It seldom vivits sorrow; when it doth,
It is a comforter.
Non rifiutate il dono del riposo, poiché avaramente visita il dolore. Ma quando viene, porta con sé quiete e conforto.
L’immagine ritrae nuvole sopra una regata all’Isola d’Elba




Dopo 24 anni ho fatto il secondo tatuaggio, ed è questa frase! (In inglese)
Ciao Vincenzo, è una frase molto potente che ha risuonato in me a lungo prima di scriverne. Successe la stessa cosa con la frase finale de “Il nome della rosa” di Umberto Eco, letto moltissimi anni fa. Eccola: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. Ne ho letto a lungo e poi mi sono chiesta perché questo tuo commento me l’avesse fatta ricordare. Sono frasi ermetiche che contengono molto più di quanto trasmettono visivamente. Non ho tatuaggi ma se ne avessi uno, sceglierei una di queste due frasi
Si, ci ho pensato tanto. Inoltre il mio cognome è Prosperi, ho una figlia adolescente e più o meno la stessa età di Shakespeare, quando lo scrisse…
Beh, allora è stato un destino inevitabile :)
We are such stuff
as dreams are made on
and our little life is rounded with a sleep
Questa è poesia !
Me la voglio tatuare sulla pelle e nella mente.
Ciao Vincenzo, è poesia, è arte sublime, è verità. E’ Shakespeare. E in inglese suona ancora meglio che nella migliore traduzione
Di Shakespeare ho letto “Romeo e Giulietta”, “Otello” e “Amleto” grande entusiasmo per tutti e tre e siccome nel 2025 darò molto + spazio ai classici sicuramente leggerò altro.
E largo ai sogni, sempre!
Buon giorno Sandra, eccoti, lettrice approfondita del grande Maestro! Stavo proprio chiedendomi da dove riprendere la conoscenza on Shakespeare: tu cosa suggerisci?
PS: largo ai sogni, sempre!
Ah l’isola d’Elba, mi piace pensare che La tempesta sia ambientata lì, potrebbe essere forse.
Cara Elena non ho mai letto Shakespeare anche se conosco le trame delle sue opere più famose tra film e qualche rappresentazione teatrale vissuti nel tempo. Non so se mi verrà mai voglia di leggerlo, però il tuo post mi ha incuriosito, chissà mai dire mai. Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, già è un concetto bellissimo.
Ciao @Giulia, potrebbe essere benissimo l’isola d’Elba la location de “La Tempesta”, visto che fa riferimento al ducato di Milano e di Napoli, potrebbe essere una buona mediazione. Mi solleva sapere che anche tu non lo avevi mai letto, è vero, si può sempre rimediare. La sua scrittura è colma di frasi iconiche: per scrivere il post ho fatto un giretto in rete e ho scoperto che moltissime frasi di uso comune sono dovute a lui. E poi, come tu stessa hai sottolineato, quella che ha dato vita a questo post: una vera ispirazione. Mi auguro che tu possa leggere qualcosa di suo presto. Per parte mia, dopo questa lettura non saprei da dove riprendere la conoscenza di questo grande autore. Chissà che qualche Volpe non ci mandi qualche buon suggerimento… ;)
Del sommo bardo non ho letti nulla. Però si è sempre in tempo per cominciare. Molto lucido e intrigante è questa post dove riesci a coniugare benissimo interpretazione e accostamenti al nostro tempo.
Ti ringrazio, sono felice che ti sia piaciuta questa recensione!