Il crowdfunding, l'altra faccia dell'editoria a pagamento
Scrittura

Il crowdfunding, l’altra faccia dell’editoria a pagamento

 

Il mercato editoriale è sempre in cerca di nuove soluzioni per promuovere e vendere gli autori che rientrano in target consolidati.

Ambientazioni, generi, temi, personaggi legati a ciò che in questo momento “tira di più” e che garantiscono una maggiore attenzione da parte delle CE, specie se il nome di chi scrive è già più o meno noto.

E per gli esordienti? O per coloro che non hanno ancora “sfondato”, se non tra qualche centinaio di amici?

Evitando come la peste le EAP – case editrici a pagamento, ecco un articolo utile per riconoscerle subito – negli ultimi anni si è affacciato sul mercato editoriale il crowdfunding.

 

Sembra proprio che nel nostro paese questo strumento stia prendendo piede, come testimonia il rapporto relativo al 2018 che potete trovare a questo link.

 

Il crowdfunding, l’altra faccia dell’editoria a pagamento

 

Usato largamente per progetti anche al di fuori dell’editoria, come ad esempio e per restare in ambito culturale la promozione di uno spettacolo teatrale o il finanziamento di un’idea innovativa da realizzare, il crowdfunding è uno sforzo collettivo di ricerca di fondi per sostenere un progetto di una persona o di un’azienda.

Applicato al mercato dell’editoria, fare crowdfunding significa finanziare la pubblicazione del proprio libro attraverso un investimento “a scatola chiusa” da parte di potenziali seguaci di un lavoro letterario, di solito un romanzo.

Il crowdfunding può essere considerato editoria a pagamento?

Il meccanismo su cui si fonda è la fiducia. Un investimento che gli amici e seguaci fanno sul tuo lavoro, anche se non lo conoscono ancora.

Va da sé che avere uno stuolo di conoscenti disponibili a investire qualche soldo per l’uscita del libro è un grande vantaggio.

Se non possiedi questa rete, non pensarci nemmeno.

 

L’altra faccia del crowdfunding

 

Il crowdfunding permette a un autore di raccogliere anticipatamente risorse che gli permetteranno di stampare  e commercializzare il proprio libro, prima che questo sia effettivamente pubblicato.

Di solito si tratta di piattaforme informatiche in grado di raccogliere denaro e finalizzato a un determinato progetto (il tuo libro) capaci anche di promozionarlo attraverso specifici canali e diffonderlo, anche organizzando presentazioni, fisiche o virtuali.

Se si è in grado di stimolare la raccolta di una quantità di risorse sufficiente, il crowdfunding può servire persino per finanziare gli spostamenti dell’autore nelle varie città quando le promozioni sono organizzate (dall’autore stesso, è evidente).

Il crowdfunding dunque è un meccanismo accessibile efficace ed efficiente per vendere e promuovere il tuo romanzo.

O almeno, così appare.

 

Editoria a pagamento?

 

Quando la campagna è lanciata, una volta stabilito insieme titolo e copertina (beh, non sempre insieme, talvolta ci devi pensare tu e basta) e perfezionato il testo – alcune società forniscono editing seri, altre no – si pianifica il numero di copie necessarie per considerare quel romanzo pubblicabile.

Dunque in base alla quantità di carta potenzialmente impegnata nel progetto, ai colori, agli stili eccetera, si stabilisce un prezzo di base, che spesso, e qui veniamo al primo ostacolo, è un tantino sopra il prezzo di mercato per un libro analogo di un perfetto sconosciuto (quale di solito sei se ti rivolgi al crowdfunding, ma desidero essere smentita!).

Si calcolano dunque i costi di produzione (leggi pubblicazione), pubblicità, consulenza, marketing e vengono suddivisi per copie da pre-vendere.

Il numero risultante è il piano di crowdfunding che l’autore dovrà sostenere per raggiungere il suo obiettivo.

Dovrà promuovere l’acquisto delle copie da parte dei suoi volenterosi sostenitori e se raggiungerà gli obiettivi, la società che lo promuove lo pubblicherà e forse, lo distribuirà.

Forse, perché se non riuscite a pre-vendere le vostre copie, cartacee o in formato file che siano, e la somma necessaria pattuita non viene raggiunta, il libro non vedrà la luce.

Doloroso, non è vero?

Dura lex sed lex

 

Ed ecco che il  rischio d’impresa per l’editore, di cui ho parlato tempo fa in questo articolo, si annulla, venendo totalmente scaricato sui futuri acquirenti e sull’autore volenteroso, che sosterrà dei costi per tutta l’attività di cui abbiamo parlato (il tempo speso fa parte di questi costi).

A questo punto forse stai pensando che tutto questo, per quanto laborioso e rischioso sia, almeno non scarica sull’autore i costi della pubblicazione, come le care vecchie EAP sanno fare. E hai ragione.

Ma alla fine della fiera, cosa cambia?

 

La mia esperienza da lettrice con il crowdfunding

 

Un amico autore scrive un romanzo. Gli piace, ne è entusiasta, ma non riesce a pubblicarlo. Dopo qualche mese di tentativi, pensa al crowdfunding.

Sembra accessibile, friendly, i collaboratori del sito sono molto disponibili. Così invia il suo testo.

La società lo valuta, discute con lui di alcuni passaggi poi decide di lanciare la campagna di crowdfunding.

L’autore segue tutte le fasi pre-pubblicazione, dalla scelta del titolo alla copertina e correzione di bozze.

Coinvolto direttamente in tutte le fasi di preparazione, si sente soddisfatto, pienamente nel controllo del processo che darà vita al suo romanzo.

Sa che se non raggiungerà il numero minimo di acquisti cash, il suo libro non uscirà, il meccanismo è semplice e spietato., ma lui è convinto di farcela.

Ha calcolato che tra amici di Facebook e conoscenti reali ,un centinaio di papabili acquirenti può tirarli su, così si butta.

Incrocio il suo entusiasmo.

Come lettrice la mia curiosità è grande. Ammiro l’autore per la sua tenacia, lo invidio persino un po’ per l’energia che ci mette.

 

Chi crede così tanto in qualcosa, merita di essere aiutato

penso, così acquisto la copia in formato digitale del suo romanzo.

Raggiunti i numeri utili alla partenza della campagna, l’autore scompare dai social e io mi dimentico del suo romanzo.

Dopo circa sette mesi ricevo una mail dalla società promotrice (non faccio il nome, tanto in Italia non ce ne sono molte) che dice:

 

Abbiamo raggiunto il numero di prevendite stabilito, il romanzo che hai scelto verrà pubblicato!

Seguono punti esclamativi e frasi che inneggiano alla vera gioia. Solo che io, dopo tutto quel tempo, non ricordo assolutamente di cosa stiano parlando.

Mi arrabatto a cercare qualche altra mail da quell’indirizzo che mi sveli l’arcano e finalmente trovo il titolo e l’autore del romanzo in questione, che avevo persino dimenticato di aver conosciuto, tanto era meteorico nella mia esistenza.

Non vi nascondo che gran parte della voglia di leggere che mi era venuta in allora era sparita, ma che potevo fare, visto che non avevo ricevuto il romanzo?

Su Amazon cerco il titolo, ma non trovo niente.

Ne deduco che il romanzo stia per essere pubblicato e non sia ancora disponibile.

Le mie sette euro spese per un ebook di un autore sconosciuto attendono ancora di essere godute.

Delusa, vado a rileggere meglio la mail.

In effetti dice solo che il numero minimo per la pubblicazione è stato raggiunto, non che è stato pubblicato.

Okay, mi dico, passerà qualche settimana e poi finalmente lo leggerò e scoprirò chi ho finanziato e forse anche il perché.

Ma i mesi passano e da quell’indirizzo email più niente.

Poi, a un anno dall’esborso, casualmente sulla pagina Facebook dell’autore appare un post entusiasta sull’uscita del nuovo romanzo, come se ci fossimo sentiti solamente il giorno prima.

Di nuovo vado su Amazon, di nuovo non trovo niente.

(Perché mi accanisco a cercare su Amazon? Perché mi piace! :mrgreen: )

Così mando un messaggio all’autore, il quale si arrabbia con me perché non l’ho ancora letto.

Il capolavoro evidentemente merita e io mi vergogno di essere un po’ imbranata con questa forma di pubblicazione anomala, almeno per me.

Trovo il file sulla mia pagina profilo della società che lo ha pubblicato, non ricordo nemmeno di averlo registrato un profilo, figuratevi una password. E poi, una mail che mi dica che è disponibile e che posso scaricarlo, no?

Così dopo più di un anno finalmente leggo il romanzo dell’amico entusiasta.

E che succede? Provate a indovinare… Non mi piace!

Non riesco ad andare oltre le prime pagine.

Io ho chiuso con il crowdfunding, sapevatelo.

 

Un business come le EAP

 

Tralasciando il livello delle pubblicazioni, in termini di contenuti, originalità delle storie, cura dei dettagli tipografici, editing, correzione di bozze, mi concentro esclusivamente sul business che queste forme di editoria determinano.

Il dato comune è che sia le EAP che il crowdfunding chiedono soldi a qualcuno per stampare il libro (termine che preferisco a pubblicare, poiché la pubblicazione di solito presuppone una certa distribuzione) mentre l’attività editoriale, come abbiamo già osservato, è di tipo imprenditoriale ovvero richiede l’assunzione di una qualche responsabilità.

Che in un caso sia l’autore e nell’altro il lettore a metterci i soldi non fa molta differenza.

Il punto è che qualcuno li mette, ma non l’editore.

E come quando ci si lascia attrarre dalle sirene delle EAP, anche per il crowdfunding il bisogno che esprime l’autore non è scrivere un buon romanzo, ma pubblicare il proprio romanzo.

 

La domanda che resta per me inevasa è la seguente:

A prescindere dall’attesa, dai vantaggi (se ve ne sono) nei confronti del self publishing, dai compensi e dai problemi di distribuzione,  come ne esce l’autore da un’esperienza come questa?

 

Un ultima cosa

 

Qualche tempo dopo aver scaricato il libro, ho ricevuto dalla società editrice un interessante sondaggio.

Tra le molte domande, due sono quelle che mi hanno colpito di più:

 
 
Risposte chiuse a scelta tra
 
  • è una splendida opportunità che si sta dimostrando vincente
  • è una buona alternativa per pubblicare evitando self publishing , editoria a pagamento e vanity press in genere
  • non credo sia la mia strada ma credo possa essere efficace per altri
  • non credo sia uno strumento utile.

Poi c’era una domanda sul tallone d’Achille del crowdfunding.

La prima tra le risposte chiuse era  quella relativa ai tempi tra l’inizio della campagna e la pubblicazione.

Dopo di che non so com’è finito il sondaggio.

Forse passerà un altro anno prima che mi tolgano la curiosità di come i loro lettori considerino questo “nuovo” strumento editoriale.

Insomma, nemmeno l’epilogo è stato capace di risollevare l’intera narrazione 🙁 

 

E voi, care Volpi autrici, avete mai pubblicato un libro con il crowdfunding?

A questo punto, lo fareste?

 

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Patrizia
Patrizia
10 mesi fa

Gentilissima Elena, condivido tutto ciò che lei scrive a proposito del crowdfunding . È uno specchietto per le allodole , attratte dal non dover pagare denaro per veder pubblicati i propri lavori . Io non più giovane , ho pubblicato finora 6 romanzi a mie spese con diverse case editrici ( Guida , Aracne, la bussola per citarne alcune ). Ho investito denaro ma in parte L ho recuperato vendendo copie alla presentazione dei miei romanzi nella biblioteca della cittadina in cui risiedo e anche ponendoli in vendita nella libreria ( tedesca) dello stesso luogo . Ciò mi sembra onesto ! Credo che molti si prestino a questa moderna pratica perché sono invitati da una casa editrice , quando in realtà la modalità non è affatto prestigiosa rispetto all autopubblicazione ! Cordiali saluti .

Silvia
Silvia
2 anni fa

“E come quando ci si lascia attrarre dalle sirene delle EAP, anche per il crowdfunding il bisogno che esprime l’autore non è scrivere un buon romanzo, ma pubblicare il proprio romanzo.”

Questa citazione per me riassume tutto quel che c’è da dire sul crowdfunding nell’editoria. Non compro libri auto-pubblicati né usciti da queste piattaforme, ma ahimè me ne regalano: carta straccia, sempre. Con tutto l’affetto che posso provare per gli amici aspiranti o sedicenti scrittori, chi è stonato non può cantare. Chi specula su questo bisogno di riconoscimento, che è sintomatico del periodo storico e sociale in cui viviamo, è solo un imprenditore, non un paladino della cultura.

Stefano
3 anni fa

Elena,
questo post contiene tante inesattezze e una conoscenza approssimativa dell’argomento.

Aver partecipato ad una campagna di crowdfunding risultata poi una “cattiva esperienza” non fa di te una referenza attendibile per quanto riguarda il crowdfunding.

Generalizzare come hai fatto in questo post è un pò superficiale e “acchiappa consensi” facili.

Personalmente avrei approfondito meglio l’argomento chiedendo a più persone che hanno partecipato a diverse campagne o a persone che lavorano in questo campo prima di scrivere un post sotto questi toni!

Qualora tu lo gradisca, rimango a disposizione per un’eventuale scambio costruttivo al riguardo.

Per esempio ti posso illustrare in maniera trasparente come lavora la mia azienda con case studies concreti che spero risultino utili a te, alla tua community e a tutti quelli che sono curiosi di capire come intraprendere eventualmente la strada del crowdfunding per pubblicare il loro libro in maniera seria e professionale.

Un caro saluto,

Stefano Bianchi
Fondatore di Crowdbooks

massimo
massimo
3 anni fa

Hai semplicemente scritto tante cose non vere.

Mattia Busnelli
Mattia Busnelli
4 anni fa

Scusa ma non è vero quando scrivi “Si calcolano dunque i costi di produzione (leggi pubblicazione), pubblicità, consulenza, marketing e vengono suddivisi per copie da pre-vendere. Il numero risultante è il piano di crowdfunding che l’autore dovrà sostenere per raggiungere il suo obiettivo.” Che io sappia la maggior parte degli editori fissa lo stesso obiettivo per tutti!

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