Storie libri e racconti

Del bisogno di leggere

 

Del bisogno di leggere sento parlare continuamente. E forse “qualcuno” ci ha ben fatto caso all’importanza della lettura, visto che nelle ultime regole restrittive previste dal DPCM, quelle che hanno identificato le regioni “rosse” ovvero quelle con un sistema sanitario più in difficoltà, come il mio Piemonte, le librerie sono considerate “attività essenziali”.

 

Una bella notizia le librerie aperte, un segnale positivo in un mare di problemi.

 

Ma sarà in sintonia con il nostro bisogno di leggere?

 

Del bisogno di leggere cui ciascuno di noi risente in proporzioni differenziate. Di solito ne siamo consapevoli. Specie chi ama la lettura, quando se ne deve allontanare per qualche ragione ne sente la mancanza, appunto, il bisogno. E’ qualcosa di addirittura viscerale.

 

Non è detto che si possa dare seguito a questa necessità colmandone il vuoto, perché la lettura, come molte altre attività, richiede una mente disposta. E questo, specie in alcuni periodi, è molto complicato.

 

Tuttavia ci sono situazioni in cui del bisogno di leggere non ci rendiamo conto, presi come siamo da altre cose.

 

E così piano piano quel nutrimento che i libri rappresentano si esaurisce.

 

Di quelle situazioni mi occupo in questo articolo, perché credo di esserci dentro fino al collo.


Ma intanto…

 

 

Del bisogno di leggere

 

 

Sapete che sono in crisi con la mia scrittura, ne ho parlato qualche settimana fa sul blog. Mi accorgo che con il passare dei giorni la crisi è ancora aperta, sebbene sia leggermente mutato il quadro: ho maturato infatti una nuova consapevolezza che mi ha fornito una chiave di lettura della crisi che in quell’articolo non avevo considerato.

 

Ho bisogno di tornare a leggere.

 

All’inizio della pandemia avevo raccontato della mia difficoltà di leggere in quel periodo, scoprendo poi come questa difficoltà riguardasse molti di noi.

 

L’assenza di lettura, ovvero perdersi nelle storie che altri ci raccontano, è come immergersi sott’acqua senza ossigeno: dopo un po’ l’ossigeno viene a mancare, mentre osserviamo il mondo attratti dai suoi misteri e distratti da essi.

 

Senza accorgercene, andiamo sempre più a fondo, consumando le riserve che dentro di noi sono conservate. Riserve di parole, immagini, luoghi e personaggi che rivendicano uno spazio nel nostro sé più profondo.

 

Perché essi in fondo è lì che hanno sempre abitato.

 

 

 

Cercarsi dentro

 

Il bisogno inconsapevole di leggere spesso è legato a momenti bui della nostra esistenza. Come pensare che quello che stiamo passando non corrisponda perfettamente?

 

Ma se è vero che quando ci allontaniamo dalla lettura ci allontaniamo dalla parte più viva e colorata di noi stesse, allora perché lo facciamo?

 

E’ una domanda per cui non ho una risposta. Ma la piccola me che abita il centro nascosto della mia esistenza lo sa. Così, sono andata a chiederglielo.

 

La chiamo la piccola Elly e la immagino raggomitolata nel centro della mia hara, su una foglia umida di banano. La piccola Elly ha fame e io, a volte, non l’ascolto.

 

Elena è spesso stanca, occupata in altre cose, così dimentica il bisogno che ho di storie che mi portino altrove dalla mia esperienza individuale. Anche quando è apparentemente bellissima e funzionale ai miei desideri.

 

La piccola Elly invece sa, conosce, ascolta, vede.

 

Sa che le parole degli altri sono come il balsamo che cura le ferite più profonde.  Oppure lame da cui tenersi discosti.

 

Sa che la bellezza delle parole apre nuovi orizzonti, spalanca finestre e lascia entrare nuova luce, sana le ingiustizie e restituisce la pace e la serenità.

 

Nel correre quotidiano da cui ciascuno di noi ormai è travolto, spesso dimentichiamo di nutrire la parte di noi che esiste ed esisterà sempre. La parte che ci mette a disposizione quell’ossigeno che ci serve per andare in apnea e sopravvivere, che osserva, ascolta e dirige senza che dobbiamo esserne consapevoli.

 

Quella parte di noi che chiede in cambio soltanto di tornare a sentire le storie che ama.

 

 

Ricomincio da qui

 

Perciò, piccola Elly, io ricomincio da qui.

 

Dalla libreria che un tempo fu di mio padre e in cui ci sono tutti i libri della mia fanciullezza.

 

Dai gialli di Agatha Chrstie alle collane di capolavori della letteratura mondiale. Dai racconti (allora) futuribili di Urania, mitica collana Mondadori, ai libri avventurosi di Sonzogno.

 

Tra questi ne ho scelti istintivamente tre, lasciandomi guidare soltanto dalle immagini delle copertine, dipinte a mano, e dai titoli.

 

 

Gaston Leroux, Rider H. Haggard, James Oliver Curwood.

 

Autori a me prima sconosciuti.

 

Libri di cui è probabile nessuno si ricordi e che appartengono a un mondo che non esiste più, a una libreria che temo presto sarà inevitabilmente smantellata e con una scelta dei materiali di pubblicazione oggi improponibile.

 

Sono partita da Curwood e il suo “La trappola d’oro“. 300 lire il prezzo di copertina. L’ho letto in un paio di giorni, niente male per una che non ha più voglia di leggere 😉

 

Ne parlerò insieme agli altri due, perché questa scelta ha qualcosa di misterioso di cui afferrerò il senso solamente al termine della lettura di tutti e tre.

 

Sono tornata alla lettura e ho scelto l’avventura. Il tempo dirà. Per ora dico grazie a piccola Elly cui sono grata.

 

Come va il vostro ritmo di lettura? Avete anche voi una voce interiore che vi conduce nelle scelte, delle letture e magari anche del resto?

 

Come sempre se vi va raccontatemelo qui. A presto, care Volpi.

 

 

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newwhitebear
3 anni fa

la necessità di leggere è uno stimolo interno. Se manca sarà difficile procedere.

newwhitebear
Rispondi  Elena
3 anni fa

verissimo. Lo dobbiamo cercare e coltivare

Giulia Lu Dip
Giulia Lu Dip
3 anni fa

Negli ultimi tempi la lettura non la metto mai in discussione, ci possono essere momenti in cui leggo meno ed altri in cui leggo di più. C’è anche da dire che dipende dai libri, questa estate ho letto un classico Delitto e castigo che è piuttosto lungo, mi è piaciuto ma ci ho messo un po’ a leggerlo tutto, anche perché contestualmente leggevo anche altri libri, ho l’abitudine a leggere due libri per volta.
La lettura nutre anche la mia scrittura, nel senso che leggere mi aiuta a mettere a fuoco anche quello che voglio scrivere. Comunque in questo periodo ho l’impressione che la lettura ci potrà salvare, almeno un po’.

Grazia Gironella
3 anni fa

Non metto mai in dubbio la mia voglia di leggere, che all’apparenza oscilla, come credo quella di tutti i lettori, ma in realtà è sempre lì, solo in certi periodi aspetta l’occasione giusta per risvegliarsi. La tua scelta di leggere libri strani e diversi mi piace, è come una testimonianza d’amore. Mi piace anche questa tua disponibilità a mostrarti a noi nella tua umanità e vulnerabilità. (Piacere, Elly. Ti presento Ester.) 🙂

Luz
3 anni fa

Quello che è evidente in questo post è un pensiero che condivido: la lettura è salvifica.
In questo terribile anno posso dire che i libri mi hanno salvato dall’angoscia, e per questo mi sono letteralmente gettata su testi che ritenevo di non avere il tempo di leggere. Il tempo c’è stato, sì, ma è nata in me anche una consapevolezza nuova. Voglio leggere sempre di più, almeno due libri al mese. Non è un proposito nuovo, ma questa volta voglio onorarlo perché mi sto regalando tanti libri nuovi e scelti con molta cura. Tutti romanzi che ho desiderio di conoscere.
Si vede che stai ricostruendo in te un percorso, Elena. Di’ alla piccola Elly, su quella foglia di banano, di non demordere mai e di rappresentare sempre quella voce cui dobbiamo rispondere al meglio del nostro volerci bene.

Sandra
3 anni fa

Possono capitare momenti di scarsa concentrazione, ma, col libro giusto, è sempre bello immergersi e alla fine, con dedizione, la testa riesce a distrarsi, che è uno degli obiettivi perseguibili nei periodi difficili. No, non conosco – e ne gioisco – questa difficoltà, i libri mi hanno sempre accompagnata e addirittura salvato letteralmente la vita quando le cose si sono fatte particolarmente brutte. Anche ora.

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