Finire un romanzo, come una liberazione
Scrittura

Finire un romanzo, come una liberazione

 

Infine è successo.

 

Dopo mesi di duro lavoro, giorni e ore rubate al riposo, allo svago, alle amicizie, ho terminato anche l’ultima revisione del mio NewRo, dal titolo provvisorio Càscara.

Sperando che sia l’ultima.

 

Finire un romanzo, come una liberazione

 

Com’era andata la prima revisione l’avevo raccontato qui, poi si è trattato di rivederla alla luce delle osservazioni dell’agente/editor Chiara Beretta Mazzotta e confrontarlo con le mie credenze e ipotesi di lavoro e con quelle delle mie beta reader che hanno amorevolmente riletto il nuovo testo.

 

Finire un romanzo ti lascia una sorta di amaro in bocca che non so descrivere.

 

Quando domenica sera ho fatto clic sulla parola “invio” in basso a sinistra del pc e ho lasciato che l’ultima traccia di Càscara raggiungesse Chiara, mi sono sentita come liberata da un romanzo che mi ha sì preso il cuore e l’anima ma anche moltissimo tempo, fino a sfinirmi.

 

Le mie sensazioni di oggi, a qualche giorno di distanza da quella sera e senza nessuna novità a riguardo, sono ambivalenti.

 

Difficile fare un bilancio della mia esperienza con una editor quando è ancora in corso il nostro lavoro insieme (la seconda versione va valutata così come lo fu la prima) così la lascerò a un momento successivo, quando il tempo avrà fatto decantare le prime sensazioni, quelle che oggi prevalgono e che qui mi preme e mi va di raccontare, se avete voglia di ascoltarmi.

 

Come mi sento?

 

 ➡ Orfana, come quando ti lascia un genitore/romanzo cui ti sei affidata per giorni perché accudisse le tue parole, i tuoi pensieri, le tue fantasie e le restituisse agli altri così come le vuoi raccontare.

 

 ➡ Madre di fronte a un figlio/storia adolescente che ha lasciato la casa natia per andare in cerca della sua strada.

 

 ➡ Donna il cui amore ha chiuso dietro di sé le sue porte per sempre, per trasformarsi in qualcosa di diverso, più grande, forse più doloroso.

Solo il tempo potrà dirlo.

 

Godo di tutte queste sensazioni ancora cupe e rarefatte in silenzio, senza sbandierarle se non qui, in uno spazio che mi consente di proteggere il mio privato dal mio quotidiano.

 

Dentro di me un misto di ansia per il futuro (incerto, come ogni romanzo) della creatura, senso di perdita e di cessazione, gioia infinita per averlo dato alla luce.

 

Una storia che mi rappresenta e che non vedo l’ora di farvi leggere.

 

Sentimenti prevalenti

 

Tra tutti questi sentimenti prevale quest’ultimo, mai abbastanza riconosciuto da chi come me affida alla scrittura il proprio sentire, il proprio intimo conosciuto e sconosciuto, l’inconscio che affiora come un corpo che galleggia nell’acqua salata del mare. Inerme.

 

Un inconscio che chiede udienza e noi, mute scrivane della notte, ci prodighiamo a concederla, affinché possa parlarci attraverso i dialoghi di un romanzo, le scene di una storia, la nostra vita che ritrova una nuova rappresentazione.

 

Ecco cos’è stata per me la fine della stesura del romanzo.

 

Sapere che ce l’ho fatta, nonostante tutto, che ho saputo leggere tra le righe e tenere botta a tutto ciò che intorno a me diceva “Non ce la farai”, compresa me stessa quando ho ceduto alla malinconia, all’incertezza, alla sfiducia.

 

Avere coscienza del percorso, della fatica, della bellezza, degli incontri fatti e delle opinioni che via via ho raccolto.

 

Sapere di avere avuto una visione che ho coltivato, difeso, amorevolmente curato e poi dato alla luce.

 

Qualunque destino abbia Càscara, mai nessuno potrà privarmi di questa bellezza e di tutto ciò che è stato e che comunque sarà.

 

Ho fatto ciò che dovevo fare. Che sentivo di dover fare. Mettermi in discussione più e più volte, rivoluzionare tutto, vivere, stanare la paura di non farcela e sconfiggerla.

 

Tutto questo è scrivere

 

E io sono felice di averlo provato e riprovato con Càscara. Un romanzo che amo molto e che mi ha commosso. Tanto.

 

Spero vedrà la luce in qualche modo perché se lo merita.

E diciamolo, me lo merito anch’io.

 

E voi care Volpi, come vi sentite quando terminate un romanzo? Orfane o liberate?

 

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Luz
4 anni fa

So bene come ti senti, è la stessa sensazione che ebbi io lo scorso anno, quando ultimai l’estenuante revisione del romanzo (è ancora nel proverbiale cassetto, fra impegni di nuova casa, lavoro e teatro non ho potuto occuparmene più).
Ne scrissi un post che rileggere adesso mi provoca un sorriso, perché davvero mi sentii male fisicamente come cercai di spiegare.
Tu hai seguito un iter molto più equilibrato e razionale, hai fatto più che bene.
Quel titolo mi piace molto. 🙂

Barbara
4 anni fa

Sarà per questo che non riesco a finire il mio, oltre i problemi di lavoro (da cui la nuova ricerca e speriamo che vada meglio)? Che di lutti brutti ne ho già avuti abbastanza nella vita, pure sentirmi in lutto per il romanzo…
Con i racconti no, questa cosa non la sento. Racconto chiuso, sotto un altro. Ma un racconto richiede appunto meno tempo, meno “investimento emotivo”.
E aspettiamo Chiara allora!

Marco Amato
4 anni fa

Io quando finisco un romanzo, e adesso sto per concludere il sesto (due pubblicati, tre no), entro nella fase del lutto. Io funziono a multi storie, ne ho tante da scrivere e mi accompagnano negli anni, i personaggi segnano i miei momenti, coinvolgono le mie emozioni. E anche vero che il distacco avviene solo quando i romanzi vengono pubblicati. Mentre i romanzi finiti nel cassetto hanno la possibilità d’essere rivisti, di farmi ritornare dentro la storia, quelli pubblicati sono come i figli andati via di casa, il distacco è forte. Non ci sarà più modo per modificare una scena, inserire un dialogo più profondo.
Ma fa parte del vivere da scrittore questo.
In bocca al lupo per questo tuo picciutteddu. 😉

Grazia Gironella
4 anni fa

Mi riconosco in molte delle tue sensazioni. Di solito per me il sollievo di non dover più rimacinare la storia è così grande da mettere in secondo piano la sensazione di essere orfana, ma nel tuo caso non è la stessa situazione. Càscara è un bel romanzo, ed è vero che la gioia di scriverlo nessuno te la porterà via. Per il resto, incrocio le dita per te. 🙂

newwhitebear
4 anni fa

sensazioni che vengono da dentro. Le hai ben descritte. Sollievo misto a dispiacere perché la tua creatura sta prendendo il volo.

newwhitebear
Rispondi  Elena
4 anni fa

non ho dubbi che prenda il volo e voli alto.

newwhitebear
Rispondi  Elena
4 anni fa

del tutto certo.

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