Credevo di aver scritto la parola fine. E invece
Note intorno alla scrittura

Credevo di aver scritto la parola fine. E invece

Credevo di aver scritto la parola fine. E invece

Ieri era il giorno fatidico.

Quello in cui è arrivata la risposta della editor schiacciasassi Chiara Beretta Mazzotta (ma non le dite che l’ho soprannominata così).

Lo stato d’animo con cui ho atteso e poi affrontato la telefonata è stato dei migliori, sono orgogliosa di me. Niente panico ma consapevolezza e serenità.

D’altronde ho fatto il meglio che potevo, dunque ero pronta per il suo giudizio. E poi ero certa che avrebbe trovato qualcosa da rimettere in sesto.

Per parte mia ho deciso di affidarmi a lei sebbene fosse la prima volta che mi confrontavo con una professionista (la vecchia casa editrice non conta). Mi ispirava fiducia e questo conta.

Che ne so, saranno le vibrazioni sottili.

Ho cercato di cogliere ogni parola della chiacchierata fiume che abbiamo avuto, e sentivo che ognuna di esse mi stava portando qualcosa. Persino le più dure da digerire (che per fortuna non sono state troppe).

Ricevere le critiche non è mai facile.

Ne ho parlato qualche tempo fa sul blog e ci ho girato su persino un video per esorcizzare la questione.

L’empatia conta

La verità è che ci siamo piaciute sin dal primo momento.

Amo le persone che si appassionano del loro lavoro e so riconoscere la professionalità quando la incontro, anche se solo per telefono.

Chiara è una donna affabile, diretta, preparata e colta e ha letto il mio lavoro con attenzione e cura.

Sentirla citare con precisione i nomi dei personaggi, preoccupandosi di pronunciarli correttamente (alcuni sono di origine straniera, non dico di più) , avere in mente le loro storie, le ambientazioni, la sua capacità di avviare una “meta lettura” del testo per tirarne fuori gli aspetti sottesi che devono essere focalizzati, è stato emozionante.

Mi sono sentita rispettata.

Sì, perché la creatura Càscara è mia, l’ho fatta io, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ci sono io tra quelle righe, in quei luoghi, nei dialoghi, tra l’increspatura delle onde.

Sì, vabbè, ma com’è andata?

Chiara non offre risposte definitive alla fatidica domanda: “è pubblicabile?”.

D’altra parte, che domanda è?

Cosa significa “pubblicabile”? Bisognerebbe aggiungere “da chi?”.

Tutto è pubblicabile, in qualunque stato lo si affidi alle stampe.

Certo non è la stessa cosa pubblicare con un editore come si deve, o con uno medio o mediocre. C’è sempre il self (che non è l’ultima spiaggia).

È che io questa volta punto in alto, per questo ho sfidato me stessa.

Se mi fossi accontentata delle ultime due opzioni, non mi sarei di certo rivolta a lei facendo un discreto investimento.

Io voglio rendere l’opera che ho tra le mani quasi perfetta. Questo è il mio obiettivo.

Non so se ci riuscirò, ma non credo che sarei disponibile ad affrontare un’altra revisione (faticosa come quella che vi ho raccontato) per meno di questo tipo di risultato.

Quando riceverò la scheda ci rifletterò sopra attentamente.

Qualche problema di tenuta della trama, alcuni fatti da anticipare per renderli ancora più centrali rispetto alla storia e correggere le trame tangenti che rischiano di andare per la loro strada.

E poi, quel suggerimento buttato lì che mi ha dato il panico:

prova a scrivere alcune parti in terza persona.

Io che nella primissima stesura avevo usato il narratore onniscente, generando un piattume che proprio non funzionava e che ho poi scelto di movimentare con la prima multifocale.

Insomma, tanta roba queste osservazioni e una notte di subbugli.

Poi stamane il risveglio, serena.

E la forza che spunta da qualche parte per dire

Ok, vai avanti

Sfidarsi con una editor di livello è cosa che consiglio a tutt*.

Non trinceratevi di fronte a un “non sono all’altezza delle scrittrici che segue” (ok, Sandra Faè è una bomba ma che c’entra anche noi possiamo esserlo, se crediamo in ciò che facciamo!)

Certo, dovrò lavorarci su.

In fondo la scrittura va bene e i buchi nella trama, le anticipazioni sono cose su cui si può lavorare.

Il resto lo vedremo.

Il fatto è che credevo di avere scritto la parola fine e invece non è così.

Il fatto è che credevo di avercela fatta, ma ho incontrato un muro.

Visto che non posso abbatterlo, ho deciso di scavalcarlo. e mi sto allenando per riuscirci!

Adesso ci rifletterò un pò su e poi comincierò a ri-progettare e a rimettermi di fronte alle mie pagine e a scriverci ancora una volta sopra.

Forse deciderò di partecipare lo stesso al concorsone Dea-Pianeta, in fondo il testo non è malvagio così com’è.

E intanto lavorarci su.

Mi sa che risentirete parlare di qeusto romanzo. Ho già in mente un pò di articoli inerenti alle mie fatiche ;).

E voi, vi affidereste o vi siete già affidati a un editor?

Come gestite le critiche al vostro lavoro?

43 Comments

  • Maria Teresa Steri

    Penso che nel frattempo tu ti sia già rimessa all’opera e d’altra parte non avrebbe avuto senso rivolgersi a un professionista e poi mollare. Non penso esista il romanzo perfetto o la parola fine, quindi è più che giusto che CBM ti abbia dato dei suggerimenti per migliorarlo. Insomma le critiche fanno parte del gioco.
    Io ho avuto esperienza con un editor diversi anni fa, anche per me è stato un consulto telefonico dal quale ho ricavato dei suggerimenti molto validi e la bella sensazione che un esperto avesse letto con attenzione il mio romanzo (che poi non ho mai pubblicato, però). Ho dovuto metabolizzare molto a lungo le sue considerazioni, ne ho accolte alcune, altre le ho scartate perché a mio avviso avrebbero snaturato troppo la storia. E’ bene mantenere il senso critico, a prescindere. Di certo confrontarsi con un addetto ai lavori è un’esperienza molto formativa e intensa per chi scrive.

    • Elena

      Credo Maria Teresa che ogni critica nasconda qualcosa di utile. Anche solo per rinforzare le nostre convinzioni e la nostra idea di bello. Lavorare con un editor é un’esperienza molto interessante che auguro a tutti. Approccio umile e aperto. Il resto viene. Mi sono rimessa già all’opera, lo testimonia l’ultimo articolo pubblicato sul blog!

  • Calogero

    @Elena: un Alien contact ambientato tra le Cicladi e la nave madre di una razza di conquistatori giunti da un mondo lontano.

    Vedrò di ritagliarmi un po’ di tempo per leggere l’articolo.

  • Marina

    Non ho mai lavorato con un editor, anzi sì, con un racconto arrivato in finale a un concorso per il quale era previsto l’intervento di un editor, appunto. Devo dire che parlare con questa persona (per telefono, tra l’altro, quindi con un riscontro diretto) mi è servito molto e sono intervenuta sui punti deboli del racconto segnalati senza problemi, rinunciando qualche volta a espressioni cui mi ero affezionata o aggiungendo elementi migliorativi sulla caratterizzazione del personaggio. Per progetti più consistenti l’esperienza mi manca, ma credo che sia fondamentale confrontarsi con un professionista, qualcuno che faccia bene il proprio mestiere e, per questo, dovendomene servire, un giorno, farei una ricerca e una selezione accurata. Chiaro, un intervento del genere avrebbe un costo per sostenere il quale dovrei credere veramente nell’obiettivo. Comunque sì, un editor serio e competente fa la differenza e se lavora bene sudi, ti disperi, ricominci, ti scoraggi, ma sei certa di essere in buone mani e certa anche che quelle buone mani ti garantiranno l’approdo (che non è sempre o per forza la pubblicazione, ma la sicurezza di avere un testo curato e potenzialmente pubblicabile.)

    • Elena

      La chiave @Marina è proprio il rapporto diretto. La telefonata e, quando c’è, una scheda scritta aiutano a orientarsi nelle cose da fare. Nemmeno io ho abbastanza esperienza, è la terza esperienza che faccio e non è ancora finita, ma mi sto formando l’opinione che senza supporto esterno sia difficile raggiungere l’obiettivo qualità. Tutte le tipologie di professionisti lavorano confrontandosi con altri. Perché lo scrittore non dovrebbe farlo? Ben tornata!

  • newwhitebear

    Affrontato un editor? Certo. Le prime esperienze sono state così così. Mi sono sembrati correttori di bozze ma l’impressione e che volessero lucrare un po’ di soldi. L’ultima è andata decisamente meglio.
    Un testo perfetto? Non credo che esista. Migliorabile? Sì. Se riprendessi il testo uscito dal confronto con l’editor durato qualche mese, e lo rivedessi, di sicuro sarebbe migliorabile.
    Il fatto che ti abbia dato degli spunti, è di certo un buon segno. Vuol dire che la storia è buona

    • Elena

      @Newwhitebear mi hai fatto venire in mente il mio primo editor, quello della casa editrice. Persona splendida ma a mio avviso poco avvezzo all’editing quanto piuttosto alla correzione di bozze, sebbene di livello. Non mi ha spillato soldi, mi ha aiutato ma non quanto avrei voluto. Allora non ero in grado di valutare un lavoro di quel genere, oggi sono un pò più “sgamata”. Prima di affidarsi a qualcuno bisogna avere il tempo e l’occasione per capire quanto vale. Tecnicamente e umanamente. Anche quello conta, sai? Mi ha dato degli spunti e mi è parso ci tenesse. Ma forse è solo illusione. Vedremo

  • Calogero

    Non si può dire che riguardo le questione editor abbia le ide molto chiare, men che meno esperienza, per cui ho quasi paura ad aprir bocca. Di cattivi consiglieri in giro ce ne sono abbastanza, non serve che mi aggiunga.
    Il dilemma è sempre il medesimo: seguo per filo e per segno le indicazioni del professionista anche a costo di snaturare il romanzo o ne prendo per buone alcune e per il resto seguo il cuore?
    La risposta puoi averla solo tu, Elena.
    Se un editor di livello dice che bisogna metterci mano… allora bisognerà pur fare qualcosa; quindi coraggio e olio di gomito: se ci lavori ancora a testa bassa sono certo che una donna del tuo livello può ottenere i risultati che si prefigge 😉
    Tifo per te.

    • Elena

      Grazie @Calogero per il tifo, non mollo! La tua domanda è interessante: seguo le indicazioni o il mio cuore. Sto scrivendo un articolo a proposito di riprogettazione di un romanzo e contiene anche una risposta a questa domanda che in effetti mi sono fatta anch’io. Te ne giro un’altra nel frattempo: se voglios eguire il cuore, chi diavolo me lo fa fare di spendere dei soldi per avere l’opinione di un professionista?
      Altra cosa è valutare le scelte fondamentali. Su queste ci possono essere “opinioni divergenti” altrattanto valide. La risposta in questo caso è il cuore dell’autore, senza dubbio. Ma se c’è un buco nella trama il cuore non servirà a tamponarlo, bisogna lavorarci e basta. Non credi?
      Ps: Ogni opinione qui è ben accetta, non farti problemi. Che io sappia non ci sono geni tra noi ma solo persone appassionate

      • Calogero

        Sempre gentile, Elena 🙂 Infatti la mia può essere giusto un’opinione (da prendere con le pinze).

        Assolutamente d’accordo, i buchi di sceneggiatura non costituiscono argomento di discussione.
        Una trama zoppicante a cui mancano parti fondamentali per una perfetta comprensione bisogna per forza integrarla. Senza dubbio la parola dell’editor a tal riguardo è verbo. Riguardo eventuali tagli si può ragionare. Anche sul montaggio del materiale editoriale si può trovare un compromesso che vada bene tanto all’autore quanto al mercato.
        Rivolgersi a un professionista (ben remunerato!) solo per rigettare tutte le soluzioni che propone concordo che non abbia senso. Una giusta mediazione tra cuore e parere dell’esperto potrebbe essere la soluzione (detta così sembra quasi facile).

        Allora attendo il tuo articolo sulla riprogettazione, tanto più che mi sono messo in testa di riprogettare il mio romanzo. Dal momento che per la mia prima esperienza di scrittura mi sono ritrovato tra le mani una cosetta semplice come la necessità di ricavare una trilogia da un testo nato come romanzo autoconclusivo (lungo 1200 pagine) capirai che da fare ne ho un bel po’. Farebbe comodo anche anche a me un buon editor, purtroppo al momento non ho fondi da destinare a questa esigenza. Ancora una volta dovrò arrangiarmi.

        • Elena

          1200 pagine? Credo sia la prima volta in vita mia che incontro qualcuno capace di tanto. Di che storia si tratta?

          Ps: il mio articolo esce domani . Credo sarà il primo di una serie…

  • Barbara

    Ho commentato là in mezzo ma dico la mia anche qui: per quel poco che conosco Chiara, non mi sarei aspettata risposta diversa. Credo che lei sia esigente, sa il fatto suo, e dato che ogni testo è migliorabile, non credo che ce ne sia uno che arriva alla sua scrivania che abbia una valutazione positiva al 100%. 😀
    Quindi, don’t worry, inforca la penna e continua.

  • Luz

    Credo che tutta questa esperienza insegni che è bene mettersi in discussione. E tu lo hai fatto.
    Io ho quel romanzo ancora in caldo, revisionato moltissimo anche con un aiuto importante, che adesso sta “decantando” nel proverbiale cassetto, perché me ne sono staccata con un malessere fisico come scrissi in un mio post di qualche mese fa. Troppa full immersion, cominciavo ad avere “visioni” ovunque, e non scherzo. 🙂
    Il prossimo passo sarà la proposta a tre editori che ho già scelto. Se non va bene, autopubblico.
    In tutto questo, non mi ritengo un’autentica scrittrice, non spero come tanti di rientrare in una casistica di autori pubblicati e di successo perché so quali limiti ha quel romanzo, che oggi non scriverei.
    Forse, dico forse, quando affronterò un nuovo scritto, allora farò come te, seguirò un iter regolare, affidandomi.
    Comunque, continua così, stai andando benissimo. 🙂

    • Elena

      Grazie @Luz per l’incoraggiamento! Concordo con te sulla scelta di andare avanti su un testo già maturo o almeno maturo per te. Certe volte nemmeno un distacco sufficientemente lungo ci consente di rrecuperare le tante energie dissipate in un lavoro. Anch’io col senno di poi avrei dovuto progettare prima con l’aiuto di qualcuno il romanzo, come in effetti ci suggerisce @Silvia. Ma si sa che la vita ci mette di fronte a un cammino fatto di passi successivi dai quali dobbiamo imparare. Se non lo facciamo (e non ci mettiamo in discussione) non possiamo aspettarci di poter procedere, in nessuna direzione. Sono carica perché è più di un mese che non scrivo, fatta eccezione epr il blog. Dunque ho un pò di pallottole da sparare. Speriamo di prendere bene la mira 🙂

  • Rosalia pucci

    Ciao Elena, la strada giusta è affidarsi a un professionista e accogliere il suo giudizio proprio come stai facendo tu. D’altronde lo hai affermato : voglio raggiungere il romanzo perfetto o quasi. Anch’io sono del tuo stesso parere, la pubblicazione, in qualunque forma avvenga, merita che il lavoro sia presentato al meglio. Forza, con la grinta che hai riuscirai nell’intento

  • Giulia Lu Dip

    Fino ad oggi non mi sono affidata a un editor, solo a dei beta reader di cui mi fido (qualcuno ha fornito consigli che vanno al di là del semplice lavoro di beta). Ho capito che la parola fine non c’è quasi mai, anche per i romanzi che credi di aver finito poi scopri qualcosa da sistemare. Io fossi in te parteciperei lo stesso al concorso DeA planeta, mi sembra un opportunità da non sprecare se hai un romanzo pronto. Ciò non vuol dire che nel frattempo tu non possa lavorarci lo stesso. Le critiche fanno sempre un po’ male, ma se sono costruttive aiutano davvero tanto.

    • Elena

      Ciao Giulia, farò proprio così, ho deciso! IN fondo non ci perdo nulla e magari qualcuno noterà la mia piccola grande Càscara. Chissà…
      Le lettrici beta sono fondamentali per verificare se la storia emoziona, è interessante e coglie alcuni aspetti di modernità anche se parla al passato. Per non parlare dei refusi o di quegli errori che per te sono talmente naturali che non li noti nemmeno più. Io ho avuto la fortuna di sottoporre Càscara a Nadia e Grazia e sono loro gratissima perché senza il loro sostegno non avrei mai avuto il coraggio di madnarlo a CBM. In una parola, tutto fa brodo (frase fatta che CBM mi casserebbe subito)

  • Darius Tred

    Faccio sempre un po’ fatica a inserirmi in questo genere di discorsi: vuoi sapere se mi sono mai affidato a un editor?

    No.
    Non so se mai lo farò. Forse sì. Forse no.
    Ma quel che mi frena non sono le solite menate del tipo quanto mi costa, è bravo, non è bravo.

    Quel che mi frena te lo racchiudo in una domanda di rimando: se mi affidassi a dieci editor diversi, pensi che otterrei dieci risposte uniformi?

    Non credo.
    Si potrebbe obiettare che no, devi sceglierti un editor e seguire sempre quello, che non è possibile lavorare con più editor contemporaneamente, che sarebbe davvero una gran faticaccia, uno spreco di soldi, uno spreco di tempo abnorme… e un sacco di altre cose. Insomma, un editor da solo basta e avanza.

    Però resta il fatto che se ti affidassi a un secondo editor otterresti una risposta diversa. Non parlo tanto di responso migliore o peggiore ma risposta diversa su come e dove intervenire nella tua opera.

    • silvia

      Io non sono così certa che dieci editor ti darebbero dieci risposte diverse. Mi spiego meglio: chiaro che – come ogni tipo di professionista – ognuno ha la sua sensibilità, il suo punto di vista e il suo modo di lavorare e trovare soluzioni. Del resto, se vai da 10 meccanici diversi, probabilmente non avrai dieci diagnosi uguali per la tua macchina, né dieci soluzioni uguali.
      Tuttavia, il mestiere di editor non è un mestiere di opinione ma si poggia su criteri ampiamente riconosciuti. Quindi se la trama ha dei buchi, se la struttura narrativa non funziona, se ci sono troppe digressioni, etc etc, qualsiasi buon editor te lo dovrebbe segnalare. Poi, ti daranno suggerimenti diversi, daranno interpretazioni diverse del perché qualcosa non funziona, ma difficilmente può capitare che il parere di uno sia diametralmente opposto a quello dell’altro. Almeno, per l’esperienza che ho avuto io lavorando con diversi editor, ho questa impressione.

    • Elena

      Ciao @Darius, grazie per essere intervenuto nonostante non sia a tuo agio con queste discussioni, come tu stesso affermi. Potresti avere ragione in merito al discorso sui dieci diversi editor con dieci diverse idee per il tuo romanzo, ma soltanto sulle questioni tecniche e stilistiche. La mia esperienza è appena nata, dunque parlo col cuore più che con il cervello, ma credo che le osservazioni che CBM mi ha fatto su alcuni parti debole della trama e su come migliorare l’intreccio attengano alla tecnicalità che si può apprendere appunto in corsi di scrittura o praticando molto. Immagino che qualunque altro editor di valore avrebbe sollevato le stesse obiezioni. Su cose del tipo: meglio la prima o la terza, meglio che la storia vada a finire in un modo o nell’altro, valorizza più un personaggio che un altro e cose del genere, ecco credo che il compito dell’editor non sia tanto indicare le soluzioni ma solevare riflessioni e fare in modo che sia l’autore a scovare il modo, il suo modo, per dare forza e solidità alla storia.
      Questo approccio incisivo ma mai prevaricante rispetto alle legittime scelte dell’autore è fondamentale. Dunque sono gli editor a dare risposte diverse o siamo noi a fornirle perché sollecitati nel giusto modo?
      A te l’ardua risposta (e a tutte le Volpi che hanno voglia di fare la discussione, ovvio)

      • Barbara

        Io invece sono d’accordo con Darius, pensa un po’. Prima di tutto perché gli editor di una certa professionalità hanno a che fare con agenzie letterarie e agenti, e a seconda dei testi che sono abituati a trattare, possono affinare il loro giudizio verso una direzione o un’altra, anche inconsapevolmente.
        Sarà anche vero che guardano la struttura, i personaggi, i punti di vista, lo stile, il narratore, ecc. però ho raccolto esempi di testi cassati da un editor e fatti pubblicare da un altro, con favore di pubblico. Non sto parlando di Harry Potter eh, ma qualcosa di più recente e nostrano.
        Dunque, dieci editor non daranno dieci risposte diverse, ma tre o quattro opinioni divergenti si.
        Ecco perché nel cercare un editor con cui lavorare, secondo me, si deve valutare anche gli agganci che ha nella filiera editoriale. Se è un investimento che l’autore fa su se stesso, deve considerare anche questo fattore. 🙂

        • silvia

          Be’ però questo vale in prospettiva della collaborazione con un editor in funzione della pubblicazione, non tanto nella prospettiva di produrre un buon testo. Che invece mi sembra l’obiettivo principale di Elena.

        • Elena

          Sono d’accordo con la tua ultima affermazione. Questa è una delel ragioni per cui ho scelto CBM e non altri, come ho già raccontato sul blog

      • Marco Amato

        Io posso dirvi che se un giorno potrò permettermelo (e dico economicamente) prenderò due editor e non uno soltanto.
        Perché come diceva il famoso spot con Accorsi, per noi attempati ricordiamo di sicuro: tu gust is megl che one.
        La bellezza di pubblicare da scrittore indipendente è che sei tu il regista. L’editor è vincolante fino a quando ti convince ciò che ti viene detto. Cosa diversa di un editore che vuol pubblicarti da esordiente e ti dice: o editi il testo come diciamo noi o non ti pubblichiamo.

        Ma a prescindere da questo, la scelta dell’editor è un fattore molto delicato. Io ho sempre detto che scegliere l’editor è come scegliere il medico con cui curarti, devi fidarti ciecamente della sua professionalità. Io ad esempio prima di giungere a Stefania Crepaldi, ho collezionato per anni nominativi di editor. Alcuni mi convincevano di più, altri di meno. Poi è capitato che Stefania aveva svolto una valutazione gratuita a Salvatore. Visto che io quel testo di Salvatore lo avevo letto e dato che avevo dato al nostro amico un giudizio critico, ero curioso di conoscere cosa una professionista avesse colto di quel testo. Salvatore gentilmente mi ha passato il racconto editato e ho esclamato diamine: questa cosa fatta così servirebbe anche a me. Semplicemente perché Stefania aveva sollevato punti e corretto cose del testo di Salvatore, che a me, che pure vorrei fare lo scrittore, che sono abituato a leggere anche autori importanti, erano sfuggite del tutto.

        Ma ho scelto Stefania per il giallo e non Chiara che già conoscevo da parecchi anni, anche per un’altra ragione molto importante.
        Chiara, per quel che io so, effettua un editing del testo a revisione generale. Tu mandi il romanzo a lei, ti segnala tutti i punti che non vanno, tu lo editi, lo rimandi, lei segnala ancora, fino a quando il testo funziona per entrambi.
        Stefania invece mi proponeva un servizio di editing affiancato. Ovvero non il testo completo, ma trenta pagine alla volta. Per me che ero un esordiente, era di vitale importanza avere un professionista che mi permettesse di confrontarmi passo passo con il romanzo.
        Perché come ben dice Silvia, l’editing è un alto momento di formazione per lo scrittore. Impari tantissimo, soprattutto all’inizio.

        Quel che voglio dire è che non esiste un editing immutabile. Dieci editor possono avere dieci metodi differenti e a seconda della propria sensibilità guidarti nella revisione del testo con sfumature anche opposte.

        Ad esempio, nella ricerca dell’editor, ne avevo trovato uno da cui sono fuggito subito. Lui concepiva soltanto i romanzi come alta letteratura. Un Camilleri e un De Giovanni per lui erano da cestinare. Un best seller immondizia. Se ti leggono due soltanto ma lettori colti un successo. Insomma avrei dovuto pagare soldi per suicidarmi nel fondamentalismo letterario.

        Stefania, al mio secondo romanzo editato, mi ha detto che ero cresciuto così in fretta, che fra un po’ non avrei più avuto bisogno di un editor.
        La cosa mi ha lasciato perplesso, proprio perché ad averne la possibilità, io me ne prenderei due di editor.
        Perché il punto focale della questione è semplice.
        Se dopo aver scritto il romanzo con tanta fatica, ti rendi conto che dopo l’editing la storia che avevi impresso su carta è migliorata, hai poco da discutere, l’editing è servito allo scopo.

        Ma soprattutto dall’editing non bisogna aspettarsi rose e fiori o una marcia trionfale. L’editing è un incontro di boxe.
        Ne ho ricevute bordate pesanti e colpi che mi hanno steso al tappeto. Ho passato momenti in cui avrei voluto gettare la spugna e dire che scrivere non faceva per me.
        Stefania c’è andata giù pesante nei confronti. Commenti al vetriolo che mi hanno sconquassato.
        Ma quel confronto anziché annientarmi, mi ha spinto a superare i miei limiti, e se sono diventato un po’ più bravo, se hai lettori è piaciuto e mi hanno chiesto a gran voce il seguito, questo lo devo soprattutto a lei e a me che ho deciso di intraprendere volontariamente questa strada.

        • Elena

          Sono felice che la tua esperienza sia stata positiva. Stefania è un’ottima professsionista che ho conosciuto perché mi ha fatto una scheda gratuita per la prima versione del manoscritto. Per com’era scritto è stata sin troppo buona. Le sue indicazioni mi hanno aiutata e senza dubbio potrebbe essere interessante seguire tre capitoli per volta la revisione e l’editing. Credo che ogni professionista abbia un modo di lavorare differente così che ciascuno di noi possa scegliere quello che gli va più a genio. Non ho chiesto un editing ma una scheda di valutazione eprchè, concordando anch’io con Silvia, non c’è momento di formaizone più alto epr unos crittore che risolvere i problemi del suo manoscritto sotto una guida esperta. Io sto lavorando per quello, certa che il testo migliorerà. Sul lavorare con due editor contemporanemanete invece sono molto perplessa. Non ho mai provato e duqnue mutuo esperienze simili in altri ambiti. Il problema è che potresti essere indotto a sceglire strade diverse che non è detto che si incontrino. Oltre al lavoro gravoso del relazionarsi con due professionisti, mettici anche la differenza, anche solo di metodo, che potrebbe esserci tra di loro. Se si tratta dis egnalare errori, refusi, ripetizioni, mancanza di descrizioni, insomma cose da manuale di scrittura, ok. Ma quando si passa a far funzionare una storia? Dovremmo puntare più su un personaggio o su un altro? Voglio un finale rosa o no?
          Alla fine il bravo editor lavora con te e insieme create un’opera diversa da quella di partenza. Se è così, allora diventa importante la relazione che si stabilisce con l’editor prima del resto, non trovi? Sono una persona metodica e procedo sempre per gradi. Forse sottoporrei il lavoro editato a un altro editor per sentire un’altra opinione, ma lavorare parallelamente no, non mi convince. Qualcuno lo ha fatto per caso?

        • silvia

          Esatto. Sono convintissima anch’io che la differenza tra un editor e un altro passa più che altro dalla sensibilità e, sul piano del rapporto con l’autore, dell’empatia.
          Insomma, io l’editor lo vedo come un allenatore che guida passo passo il proprio atleta.

        • Marco

          No, mi sono espresso male.
          Non intendevo due editor contemporaneamente, non avrebbe senso.
          Semmai due editing successivi.
          Ad esempio, se si pubblica con editore, prima passi dall’editor di tua fiducia, poi dall’editor che ti assegna l’editore.
          O se si pubblica da indipendente, magari prima un editor che ti dia una visisione generale, poi un editing affiancato.
          Ma qual è il senso di questa cosa? Ciò che avevo detto nel commento precedente. L’autore è il regista del suo romanzo. Colui che coordina e sceglie cosa può effettivamente arricchire la propria storia.
          Proprio perché come dice Daurius ogni editor può darti qualcosa di diverso. Questo qualcuno potrebbe considerarlo un punto debole dello scrittore. In realtà la capacità non solo di ascoltare la voce di un tecnico è un arricchimento, ma anche un tecnico non dovrebbe semplicemente soffermarsi su ciò che funziona o su quello che non va, ma dovrebbe riuscire a tirare fuori l’inespresso o il potenziale latente.
          E questo non è un percorso facile, perché ogni scrittore per sua natura, ritiene d’aver scritto un capolavoro, che qualsiasi critica sia sostanzialmente non compresa o eccessiva.
          Lo scrittore deve superare i propri limiti e pensare che l’amore per la propria storia è tutto ciò che conta.

        • Elena

          @Marco scusa effettivamente non ti avevo ben compreso. Il percorso che indichi credo sia abbastanza veritiero per coloro che, dopo essersi affidati a un editor, giungono alla pubblicazione con una casa editrice di medie dimensioni che abbia nella sua scuderia un editor degno di questo nome. Allora si che si tratta di un “doppio” lavoro senz’altro utile . Il tema però è un altro : oggi c’è tanta concorrenza e le aspettative degli editori nei confronti degli autori molto alte. Arrivano a essere proposti per la pubblicazione testi praticamente perfetti. Per riuscire a raggiungere la scrivania del boss che decide la pubblicazione devi mandare un testo che abbia queste caratteristiche. Se si ritiene di poter ottenere questo risultato da soli, ottimo cosí. Altrimenti la scelta di farsi supportare, almeno all’inizio o per i primi romanzi (poi suppongo che la cosa diventi più semplice) diventa necessaria. Ed è proprio l’amore per la nostra storia che ce la fa compiere. Grazie per questo chiarimento

  • silvia

    Secondo me lavorare con un editor è fondamentale, non solo per il testo in oggetto, ma proprio per la propria formazione di scrittore. Sono certa che le indicazioni non vadano viste come una botta d’arresto, semmai come un trampolino di lancio.
    Tu poi sei una persona che sa cogliere le opportunità e ti vedo già china sul tuo testo a lavorare per ottenere un ottimo libro. Che poi, indipendentemente da chi lo pubblichi, è il risultato più importante.
    Io, per il romanzo a cui sto lavorando e che non so se vedrà mai la luce, ho iniziato a lavorare con la mia editor ancora prima di iniziare a scrivere, cioè in fase di creazione della struttura. Questa volta, finche non avrò una struttura solida, non scriverò nemmeno una riga. Anche se i tempi stanno diventando molto lunghi. Pazienza, non ho fretta. 😉

    • Elena

      Silvia hai toccato uno dei nodi centrali del lavoro con l’editor: il corso di scrittura personalizzato proprio per te. E per di più su un tuo testo che vuoi pubblicare. Non mi aspettavo questo risvolto, credevo di ricevere un giudizio articolato, qualche suggerimento per migliorarlo e una valutazione sulla pubblicabilità. Non avevo pensato al fatto che in realtà l’editor ti conduce trasferendoti nozioni che spesso non hai o che non hai usato la meglio. Un trainig, quello della soluzione dei problemi di un manoscritto, che sono certa servirà più di un corso di scrittura generalizzato per molti. Ma so che su questi temi potremmo avere opinioni differenti. Tu sei avanti e già progetti con lei. Serve un rapporto consolidato e una fiducia totale nell’editor. Sono felice per te. Quanto al resto ” ti vedo già china sul tuo testo a lavorare per ottenere un ottimo libro”, tolta l’ultima frase, ci hai visto giusto 😉

  • Marco Amato

    Elena mi dispiace tanto. So perfettamente come puoi sentirti, ci sono passato anch’io dalle fauci di Chiara. E lo dico in senso buono, per me lei è un punto di riferimento importante. Io non sono il tipo consolatorio, del vedrai la prossima volta andrà meglio. So che la vita cadenza i suoi battiti con l’incertezza dell’inponderabile.
    Però ti posso dire che che la valutazione non positiva di Chiara è stata una delle cose più positive che mi sian capitate nella mia esistenza. Senza Chiara e poi Stefania Crepaldi, l’altra mia fortunata editor, non avrei potuto pubblicare con maggiore consapevolezza da scrittore indipendente e di certo non avrei ottenuto i feedback positivi, che in alcuni casi, come accaduto di recente, mi hanno ridato forza e risollevato dai momenti di buia fatica.
    Come concludere? Con la cosa più ovvia. Se ami la tua storia, se fa parte della tua vita e delle tue emozioni, custodiscila con lo scudo della passione. Credi in lei fino in fondo, perché lei, ha solo bisogno di te.
    Un caloroso abbraccio.

    • Elena

      Prendo al volo l’abbraccio perché freddo a parte ne ho proprio bisogno! Sia Chiara che Stefania sono ottime professioniste, credo però che abbiano gusti e caratteristiche differenti. Di sicuro è una buona idea rivolgersi a loro e sono felice che anche tu abbia riscontrato un miglioramento nel tuo lavoro che ristabilisca un pò di equilibrio nei sentimenti.
      Credo anch’io che sia stata la botta più significativa della mia vita. Prima di tutto (da leggere alla Giggino) perché le sue osservazioni sono molto pertinenti e condivisibili e poi perché mi costringe a tornare su un testo che avendo lasciato riposare per più di un mese mi appare del tutto perfettibile e forse senza troppa fatica. Lo dico mentre ho appena cominciato a ragionare sul come rimetterci mano, dunque potrei smentirmi.
      Amo la mia storia, anche se è complessa al punto che anch’io ho rischiato di perdermi. Ma ora ce l’ho in testa più di prima e sono pronta. Voglio arrivare alla fine di questa esperienza ma sin da ora posso dire: “Perché non ci ho pensato prima di affidarmi a un editor?”. Grazie a @Nadia e a @Sandra per avermela suggerita, la schiacciasassi 😀

  • Grazia Gironella

    Non ho mai cercato un editor, ma non è detto che abbia fatto bene. In ogni caso sai che Càscara mi è piaciuto molto, perciò sono sicura che troverà la sua via. Capisco bene che effetto ti faccia l’idea di rimetterci le mani – è capitato anche a me, più di una volta! – ma ne varrà la pena; e poi puoi sempre prenderti uno stacco, per evitare la nausea. 🙂

    • Elena

      Mi sta capitando il contrario. Stamattina presto ho cominciato a riprogettare il romanzo e a trovare soluzioni ai problemi che mi ha posto. Le cose funzionante nella testa, vediamo nella penna. Voglio che la prossima volta che lo leggerai ti lasci senza parole! Per ora l’esperienza con la editor è positiva. Mi ha criticata senza pietà e mi ha fatto bene. Non tanto quanto le amiche che apprezzano e sostengono il suo mio lavoro

  • Sandra

    Macché bomba! Una bomba a orologeria che presto esploderà, al massimo. Sono solo una che si fa un certo mazzo ma che non è arrivata poi così lontano. Ho sempre creduto in Chiara, per me è il meglio sulla piazza come competenze e onestà intellettuale. Ci siamo già parlate in privato, Elena. Affronta quel muro! Avrei dovuto conservare la prima stesura che mandai a Chiara de Le affinità affettive, mi disse “ah un memoir? Peccato che non sei la Parodi, quindi non gliene fregherà una mazza a nessuno.”
    Proprio incoraggiante, però è uscito il romanzo che è uscito, ecco.
    Per qualsiasi cosa, sai dove trovarmi.
    Un abbraccione

    • Elena

      Un muro alto e scivoloso, fatto di limiti che conosco e cose che per ora non comprendo. Ce la metterò tutta. Stavolta non mi accontento. Certo che Chiara quanto a chiarezza… 😀

  • Banaudi Nadia

    Sarebbe stata meglio un’altra risposta, ma migliorare un testo già molto buono è non solo possibile ma doveroso. Corrisponde al giusto rispetto che un’opera merita. E visto che Cascara ti é costata energia e tempo ora non mi aspetto nulla di meno di altrettanta dedizione.
    A volte penso che le strade pianeggianti ci annoino, non so perché!

    • Elena

      Sembra proprio, cara Nadia, che non abbiamo il tempo di annoiarci! C’è sempre qualche sassolino nell’ingranaggio che ci tiene vigili! Qualcosa di cui farei sicuramente a meno ma pensa se non ci avessero fatto quelle critiche opportune come sarebbero rimaste le nostre storie… Càscara è una sfida complessa. Non è detto che la vinca ma voglio provarci. Domani mi metto al lavoro!

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