Ieri era il giorno fatidico, quello in cui è arrivata la risposta di Chiara Beretta Mazzotta che mi ha schienata. Il difficile rapporto con la editor è un elemento che non avevo considerato, ma posso dire che è una discussione che vale la pena di portare avanti, pur nella fatica.
Lo stato d’animo con cui ho atteso e poi affrontato la telefonata è stato dei migliori, sono orgogliosa di me. Niente panico ma consapevolezza e serenità. D’altronde ho fatto il meglio che potevo, dunque ero pronta per il suo giudizio. E poi ero certa che avrebbe trovato qualcosa da rimettere in sesto.
Per parte mia ho deciso di affidarmi a lei sebbene fosse la prima volta che mi confrontavo con una professionista (la vecchia casa editrice non conta). Mi ispirava fiducia e questo conta. Che ne so, saranno le vibrazioni sottili.
Il difficile rapporto con la editor
Ho cercato di cogliere ogni parola della chiacchierata fiume che abbiamo avuto, e sentivo che ognuna di esse mi stava portando qualcosa. Persino le più dure da digerire (che per fortuna non sono state troppe).
Ricevere le critiche non è mai facile.
Ne ho parlato qualche tempo fa sul blog e ci ho girato su persino un video per esorcizzare la questione.
Specie quando non si ha abbastanza esperienza per capire qual è il ruolo di una editor. ma tutto si impara, basta darsi del tempo.
L’empatia conta
La verità è che ci siamo piaciute sin dal primo momento. Amo le persone che si appassionano del loro lavoro e so riconoscere la professionalità quando la incontro, anche se solo per telefono.
Chiara è una donna affabile, diretta, preparata e colta e ha letto il mio lavoro con attenzione e cura.
Sentirla citare con precisione i nomi dei personaggi, preoccupandosi di pronunciarli correttamente (alcuni sono di origine straniera, non dico di più) , avere in mente le loro storie, le ambientazioni, la sua capacità di avviare una “meta lettura” del testo per tirarne fuori gli aspetti sottesi che devono essere focalizzati, è stato emozionante. Mi sono sentita rispettata.
Sì, perché la creatura Càscara è mia, l’ho fatta io, con i suoi pregi e i suoi difetti. Ci sono io tra quelle righe, in quei luoghi, nei dialoghi, tra l’increspatura delle onde.
Sì, vabbè, ma com’è andata?
Chiara non offre risposte definitive alla fatidica domanda: “è pubblicabile?”. D’altra parte, che domanda è?
Cosa significa “pubblicabile”? Bisognerebbe aggiungere “da chi?”. Tutto è pubblicabile, in qualunque stato lo si affidi alle stampe.
Certo non è la stessa cosa pubblicare con un editore come si deve, o con uno medio o mediocre. C’è sempre il self (che non è l’ultima spiaggia).
È che io questa volta punto in alto, per questo ho sfidato me stessa. Se mi fossi accontentata delle ultime due opzioni, non mi sarei di certo rivolta a lei facendo un discreto investimento. Io voglio rendere l’opera che ho tra le mani quasi perfetta. Questo è il mio obiettivo.
Non so se ci riuscirò, ma non credo che sarei disponibile ad affrontare un’altra revisione (faticosa come quella che vi ho raccontato) per meno di questo tipo di risultato. Quando riceverò la scheda ci rifletterò sopra attentamente.
Qualche problema di tenuta della trama, alcuni fatti da anticipare per renderli ancora più centrali rispetto alla storia e correggere le trame tangenti che rischiano di andare per la loro strada. E poi, quel suggerimento buttato lì che mi ha dato il panico:
prova a scrivere alcune parti in terza persona.
Io che nella primissima stesura avevo usato il narratore onnisciente, generando un piattume che proprio non funzionava e che ho poi scelto di movimentare con la prima multifocale. Insomma, tanta roba queste osservazioni e una notte di subbugli.
Alla fine il lavoro l’ho fatto, e ho scritto come ci sono riuscita nel post Trasformare un testo dalla prima alla terza persona narrante
Poi stamane il risveglio, serena. E la forza che spunta da qualche parte per dire
Ok, vai avanti
Sfidarsi con una editor di livello è cosa che consiglio a tutt*. Non trinceratevi di fronte a un “non sono all’altezza delle scrittrici che segue” (ok, Sandra Faè è una bomba ma che c’entra anche noi possiamo esserlo, se crediamo in ciò che facciamo!)
Certo, dovrò lavorarci su. In fondo la scrittura va bene e i buchi nella trama, le anticipazioni sono cose su cui si può lavorare. La scrittura è un sentiero impervio e faticoso
Il fatto è che credevo di avere scritto la parola fine e invece non è così.
Il fatto è che credevo di avercela fatta, ma ho incontrato un muro.
Visto che non posso abbatterlo, ho deciso di scavalcarlo. e mi sto allenando per riuscirci!
Adesso ci rifletterò un po’ su e poi comincerò a riprogettare e a rimettermi di fronte alle mie pagine e a scriverci ancora una volta sopra. Forse deciderò di partecipare lo stesso al concorsone Dea-Pianeta, in fondo il testo non è malvagio così com’è. E intanto lavorarci su.
Mi sa che risentirete parlare di questo romanzo.
E voi, vi affidereste o vi siete già affidati a un editor?
Come gestite le critiche al vostro lavoro?
Ps: con un po’ di caparbietà e lavoro, Càscara è uscito, pubblicato da PubMe. Non demordete, mai!





Penso che nel frattempo tu ti sia già rimessa all’opera e d’altra parte non avrebbe avuto senso rivolgersi a un professionista e poi mollare. Non penso esista il romanzo perfetto o la parola fine, quindi è più che giusto che CBM ti abbia dato dei suggerimenti per migliorarlo. Insomma le critiche fanno parte del gioco.
Io ho avuto esperienza con un editor diversi anni fa, anche per me è stato un consulto telefonico dal quale ho ricavato dei suggerimenti molto validi e la bella sensazione che un esperto avesse letto con attenzione il mio romanzo (che poi non ho mai pubblicato, però). Ho dovuto metabolizzare molto a lungo le sue considerazioni, ne ho accolte alcune, altre le ho scartate perché a mio avviso avrebbero snaturato troppo la storia. E’ bene mantenere il senso critico, a prescindere. Di certo confrontarsi con un addetto ai lavori è un’esperienza molto formativa e intensa per chi scrive.
Credo Maria Teresa che ogni critica nasconda qualcosa di utile. Anche solo per rinforzare le nostre convinzioni e la nostra idea di bello. Lavorare con un editor é un’esperienza molto interessante che auguro a tutti. Approccio umile e aperto. Il resto viene. Mi sono rimessa già all’opera, lo testimonia l’ultimo articolo pubblicato sul blog!
@Elena: un Alien contact ambientato tra le Cicladi e la nave madre di una razza di conquistatori giunti da un mondo lontano.
Vedrò di ritagliarmi un po’ di tempo per leggere l’articolo.
Take your time
Non ho mai lavorato con un editor, anzi sì, con un racconto arrivato in finale a un concorso per il quale era previsto l’intervento di un editor, appunto. Devo dire che parlare con questa persona (per telefono, tra l’altro, quindi con un riscontro diretto) mi è servito molto e sono intervenuta sui punti deboli del racconto segnalati senza problemi, rinunciando qualche volta a espressioni cui mi ero affezionata o aggiungendo elementi migliorativi sulla caratterizzazione del personaggio. Per progetti più consistenti l’esperienza mi manca, ma credo che sia fondamentale confrontarsi con un professionista, qualcuno che faccia bene il proprio mestiere e, per questo, dovendomene servire, un giorno, farei una ricerca e una selezione accurata. Chiaro, un intervento del genere avrebbe un costo per sostenere il quale dovrei credere veramente nell’obiettivo. Comunque sì, un editor serio e competente fa la differenza e se lavora bene sudi, ti disperi, ricominci, ti scoraggi, ma sei certa di essere in buone mani e certa anche che quelle buone mani ti garantiranno l’approdo (che non è sempre o per forza la pubblicazione, ma la sicurezza di avere un testo curato e potenzialmente pubblicabile.)
La chiave @Marina è proprio il rapporto diretto. La telefonata e, quando c’è, una scheda scritta aiutano a orientarsi nelle cose da fare. Nemmeno io ho abbastanza esperienza, è la terza esperienza che faccio e non è ancora finita, ma mi sto formando l’opinione che senza supporto esterno sia difficile raggiungere l’obiettivo qualità. Tutte le tipologie di professionisti lavorano confrontandosi con altri. Perché lo scrittore non dovrebbe farlo? Ben tornata!
Affrontato un editor? Certo. Le prime esperienze sono state così così. Mi sono sembrati correttori di bozze ma l’impressione e che volessero lucrare un po’ di soldi. L’ultima è andata decisamente meglio.
Un testo perfetto? Non credo che esista. Migliorabile? Sì. Se riprendessi il testo uscito dal confronto con l’editor durato qualche mese, e lo rivedessi, di sicuro sarebbe migliorabile.
Il fatto che ti abbia dato degli spunti, è di certo un buon segno. Vuol dire che la storia è buona
@Newwhitebear mi hai fatto venire in mente il mio primo editor, quello della casa editrice. Persona splendida ma a mio avviso poco avvezzo all’editing quanto piuttosto alla correzione di bozze, sebbene di livello. Non mi ha spillato soldi, mi ha aiutato ma non quanto avrei voluto. Allora non ero in grado di valutare un lavoro di quel genere, oggi sono un pò più “sgamata”. Prima di affidarsi a qualcuno bisogna avere il tempo e l’occasione per capire quanto vale. Tecnicamente e umanamente. Anche quello conta, sai? Mi ha dato degli spunti e mi è parso ci tenesse. Ma forse è solo illusione. Vedremo
Non si può dire che riguardo le questione editor abbia le ide molto chiare, men che meno esperienza, per cui ho quasi paura ad aprir bocca. Di cattivi consiglieri in giro ce ne sono abbastanza, non serve che mi aggiunga.
Il dilemma è sempre il medesimo: seguo per filo e per segno le indicazioni del professionista anche a costo di snaturare il romanzo o ne prendo per buone alcune e per il resto seguo il cuore?
La risposta puoi averla solo tu, Elena.
Se un editor di livello dice che bisogna metterci mano… allora bisognerà pur fare qualcosa; quindi coraggio e olio di gomito: se ci lavori ancora a testa bassa sono certo che una donna del tuo livello può ottenere i risultati che si prefigge ;)
Tifo per te.
Grazie @Calogero per il tifo, non mollo! La tua domanda è interessante: seguo le indicazioni o il mio cuore. Sto scrivendo un articolo a proposito di riprogettazione di un romanzo e contiene anche una risposta a questa domanda che in effetti mi sono fatta anch’io. Te ne giro un’altra nel frattempo: se voglios eguire il cuore, chi diavolo me lo fa fare di spendere dei soldi per avere l’opinione di un professionista?
Altra cosa è valutare le scelte fondamentali. Su queste ci possono essere “opinioni divergenti” altrattanto valide. La risposta in questo caso è il cuore dell’autore, senza dubbio. Ma se c’è un buco nella trama il cuore non servirà a tamponarlo, bisogna lavorarci e basta. Non credi?
Ps: Ogni opinione qui è ben accetta, non farti problemi. Che io sappia non ci sono geni tra noi ma solo persone appassionate
Sempre gentile, Elena :) Infatti la mia può essere giusto un’opinione (da prendere con le pinze).
Assolutamente d’accordo, i buchi di sceneggiatura non costituiscono argomento di discussione.
Una trama zoppicante a cui mancano parti fondamentali per una perfetta comprensione bisogna per forza integrarla. Senza dubbio la parola dell’editor a tal riguardo è verbo. Riguardo eventuali tagli si può ragionare. Anche sul montaggio del materiale editoriale si può trovare un compromesso che vada bene tanto all’autore quanto al mercato.
Rivolgersi a un professionista (ben remunerato!) solo per rigettare tutte le soluzioni che propone concordo che non abbia senso. Una giusta mediazione tra cuore e parere dell’esperto potrebbe essere la soluzione (detta così sembra quasi facile).
Allora attendo il tuo articolo sulla riprogettazione, tanto più che mi sono messo in testa di riprogettare il mio romanzo. Dal momento che per la mia prima esperienza di scrittura mi sono ritrovato tra le mani una cosetta semplice come la necessità di ricavare una trilogia da un testo nato come romanzo autoconclusivo (lungo 1200 pagine) capirai che da fare ne ho un bel po’. Farebbe comodo anche anche a me un buon editor, purtroppo al momento non ho fondi da destinare a questa esigenza. Ancora una volta dovrò arrangiarmi.
1200 pagine? Credo sia la prima volta in vita mia che incontro qualcuno capace di tanto. Di che storia si tratta?
Ps: il mio articolo esce domani . Credo sarà il primo di una serie…