Scrivere in prima persona è naturale. Ma cosa succede quando devi trasformare un testo in terza persona?
Che si tratti di una biografia, di un articolo o di un testo professionale, il passaggio non è solo grammaticale: è una questione di prospettiva.
La terza persona permette di dare maggiore oggettività al testo, di rendere più chiara la distanza tra chi racconta e chi legge. È lo strumento ideale per biografie, articoli professionali, testi narrativi o comunicazioni in cui vogliamo che il lettore percepisca l’osservatore più che il protagonista.
Come trasformare un testo dalla prima alla terza persona (guida pratica)
Ho dovuto imparare questa trasformazione dopo che la mia editor mi aveva messo in guardia: quel cambiamento avrebbe rafforzato la storia.
Così mi sono messa a lavorare su questo nuovo obiettivo, riscontrando notevoli difficoltà.
Mettere in discussione l’io narrante che avevo scelto per la mia storia è stato prima di tutto un lavoro su me stessa, poi bisogna accettare la necessità di sperimentare.
Qui vi racconto la mia esperienza passata che mi ha portato a pubblicare Càscara
Da dove partivo: il punto di vista multifocale
Cominciamo col dire come avevo impostato l’intreccio. Per crearlo, oltre a una serie di storie e sotto storie, avevo scelto il punto di vista multifocale, ovvero affidato a più personaggi il compito di raccontarsi in prima persona e far procedere la storia.
L’idea mi era stata suggerita da una editor che aveva letto una primissima stesura del testo, tutta in terza persona con narratore onnisciente.
Nella sua scheda di valutazione gratuita mi aveva suggerito la lettura di Tracy Chevalier e del suo La dama e l’unicorno, che ho provveduto a recensire in una delle mie pillole che trovi a questo link.
Leggendo il romanzo era nato in me il desiderio di dare una propria voce ad alcuni personaggi della mia storia, così mi sono messa a lavorare sodo per riuscirci.
Sceglierli è stato piuttosto semplice; non posso nemmeno dire di averci impiegato troppo tempo, perché, come spesso capita, sono venuti fuori e mi hanno detto:
Eccomi, voglio raccontare io la tua storia!
Avevano bisogno di una voce, di un linguaggio proprio, di una serie di caratteristiche che da un capitolo all’altro permettessero al lettore di essere riconosciuti subito, senza indugi o spaesamenti.
Uno di loro insisteva addirittura per raccontare lui stesso parte della storia. Un bambino di nome Michelino. Che potevo fare, l’ho accontentato.
Se vuoi leggere com’è andato a finire il mio lavoro, puoi leggere Càscara, lo trovi qui.
Mi sono resa conto di quanto sia difficile scrivere con un punto di vista multifocale e ho lavorato sulla caratteristica di una voce narrante, e poi ci ho scritto un post: Creare i personaggi di una storia.
Quando usare la terza persona
Usiamo la terza persona quando vogliamo:
- dare al testo un tono più distaccato o professionale;
- parlare di noi stessi in maniera più oggettiva;
- raccontare storie dove il focus è sull’azione o sui fatti più che sulle emozioni personali;
- creare una narrazione più flessibile, adatta anche a lettori esterni o a contesti pubblici.
Io alla fine ho optato per questa soluzione:
- tenere la prima persona sul narratore della storia, al presente e al passato
- trasformare le altre voci in narrazione in terza persona.
Il risultato ha avuto un grande successo. Ne sono davvero felice.
Come trasformare un testo: esempi pratici
Il passaggio dalla prima alla terza persona richiede attenzione.
Non basta cambiare “io” in “lui/lei” o “noi” in “loro”: bisogna adattare il tono, i verbi e talvolta la struttura delle frasi.
Non so come facciano i veri scrittori, ma io quando devo trasformare un testo dalla prima alla terza persona procedo così:
- Seleziono le parti del testo che necessitano di revisione
- Sovrascrivo sostituendo l’io narrante
- Riformulo il punto di vista con cui la scena è vista dal lettore
- Cambio l’enfasi e le emozioni che voglio trasmettere adattandole al nuovo io narrante
Facciamo alcuni semplicissimi esempi:
Prima persona: “Ho iniziato a scrivere per passione, senza pensare a un pubblico.”
Terza persona: “Ha iniziato a scrivere per passione, senza pensare a un pubblico.”
oppure:
Prima persona: “Ogni giorno mi sforzavo di migliorare, imparando dagli errori.”
Terza persona: “Ogni giorno si sforzava di migliorare, imparando dagli errori.”
Errori da evitare
Quando trasformi un testo in terza persona, fai attenzione a:
- non mescolare prima e terza persona nello stesso testo;
- mantieni coerenza nel tempo verbale e nello stile;
- adatta il tono al contesto: una semplice sostituzione dei pronomi non basta;
- ricorda sempre chi è il protagonista e chi è il narratore.
Una nuova prospettiva per il tuo romanzo
Cambiare l’io narrante non è l’unico modo per offrire una nuova prospettiva al tuo romanzo.
Ci sono molti modi differenti per farlo, oltre al punto di vista puoi agire sul narratore:
- creare flash back
- creare flash forward
- usare lo spazio e le dimensioni (sì, anche quelle dei personaggi!)
- oppure usare il tempo, passato presente e futuro.
Se vuoi sapere come cambiare la prospettiva del tuo romanzo, ne ho scritto qui.
Conclusione
Non esistono limiti alle stesure e nemmeno ai tentativi di tenere in piedi una storia, in un modo o nell’altro, se ami quella storia.
A volte si può partire con le idee apparentemente chiare e impostare il romanzo in un dato modo e in una successiva stesura rivoltarlo come un calzino. Magari per poi, alla terza, tornare, parzialmente, sui propri passi, come è capitato a me.
La cosa importante non è sbagliare, ma tentare di rimediare senza perdere la speranza. In fondo, se sono a questo punto è perché ho fatto molta strada (e molti errori) prima di ora.
Cambiare prospettiva da prima a terza persona non è solo un esercizio tecnico: significa prendere distanza, guardare i fatti da un’altra angolazione e dare al lettore una voce più chiara e coerente.
Siete pronti a cambierete il punto di vista della vostra storia?
Vi è mai capitato di riscrivere un testo in terza persona?





Scrivere il mio commento se può facilitare una polemica non me ne avere, però il tuo blog mi appare come lo di Severgnini, postati di qualche anno fa e non solo, come mai? Lavori poco sul web oppure hai lasciato per scrivere? se così migliore io sto perdendo troppo tempo in questo modo e il mio libro fugge portando con sé idee. Saluti.
Buongiorno Thalia, ti do il benvenuto sul blog! Non conosco il blog di Severgnini ma stimo il suo lavoro, quasi mi lusinga il paragone . Questo articolo in effetti è di qualche tempo fa. In realtà il blog è aggiornato ogni settimana. Oggi è uscito un mio articolo sul linguaggio di genere. Prova a cliccare su home page o sull’intestazione dove c’è la Volpe rosa e dovresti arrivare a una versione un pò più… Aggiornata! Ti aspetto e grazie per il tuo commento
Premetto che non sono in una fase così avanzata come la tua. E quindi dovrei essere l’ultimissimo a parlare. Non mi è mai capitato di dover riprogettare un romanzo cambiando punti di vista, registri e quant’altro. Se mai dovesse capitarmi, non penso di essere in grado di farlo, anche perché quando nasce una storia da raccontare, mi nasce così, con la prima o con la terza persona. E ho come la sensazione che la stessa storia, cambiandone persona, non funzionerebbe.
Però penso che l’artista sei tu, la creatività è la tua. Se una storia ti nasce così, tendenzialmente penso che deve restare così, nel rispetto della tua creatività e della tua capacità. Magari non funzionerà e non piacerà, ma sarà solo per altri motivi. E cambiandone la persona, non è affatto detto che funzionerebbe meglio.
In altre parole (e parlo da lettore): quando un romanzo ti prende, ti prende. Punto. Il lettore, proprio perché catturato (dalla tua creatività, bravura, ecc…), dovrebbe venirne assorbito così tanto da non fare nemmeno caso alla persona con cui la storia viene narrata. Non notando il punto di vista (perché “preso”), vuoi che si metta lì a fare ipotesi tipo “era meglio scriverlo in terza o in prima…”. Non avrebbe nemmeno il tempo, impegnato com’è a voltare pagina! :-D
Quanto all’editor, mi pare di capire che hai consultato due editor per il romanzo in questione. Faccio l’avvocato del diavolo: cosa direbbe un terzo editor? :-P
Ma mi fermo qui, perché non voglio ricadere ancora una volta nei soliti discorsi.
Mi chiedo solo se stravolgimenti così “strutturali” non mortifichino la creatività di chi scrive.
Ecco, forse il lavoraccio è proprio quello: mantenere alto il livello della propria creatività, nonostante lo stravolgimento strutturale.
Non riapriamo la querelle sugli editor! Abbiamo già dato . Sono d’accordo con te sul fatto che non si debba stravolgere un testo e intaccarne la creatività, ma qui parliamo d’altro. Se vuoi davvero veicolare un messaggio, devi farlo nel modo più efficace. Se un registro non rende bene e, per ragioni varie, non coinvolge il lettore anche se è il tuo registro abituale bisogna cambiarlo. Per lo scrittore può darsi che sia perfetto, magari per un lettore no. Forse avrei dovuto sin da subito rivolgermi a una sola editor e non avrei dubbi oggi su chi scegliere. Ma non rinnego nulla. La prima stesura era talmente acerba che Stefania è stata davvero paziente nel considerarla con tanta attenzione. Preciso che nessuno mi ha mai imposto alcuna modifica. Non so se si tratti di pregiudizi o di altro ma un editor non impone nulla. Se sei abbastanza aperto sei tu a cogliere e a trasformare il testo in ciò che vuoi. Per questo ho parlato di (ri) progettazione e non di stravolgimento… Comunque, confermo : è un lavoraccio
Immagino che tu avessi già pensato di fare qualcosa del genere (o qualcosa di meglio, più probabilmente)…
Mi hai parlato del guest post e il grillo parlante che vive dentro di me si è subito montato la testa. Porta pazienza, gli rimetto la museruola e riaccorcio il guinzaglio (magari stavolta glielo metto a strozzo così me ne libero una volta per tutte).
Mettigli la museruola dopo aver scritto il post!
Caspita, ti aspetta un duro lavoro! In pratica la tua prima stesura in terza persona poteva andar bene. Comunque c’è poco da fare, non resta che metterti al lavoro e passo dopo passo potrai riscrivere le parti in terza persona. Ha ragione Nadia sarà una bella palestra, ma sono sicura che riscrivendo troverai nuovi spunti e il romanzo crescerà.
Un lavoraccio Giulia, però bello è stimolante. Il lavoro più bello che abbia mai fatto.
Porca miseria, Elena! Un vero peccato che tu non abbia tenuto la stesura in terza persona; avresti avuto una traccia su cui lavorare. Va be’, pazienza, non tutto è perduto.
Qualcosa del genere lo faccio su fb: prendo alcuni stralci del mio romanzo, scritto in terza persona, e li riscrivo in prima per postarli. Divertente (perlomeno se fatto a piccole dosi).
Se vuoi farti un’idea precisa di cosa significa ’10 personaggi – 10 voci diverse’ ti suggerisco di analizzare Buick 8 di Stephen King.
Non avrei potuto Calogero tenere la vecchia stesura. Nel frattempo la storia è maturata e ha raggiunto una maturità diversa
Quella prima stesura la considero un buon esercizio, ma nulla di più. Ce l’ho sul pc. Quando tutto sarà finito andrò a riguardarla. Grazie per il suggerimento di lettura. Ne vuoi parlare qui? Se ti va ti ospito con un guest! Fammi sapere
Niente panico, Elena: suddividi l’operazione in tante operazioni di piccola entità (il romanzo in capitoli, i capitoli in sezioni, le sezioni in paragrafi) e affrontale una per volta così da non porti nella condizione psicologica di dover affrontare un mostro abnorme (o almeno è ciò che farei io) ;) .
P.S.: se devi fare lavoro di taglia e cuci, tipo spostare alcune parti in posizioni diverse da quella che occupano, ti suggerisco di farlo prima di iniziare la conversione della persona narrante. Eventuali aggiunte invece potresti scriverle già in terza così dopo non sarà necessario convertirle.
Mi piace l’idea del guet post, grazie per l’invito :)
Ci sentiamo via mail per i dettagli.
Ottimo. Grazie per i suggerimenti