Si fa un gran parlare delle conseguenze di certe parole pronunciate un po’ per dolo e un po’ per distrazione, come se farlo a ogni piè sospinto servisse a esorcizzarne le conseguenze. Continuare a ricordare agli altri, a mo’ di pagliuzza nell’occhio, che le parole hanno conseguenze ci libera dalla necessità di non pronunciarle noi stesse, di riflettere sul nostro linguaggio che dà forma al nostro comportamento e al nostro pensiero.
Anche io mi sono occupata in questo blog di parole che fanno male. Qui invece voglio occuparmi di quelle che possono fare del bene.
Perché se vedo con chiarezza il velo del tempio da squarciare (oggi citazioni evangeliche a go-go, mi sia perdonata questa vanità) non sono altrettanto certa di poter affermare che le mie parole producano sempre le conseguenze positive che vorrei.
Dunque più che un post oggi una sorta di auto-ammonimento o, se preferite, di pedagogia per via della scrittura, che sempre svolge una sua funzione maieutica, di cui in effetti non riesco più a fare a meno.
Le parole gentili hanno conseguenze
Si diceva, dunque, il lato positivo dell’uso delle parole. La comunicazione positiva fortifica, conferma, rafforza, valorizza.
Al contrario, lo sfogo, la violenza repressa, l’essere un numero insignificante della società – come spesso siamo portati a sentirci – produce una tale nevrosi, una tale quantità di energia negativa che ci viene naturale reprimerla, per evitare più severi conflitti.
Ma la repressione, o la rimozione, in alcuni casi, non è forse il modo per comprimere a tal punto quell’energia negativa da farla esplodere in modo improvviso?
E come può esplodere un’energia in modo incontrollato? In tanti modi, la maggior parte dei quali violenti. Ma ve n’è uno che spesso lacera più di qualsiasi altra arma: la parola.
La parola che ha conseguenze nefaste sull’animo dell’altro e – questo, di solito, ci colpisce meno – anche sul nostro.
Viviamo immersi in un flusso continuo di parole. Parliamo, ascoltiamo, leggiamo, scriviamo. Comunicare è una delle attività più naturali per noi esseri umani, tanto che spesso diamo per scontato il peso delle nostre parole. Ma ogni parola pronunciata, ogni frase scritta, ha un effetto. Le parole creano, modificano, influenzano. A volte feriscono, è vero, ma più spesso creano relazioni, rapporti, sorrisi, lievi momenti di inaspettata allegria.
Come un sorriso al momento giusto, un tocco, una parola, si può cambiare il mondo, il nostro mondo perlomeno!
L’ultima parola positiva che ho ricevuto mi ha steso al tappeto per quanto era inaspettata. Qualcosa capace di trasformare un momento difficile in un momento superabile. Un regalo che porto con me.
Parole che generano fiducia e amore
Fate una prova, una soltanto. Alla prossima occasione di contrasto, anche lieve, in cui vi sovviene l’idea di usare una di quelle parole che sapete già possono lacerare ulteriormente il rapporto o produrre fastidio, finanche dolore, usate invece – al contrario – parole di piena fiducia e accoglimento delle idee altrui.
Fatelo sinceramente, che le parole non sono stupide: capiscono quando le usi per forma e non per sostanza.
Il risultato spiazza. Totalmente. E crea una connessione, costruisce ponti, genera empatia – qualcosa di cui si parla tanto e spesso a sproposito.
Non parlo solo di un “grazie” o di un “scusa” detto al momento giusto, ovvero quando l’altro ne ha bisogno ma anche voi ne avete.
Credetemi, ho avuto a che fare con persone che, pur platealmente nell’errore, si sono ben guardate dal pronunciare queste piccole e indifese parole. Che peccato osservare il lato misero della vanagloria.
Piuttosto sperimentate la forza di un “mi fido di te” che costruisce un legame, o di un “ce la fai” che può dare la spinta necessaria quando la sfida è troppo difficile.
È il tono che fa la musica
E poi, badate al tono con cui le pronunciate. E’ il tono che fa la musica è una delle frasi ricorrenti nell’educazione che mi ha impartito mia madre. Con la sua modesta scolarizzazione sapeva molto bene la forza delle parole, per il bene e per il male, e con quella sua frase che ripeteva ogni qualvolta doveva correggere un mio comportamento, mi riportava a un’immagine musicale che mi faceva da subito cedere le armi. Il tono ha un senso e un significato profondo.
La parola “forza” detta con un certo tono suona come un incoraggiamento. Detta con un altro, richiama un giudizio negativo, incitandoti a fare le cose meglio di come sei stata capace di farle fino ad ora.
Come questo, molti altri esempi si potrebbero fare, validi anche nella scrittura.
Il linguaggio, infatti, non è solo il significato letterale delle parole, ma anche il modo in cui vengono dette. Un’affermazione neutra può diventare offensiva se pronunciata con sarcasmo o con durezza.
Parole per rimuovere
Oltre a creare o distruggere legami, le parole possono anche operare delle vere e proprie rimozioni. Ogni volta che scegliamo di non nominare qualcosa, la rendiamo invisibile. Questo accade a livello personale, quando rimuoviamo dalla nostra memoria eventi dolorosi o scomodi semplicemente evitando di parlarne, ma anche a livello sociale e culturale.
Ne so qualcosa, visto che sto credo ancora elaborando un lutto.
Intere narrazioni possono essere cancellate o riscritte attraverso l’uso delle parole. Pensiamo al linguaggio politico o mediatico: ci sono parole che vengono strategicamente omesse per influenzare la percezione di un evento, e parole che vengono scelte per alterare il significato della realtà.
Anche nel quotidiano, la scelta di non dire qualcosa è un atto di potere: può proteggere, ma può anche escludere e negare.
Pensate alle conseguenze di questa potenza sulle persone! Mi viene in mente questo processo di rimozione operato con il linguaggio quando si parla di patriarcato. Anzi, quando non se ne parla abbastanza. O di morti bianche o di torture nei Centri per il Rimpatrio e così via.
Una responsabilità personale
Usare le parole, anche selezionando quelle giuste, ficcanti, da pronunciare senza esitazioni quando è necessario, è una responsabilità personale.
Non possiamo controllare ciò che gli altri dicono, ma possiamo scegliere le nostre parole con cura. Possiamo praticare l’empatia, la gentilezza, l’attenzione. Possiamo riconoscere il potere che abbiamo ogni volta che apriamo bocca o scriviamo un messaggio. Perché, in fondo, le parole non sono mai solo parole: sono azioni. E ogni azione, lo sappiamo, ha delle conseguenze.
Può fare paura. Se pronunciamo parole in linea con la nostra coscienza, la paura svanirà. Ho provato io stessa.
Le parole che scegliamo oggi potrebbero modellare il mondo di domani. Restano per sempre con noi e hanno vita propria che dura nel tempo.
Usiamole con amore e rispetto, per noi stesse e per gli altri.
Quali conseguenze, positive o negative, hanno avuto le parole nella vostra vita?
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Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore perché lavoro con le parole (da insegnante e praticante il teatro) e ho una vera passione per la parola scritta e “parlata”. Le parole richiedono grande competenza, perché come scrivi tu il tono e il peso di ciascuna lo decidiamo noi. In particolare nel mio laboratorio teatrale ragazzi dedico molto tempo al tono, una stessa parola o frase pronunciata in modi diversi suscita reazioni diverse. Per non dire del modo in cui fare arrivare la tua parola da insegnante a chi deve ascoltare, e poi ogni sfumatura di significato riguardante questo mondo e tutti i suoi limiti, dai social fino ai vari faccia a faccia di potenti che non sanno più come si dialoga.
Cara Luz, sarei proprio curiosa di assistere a una tua lezione sul tono! Sai cosa penso renda ancora più difficile comunicare bene? Il fatto che comunichiamo non in presenza. Lo facciamo sui social, qui sui blog, nelle video call e così via e ci perdiamo la mimica, il tono, l’enfasi o l’emotività che le parole accompagnano. Quanta ricchezza che ci neghiamo! In realtà nella maggior parte dei casi non si può fare diversamente, ma recuperare spazi come il teatro , spazi liberi da condizionamenti di programmi, cose da fare, eccetera eccetera, possono davvero svolgere un ruolo gigantesco nell’incremento della consapevolezza della potenza delle parole e delle Loreo conseguenze. Recitare in fondo è questo: suscitare reazioni con le parole di altri. O è una versione troppo riduttiva del teatro? :)
Io credo molto nel potere delle parole, proprio per questo cerco di usarle bene, anche perché quelle volte che mi sono scappate parole inappropriate per stanchezza, stress o altre motivazioni, mi sono sempre pentita, le parole cattive verso gli altri alla fine fanno male anche a me. Sulle parole positive degli altri nei miei confronti confido sempre meno, ma quando arrivano mi fanno piacere. In passato mi è capitato di ricevere delle parole di conforto da persone che conoscevo poco, per esempio quando morì mia madre, una collega più grande di me (io allora avevo 31 anni e lei era intorno ai 50) con cui non avevo un rapporto molto stretto, mi mandò un biglietto molto affettuoso, quelle parole mi fecero bene, furono un balsamo per il mio dolore e le fui grata, tanto che mi ricordo ancora adesso del suo gesto.
Le parole belle degli sconosciuti o quasi! Che regalo meraviglioso! Mi ritrovo nel tuo racconto con la tua collega. Devo dire che le parole usate bene hanno sempre un effetto su di noi, per il bene o per il male. Non voglio fare la santa, anche io uso e ho usato parole cattive, certe volte ti vengono a dentro non puoi proprio fermarle. Poi mi sento male, mi riempio la testa di dubbi. Quanto meglio sarebbe se non le avessi pronunciate! SAolo che le parole sono come le mail: quando le mandi non puoi più revocarle :) Tocca fare davvero attenzione
Persone che non sanno o meglio non vogliono usare le parole scusa e grazie ne ho conosciute tante, soprattutto sul lavoro.
Credo che se siamo qui siamo tutti d’accordo su quanto una comunicazione gentile sia da perseguire, m anche di quanto non è facile nel momento del conflitto.
Un’altra cosa che trovo insopportabile in ambito professionale sia lo svilimento, usare parole come “coglione” invece di incapace per descrivere le prestazioni di un altro, non è edificante, mai.
In questi giorni ho avuto molto a che fare con un’agenzia per la messa a punto di un viaggio e l’operatore è stato di una gentilezza estrema, l’ho visto con due stonate che dovevano cambiare i biglietti del treno e mai ha perso la calma neppure per un secondo. Con me si è instaurato un rapporto proprio bello, ma non sarebbe stato così se alla base non ci fossero state cortesia e competenze di alto livello. Dovrebbe essere così sempre.
Ci sarebbe tanto da dire, per esempio che in questi tempi bui la comunicazione politica non + più comunicazione ma solo propaganda.
Oppure che a me che sembra di parlare in maniera normalissima vengo spesso accusata di usare – sempre in ufficio – un linguaggio troppo forbito perché il livello lessicale, la quantità di parole usate, è talmente scaduto che questo è il risultato. Finché si seguono personaggi tra influencer e televisivi di dubbio spessore andremo sempre peggio.
Cara Sandra, sai che l’osservazione sul parlare forbito la fanno anche a me? Soprattutto quando uso certe parole che io credo di uso comune e invece, a quanto pare, sono specie di rarità. Come ad esempio pernicioso, mi hanno quasi presa in giro per mesi. Pernicioso, che sarà mai? Io amo le parole ricercate, nella mia vita quotidiana le perdo, per le ragioni che tu stessa declini, così le vado a ricercare nei libri, in alcuni soprattutto. Da ragazzina avevo sempre un dizionario con me. Volevo conoscere tutte le parole e quando ne trovavo una ignota, andavo subito a cercarne il significato. Il vocabolario è stato uno dei miei migliori amici. Adesso che ci penso, mi viene voglia di riaverlo accanto a me, come un tempo…
Ciao Elena. Le parole veicolano i sentimenti, gli stati d’animo, le gioie, le preoccupazioni umane. Sono del parere anche io che in questo momento la maggior parte delle parole esprimano astio e violenza generando spesso reazioni sconsiderate. Personalmente mi è capitato di assistere per strada a scambi verbali che in un crescendo di toni abbiano portato allo scontro fisico. C’è poi un utilizzo delle parole che ha come scopo intenzionale la mortificazione: proprio ieri un’amica mi raccontava di come i genitori, ottantenni, si erano sentiti umiliati da una coppia di giovani che, dopo avere parcheggiato l’auto con le ruote sopra al marciapiedi (erano quindi in torto), li avevano apostrofati come “vecchi rincoglioniti” solo perché si erano sommessamente lamentati di non poter più transitare sul marciapiedi a causa dello spazio ridotto. Ma i due spavaldi contravventori avranno pensato che la loro infelice espressione avrebbe generato umiliazione e frustrazione nell’anziana coppia? O forse sono talmente abituati a sentire parole punitive che nemmeno avranno realizzato di avere sbagliato?
Se devo fare un bilancio ho ricevuto più parole negative che benefiche soprattutto nell’ambito familiare e il senso di amarezza che queste hanno provocato in me a volte torna a farsi sentire. Dal canto mio preferisco ponderare bene prima di usare le parole e sono convinta, come dici tu, che a volte una parola garbata e accogliente riesca a spiazzare e smorzare un atteggiamento irruente.
I tuoi ricordi cara Paola sono quelli di molte di noi. Pensa che non mi viene in mente una sola occasione in cui mia madre mi abbia detto “ti voglio bene”. AL massimo qualche complimento, sempre molto tirato. Forse è proprio per questa esperienza che oggi do molto valore alle parole, perché la conseguenza di quelle parole mancate è stata per anni una scarsa autostima e una incapacità di volermi bene davvero. Non che sia sempre colpa degli altri, il problema è che certi comportamenti si introiettano ed è difficile poi rinunciarvi, bisogna lavorarci, molto. Noi in fondo lavoriamo con le parole ed essere consapevoli delle loro conseguenze è una sorta di etica che nella scrittura come nella comunicazione penso sia fondamentale.
Certe parole hanno spezzato presunte amicizie, e nella mi stupidità ancora covo rancore.
Beh, non sei l’unico Franco a soffrire per causa di parole mal dette. Devono essere state parole molto ferenti se ancora le ricordi e se il loro effetto travalica il tempo. C’è un modo per sostituirle?
Dovrebbe esistere e sicuramente colpa mia che non supero.. faccio fatica a somatizzare comportamenti che mai mi sarei sognato di subire e ancor meno di poter attuare, anche nei confronti delle persone peggiori..
Un abbraccio e Buona Pasqua ancora!
Abbracci a te. Le persone peggiori bisogna in effetti allontanarle e basta!