Scrivere al calor bianco

Scrivere al calor bianco

«Non scriva mai un racconto al calor bianco. Le stufe dell’inferno sono piene di manoscritti non pubblicati che sono stati scritti al calor bianco»

Jack, London. Pronto soccorso per scrittori esordienti

 

Uno dei saggi sulla scrittura che CBM mi ha consigliato (chi è CBM? Leggi qui) è Pronto soccorso per scrittori esordienti, di Jack London.

Prima che lei me lo suggerisse, avevo letto di questo autore soltanto Zanna Bianca. Soltanto, per modo di dire.

Zanna Bianca è un romanzo che ti resta attaccato alla pelle, molto a lungo.

Credevo che London fosse un rude avventuriero e non mi sarei mai figurata Jack alle prese, ancora piuttosto giovane, con una miriade di fans.

Conseguenze di una fama che si era conquistato piuttosto in fretta, con il duro lavoro e tanto olio di gomito e spremitura di meningi.

Quando acquistai Pronto soccorso per scrittori esordienti ne ricavai subito un’ottima impressione.

Abbandonati i panni dell’avventuriero dei ghiacci, restava solo un rude crittore di successo che dispensa consigli a frotte di scrittori esordienti pendenti dalle sue labbra.

Lo testimoniano le lettere di risposta agli aspiranti scrittori e scrittrici come la povera Ethel Jennings, rea di aver compiuto, come esordiente, due imperdonabili errori:

  1. Bucare completamente l’ambientazione del suo romanzo
  2. Scrivere al calor bianco


Calor bianco: cosa significa

L’espressione usata da London mi ha colpito parecchio.

Essendo un po’ malmessa con la fisica, materia che ho sempre amato senza essere ricambiata, sono andata a cercare su un dizionario la definizione di calor bianco.

Calor bianco: temperatura attorno ai 2000 °C, alla quale un corpo riscaldato assume colore bianco;

fig. al calor bianco. Stato, momento di estrema tensione, situazione surriscaldata

Dunque il consiglio del caro vecchio Jack era piuttosto semplice: qualcosa del tipo pensa prima di agire.

Per scrivere occorre una buona dose di calma interiore

La cara Ethel aveva buttato giù il suo manoscritto senza badare troppo alla forma, presa da una ispirazione mistica e da un non so che di entusiasmo misto ad azzardo tipico di chi è agli inizi della sua esperienza di scrittura.

Quante volte siamo convinte che il furor mistico sia quanto di meglio possiamo assicurare ai nostri lettori?

Per capire se siamo fuori strada oppure no, immaginatevi il giorno dopo l’ascesi mistica scrittoria: siete tornati con i piedi per terra, mentre la vostra opera è sempre lassù, tra i divani delle fumerie d’oppio o cose del genere.

Vi ci riconoscete?

Se oggi dovessi rileggere i primi abbozzi di romanzi scritti negli anni, ne resterei inorridita, per quanto potrebbero sembrarmi distanti dalla giusta forma e sostanza che oggi pretendo da ciò che scrivo.

Eppure avevo il coraggio di farli circolare, senza vergogna!

La fretta di mettere all’onor del mondo la nostra scrittura induce il principiante in errori grossolani.

Si dice che ogni errore abbia il suo rimedio, ma non tutti i rimedi giungono in tempo e soprattutto sono capaci di cancellare una brutta, se non bruttissima, prima impressione.

Il suggerimento di non scrivere al calor bianco è dunque per me molto calzante.

Scrivere richiede una buona dose di calma interiore.

L’energia, il calor rosso, l’entusiasmo che ci coglie in un momento di creatività non è da confondersi con il momento in cui scriviamo.

Se non vogliamo procedere di revisione in revisione, occorre far decantare l’idea, prendere nota, immaginare il prosieguo, individuarne i limiti e le potenzialità e infine tentare di renderla reale.

Scrivere è un processo creativo delicato, qualunque interferenza o eccesso puo’ danneggiarlo.

In questo caso, potreste prendere un colpo di calore.

La calma interiore è tutto nello scrivere.

Vi ripara dalla rabbia e dai suoi eccessi, dalla vanagloria e dall’esaltazione.

Non parlo della calma che forse penserete di ottenere da un momento di relax o di riposo.

Piuttosto la calma che deriva dal silenziare il chiacchericcio mentale che danneggia il vostro processo creativo.

Quando scrivete non deve esserci nulla intorno a voi che distragga il vostro obiettivo.

Se sarete in grado di trovarla, apprenderete il modo in cui i grandi autori producono i loro capolavori.

Tenete la temperatura sotto controllo, per evitare che la pagina bruci.

In definitiva credo che il senso delle parole di Jack London stia tutto nel non appiattire la narrazione essendo preda di un unico sentimento o emozione.

Se il vostro racconto o il vostro romanzo somigliano a un immenso mare fermo, piatto e incolore, fermatevi.

Forse state sbagliando strada.

Abbassate la temperatura e godetevi l’universo di colori di cui la vostra storia ha bisogno.

In fondo, ne avete bisgno anche voi.

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Commenti

  1. Ho letto questo libretto alcuni anni fa (ne avevo fatto anche un post con i consigli di London che mi erano piaciuto di più) ma non ricordavo questa faccenda del calor bianco… Mi pare un consiglio sensato, a volte occorre fermarsi e valutare con la massima calma cosa stiamo scrivendo, soprattutto in fase di revisione. La furia creativa mi prende molto di rado, purtroppo! Di certo quando si montano le lenti della razionalità, sono dolori…

    1. Sono nella tua stessa situazione, difficilmente mi faccio prendere dalla frenesia se non in prima stesura. E poi mi ci vuole un sacco di tempo per riportare il tutto a una forma decente. In definitiva non so se mi giovi o penalizzi, a dire la verità

  2. Ma dato che io ho a che fare con ingegneri e fisici, quando ho letto “al calor bianco” ho pensato al tono luminoso della lampadina che illumina la scrivania, il tavolino, la tastiera o il taccuino. Eh si, perché c’è la il calor bianco, il calor blu, il calor giallo, e così via. Anche se in negozio di solito ti chiedono solo “Luce gialla o luce bianca?” oppure “Luce calda, neutra o fredda?”
    E il tono della lampadina corrisponde comunque a quanto arriva a scaldarsi: quelle “al calor bianco” sono le più calde, arroventate… arrabbiate. Per uffici e abitazioni di solito si usa la luce gialla, solo per negozi e supermercati si usa la luce bianca (a parte alcune luci particolari studiate per le esposizioni). Io scrivo alla luce naturale o gialla.
    Tutto torna, insomma. 😉

    1. Si torna Barbara e mi pare anche sensato. Da oggi le Volpi che intendono cambi lampadina sanno cosa chiedere nei negozi specializzati . Bu domenica

  3. Il libro mi incuriosisce molto, credo che l’aggiungerò agli altri manuali di scrittura creativa che ho acquistato negli anni. Bello il “calor bianco”, non ne conoscevo l’utilizzo nel campo della scrittura! Per quanto mi riguarda è azzeccatissimo, cerco sempre di non lasciarmi prendere dall’euforia e dalla “baldanza” creativa, e di non perdere l’obiettività. Un abbraccio;)

    1. Ciao Rosalia, non avevo mai sentito parlare di questo opuscolo che in realtà è una raccolta di lettere e appunti di suggerimenti per la scrittura per autori esordienti. Forse è prezioso proprio per questo : un approccio emotivo a un testo che lo ha sollecitato. Forse anche London ha lottato contro il calor bianco, chi lo sa… Abbraccio ricambiato

  4. credo sia una delle regole elementari, la “scrittura di pancia”, alias “emotiva”, alias “al calor bianco”, non potrà mai essere vincente perchè riduttiva e mortificante, mai lucida. London è uno dei pochi scrittori morti prima dell’avvento della scrittura creativa (ormai obsoleta) considerabile “ever green).

    1. Sono convinta che di questo autore vada recuperata la grandezza. Amo la letteratura dell’ottocento e primo novecento e non credo risentirò di un ipotetica crisi della scrittura creativa (di cui in effetti non mi sono mai occupata). Mi incuriosisce il perché stia morendo. Ne hai idea?

      1. ti riporto un piccolo stralcio del mio corso di scrittura:

        Nel 1920 Henry Albert Phillips pubblicò negli Stati Uniti: The plot of the short Story, uno dei primi manuali di scrittura creativa. Per quanto innovativa e interessante, questa futuristica forma di espressione letteraria iniziò a diffondersi solo anni dopo, parallelamente all’esplosione di due nuove professioni: cronista d’assalto e sceneggiatore cinematografico. L’esigenza di usare un linguaggio più diretto, incisivo e narrare eventi/storie senza seguire regole predefinite né protocolli, creò una vera e propria corrente di pensiero letteraria. La scrittura creativa è prossima a compiere un secolo, evento che la rende anacronistica, soprattutto in funzione dei radicali cambiamenti avvenuti negli ultimi 30anni. Grazie al web e successivi derivati, la comunicazione scritta, anche spicciola, è arrivata a coinvolgere ogni ceto/fascia. Un tempo la scrittura era elitaria, oggi è la forma di comunicazione più diffusa. Tutto questo rende obsoleta quella “creativa”, per meglio dire, impossibile pensare che la suddetta “evoluzione” non influenzi la narrativa moderna, non mi riferisco certo al linguaggio. Non è un numero fisso e nemmeno un percorso obbligato, semplicemente una alternativa che ha la capacità di penetrare il mercato e soddisfare nuovi target. Chi ama la classica non cambierà strada, così come non la cambieranno gli appassionati della scrittura creativa ma niente fermerà nuove forme di scrittura.

        1. Io sono una cultrice della scrittura classica. In fondo è tutta la vita che mi danno della vetero, sarà così anche per la scrittura 😀 Sono sempre poco incline a ctegorizzare tutto. La scrittura, alla pari del linguaggio, subisce modifiche continue ed è difficile da irregimentare in qualche forma prefissata. Forse la scrittura creativa è stata una forma di liberazione dagli schemi funzionale in un certo periodo storico. Oggi, hai ragione, siamo già oltre: la scrittura quasi non esiste e stiamo tornando ai segni. Emoticon, per esempio, e tutto ciò che esprime un concetto attraverso un’immagine.

        2. Condivido in pieno i concetti base del tuo commento, io insegno scrittura contemporanea, una forma espressiva figlia della scrittura creativa e nipote (passami la parentela) della classica. Non credo esistano posizioni più distanti delle mie dal categorizzare e irregimentare. Certo la scrittura è un’arte che ha punti inamovibili ma sono aspetti tecnici, non di certo creativi. Mirare a una utenza giovanile di cultura medio alta, significare abbracciare nuove concezioni esistenziali e quindi narrative. Un mondo in costante e repentina evoluzione ha bisogno di una letteratura moderna, appunto, contemporanea. Tutto ciò non sminuisce ne avvilisce l’universo classico, tutt’altro, è base indispensabile.

        3. Credo che per abbracciare nuove concezioni esistenziali occorra viverle. Non dovremmo forse scrivere solo di cio che possiamo provare? O forse si possono descrivere emozioni sconosciute? Me lo chiedo spesso

        4. Bella domanda

          Uno scrittore le emozioni dovrebbe inventarle e trasmetterle, non descriverle.

          La letteratura leggera (romanzi e/o racconti) è suddivisibile in due sezioni: 1) COMUNICATIVA, 2) NARRATIVA. La prima riguarda gli aspiranti scrittori e non solo, incapaci di staccare il cordone ombelicale dal proprio vissuto, la seconda è peculiarità dei professionisti, cioè autori capaci di elaborare romanzi senza attingere minimamente al proprio percorso di vita. Qui si evince la differenza tra “comunicare” e “narrare”. Tecnicamente parliamo di ORDO NATURALIS (scrittura emotiva/intimista) e ORDO ARTIFICIALIS (scrittura razionalmente calcolata), il salto di qualità consiste proprio nel passare da “ON” a “OA”.

          Uno degli aspetti della scrittura contemporanea riguarda proprio la demolizione di molti luoghi comuni: “chi scrive, scrive sempre la stessa cosa…”, “in ogni romanzo c’è qualcosa di autobiografico…”, “i libri migliori sono quelli scritti inventando la storia strada facendo (nemmeno Jack Kerouac ha osato tanto)…! Scrivere un libro significa partorire una idea, progettarla e realizzarla senza lasciare niente al caso, un buon testo è come un Rolex, ogni componente ha un senso, una dimensione, una funzione organica.

          Negli ultimi decenni il rapporto scrittore/lettore è cambiato molto, Il contatto “diagonale” (dal basso verso l’alto) è diventato “orizzontale”, sono cambiate le esigenze, sono cambiati gli approcci e sono cambiati anche i linguaggi, su tutti fronti. Un bravo scrittore è e deve essere anche un bravo psicologo, un bravo sociologo, un acuto osservatore capace di percepire ciò che altri non vedono, ovviamente non devono mancargli intuito e sintesi.
          Le concezioni esistenziali delle nuove generazioni ci circondano h24, ci toccano, ci coinvolgono, non sono un qualcosa di estraneo.

        5. ho letto, post divertente, ironico e simpatico 🙂
          formulette che insegnano ai corsi di scrittura creativa per casalinghe annoiate.
          In rete ne trovi a quintali, tra l’altro ci sono pure pesanti inesattezze ma va bene così 😉

  5. Ottimo consiglio che io, senza conoscere l’espressione “calor bianco”, metto in pratica già da un po’. Ci sono arrivata da sola, studiando le conseguenze di certi miei atteggiamenti di fronte alla scrittura. Questo lasciare decantare frenesia ed emozioni eccessive rallenta inevitabilmente il mio lavoro, ma mi dà più soddisfazioni.
    Mi piace parlare di “calor bianco”: ora che ho scoperto il suo significato, citerò più spesso questa espressione 😉

    1. Si è fantastica ed era la prima volta in assoluto che ne sentivo parlare! Mi piacciono le similitudini, arricchiscono la scrittura. Dimostra che London è un grande autore, troppo incasellato nella letteratura per ragazzi

  6. Avevo sentito parlare di Pronto soccorso per scrittori esordienti, ma ammetto di aver pensato che non valesse la pena di prestare fede ai suggerimenti che contiene perché, secondo me, inadatti ai tempi attuali e quindi non gli ho dato una possibilità.
    Il consiglio di scrivere “in preda” alla calma interiore non mi sembra per niente campato in aria. Magari ricredermi non sarebbe sbagliato.

    Grazie per avermelo fatto riscoprire, Elena.

    1. Beh è un opuscolo che anche a me, quando l’ho scaricato, è parso scarno e privo di interesse. Ma si scopre procedendo nella lettura e al termine recuperiamo il senso generale. Una delle rare volte in cui mi è capitata una simile esperienza di lettura…

  7. Eh sì, scrivere al calor bianco (grazie di avermi fatto scoprire cos’è) ha i suoi rischi… Un po’ di entusiasmo mistico ci sta in prima stesura, ma dopo servono occhi obiettivi… meglio se più di due. 🙂

    1. Sono in sintonia con te cara Grazia. La tua scrittura testimonia questa tua convinzione. Ci vuole equilibrio e ogni tanto una bella borsa del ghiaccio

  8. Anch’io mi sono finora limitata a conoscerne i romanzi d’avventura, ma mi sa proprio che questo libro s’ha da leggere. Non conoscevo questa espressione, mi piace, anche se resto un po’ scettica sul consiglio in sé.
    A volte, le migliori idee, i passaggi ben costruiti stilisticamente, vengono proprio nei momenti di questo “furore” scrittorio. Magari la regola in sé è validissima, ma poi ammette le proprie eccezioni.

    1. Come sempre per ogni regola ci sono le eccezioni. Per esempio la poesia. Non mi sono mai mai cimentata, ma alcuni aforismi, che invece amò molto, vengono esattamente così, come una luce bianca scaldata da un immenso fuoco interiore. E il teatro? Come la vedi questa espressione nel tuo campo d’azione?

      1. Purtroppo non ti puoi permettere questo “flusso di coscienza” se fai drammaturgia. Se è vero che il teatro non ammette sofismi, è pur vero che una scrittura troppo di pancia, immediata, non va bene. Ogni personaggio deve muoversi, agire, parlare, alla ricerca di una cosa che si chiama “credibilità”.

        1. La credibilità è essenziale anche nella scrittura. Non parlo solo dei personaggi, ma diversi ogni cosa che creiamo dalla nostra fantasia. Che poi pesca a piene mani dalla realtà. Ma la racconta sempre in modo diverso, come Queneau ha voluto dimostrare.

  9. A parte i classici romanzi di Jack London, avevo letto qualche anno fa “Memorie di un ubriacone” che parla non solo del suo difficile rapporto con le bevande alcoliche, ma anche della disciplina in rapporto alla scrittura. Probabilmente per calor bianco intende uno stato di anarchia e caos sulla pagina che poi è difficile ridurre a più miti consigli. 🙂

    1. Chissà che razza di manoscritto le aveva mandato la Ethel per farlo “accalorare” cosi tanto! Se penso ai miei primi tentativi di scrittura, ritrovo ciò che tu chiami anarchia. In realtà mettere ordine a una storia è una delle cose più importanti e complicate che abbia imparato, a proposito di scrittura. Mi è piaciuta molto l’espressione. A volte cercarne una giusta vale un intero romanzo

  10. veramente curioso questo altro aspetto di London, che ho conosciuto oltre Zanna Bianca anche con Martin Eden.
    Dal tuo link ho ricavato che dovrei comprarne un bel toto di libri di scrittura e moh! cosa faccio? Non compro nulla, rinuncio alla fama – tanto la fame la faccio lo stesso – e basta.
    Comunque interessanti i tuoi post sulla scrittura

  11. Scrittura come meditazione, mente calma, zero chiacchiericcio interiore, centrati su di sè e sulle proprie percezioni: non l’avevo mai vista in questo modo. Io trovo sia così bello scrivere d’impulso…poi, certo, tanto materiale non sopravvive alle successive verifiche, o viene modificato. Credo che il processo creativo abbia una prima fase più istintiva ed emozionale e una seconda razionale, costruttiva e organizzativa.
    Però su questa cosa del calor bianco dovrò riflettere…

    1. La questione come sempre non è esclusiva : scrivere d’impulso è un buon viatico per buttare giù le idee esattamente come le sentiamo. La giovane autrice che London striglia ha commesso l’errore di essersi fermata li. Ma so che questo suscita le critiche dei puristi della creatività, contrari da sempre allo spostamento del testo su un piano più razionale, ovvero pensato, ragionato. Che poi sono convinta se c’è davvero originalità, emerge sempre. Mi è servita questa riflessione più di quanto avessi immaginato

  12. Stamattina faccio fatica, te lo dico eh. Quindi il calor bianco seppur bruciante, che dà l’idea di un certo ardore narrativo anche interessante, non va bene perché monocolore e noi dobbiamo tendere all’arcobaleno?

    1. Tardivamente ti chiedo come mai faticassi ieri. Nottataccia? Il calor bianco concentra tutto in un punto e tu ti perdi tutto il resto. E un po’ di colore, non guasta mai…

  13. Quel titolo di London lo volevo comprare, ma poi l’ho lasciato perdere (e non so nemmeno perché). Forse perché avevo letto “Martin Eden” e non mi era piaciuto moltissimo.

    1. Martin Eiden è una sua biografia. Da quel che so di lui, diciamo che non mi attira particolarmente. Però i romanzi d’avventura sono forti e questo saggio più interessante di ciò che sembra di primo acchito

  14. Espressione davvero curiosa questa, che ammetto di non avere mai sentito prima, alla pari del libro che non conoscevo. In effetti ha il suo senso perché scrivere in preda alla confusione creativa può non tenere conto dei parametri richiesti per una narrazione avvincente e fluida. Solo a mente fredda si notano le ‘magagne’ e si risolvono. Quindi tu ora sei nella luce del calor bianco, per la stesura di Cascara?

    1. Cara Nadia, io ho vissuto a lungo al calor bianco, ma mai per la scrittura. Non certo per merito mio : quando ho il furore creativo spesso non ho la possibilità di mettermi immediatamente a scrivere e così per amore o per forza ci devo riflettere su. Cosa che mi è servita parecchio, specie nella vita. Sono curiosa di sapere di te, piuttosto

      1. Io sono più una da furore creativo che spazza via abitudini, orari e stanchezza, il furor bianco lo vedo bene in fase di revisione, ma al momento sto alternando le due fasi visto che ogni volta che rivedo il testo mi ritrovo a riscriverlo…

        1. Furor bianco in fase di revisione? Credo che per me sia l’esatto contrario! Mi prende l’estasi creativa in fase di prima stesura e poi mi devo tenere al computer! L’unica cosa che faccio sotto trnce sono i tagli: quelli mi danno una soddisfazione che non credevo… 😀

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