Come riprogettare il tuo romanzo
Scrittura

Come riprogettare il tuo romanzo

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Mi sono rimessa a lavorare su Càscara, il romanzo che da tempo sto cercando di terminare per poterlo finalmente pubblicare.

Dopo il fatidico responso dell’editor cui mi sono affidata (ne ho parlato in questo articolo) e una notte piuttosto agitata passata a tenere a freno l’immaginazione, ho deciso di non attendere oltre e di cominciare a lavorare.

 

Ho imparato qualcosa di molto importante, così ho deciso di scrivere un post su Come riprogettare il tuo romanzo partendo dalla mia esperienza.

 

Sembra banale ma questo è un primo snodo fondamentale. 

 

Il tempo dilata le emozioni, raffredda gli entusiasmi e impedisce di convivere con le emozioni che, seppur negative, hanno generato in me una buona dose di energia che non voglio sprecare.

 

Così il mattino dopo alle sei ero già al lavoro per la riprogettazione del mio romanzo e questo post racconta una parte di questa storia.

 

Come riprogettare il tuo romanzo

 

Riprogettare un romanzo significa effettuare una verifica apparentemente piuttosto semplice.

 

Si tratta di fare un bilancio del lavoro svolto, ovvero dello stato del vostro manoscritto.

 

Potete decidere di farlo da soli oppure di compiere questo passaggio fondamentale per il futuro del manoscritto facendovi condurre da un/una professionista.

 

Come scegliere il professionista giusto tra tanti e se avvalersi di questo tipo di supporto è stato oggetto di un’ampia e interessante discussione nata tra di noi nella sezione commenti dell’ultimo post. Se volete andare a ficcare il naso, cliccate qui.

 

Quando avrò terminato il percorso magari ci tornerò sopra e scriverò ancora su questo tema piuttosto dibattuto.

 

Ma torniamo a noi, ovvero a come costruire un metodo efficace che ci aiuti a districare la matassa della riprogettazione.

 

Per partire credo non sia solo una questione di scegliere il professionista giusto.

 

Si tratta di avere fiducia.

 

Ho scritto tempo fa un articolo su questo tema che vi consiglio di rileggere:Come la fiducia in se stessi migliora la scrittura.

 

Che cosa voglio dire insistendo sul tema della fiducia?

 

 

Che non basta scegliere di essere aiutati: bisogna avere fiducia che quell’aiuto ci sia utile.

Bisogna affidarsi

 

Chi non riesce a lasciarsi andare e affidarsi a qualcuno non potrà ricevere tutti i benefici che quel qualcuno può offrire. 

 

Comprendere a fondo le obiezioni prima di cominciare a riprogettare il tuo romanzo

 

Una volta superato lo scoglio dell’affidarsi, è necessario un atteggiamento di completa apertura verso le critiche e le obiezioni che vi verranno sollevate.

 

 Anche questo è un tema che ho già trattato: Come reagire a una pessima recensione.

 

 Nel mio caso si è trattato di leggere, rileggere, domandare e approfondire i suggerimenti e le critiche ricevute dall’editor.

 

Liberarsi dall’affezione che proviamo istintivamente per il nostro lavoro non è semplice.

 

 Alcuni suggeriscono di lasciar passare il giusto lasso di tempo per aumentare la distanza emotiva con il testo ed è senz’altro un buon suggerimento.

 

 Se non siamo disposti ad accettare il fatto che alcuni elementi del testo (un personaggio, un dialogo, una frase, un plot o l’intreccio) non siano quelli più adatti, non procederemo mai nel miglioramento del testo.

 

 Occorre disaffezionarsi dal testo per guardarlo con occhi nuovi e aperti a tutte le sfumature, anche quelle grigie o nere che siano.

 

 Se di fronte a un’osservazione la nostra reazione è la difesa istintiva del nostro lavoro a spada tratta, ecco il campanello d’allarme per dire che forse è proprio quella parte che deve essere perlomeno riguardata con occhi differenti.

 

In questa fase, non dobbiamo essere gli avvocati del manoscritto, ma i suoi giudici, anche se di parte.

 

 Più severi siamo e più saremo in grado di migliorarlo.

 

 Le critiche sono preziose. Non derubrichiamole con cose tipo “Non hai capito cosa volevo dire”.

 

 Se qualcuno non ha capito cosa volevamo dire, significa che lo abbiamo detto male.  Non ci sono altre spiegazioni.

 

 Chiaro il concetto?

 

Costruire uno schema per il tuo romanzo che funzioni

 

Trovo utile avere sempre di fronte a me tutte le obiezioni e le azioni da fare per correggerle.

 

 Una volta elencate le prime, occorre individuare le azioni e sistematizzarle.

 

 Per farlo io ho costruito un semplice schema con una tabella in cui ho elencato tutti gli interventi da fare.

 

 Sulla sinistra ho collocato i problemi e sulla destra le soluzioni.

 

Le soluzioni dovranno essere chiare, precise e circostanziate. Non vi abbandonate a genericità di nessun tipo. Piuttosto rifletteteci ancora, ma quando scrivete nella colonna destra, scrivete qualcosa di preciso e dettagliato.

 

Naturalmente vale il principio che più i problemi saranno specifici più sarà facile per voi risolverli.

 

 Se nonostante la riflessione avete ancora dubbi che siete convinte saranno sciolti quando sul serio vi metterete a scrivere, allora potreste evidenziare le soluzioni in sospeso con un colore vivace (io ho scelto il giallo) in modo tale che restino anch’esse sotto i vostri occhi ogni momento.

 

 Credo nel potere dell’inconscio. Abbiate fiducia: se non sarà la vostra mente a sciogliere il nodo, sarà la vostra anima di scrittrici a farlo, mentre voi state pensando ad altro.

 

Una volta licenziata, la tabella sarà affissa proprio sopra lo schermo del mio PC (ma se scrivete a mano potete trovare un’altra collocazione, l’importante è che sia sempre sotto i vostri occhi quando scrivete).

 

Datevi diversi ordini di intervento sul testo

 

Ogni riga della tabella di cui sopra rappresenta una tappa del vostro lavoro che deve portarvi a massimizzare il risultato della vostra riprogettazione.

 

Suggerisco di procedere un problema alla volta, scegliendo uno e uno soltanto dei livelli su cui intervenire.

 

Se la cosa vi pare eccessivamente gravosa, considerate che migliorare un test è un lavoro gravoso tanto quanto scriverlo ma è necessario.

 

Armatevi di santa pazienza.

 

Tra gli effetti positivi di questo lavoro c’è il fatto che arriverete a conoscere a menadito ogni “anfratto” della vostra storia.

Non avete idea di quanto sia utile, anche quando dovrete presentarlo.

Se state pensando di conoscere già molto bene la vostra storia e non vi è mai capitato di ricevere un feed back in cui vi segnalano un aspetto che non ricordavate, tranquilli: capiterà.

Io ho cominciato dalle cose più semplici. Giusto per prendere la mano con questo tipo di lavoro.

Potete scegliere come e con cosa cominciare per primo. Ma fate una cosa alla volta. Di solito è meglio.


Siamo giunti alla fine di questo primo post sul tema della riprogettazione.

 

Suppongo che l’esperienza quotidiana in questo lavoro mi porterà ad approfondire i temi di merito della riprogettazione.

 Ne riparleremo.

 

 Intanto fatemi sapere se vi è piaciuto questo metodo di lavoro che ho deciso di sperimentare.

 

 E se avete mai dovuto riprogettare un romanzo, fatevi avanti a raccontare la vostra esperienza!

 

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Giulia Lu Dip
Giulia Lu Dip
7 anni fa

Buona riprogettazione, mi sembra che tu abbia le idee chiare su come procedere e sia bella carica. Un punto secondo me importante è la fiducia in se stessi. Buon lavoro!

Calogero
Calogero
7 anni fa

1) “Non basta scegliere di essere aiutati: bisogna avere fiducia che quell’aiuto ci sia utile. Bisogna affidarsi.”
2) “E’ necessario un atteggiamento di completa apertura verso le critiche e le obiezioni che vi verranno sollevate.”
3) “Non dobbiamo essere gli avvocati del manoscritto, ma i suoi giudici.”
4) “Le soluzioni dovranno essere chiare, precise e circostanziate.”
5) “Armatevi di santa pazienza.”

Intanto affiggo di fronte alla mia area lavoro questo pentalogo per farlo mio. Poi, a lavoro ultimato, ti farò sapere com’è andata.

Buon lavoro, Elena. Vedrai che ce la facciamo ;)

Calogero
Calogero
Rispondi  Elena
7 anni fa

Ja famo, ja famo. Daje tutta che ja stamo a fa! ;)

Grazia Gironella
7 anni fa

Sono contenta di sentirti piena di voglia di fare. Se posso darti un consiglio – ammesso che ti si adatti – non tuffarti a capofitto, mantieni un po’ le distanze, anche se questo significasse rallentare il lavoro. Non per lasciare decantare la storia, quanto piuttosto per riequilibrare le emozioni che inevitabilmente sorgono di fronte a un responso da “devo rimboccarmi le maniche”. Non ho mai dovuto ristrutturare un romanzo, ma affrontare critiche importanti sì. La mia reazione è sempre stata molto attiva: cerco di capire cosa mi convince, cosa no, mi organizzo, vediamo dove mettere le mani… però, a posteriori, mi rendo conto che non partivo da uno stato di calma interiore. La reazione è una cosa, l’azione un’altra. In un certo senso sono l’una il contrario dell’altra, anche se non sembra. Ecco, ti auguro di rimettere le mani su Càscara con quella calma interiore, che so che conosci. (So che fine ha fatto il Grillo Parlante, lo so!) ;)

newwhitebear
7 anni fa

sicuramente è un bel piano di lavoro. Lo ammetto io farei fatica a seguirlo a parte il punto 2. Prché gli altri no? Ho provato a pianificare il lavoro di revisione ma alla fine non ci sono riuscito. Ho seguito obiezioni e critiche e ho cercato di modificare il testo. Se tu ci riesci, meriti il mio più incondizionato plauso.

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