Coaching

Il corpo sa tutto. Impariamo ad ascoltarlo con il focusing

Non ho mai amato la scrittura di Banana Yoshimoto, eppure il titolo di un suo noto romanzo, Il corpo sa tutto, mi risuona molto.

Forse perché mi fa pensare alla medicina tradizionale cinese e al suo approccio olistico che mette in connessione corpo – mente – spirito. Una modalità che dovremmo riscoprire e che la medicina tradizionale, quella “moderna”, ha totalmente dimenticato.

Provate a rivolgere al vostro medico una domanda sul “perché il sintomo” e non sul “come sopire il sintomo” e misurerete il grado di dissociazione da ciò che sentiamo e da ciò che siamo, nella nostra interezza.

Il corpo è il tempio in cui tutto il nostro essere abita; una identità profonda fatta di sensazioni fisiche ed emozioni che influenzano la nostra quotidinaità e di cui non sempre siamo consapevoli.

Nel mio viaggio alla scoperta della parte più intima di me stessa, questo è il tempo in cui riscopro il corpo e le sue sensazioni e il dialogo che si sviluppa tra corpo mente e spirito.

In questo percorso mi ha aiutato il focusing, una tecnica che ho appreso nel mio percorso per diventare coach (qui il coaching secondo me). Oggi desidero condividere con voi questo straordinario strumento di ascolto, conoscenza, consapevolezza.

Il corpo sa tutto. Impariamo ad ascoltarlo con il focusing

Ho imparato a sentire il mio corpo molto oltre l’età dell’adolescenza, quando trasformandosi nel corpo di una donna, reclamò prepotentemente la sua attenzione.

Inconsapevole di ciò che mi stava accadendo, persino un po’ intimorita, cominciavo a nascondere a me stessa e agli altri i segnali di questo cambiamento e della crescita che esso stava significando.

Non ho ricordi di sindromi di Peter Pan, ma di un imbarazzo crescente che non riuscivo a gestire. Credo sia stato allora che ho cominciato a percepire il corpo come un estraneo dai contorni a me incomprensibili. Ed è stato allora che il corpo, probabilmente, ha cominciato a sentirsi incompreso.

Come molte delle cose che non riusciamo a capire, il corpo mi faceva paura.

Sentimenti come questo ci inducono a ignorare troppo spesso le esigenze del corpo. Così siamo portati a utilizzare il fisico nello sport oltre il nostro limite, non permetterci il risposo necessario per rispondere all’emergenza del fare o del divertirsi, non ascoltare i messaggi di dolore che di tanto in tanto il corpo trasmette e spesso non riuscire a decodificarli. E non solo una volta al mese, come a ogni donna in età fertile capita 😉

Vivere trascurando le esigenze del corpo può nascondersi persino dietro una continua attenzione verso di esso.

La nostra relazione con il corpo è più complessa, articolata, magnifica e sorprendente di quanto in genere siamo disposte a immaginare.

Ascoltare il nostro corpo significa conoscere una parte di noi che giace sotto la maschera delle convenzioni che indossiamo ogni giorno. Un corpo che chiede attenzione, cura, dedizione.

Che chiede ascolto. Amore.

Imparare ad ascoltare il corpo

Nonostante per la maggior parte del tempo non ci facciamo caso, il corpo è sempre con noi, in ogni momento della nostra vita. Ce lo ricorda il respiro, afflato vitale ma anche potente strumento per la meditazione. Il respiro ci ricorda il qui e ora, il momento presente, la nostra esistenza presente.

Oltre al respiro il corpo invia molti altri segnali alla nostra attenzione: pensate alla peristalsi, agli adattamenti muscolari o tendinei, al flusso sanguigno e a ciò che chiamiamo palpitazioni. Sono solo alcuni esempi che mi riguardano e che ho imparato ad associare ad alcuni stati emotivi della mia esistenza. Mi è utile, perché quando sono in grado di percepire questi segnali, posso contattare quella parte emozionale di me che non sempre è esplicitamente espressa e posso accoglierla, volerle bene.

Il corpo è vivo e invia segnali per suggerirci attenzione verso determinate aree della nostra esistenza non presidiate dalla nostra consapevolezza.


Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato

Lao Tzu

Quanto desiderio alberga dentro di me nella ricerca se non dell’illuminazione, almeno di un lanternino per procedere nel cammino!

Il corpo sa tutto ciò che ha bisogno di conoscere.

Ascoltare il nostro corpo prima che sia costretto ad alzare a voce per farsi sentire è un atto di gentilezza verso noi stesse.

L’esercizio che vi propongo qui di seguito serve proprio a questo: imparare ad ascoltarci.

Esercizio di focusing

focusing

Secondo Wikicoaching il Focusing è un processo durante il quale ascoltiamo il nostro corpo in modo gentile e disponibile e percepiamo i messaggi che il sé interiore ci invia.

Quando siamo concentrate su una particolare situazione o un determinato problema che ci assilla, può esserci molto utile entrare in contatto con la consapevolezza del corpo.

Ascoltare i segnali può aiutarci a esaminare la situazione non solo attraverso la nostra razionalità e la nostra esperienza, ma mettendo in campo tutto ciò che abbiamo imparato in proposito nel percorso della nostra vita, breve o lunga che sia.

Possiamo “interrogare” il corpo per comprendere se vi sia qualcosa di cui non siamo consapevoli che può offrirci una prospettiva nuova, un punto di vista più ricco e profondo su una certa situazione o su noi stesse.

Oppure possiamo cogliere quel disagio in una determinata parte del corpo, magari sentito già qualche altra volta, per provare a chiedergli che cosa ha da dirci, su cosa desidera che poniamo la nostra attenzione.

E’ merito di Eugene Gendlin aver individuato il percorso che può metterci in relazione con il nostro corpo. Lo ha descritto nel suo Focusing. Interrogare il corpo per cambiare la psiche, edito da Astrolabio.

Chi ha voglia di approfondire troverà in questo testo un valido supporto. Per tutti coloro che desiderano assaggiare la bellezza del focusing, propongo qui una breve sintesi di come il processo avviene e su come dobbiamo condurlo.

Che cosa serve per fare focusing

  • Per fare focusing non c’è bisogno di nessun altro. Bastate voi e il vostro corpo!
  • Individuate uno spazio di tregua dal quotidiano, un ambiente pulito e silenzioso, accogliente, in cui vi sentite bene, comodi, sereni.
  • Ricavate il tempo necessario da dedicare a voi stesse.
  • Regalatevi un po’ di pazienza

Il tempo dell’ascolto non ha limiti e spesso, specie se non siamo abituate, può richiedere un po’ per “carburare”.

Ora mettetevi comode e ascoltatevi!


L’esercizio


  • Create lo spazio: scegliete un luogo in cui state bene, vi sentite a vostro agio, protette. Se volete potete fare qualche esercizio di meditazione portando attenzione a voi stesse attraverso il respiro. Quando siete pronte, fate uno screening del vostro corpo e sentite se c’è qualche sensazione che attira la vostra attenzione. Datevi il tempo necessario perché questa sensazione emerga. Potrebbe trattarsi di un pensiero, qualcosa che vi sta preoccupando particolarmente e che emerge sotto forma di immagine o di idea; potrebbe essere qualcosa di inaspettato e possedere un nome, una forma, un colore. Ascoltate. Domandatevi se è proprio quella la sensazione su cui volete concentrarvi ed esploratela. Potrebbe esservi utile immaginare di collocarla davanti a voi, a una distanza che vi permetta di guardarla meglio. Come vi pare? Cos’ha da dirvi? Cosa sentite nel corpo quando osservate quella sensazione, quel pensiero, quell’immagine? Fermatevi sulla sensazione e ascoltatela. E ricordate: è solo una parte di voi.
  • Focalizzatevi sulla sensazione sentita: tra tutte le cose che vi saranno arrivate e che avrete depositato con grazia sul pavimento davanti a voi, sceglietene una, quella che più ha bisogno di attenzione. Guardatela meglio. Come sta il vostro corpo ora? Quali sensazioni vi sta rinviando mentre osservate quella sensazione? Omettete i giudizi e le affermazioni generaliste. Sono valutazioni automatiche che non vi aiutano in questo momento. Lasciate da parte persino il famigerato buon senso comune, ciò che sta bene, ciò che desiderereste essere e concentratevi su ciò che siete, su ciò che è, su ciò che sentite in questo momento. Come sono le sensazioni ora? C’è del calore da qualche parte? Ci sono formicolii, fitte, pruriti, o qualunque altra sensazione che in occasioni diverse da questa non vi sareste nemmeno accorte di sentire? State con tutto ciò che c’è: Il più a lungo possibile.
  • Date un nome, un colore, una forma, un simbolo alla sensazione. Ora che la conoscete meglio provate a definirla, precisarla. Di solito accade senza doverci pensare troppo su, ma non preoccupatevi se non vi viene in mente niente, continuate a guardarla fino a quando non sarà lei stessa a parlarvi. La sensazione prenderà spazio dentro di voi e diventerà forse una frase, un simbolo, un animale, un colore. Qualcosa per voi significativa in questo preciso momento.
  • Verificate se la sensazione e l’immagine che avete trovato sono in consonanza. Come state quando le tenete entrambe accanto, dentro di voi? E’ l’immagine giusta? Vi sembra che possa essere arricchita da qualcos’altro? Se pensate che l’immagine o il colore o qualunque altra cosa che avevate identificato non corrisponde esattamente alla sensazione che continuate a sentire e a tenere viva nel vostro corpo, allora attendete con pazienza, restate in ascolto. Arriverà. Se la sensazione iniziale si sta affievolendo oppure se non la percepisci più, prova a ritrovarla, a rievocarla fino a quando non torna vivida dentro di te.
  • Ora che avete un’immagine per la vostra sensazione, comunicate con essa. Guardatela, davanti a voi sul tappeto, e sentitela nel corpo. Cos’ha da dirvi? Che cosa vi viene in mente? Cosa c’è in questa situazione che vi fa sentire in questo modo? Quali emozioni sollecita? Quali ricordi? Cosa dovrebbe accadere perché possiate sentirvi meglio? Lasciate che sia il corpo a parlare. Se vi chiede di cambiare posizione, fatelo. Il corpo guida questo focusing, lasciate che sia libero di essere e nell’essere restate in contatto con esso. Siate presenti e ascoltate ciò che ha da dirvi. Se temete di non sentire nulla, non preoccupatevi. Al corpo si può chiedere. Domandate ciò che sentite il bisogno di domandare. Resterete sorprese dalle risposte.
  • Celebrate questo dialogo interiore accogliendo tutto ciò che vi ha regalato, senza tralasciare nulla e senza esprimere alcun giudizio. Se siete riuscite a sentire un cambiamento fisico, se la sensazione inizialmente contattata è cambiata, ha un’altra intensità, si è spostata nel corpo, è sparita o si è intensificata, allora siete riuscite a entrare profondamente in contatto con voi stesse! Il regalo che vi siete fatte è incommensurabile e ora potete raccogliere le messi che il focusing vi ha portato con gioia e gratitudine.

Dal focusing abbiamo sempre qualcosa da imparare. Siate grate al vostro corpo per averle mostrate.

Essere consapevoli non solo delle emozioni ma delle sensazioni che generano nel corpo è un grande cambiamento dentro di noi. Da qui si può ripartire per conoscere meglio sé stesse e il modo in cui “funzioniamo”.

Il focusing è la porta che ci fa entrare in un mondo che vale la pena di esser conosciuto: noi stesse.

E voi care volpi, avete mai provato il focusing?

Quale rapporto avete con il vostro corpo?

6 Comments

    • Elena

      C’è tanta consapevolezza in questa affermazione e, se mi permetti, anche sicurezza che si sente derivare da una profonda esperienza con te stesso. Cosa posso dirti? Ne è passata d’acqua sotto i ponti dai giorni che descrivo nel post, ma mi piace pensarmi in cammino. In fondo il corpo racchiude l’inntera mia esistenza ma anche quella di tutti gli esseri umani. Se ci pensi, la genetica è questo. Intendo dire che ci sono ancora molte, moltissime cose da scoprire! Intanto, mi godo il relax che questa pratica mi regala e perché no anche quanlche regalo di consapevolezza. Buona serata Gian

  • Mr.Loto

    Non ho mai provato il focusing, sembra interessante. Ho praticato yoga regolarmente per diversi anni, oggi purtroppo solo saltuariamente, quindi il rapporto con il mio corpo è piuttosto buono. È proprio attraverso la pratica che ho imparato a sentirlo, ad ascoltarlo, a conoscerne i limiti e le possibilità. Però hai ragione, in generale l’uomo moderno è molto disattento… e se lo è nei confronti del corpo che si può toccare e vedere, figurati com’è nei confronti dello spirito!

    • Elena

      Buona sera Mr Loto e benvenuto in questo spazio virtuale! Anche io ho praticato Yoga, anzi, pratico, sebbene con alterne fortune. Ci sono periodi in cui sono più costante, altri meno. Diciamo che sperimento. Ad esempio di recente ho scoperto il QiQong e devo dire che mi rappresenta. Mi dà una forza e una gioia che lo yoga non mi ha mai regalato. Il focusing è qualcosa di più del sentire del corpo, è imparare da esso. Ma come tutte le cose, anche il focusing è un percorso in cui ci addentriamo a poco a poco dentro noi stessi. Un passo alla volta… Chissà dove possiamo arrivare! Fino a toccare lo spirito, proprio per evitare, come dici tu, di dimenticarcelo. I risultati poi si vedono, eccome… Un saluto

  • Giulia Lu Mancini

    Il focusing non lo conoscevo, ma ho imparato ad ascoltare il mio corpo da molto tempo, cara Elena, purtroppo non sempre con successo, perché non tutto dipende da me. Stranamente ho migliorato il rapporto con il mio corpo man mano che questo peggiorava, nel senso che quando ero giovane e snella non mi piacevo e mi sentivo sempre inadeguata, oggi più in carne e con più rughe mi sento perfettamente a mio agio nel mio corpo.
    È perché ho imparato ad accettarmi e soprattutto ad accettare i miei limiti. Cerco sempre di ascoltare i segnali del mio corpo e capisco quando qualcosa non va perché ho dei malesseri ben definiti, quindi mi fermo e provo a “respirare” con esercizi di respirazione e yoga, purtroppo non sempre riesco a dedicarvi il tempo che vorrei.

    • Elena

      Dopo i 40 anni credevo avrei vissuto momenti critici, invece è stato il decennio più bello della mia vita. Consapevole, serena, risolta. Si, qualche ruga e qualche chilo di troppo, ma vuoi mettere essere a proprio agio con sé stesse? Non ha prezzo. Il focusing non è solo sentire il corpo ma ascoltare il significato che le sue reazioni producono in noi. Non siamo consapevoli di una quantità di cose che con questa piccola tecnica possono emergere. Bisogna trovare il tempo, è chiaro. Ma quante volte adduciamo il tempo quando invece si tratta di altro? La sensazione nel corpo è effetto di un’emozione che è prodotta da un pensiero. Un circolo che potrebbe diventare virtuoso, se solo potessimo governato meglio…

Che ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: