E’ passato quasi un anno da quando ho svuotato la casa dei miei genitori. Scelsi di buttare via molti dei loro averi, compresa la mobilia e parte degli oggetti personali. Ammetto di avere molti rimorsi.
Quello che ho salvato l’ho portato in campagna, in una vecchia soffitta, e lì è rimasto per tutti questi mesi, volutamente dimenticato.
Ma ieri ho ripreso in mano alcuni oggetti che avevo messo da parte in quel triste giorno. E’ così che ho scoperto qualcosa di mia madre che non conoscevo.
Una sorpresa, largamente imprevedibile. Un lato di lei che avevo sempre attribuito a mio padre: la passione e l’interesse per la politica intesa come bene comune.
Questa è la storia di una piccola grande scoperta in un vecchio scrittoio in cui mia madre conservava le cose per lei più preziose.
Mia madre e la politica. Una sorpresa nel cassetto
Giovedì 1° maggio ho partecipato al grande corteo per la festa delle lavoratrici e dei lavoratori di Torino. E’ stato molto vivo e partecipato, ma al termine non vedevo l’ora di andarmene in campagna, a riposare un po’.
Il mio compagno che stava facendo qualche lavoretto nel vecchio solaio sopra il garage, dove più o meno un anno fa avevamo sistemato le vecchie cose — poche, per la verità — che avevo sottratto alla cessione al robivecchi, prima di vendere la casa di mia madre.
In particolare avevo “salvato” la mia storica libreria, una libreria più piccola e lo scrittoio che i miei tenevano nell’ingresso, che giaceva silenzioso e chiuso a chiave sotto un ampio telone di plastica, per proteggerlo dalla polvere insieme agli altri mobili ereditati.
Non so dire perché ma ho sentito che quello era il momento di tirarli giù e di trovare loro uno spazio nella casina di campagna. Così mi sono messa all’opera.
E’ strano: ci sono cose che respingiamo per mesi, forse per anni, e poi, inaspettatamente, senza spiegarcelo, diventano impellenti, da realizzare subito, in qualunque momento della giornata tu sia, indipendentemente dalle tue energie. Così è stato con i mobili di mia madre.
Abbiamo usato il paranco ereditato dal vecchio proprietario e con la massima cautela li abbiamo messi a terra. Grazie alla mia recente iscrizione in palestra non è stato un problema sollevarli e riporli uno in cucina e l’altro, lo scrittoio, nel salotto al piano di sopra.
Ma prima, occorreva svuotarlo. Era chiuso a chiave.
Avete presente quei vecchi scrittoi a ribaltina, con piccoli cassetti interni, così adeguati a stipare corrispondenze e segreti? E’ proprio lì che ho trovato una sorpresa nel cassetto!
Una sorpresa nel cassetto del vecchio scrittoio di mia madre
A parte la chiave, che era stata persa, lo scrittoio era perfettamente integro e ben conservato, nonostante l’anno in soffitta. La nostra vicina aveva una vecchia chiave simile a quella che avrebbe potuto essere dello scrittoio – lei conserva tutto – così tra un mazzo di chiavi arrugginite abbiamo trovato quella che faceva al caso nostro. In un batter d’occhio abbiamo aperto lo scrittoio di mamma e non vedevo l’ora di usarlo, pensando di potervi sistemare le mie cose, finalmente!
Ma appena aperto, mi sono subito resa conto che i minuscoli cassetti interni contenevano ancora molti dei suoi ricordi. Biglietti di auguri di Natale dell’Unicef — sempre validi, per la verità —, santini di ogni tipo, due breviari con orazioni e vespri, medaglie delle corse vinte da mio padre, podista convinto, e una serie di biglietti di auguri di Natale e cartoline dei miei viaggi, custoditi come reliquie.
Poi, quell’ultimo cassetto. Dietro le tessere dello SPI, il sindacato pensionati della CGIL, e le carte conservate della mie pesature nei primi mesi di vita – reperto incredibilmente ben conservato di cui non sospettavo nemmeno l’esistenza – trovo un biglietto vergato a mano, con una calligrafia interessante e con inchiostro verde chiaro. Che originalità, penso.
Poi, la sorpresa. Il biglietto era di Diego Novelli, già sindaco di Torino e, alla data della nota, il 26 gennaio del 1996, parlamentare.
Mio padre era colui che faceva politica in famiglia, prima che io mi dedicassi anima e corpo a questa attività, in un modo o nell’altro. Ma mia madre, di lei non sospettavo nulla.
Lei era quella che non capiva niente di politica, che non se ne interessava, che non partecipava alle nostre discussioni.
Il biglietto di Diego Novelli
Capirete la sorpresa. Di mia madre tutto potevo immaginare, tranne che avesse interlocuzioni dirette con personaggi politici di rilievo nella Torino degli anni ’70 e ’80 come Diego Novelli, già sindaco comunista della città e figura di riferimento per una certa cultura cui, soprattutto, mio padre apparteneva.
Diego Novelli così le scriveva, il 26 gennaio 1996:
Gentile signora Paola,
riguardo al tuo quesito di ieri sera: condivido la tua richiesta di controlli sui luoghi di lavoro, sulla sicurezza, soprattutto presso le agenzie che forniscono servizi pubblici.
Negli anni in cui sono stato sindaco di questa città mi sono adoperato in questo senso.
I partiti con il 2 o 3% dei voti sono un fenomeno che non può essere eliminato con una legge: sono una realtà, minimale finché si vuole, ma esistono.
Unica saggia soluzione, a mio avviso, è quella che io ho proposto in Parlamento con un apposito disegno di legge: la riduzione drastica del numero di parlamentari.
Oggi i deputati sono 630 e i senatori 315. Si possono ridurre a 300 e 150.
Il che significherebbe che per eleggere un deputato sarebbe necessario almeno il 6/7% dei voti.
Non le pare una proposta saggia, tendente ad eliminare di fatto cespugli e cespuglietti?
Con i più cordiali saluti,
Diego Novelli
Il 1996
Nel 1996 io avevo già aderito a Rifondazione Comunista, che in effetti era poco più di un “cespuglio”. Di lì a poco si sarebbero tenute elezioni anticipate, in cui due poli — il Polo delle Libertà e l’Ulivo — si confrontarono alle urne. Prodi ne uscì vittorioso, con un’ampia coalizione. Il PRC, in cui militavo si chiamò fuori dall’accordo con l’Ulivo, siglando con loro un patto di desistenza.
Quei “cespugli” era forse un giudizio rivolto a noi, a me? Mia madre era dunque preoccupata che questi piccoli partiti portassero alla sconfitta del centrosinistra?
Aveva dunque un’opinione che discuteva in altri contesti, di cui non sapevo nulla e che non rappresentava in famiglia?
Non solo: in quegli anni già discutevano di riduzione dei parlamentari, provvedimento che fu preso decenni dopo quella corrispondenza.
A quale riunione aveva partecipato? A quale incontro fa riferimento Novelli?
Sono domande cui difficilmente avrò risposta, ma non è grave.
Mi resta una consapevolezza e una sorpresa: mia madre era molto di più, e molto diversa, dalla donna consacrata al lavoro e ai conti del negozio che credevo fosse.
Una grande novità che il vecchio scrittoio mi ha restituito. Insieme al fatto che i ricordi in esso conservati riguardano in larga parte me. Anche di questo sono grata al vecchio scrittoio che ora campeggia nel salotto e che uso come angolo della scrittura. La mia tastiera poggia sulla sua ribaltina mentre scrivo questo articolo e penso e ripenso a quella donna di cui pensavo di sapere tutto.
Guardo il cassettino e i suoi ricordi, sfioro con le dita i pomelli che furono così tante volte afferrati per riporre i tesori che ella conservava con affetto e di cui in qualche modo ora sono custode volontaria.
E scrivo. Sublimo. Piango. Ma solo per poco.
E ti dico ancora una volta ciao, mamma.
Avete anche voi segreti da scoprire o cassetti da riaprire?
Raccontatemelo se vi va nei commenti qui sotto!
E date un’occhiata alla nuova playlist dedicata al cambiamento!




Ciao Elena. Che dire? Questa scoperta mi ha emozionato. Venire a conoscenza dell’interesse di tua mamma per la politica sarà stato per te proprio sconvolgente. Maggiormente perché si tratta di un aspetto della vita di tua madre di cui in famiglia non eravate a conoscenza. Scoprire poi che la tua mamma, che eri abituata a vedere in un determinato modo dentro il contesto familiare, si interessasse oltre che del tuo bene, anche di quello della collettività, non è cosa da poco. E in effetti se così era si può affermare che tua madre facesse politica vera! Mi chiedo se questa grande scoperta sia stata per te più fonte di gioia che di rammarico per non averne potuto parlare con lei, consigliarvi, confrontarvi sui temi della politica. Certo è che la tua mamma era proprio una donna combattente e all’avanguardia e, da quel poco che so di te, mi sembra tu le somigli tanto. Grazie per avere regalato anche a noi questa emozione.
Cara @Paola, hai colto il punto: sono stata contenta ma anche rammaricata. Scoprire così tardi queste inclinazioni mi ha rattristata. Eppure c’era stato qualche segnale… Come quando mi riferirono che aveva partecipato a una assemblea di quartiere in cui si discuteva di come riutilizzare una cascina abbandonata molto antica. E lei si alzò per contestare chi pensava solo a operazioni commerciali. Non sapevo che ci sarebbe andata e non mi aveva detto nulla, nemmeno il giorno dopo. L’ho saputo da un compagno che era lì e che l’aveva riconosciuta… Mia madre era davvero tremenda. Grazie per le tue parole. Ho avuto un rapporto conflittuale con lei tutta la vita e ora mi somiglia… Altri bei pensieri da approfondire…
Che bellissima scoperta, Elena. Ci sarebbe da scriverne un romanzo, lasciati ispirare. Funzionerebbe anche perché i temi politici messi in luce sono interessanti. E tu sei immersa in questo ambiente.
Deve essere stata una grande emozione… Mi hai ricordato i giorni in cui abbiamo svuotato casa di mamma un anno e mezzo fa. Trovammo tanti appunti, ritagli, perfino la lista del ristorante del matrimonio del 1965. Tante cose tutte piene di vita e storia.
Che bella idea Luz, un romanzo! Chissà che non mi ci metta davvero! Eh sì, nelle case dei nostri genitori si trovano ricchezze, oggetti, scritti che ci aprono a nuove scoperte… Rivedrei quella scena migliaia di volte
Cassetti da aprire e scoprire ce ne saranno un giorno, mamma non c’è più ma papà è un accumulatore compulsivo e quando sarà tempo si splancherà da spulciare un mondo, anche se difficile andare incontro a sorprese come quelle lasciate da tua madre.. però ogni tanto mi immagino immerso in carte, cartine, cartelle, agende e agendine.. sarà per questo che lascio anche io mondi di scritti svariati, ma avrò solo nipoti a spulciare, chissà se vorranno interessarsi a tente cartacce?!
Pensa caro @Franco che ho conservato tutta la vita il carteggio tra me e una mia amica di penna in casa dei miei genitori. Quando l’abbiamo venduta, quella scatoletta a pois non so dove sia finita. Ho perso tutto, anni di scritti e di ricordi. Penso che le cose che devono essere conosciute prima o poi vengano a galla. Quello che non serve più, scompare. Chissà quante cose che meritano nascondono i cassetti o gli armadi di un papà compulsivo che forse ha molte cose da conservare e a cui tiene. Goditelo, che i genitori sono preziosi (ma anche i nipoti!)
Cavoli che botta!
Al momento ho dato solo una mano a svuotare casa dei nonni, senza sorprese, domani chissà.
In generale, al di là di ciò che si possa trovare, penso che non conosciamo del tutto i nostri genitori.
Qualche mese dopo la morte di mio padre abbiamo scoperto che c’erano un paio di bimbetti nel palazzo dei miei che chiamavano mio papà “il signore della cantina” (papà in ogni casa dove abbiamo abitato ha arredato cantina e/o solaio come un’ulteriore stanza) e avevano stretto un legame di cui papà non ha mai parlato, ma un giorno mentre mamma era in cantina, due bambini si sono avvicinati vedendo la luce accesa, mamma ha chiesto se cercassero qualcuno e hanno risposto “il signore della cantina…” lei allora gli ha detto che era in ospedale, molto malato e la femminuccia ha detto di essere davvero spiaciuta ed è diventata triste. Questa cosa mi ha commossa molto, ed è stata un’ulteriore prova della grande riservatezza di papà.
Gli stessi bambini ricevevano ogni anno dei calendari dell’avvento, qualcuno glieli metteva non so più se in casella o fuori dalla porta e non hanno mai saputo chi fosse il mittente, non lo saprò mai con sicurezza ma sono convinta che fosse mio padre o perlomeno mi piace crederlo.
Scusami per questa digressione Elena cara, ma mi ha scoperchiato una cosa molto concreta.
Tieniti ben caro il vecchio scrittoio, penso che una grande ondata di affetto di avvolgerà ogni volta che lo occupi. Ti abbraccio.
Cara @Sandra, non scusarti affatto, sono ben lieta che questo post abbia evocato in te questi ricordi, sono così belli. Sono convinta che ciascuna di noi ne possiede tanti, non so se è il tuo caso, ma io molti li avevo dimenticati, messi via, alcuni rimossi. Insieme alle cose che non mi piacevano ho messo via anche il resto. Questa immagine di tuo padre che arreda cantine, regala calendari e si prende cura di due bimbetti mi fa pensare a tutta la dolcezza che poteva avere nei tuoi confronti. Terrò il mio scrittoio stretto stretto (è già nel salotto in posizione perfetta e utilissima) così come, sono certa, tu terrai questi ricordi di tuo padre e l’orgoglio che deve avervi fatto nascere quella commozione della bimba e l’affetto che lui era stato capace di seminare. Ti abbraccio anche io forte
A volte aprire dei cassetti porta a scoperte impreviste, nel tuo caso è una bella scoperta. Quel quesito sulla sicurezza sul lavoro mi ha fatto subito pensare a te e al tuo impegno sindacale. Probabilmente c’è molto di tua madre in te, a volte pensiamo che i genitori siano diversi o lontani da noi invece, con il tempo, scopriamo moltissime affinità e, negli anni, arriviamo a comprendere cose che non avremmo mai pensato.
Cara @Giulia prima di rispondere al tuo commento lascia che condivida con te, con voi, un pensiero che mi è venuto in mente leggendovi, care lettrici delle Volpi: nonostante non ci siamo mai incontrate (con qualche eccezione) ormai ci conosciamo meglio di come mi conoscono altre. E’ una cosa preziosa che voglio rimarcare. Apprezzo che ricordiate tratti di me, di lei, di noi, che nel tempo abbiamo condiviso, ci siamo scambiati. E’ come conoscervi e questo vale molto di più di tutto ciò che scrissi nel post sui dieci anni di blogging! Quanto alla sicurezza sul lavoro, ha sorpreso anche me. Ho passato molta parte della mia vita a fare di tutto per prendere le distanze da lei. Il risultato è che mano a mano che cresco (eh eh) mi rendo conto di somigliarle sempre di più. Chissà se capita lo stesso anche a te con tua madre. Ti abbraccio, grazie