Alle prove generali di Ezio Bosso
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Alle prove generali di Ezio Bosso

 

Avete mai assistito alle prove generali di un concerto di Ezio Bosso?

Io ho avuto questa magnifica opportunità sabato scorso, quando il maestro torinese Ezio Bosso ha aperto le prove generali del suo concerto alla cittadinanza, dimostrando come le doti di musicista, tanto apprezzate in tutto il mondo, siano accompagnate anche da straordinarie doti umane.

Una sensibilità rara che fa di Ezio Bosso uno dei mie musicisti preferiti.

Ho già avuto modo di parlarne in questo blog qualche anno fa, nel post Per Ezio Bosso parli la sua musica , scritto dopo la struggente apparizione al Festival di San Remo che l’ha fatto apprezzare al grande pubblico e che ha fatto conoscere il suo Following a bird, autentico capolavoro da ascoltare per intero, a molti italiani che di solito praticano poco la musica da camera.

 

Alle prove generali di Ezio Bosso

 

Le porte del Teatro Regio si sono aperte alle 11. Persone di tutte le età e di ogni ceto si sono riversate nella sala del nostro teatro cittadino per ascoltare il dono che Ezio ha voluto per la sua città.

 

Oceano bianco, oceano vuoto

 

Alle prove generali appena entrati il palco era già pronto, con le postazioni dell’orchestra del Teatro Regio di Torino già in ordine, la sedia su cui Ezio si appoggia per dirigere la sua orchestra e un piccolo scranno accanto a lui che ho scoperto essere destinato al grande violoncellista Relja Lukic che ha eseguito Oceano bianco, Oceano vuoto, l’adagio tratto dalla sinfonia Oceans.

L’ingresso in sala è stato emozionante. Un interminabile applauso ha accolto il suo fisico esile da cui spuntano due braccia così forti e una testa sempre vigile, attenta a ogni minimo movimento o sussurro della sua orchestra o della sua sala.

 

Una musica donata senza risparmiarsi

 

La particolarità di questo artista è la sua interiorità che non lesina mai e il suo talento che offre senza risparmiarsi, così come senza risparmiarsi profonde tutta la sua energia nella musica.

Oceano bianco, Oceano vuoto mi rapisce sin da subito, entra sotto pelle come una pioggerellina calma d’autunno. Mi abbandono alla melodia e mi sento trasportata in uno spazio in cui sembra di sentire il dolore dell’artista esplodere, come in un potlach che lascia dietro di sé una coda di calma e benefica spossatezza.

Lasciarsi trasportare in mezzo al suo Oceano è stata un’esperienza fantastica, capace di farmi toccare con mano la disperazione che si trasforma in speranza, e di saggiare il peso dell’equilibrio e dell’energia che circonda il mondo materiale e immateriale e che spesso non riusciamo a percepire.

Ezio si volta spesso verso la “sua” sala (torna a suonare a Torino dopo molti anni) per spiegare le istruzioni che dà alla sua orchestra, o per rimbrottarci per un uso smodato dei telefonini (siamo ormai vittime e non ce ne rendiamo manco più conto) oppure per suggerirci nuove chiavi interpretative dei suoi brani.

Perché essi sono vivi e ogni volta che gli strumenti si mettono insieme per suonarli evolvono, cambiano, mutano adattandosi all’umore del momento.

A ogni errore il maestro chiede all’orchestra di ripetere, con gentilezza, come a una parte di sé.

 

È facile migliorare quando si fa male. In realtà si migliora quando si fa bene

 

Poi si volta verso di noi che lo accogliamo con un abbraccio. E continua:

 

L’oceano è il mare ma è anche il viaggio, che può essere viaggio interiore, la migrazione da una condizione umana a un’altra, come la migrazione da un posto all’altro.

 

L’uomo che osserva l’oceano decide di buttarsi, come io mi butto nelle note, nelle partiture.

 

Siamo tutti alla ricerca di un approdo migliore, di una vita migliore, di un suono che ci appartenga. E infine ti rendi conto che l’oceano siamo noi.

 

Il vuoto che ha raccontato con le sue note è quello che abbiamo dentro, ciascuno di noi.

Un vuoto che fa male ma che può essere riempito dalle cose che amiamo e dalle persone che desideriamo intorno a noi.

Credo di non aver mai pianto a una prova generale di un concerto e non mi vergogno di averlo fatto sabato scorso.

Quando la musica ti tocca dentro allora è giusto che il dentro venga all’esterno.

Anche la scrittura dovrebbe essere capace di suscitare emozioni come queste. Io ce la sto mettendo tutta.

 

Curiosità

 

Sulla soglia dell’ingresso del Teatro Regio mi sono resa conto di indossare un magnifico cappotto viola.

Ansia, panico, imbarazzo totale.

Io avrei voluto in sequenza:

  • disfarmi del cappotto anche se mi piace un sacco e regalarlo al primo passante,
  • acquistare un capo di qualunque colore per entrare senza scatenare le ire degli artisti,
  • comprimerlo nella borsa per non dare nell’occhio.

Alla fine ha vinto la mia faccia tosta e sono andata al guardaroba con nonchalance e da lì mi sono diretta in sala alla velocità della luce.

Per poi scoprire che al Regio il soffitto è dipinto di viola!

Se non è scaramanzia questa 😉

 

 

Ezio Bosso è mancato il 15 maggio 2020.

Vive nella sua eterna musica.

 

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Luz
5 anni fa

Adoro questo grandissimo artista. Pensa, e me ne vergogno un po’, che non ne sapevo l’esistenza fino a quando fu ospitato anni fa a Sanremo. Ne restai incantata. Persona di grandissimo valore umano e di spessore artistico. Un entusiasta della vita. Che belle quelle parole che dona al pubblico. Testimonia la sua emozione senza mettersi su un piedistallo come purtroppo tanti artisti che riteniamo inavvicinabili.
Penso a Uto Ughi, per esempio, che se non comparisse in tv per spiegare, non si presterebbe comunque a un incontro col pubblico per donarsi, ecco. La musica classica deve arrivare a tutti.
Adoro Torino, sono solo passata davanti al Teatro Regio. Diverse volte ci si è esibito mio cugino, che era danzatore e adesso è coreografo e regista.

Rosalia Pucci
5 anni fa

La Musica (non a caso uso la lettera maiuscola) è l’arte che più conforta il cuore. Basti pensare come una buona musica risollevi l’umore e consoli dalla fine di un amore. Hai descritto benissimo gli effetti balsamici del concerto, un po’ mi sembra di averlo vissuto anch’io. Grazie

Grazia Gironella
Grazia Gironella
Rispondi  Elena
5 anni fa

Anche tu canti ad alto volume in macchina! Beh, dipende dall’emozione del momento, ma in generale considero la macchina un’ottima cabina insonorizzata… 😉

Grazia Gironella
Grazia Gironella
5 anni fa

Assistere alle prove mi piace quasi di più che assistere allo spettacolo. Lì vedi il lavoro, l’umanità delle persone, è davvero magico.

Barbara
5 anni fa

Ma non era il viola associato col bianco?! 🙂

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