Tua sarà la terra
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Tua sarà la terra

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C’è un autore che ha insegnato a intere generazioni valori come l’amicizia e l’amore verso il prossimo. Lo ha fatto con crudo realismo, senza rappresentare la vita diversamente da com’è. Si chiama Joseph Rudyard Kipling, britannico nato a Bombay, dotato di un talento narrativo eccezionale nonché di una profonda sensibilità sociale. Per lui la vita è stata una palestra in cui la lotta non è mai finita e questa verità ha messo nei suoi libri, dove i pericoli, come gli amici, ti aspettano sempre dietro l’angolo. Oggi è il giorno che dedichiamo alla festa del papà e io voglio parlarvi di lui e della sua poesia più famosa: If.

Kipling ha raccontato a milioni di bambini la vita con il suo Il libro della Giungla, una vita soddisfacente, sebbene caratterizzata da una profonda ferita, quella infertagli dai genitori. Notabili inglesi, i Kipling lo spedirono a soli sei anni in Inghilterra per farsi un’educazione. Puritana, com’era di norma a fine ottocento.

Come capita sempre più spesso, anche Kipling ha subito l’onta dell’ostracismo: qualche anno fa gli studenti dell’Università di Manchester ne hanno cancellato le parole dal muro della facoltà, accusandolo di razzismo.

La poesia rimossa dal muro era proprio If, in italiano tradotta con Se. Uno dei messaggi d’amore più belli mai scritti da un padre a un figlio. Una poesia che indica quale sia la strada per poter possedere la terra. Possederla? E perché non prendersene cura e proteggerla?

Di questo e della poesia vi parlo oggi sul blog.

Tua sarà la terra. La poesia di Rudyard Kipling dedicata a tutti i papà

Oggi voglio celebrare tutti i papà che mi leggono e anche il mio postando per intero Se, la poesia di Rudyard Kipling composta nel 1895 e tradotta nella nostra lingua nel 1916 da un grande italiano, uomo politico e di cultura del novecento: Antonio Gramsci.

E’ stato scritto che questa poesia rappresenti il dono più bello che una figlia o un figlio possano mai ricevere da un padre. La natura pedagogica della letteratura di Kipling è riconosciuta e questa poesia ne riassume gli insegnamenti. Le affermazioni che contiene sono sagge e lungimiranti e rappresentano una buona traccia da seguire per un percorso di crescita consapevole, nel rispetto di sé e di chi abbiamo intorno.

Ma rileggendola dopo molti anni (mi è capitata per caso tra le mani una settimana fa e ho subito deciso di farne il post del 19 marzo, Festa dei Papà) mi sono accorta che qualcosa alla fine stonava. Tutte le azioni e i suggerimenti che Kipling offre a suo figlio riguardano la sua natura di individuo. Nelle strofe si intuisce la presenza dell’altro ma essa non viene mai celebrata.

Una carenza che si riverbera anche nella strofa finale, in cui si afferma “tua sarà la terra”, come se il pianeta potesse essere posseduto. Abbiamo a ragione molte perplessità circa la sensibilità ambientale che pervade la nostra società, questa poesia mette bene in evidenza come i tempi siano cambiati, anche se non ci soddisfano ancora.
Oggi quell’affermazione non si sarebbe potuta pronunciare se non abbinata a qualcosa che ne evidenzi la fragilità e la natura di bene comune di cui dobbiamo prenderci cura.

Tua sarà la terra se…saprai prendertene cura

Tua sarà la terra e tutto ciò che è in essa

Mi sono fermata a riflettere sul reale significato di questa affermazione ma non riesco a togliermi dalla testa una domanda: perché introdurre il possesso quando non possediamo nulla, nemmeno noi stessi? Perché affermare che tua è la terra e non chiarire che è nostra solo perché possiamo prendercene cura e non per esercitare un possesso, un arbitrio?

Quella terra in cui troviamo anche l’altro da noi, che in fondo è tutto ciò che la natura ci ha davvero regalato: la possibilità di imparare e confrontarci con la diversità, con i piedi su una terra che non è di proprietà di nessuno di noi ma sotto la responsabilità di tutte e tutti.

Rileggiamo insieme la poesia. Poi mi direte la vostra.

Se”, la poesia di Joseph Rudyhard Kipling dedicata al figlio

Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno una colpa.
Se riuscirai a avere fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del dubbio.
Se riuscirai ad aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con la calunnia,
O essendo odiato a non lasciarti prendere dall’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

Se riuscirai a sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se riuscirai a pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se riuscirai a confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
distorta dai furfanti per ingannare gli sciocchi,
o a vedere le cose per cui hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con strumenti ormai logori.

Se riuscirai a fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se riuscirai a costringere cuore, nervi e tendini
a servire il tuo traguardo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non resta altro
se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se riuscirai a parlare alla folla e a conservare la tua virtù,
O passeggiare con i Re, senza perdere il senso comune,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se riuscirai a riempire l’inesorabile minuto
Con un istante del valore di sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling, Ricompense e Fate

Ecco che sento di aggiungere qualcosa. Come tua sarà la terra, se saprai custodirla.

Perché invece di possederla non augura semplicemente di potersene prendere cura?

Sarebbe stato diverso se questa lettera l’avesse scritta una madre al proprio figlio?

Se potessi scegliere una sola strofa, quale sarebbe?

Nonostante le mie perplessità, ammetto che sia una poesia che resta nel cuore. Le strofe che la compongono sono efficaci e ritagliano in modo quasi sartoriale le mille occasioni della vita in cui ci siamo sperimentati e abbiamo temuto di non farcela, o di essere sopraffatte.

Di tutte queste strofe ce ne sono alcune che ci parlano più da vicino, come quelle che ho ritagliato più sotto, pensando a mio padre. Qualche anno fa gli ho dedicato questo pensiero, e penso spesso a ciò che avrebbe da dirmi ora, guardano alla mia vita.

Se la riderebbe, perché amava sdrammatizzare. Ma sapeva sempre quando era il momento di tornare serio e di dirmi poche parole, quelle giuste, che mi facevano ripartire. Oppure fermarmi in tempo.

Le mie strofe preferite di Se

Con questa premessa, la scelta è caduta su una parte della terza strofa e della quarta:

Se riuscirai a fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.

Per me che ho sempre avuto paura della perdita, rischiare tutto, perdere e ricominciare da capo è la sfida più grande. Mi hai insegnato a cadere e a rialzarmi, senza mai indugiare a terra. Forse ora mi serve imparare a non farne mai parola, perché certe sconfitte che sono vittorie per rinforzarti devono essere tenute al sicuro dentro di noi per non sciuparle.

Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se riuscirai a riempire l’inesorabile minuto
Con un istante del valore di sessanta secondi

Se ognunə nella mia vita conterà ma nessunə troppo, sarò libera di amare me stessa incondizionatamente. Questo è qualcosa che avrei dovuto imparare molto tempo fa. Ma faccio sempre in tempo. Così come a consolidare la consapevolezza di dover vivere ogni singolo istante.

Mica facile, papà.

Chissà se così conquisterò la mia terra per prendermene cura. Ci provo e queste strofe le assumo come il mio compito ora.

Mi piace l’idea che mio padre, guardandomi da lontano, mi offra parole perché quel Se possa diventare ciò che desidero. Una terra di tutte e perciò di nessuno, che parli di libertà e di tenerezza.

Una terra migliore, un po’ più mia e un po’ più nostra.

Tantissimi auguri a tutti i papà del blog!


E voi care Volpi, quale strofa scegliereste e perché?

Quale ricordo di vostro padre vi fa piacere tenere con voi in questo giorno speciale?


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paola sposito
2 anni fa

Ciao Elena. Intanto grazie perché mi hai riportato alla mente un autore letto a scuola ma poi assolutamente dimenticato. Questa poesia di Kipling mi sembra proprio una bella dichiarazione di amore (quasi un testamento) di un padre verso il proprio figlio a cui augura di possedere un giorno tutte le ricchezze migliori che si possano desiderare: tutte quelle qualità che lo renderanno Uomo, paladino della sua Terra capace di difenderla e di proteggerla. Un uomo padrone del proprio destino, libero e sicuro nelle sue scelte, saggio, fiero delle proprie opinioni nonostante i giudizi avversi, perseverante e tenace (Se riuscirai a costringere cuore, nervi e tendini a servire il tuo traguardo quando sono da tempo sfiniti), tollerante e indulgente (essendo calunniato, non rispondere con la calunnia, O essendo odiato a non lasciarti prendere dall’odio). Non c’è una strofa che ho preferito perché ognuna di esse contiene una verità ed una forza veramente commoventi.

Giulia Mancini
Giulia Mancini
2 anni fa

“Se riuscirai a fare un solo mucchio di tutte le tue fortune e rischiarle in un colpo solo a testa e croce, e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio“ questa strofa la sento molto vicina. Quando mi sono separata ho perso tutto ed ho ricominciato daccapo con le mie sole forze (a cominciare dalla casa, e non è stato facile).
Riguardo a mio padre, di lui ho un ricordo molto dolce, lui mi ha insegnato con il suo esempio la forza, il rispetto e soprattutto l’onestà.

newwhitebear
2 anni fa

Una poesia scritta quando l’impero inglese era al massimo del suo fulgore descrive le sensazioni che Kipling prova e le trasmette al figlio affinché possa crescere con le sue gambe senza la necessità che lui, padre, lo debba sorreggere.
La strofa finale
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
racchiude tutto il senso che Kipling ha voluto trasmettere. Cosa?
Se al posto di terra mettiamo VITA cosa cambia? Nulla.
Proviamo a farlo.
Tua sarà la VITA e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
Grazie per gli auguri carissima Elena.

Brunilde
Brunilde
2 anni fa

” Non importa quanto stretta sia la porta,
quanto impietoso sia lo scorrere della vita,
Io sono il padrone del mio destino,
io sono il capitano della mia anima!”
L’hai riconosciuta? E’ l’ultima strofa di Invictus, una poesia di William E Henley che Nelson Mandela recitava a se stesso, negli anni della prigionia, per darsi coraggio.
Io credo che anche Kipling, con il verso ” tua sarà la terra, e tutto ciò che è in essa ” abbia voluto trasmettere la fede nella libertà e nella resitenza dell’uomo anche di fronte alle sfide, che gli consentiranno di diventare ” padrone del suo destino”.
If è una bellissima poesia, e contiene un grande messaggio, soprattutto per tutti quei padri che ,confusi e ottenebrati dall’amore , credono di fare il bene dei figli proteggendoli dalle difficoltà, mentre ciò che rende un uomo libero e forte è davvero la sua capacità di crescere e di resistere agli urti della vita.

Grazia Gironella
2 anni fa

Ragionando sul finale della poesia possiamo sicuramente trovare la nota dissonante al nostro orecchio moderno, e porci delle domande, ma devo dire che non sento mio il giudizio postumo. Non solo non cancellerei dai muri la poesia, ma mi disturba un po’ che oggi si trovi giusto giudicare e correggere chi è venuto prima, fino a rendere fuorilegge le orecchie di Dumbo. Ognuno è figlio del proprio tempo, nel bene e nel male. Così siamo noi. Non possiamo imparare dal passato e cambiare guardando avanti, senza essere tentati di ritoccare le tracce di chi quel passato lo ha vissuto in prima persona nella sua interezza, nel bene e nel male? Comunque i due ultimi versi della poesia, visti nel loro insieme, mi sembrano soltanto un modo poetico di dire a suo figlio che a quel punto avrà capito tutto ciò che gli serve per essere la versione più evoluta di sé. Senza dubbio questo è un risultato grandioso quanto “diventare il padrone del mondo”!

Grazia Gironella
Rispondi  Elena
2 anni fa

E’ proprio la tentazione del “ritocco” a non piacermi, perché sa di giudizio e non di valutazione. Di censura, alla fine. Non sono sicura di capire bene cosa intendi con “camminare sulle tracce del passato e riscriverle”. Cosa fatta capo ha, come dice il detto. Il passato è passato, nel bene e nel male. Dobbiamo imparare dal passato per non commettere di nuovo gli stessi errori. Ma forse non ho capito bene cosa intendi.

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