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Blocco dello scrittore: consigli Zen per superarlo

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Quando non riesci a proseguire una storia o rilevi una sorta di rallentamento creativo che si prolunga da tempo, potresti definire la tua condizione con la locuzione blocco dello scrittore.

Il blocco dello scrittore è una delle condizioni peggiori in cui può trovarsi chi scrive. Chi lo fa per passione o per svago se ne cura il giusto; chi invece deve aggiornare un blog oppure rispettare un contratto con una casa editrice o semplicemente onorare un patto con sé stesso, è un guaio piuttosto serio.

Il blocco dello scrittore mette in discussione i tuoi obiettivi, i talenti, financo la fiducia in te stesso.

Genera ansia, preoccupazione, disagio, sensi di colpa. Quando il flusso creativo si interrompe, è come quando durante una navigazione il vento cessa di gonfiare le vele e la barca improvvisamente si ferma, lasciandoci in preda alla terribile bonaccia.

Se hai provato alcune o tutte queste sensazioni sgradevoli, sai già quanto sia faticoso uscire dalla condizione di blocco dello scrittore.

In questo articolo ti rivelerò l’ultima regola aurea che ho appreso dallo Zen che ti sarà molto utile per superare il blocco dello scrittore.

E’ anche la più semplice di tutte quelle che hai conosciuto, sebbene sia la più radicale e profonda.

Blocco dello scrittore? La via Zen per superarlo
Bonaccia durante una regata qualche anno fa sul Lago di Viverone [io ero davanti ;)]

Blocco dello scrittore: consigli Zen per superarlo

Questa bellissima foto mi aiuta a parlare del blocco dello scrittore. L’ho scelta perché contiene in sé la soluzione che voglio proporti anche nel caso della scrittura: quando il vento cala non c’è altro da fare che attendere, con pazienza, il suo ritorno.

In quel tempo sono molte le cose che potresti fare, ma ogni movimento rischia di peggiorare la tua posizione in regata. Restare fermi o muoversi con cautela è ciò che di solito è utile per essere pronti a ripartire, osservando l’ambiente che ci circonda.

Così è per la scrittura: quando la pagina è bianca e qualcosa manca, a volte è utile stare fermi. Almeno fino a quando non hai compreso esattamente cosa non funziona.

Il blocco infatti è un messaggio che viene da dentro di te: hai bisogno di tempo e pazienza per ascoltarlo.

Commentando la bella riflessione di Maria Teresa Steri, nell’articolo L’ispirazione non dipende da noi, mi sono accorta che avevo dentro di me la risposta a un quesito che via via aveva occupato i miei pensieri per lungo tempo.

Per superare il blocco dello scrittore bisogna specificare con precisione cosa esattamente significa per noi. Non esiste infatti una definizione univoca valida per tutti. Questa è la prima cosa che devi fare per superarlo.

Cosa significa per me blocco dello scrittore

Per quanto mi riguarda, blocco dello scrittore significa essenzialmente quattro cose:

  1. non sapere più cosa scrivere
  2. non avere la minima idea di come debba proseguire la storia
  3. talvolta rendersi conto di non avere affatto una storia e di aver creduto il contrario fino a quel preciso momento
  4. non riuscire, materialmente, a scrivere per mancanza di tempo ( e della condizione mentale necessaria per creare)

Non è tanto importante indagare se queste quattro condizioni siano vere nella realtà, perché ciò che determina il blocco è il fatto di percepirle come vere per me in un dato momento.

Non è detto che la storia non ci sia, ma è certo che in quel momento la percepiamo come inesistente.

E’ una tua convinzione, non è detto che sia confortata dalla realtà, ma ahimè questo non ha alcuna importanza.

Per te il pensiero è reale. Così come è reale l’incapacità di scrivere, anche se sai bene di essere perfettamente in grado di farlo.

Queste condizioni che per tale ragione chiamerò emotive, hanno cause differenti ma producono il medesimo effetto: ti impediscono di proseguire nella stesura della tua storia.

Definire blocco è la strada per vincerlo

Per superare il blocco è molto utile porti alcune domande utili a capire cosa esattamente non riesci più a fare dopo averlo fatto per molto tempo.

Si tratta di mancanza di idee? Oppure di una momentanea sfiducia nei confronti del tuo talento?

E’ dovuto a mancanza di tempo, a stanchezza, noia? Forse stai riconsiderando la storia o noti che quello che fino a poco tempo prima stava accadendo tra le tue mani, la tua bella scrittura, è diverso da ciò che hai programmato, impostato, deciso di scrivere?

Capire le specifiche motivazioni del blocco è il primo step per individuare la strategia più corretta.

Occorre conoscere con esattezza le ragioni del blocco, perché non puoi sconfiggere qualcosa che non conosci!

Attenzione alle prime risposte che ti vengono in mente, non ti accontentare.

Il blocco è tale perché ben radicato nella tua esistenza di scrittore.

La regola Zen per superare il blocco dello scrittore è concederti tempo, avere pazienza, accettare il fermo immagine che hai in testa senza giudicarlo o indagare da dove viene e perché.

Buddha e la regola aurea per superare il blocco dello scrittore

Per esprimere ancora meglio il concetto di accettazione e pazienza, voglio raccontarvi una storia riferita agli insegnamenti del Buddha:

Un giorno Buddha si stava spostando da una città all’altra accompagnato da alcuni suoi seguaci. Mentre erano in viaggio raggiunsero un lago e lì si fermarono. Il Buddha disse a uno dei suoi discepoli: 
“Sono assetato, prendimi un po' di acqua da quel lago.” 
Il discepolo obbedì e si diresse verso le sponde del lago.
Quando vi giunse, si accorse che proprio in quel momento un carro trainato da un bue stava attraversando il lago. L’acqua si scurì, diventando torbida e fangosa. Il discepolo pensò: 
“Come posso dare da bere al Buddha quest’acqua così torbida?” 
Affranto tornò indietro e disse al suo maestro: 
”L’acqua del lago è molto fangosa, non penso sia il caso di berla.”

Dopo circa mezz’ora Buddha chiese ancora allo stesso discepolo di tornare indietro al lago per prendergli dell’acqua da bere. Il discepolo ubbidiente si diresse al lago e anche questa volta trovò l’acqua fangosa; ritornò, informò il Buddha e si sedette da un lato, dispiaciuto per non essere riuscito a procurare dell'acqua pulita al suo Maestro. 
Dopo un altro po' di tempo Buddha chiese nuovamente al discepolo di tornare al lago; quando vi giunse, il discepolo trovò il lago pulito e l’acqua assolutamente pura. Il fango era sceso verso il fondo e l’acqua in superficie sembrava perfetta per essere prelevata. E così fece. Raccolse l’acqua in un recipiente e la portò al Buddha che la osservò compiaciuto.
Poi, rivolgendosi al discepolo disse: 
"Cosa hai fatto per rendere quest'acqua tanto pulita?".
Il discepolo, quasi imbarazzato, rispose:
"Niente, maestro. Sono tornato e l'ho trovata pulita. Il fango era tornato sul fondo".
Il Buddha si compiacque. 
"Hai lasciato fare…il fango si è depositato da solo…e tu hai potuto prendere l’acqua pulita.  Anche la tua mente funziona allo stesso modo. Quando è disturbata lasciala stare, dagli un po' di tempo e si calmerà da sola. Non devi sforzarti per calmarla, accadrà, senza alcuna fatica e tornerà chiara e trasparente cone l'acqua che mi hai portato".

Liberati dalla schiavitù degli obiettivi prefissati

Ho sempre considerato la creatività in posizione antitetica rispetto a obiettivi contingentati.

Dunque a mio avviso un atteggiamento utile nei casi di blocco è liberarsi dalla schiavitù degli obiettivi che ti sei prefissata.

Lo so, sembra facile, ma non lo è. Quando scrivi infatti fissi obiettivi di ogni tipo che ti aiutano a proseguire in questo faticoso lavoro (il mestiere di scrittore è fatica, ne ho parlato qui).

  • vuoi scrivere un certo tipo di storia
  • vuoi scriverla in un determinato modo (prima persona? seconda? terza? Hai mai fissato un obiettivo per poi rimodularlo perché non era confacente alla tua capacità? Nell’articolo Passare dalla prima alla terza persona ho parlato di una situazione accaduta a me personalmente
  • vuoi scriverla in un determinato periodo di tempo: sono molti blogger consigliano di darsi obiettivi di tempo e addirittura di quantità di parole o cartelle scritte al giorno o di tempo per scriverle.
  • vuoi che sia perfetta e così rimugini sopra ogni aspetto del testo

Ti ritrovi in uno o in tutti questi obiettivi? Quali altri segnaleresti?

Gli obblighi generano stress. Lo stress è nemico della creatività (e anche della salute, aggiungerei!).

Se applicherai la regola Zen e ti concederai tempo e pazienza, accettando il momento di blocco come un’occasione di verifica e approfondimento dei tuoi stessi obiettivi e delle tue convinzioni sulla storia, allora non sarà più un’occasione ansiogena ma una pausa salutare che rigenererà la tua scrittura.

Conclusioni

In conclusione, la regola Zen della pazienza e accettazione è l’esatto contrario dei suggerimenti che leggo altrove e che spingono gli scrittori con blocco a fare un elenco sterminato di cose.

La mia regola aurea prevede il contrario: ti chiede di non fare assolutamente nulla.

Il non fare permette di guardare con attenzione dentro di te. E’ lì che risiede l’ispirazione, così come la poesia. Dipende da te.

Eliminare o sospendere i sensi di colpa, rinunciare per un momento ai tuoi obiettivi performanti e energivori, rimuovere i giudizi.

Solo così recupererai un tempo di riposo per te e per le tue idee. Con pazienza, potrai attendere che il momento giusto ritorni.

Gli obiettivi sono importanti, ma se diventano barriere che ci separano dal nostro sentire vanno abbattuti.

Se, per il momento, non sei in grado di raggiungerli, perdonati.

Vale per la scrittura, vale per ogni altro settore della tua splendida esistenza.


L’uomo è due uomini; l’uno è sveglio nel buio, l’altro è addormentato nella luce

Kahlil Gibran

Con tanti auguri di fare un ottimo lavoro da parte delle Volpi.


Hai già avuto a che fare con il famigerato blocco dello scrittore? Come ne esci?

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21 Commenti
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Marco Freccero
3 anni fa

Questa sì che è una domanda da un milione di euro!

Grazia Gironella
3 anni fa

Lascio che la vita mi porti… e non scrivo, per ora. Leggo, invece. In breve – brevissimo! – inizierò la revisione del nuovo romanzo. :)

Marco Freccero
3 anni fa

È molto spinoso, infatti. Potrebbe essere anche una mia sciocca idea. Però posso affermare questo. Che spesso ho costruito finali, o capitoli, che “giravano male”. E dopo averci riflettuto ho capito che la soluzione era eliminarli, o rifarli da zero. Quindi secondo me la storia in un certo senso è scritta, e a me non resta che il difficile compito di riportarla alla luce al meglio delle mie possibilità. Scrivere è un lavoro che ha a che fare con il passato, con l’archeologia dunque. Devo fare attenzione a non combinare guai, rompendo i reperti. Ecco: devo rispettare la natura dei reperti.

Grazia Gironella
3 anni fa

Sono d’accordo con te (e con il Buddha) sul lasciar decantare, anche perché incaponendosi si va poco in là. ;) Ed è vero che non esiste una sola risposta, perché il problema è sempre diverso. Alla fine è tutto, sempre, molto personale, non di valore generale, come ci piace pensare. Dipende dal momento, dipende dalla storia… dipende da come vediamo il problema, forse più di tutto. Quella che consideriamo “realtà” è sempre alterata dal nostro carattere, dal nostro passato, dal filtro che siamo. Essere rigidi, in qualunque direzione, peggiora soltanto la situazione.

Franco Gabotti
Franco Gabotti
3 anni fa

La pagina bianca è bellissima, è paziente, democratica e ambiziosa, odora di pioppo ed è pure sexy. Contiene dallo zero all’infinito. Piacciamocela una volta per tutte.
Detto ciò accolgo volentieri lo zen nella scrittura, per me esso potrebbe sovraintendere tutte le nostre attività intellettuali e perciò perché non quella di depositare pensieri su una pagina bianca?
Ricordando un mio antico maestro di pittura, penso al foglio di preziosa carta da acquerello che egli bagnava con un veloce passaggio sotto il getto del rubinetto e che poi andava a contaminare con una goccia di pigmento. Sotto lo sguardo sorpreso di noi allievi quella goccia di colore concentrato si diffondeva nella carta umida inventando mille sfumature straordinarie.
Forse l’ispirazione è buttare giù un pensiero ben maturo e guardarlo evolvere in tutte le declinazioni possibili.

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