Quest’anno non sono andata al Salone del Libro di Torino. Persino all’ultimo momento, quando avrei dovuto presentare un libro allo stand di Algra Editore, dedicato alla figura di una donna socialista e sindacalista, Maria Giudice, l’evento non si è svolto in presenza, ma online, a causa di un improvviso malessere di una delle autrici.
Per la cronaca, è andata bene. Maria Giudice è una donna davvero straordinaria, e il libro è in vendita [qui].
Dunque, per me, quest’anno il Salone è stato “out”. Lo dico con calma, senza spirito polemico, forse con quella punta di malinconia che si prova quando si capisce che qualcosa a cui si è affezionati non ci somiglia più.
Il Salone Internazionale del Libro di Torino mi fa questo effetto ormai da qualche anno. L’evoluzione di questo sentimento si legge nei post precedenti, che vi linkerò in fondo all’articolo.
Ma perché quest’anno il Salone è “out” per me?
E per quanti di voi lo è stato, in presenza o da remoto?
Salone Out
Il Salone del Libro di Torino è, dal mio punto di vista, l’evento culturale più importante che ospita la mia città. Ricordo bene la prima edizione: era il 1988 e si svolgeva a Torino Esposizioni, con 530 espositori, una sezione dedicata ai libri antichi — sotto teca — e una propensione alla lettura molto bassa: solo un italiano su due leggeva almeno un libro all’anno. Il 50%.
Oggi, per la cronaca, quella percentuale è scesa: al 47% tra i giovanissimi, e al 30% tra le persone di mezza età, come me.
Insomma, qualcosa è cambiato, anche in meglio. Anche per la città.
Oggi il Salone si tiene al Lingotto, raggiungibile con la metropolitana, e l’edizione attuale occupa 137.000 metri quadrati, accoglie 1.225 marchi editoriali, 980 stand (in aumento rispetto agli 800 dello scorso anno) e oltre 2.000 incontri.
Si può tranquillamente dire che il bambino prodigio è diventato grande. Anzi, grandissimo.
Ed è proprio questa, paradossalmente, la ragione per cui da qualche anno a questa parte lo sento sempre più lontano.
Troppa confusione, troppa folla, troppa corsa. È diventato un grande evento mediatico, una vetrina internazionale, una kermesse pensata più per i personaggi che per i lettori. E va bene così, ha un suo senso. Ma non è più il mio.
Libri in silenzio
Sarà che a me i libri piace scoprirli in silenzio, con tempo, con respiro. Mi piace entrare in libreria senza sapere cosa cerco e uscirne con un titolo che non conoscevo, dopo un tempo sospeso, non governato dall’orologio, in cui mi avvicino, mi allontano, annuso, leggiucchio, leggo, osservo, accarezzo.
In alcune librerie il silenzio è perfetto. Così leggo senza brusii, e mi godo la scoperta con calma.
Anche a casa ho bisogno di un’atmosfera simile.
Ragion per cui leggo malvolentieri in luoghi affollati, come la spiaggia. Se proprio mi va, leggo qualcosa di leggero, leggerissimo, quasi impalpabile.
Dal Salone ho sempre preteso di più. E mi ha sempre dato di più, lo ammetto.
Salone del Libro. Ho scelto di restare fuori
Domenica mattina, mentre al Lingotto si formavano code chilometriche, ero lì fuori, tra le persone che si accalcavano per entrare… ma non per il Salone. C’era il comizio di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL.
Naturalmente ho scelto di esserci. Così, anche quest’anno, un po’ in streaming e un po’ dal vivo, nei pressi del Salone, ci sono stata lo stesso.
Ci sono stata perché, come sapete, siamo in piena campagna referendaria, e visto che non ne ho ancora parlato qui sul blog (ma sì sul mio canale YouTube — vedi poco più avanti), ho deciso di farlo ora. Perché mi interessa sapere cosa ne pensano le “mie” Volpi dei 5 quesiti referendari.
#5SI per il lavoro, contro la precarietà, la sicurezza e la cittadinanza
Sono sicura che ne avrete già sentito parlare almeno una volta, ma visto che solo in queste ultime ore le principali televisioni stanno timidamente cominciando a fornire l’informazione di cui ogni cittadinə ha diritto — su quando, cosa e perché si va a votare — riporto qui in breve i contenuti dei referendum:
- Abolizione del Jobs Act – Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti (scheda verde)
- Abolizione del Jobs Act – Indennità in caso di licenziamento nelle piccole imprese (scheda arancione)
- Stop ai contratti a termine senza causale – (scheda grigia)
- Responsabilità solidale negli appalti – per garantire la sicurezza dei lavoratori in subappalto (scheda rosa)
- Cittadinanza – cancellazione del requisito dei 10 anni di residenza (scheda gialla)
La data dell’8 e 9 giugno è stata scelta con grande “cura”: le scuole sono appena finite, i nonni partono per il mare, e anche l’effetto traino delle amministrative — che si tengono due settimane prima — è stato volutamente escluso.
Ora, con la propaganda dei partiti al Governo e il silenzio del Ministero sulla campagna informativa pubblica, capiamo meglio perché si è scelto proprio questo weekend: è il più sfavorevole possibile alla partecipazione.
Ma noi andiamo avanti lo stesso, con un dispiegamento di energie senza precedenti!
Non siamo soli, per fortuna. Ma è indubbio che questo referendum pesa, soprattutto, sulle spalle della CGIL.
Per fortuna, abbiamo le spalle larghe.
Nel mio piccolo, cerco di contribuire con video chiari e materiali semplici, per capire insieme, per non lasciare spazio solo alla propaganda o alla rassegnazione.
A me pare necessario votare e votare SÌ, per due ragioni fondamentali:
- È un diritto. E un diritto, se non praticato, lentamente ti viene tolto.
- I quesiti sono giusti. Perché, nei fatti, parlano di ridare diritti di cittadinanza a tutte e tutti. Quindi riguardano ciascunə di noi.
È ora di spiegare che non vogliamo che nessuno decida per noi, che non esiste nessuna delega in bianco, che siamo attenti a ciò che accade intorno.
A qualcuno piace che ci si dimentichi. Che non si vada a votare, che si dica che non serve a niente, che tanto sono tutti uguali.
Perché i più uguali di tutti hanno il potere, e guai a chi lo mette in discussione.
E questi quesiti mettono in discussione proprio l’indifferenza verso il lavoro, la sicurezza, i salari, e verso chi, onestamente e legalmente, vive e lavora in questo Paese senza diritti, incluso quello di votare.
Così: voterò io, voteremo noi, anche per loro.
SÌ o NO: l’importante è non lasciarsi convincere dalle trombe del cinismo, quelle che suonano per far sì che il nostro silenzio sia il loro principale complice.
Io la penso così. E voi come la pensate?
Vi leggo con curiosità e interesse. Sempre.
Salone del Libro 2024, sopravvissuta!




Ciao Elena. Non sono mai stata al Salone del libro e non so se mai andrò perché non amo i luoghi affollati, le code per accedere, i biglietti troppo costosi. I libri è meglio sceglierli in ambienti meno chiassosi. Ho dato un’occhiata al link sul libro di Nella Condorelli che non conoscevo (ho visto che è una produttrice e sceneggiatrice e i suoi documentari sono su MyMovies). Su Maria Giudice invece so che è stata una figura importante della prima metà del Novecento: giornalista, attivista per i diritti femminili, militante del Partito Socialista e soprattutto antifascista insieme all’ultimo compagno della sua vita l’avvocato catanese Giuseppe Sapienza da cui ebbe la figlia Goliarda. Ho approfittato anche per vedere ed ascoltare il tuo video che hai inserito in questo post. Io andrò certamente a votare perché l’opinione di ognuno fa la differenza e voterò cinque si. Grazie sempre Elena.
Grazie a te @Paola cara, la penso come te sul Salone e sul Referendum, a proposito, grazie per aver visionato il video e approfondito la conoscenza di Maria Giudice). Ti segnalo, se per caso potessi, che a Ivrea sta per partire la Grande Invasione, una fiera di libri sparsa per la città. Io ci farò un salto, Ivrea è una città davvero caruccia e i libri per strada, così come le presentazioni ovunque, mi sembrano una bella alternativa all’ammassamento in un unico luogo con prezzi altissimi e code lunghissime. Viva le fiere sostenibili!
Al Salone sono stata tre anni fa e ne ho nostalgia. Malgrado non piacciano neanche a me le code e il caos, ricordo di averlo vissuto con slancio e passione perché adoro ogni evento legato ai libri (il nostro saloncino a Roma è un decimo di quello) e il Salone di solito offre anche l’opportunità di incontrare scrittori e scrittrici molto importanti. La sua versione Out pure mi interessa.
Riguardo al referendum, mi unisco a tutti coloro che sostengono fermamente non solo di andare a votare ma anche a votare per il SI’, è importantissimo!!!
Grazie Luz! Daje che raggiungiamo il quorum!
Non so se riuscirò mai ad andare al Salone del libro, non ci sono mai stata perché i miei amici non sono dei gran lettori. Non é troppo agevole neanche arrivare a Torino da Bologna, implica un week end intero, quindi non è mai capitato in passato. Quando ho iniziato a scrivere e a pensarci non mi sentivo di chiedere al mio compagno – più appassionato di giri in moto all’aperto che di libri – di accompagnarmi. Non so se potrà mai capitare, in futuro. L’idea poi di fare file e pagare un biglietto costoso non mi attrae più di tanto. Mai dire mai però. Invece per i referendum io andrò a votare assolutamente! Saranno cinque sì.
Che bello , tutte le mie lettrici e lettori per 5 SI! Se fosse per voi care Volpi, vinceremmo l’astensione, di brutto! Vi adoro. Ma da Torino a Bologna con tre ore di treno comodo arrivi. Poi ti trovo una sistemazione e facciamo un week end insieme. Pensaci. Io non sopporto code e caos ma con le amiche si divide tutto, anche il disagio può diventare bellezza! Abbracci
In realtà, a parere di tutti, la domenica il Salone è davvero vivibile, soprattutto se lo si confronta col sabato. Io sono entrata subito col pass blogger, mio marito mezz’ora di coda non avendo fatto il biglietto on line – costa meno ma se poi non vai hai buttato i soldi. Vero che in 14 anni il biglietto sul posto è passato da 10 a 22 euro e questo è il vero scandalo, il Salone si è ingrandito e io lo amo molto, moltissimo e quest’anno è stato davvero bello, bellissimooooo.
Landini me lo sono vista in tutta calma all’improvviso in uno stand, per caso.
Voterò 5 sì.
Se una è innamorata del Salone, inevitabile che apprezzi anche le code, la confusione, ecc. Il che mi fa piacere, beninteso, perché è bene che il Salone vada avanti. Chissà, magari prima o poi mi convincono nuovamente… Felice che tu abbia visto Landini, che si è fatto mi hanno detto lo slalom tra gli stand. Viva i 5SI (ma posso scrivere che su di te non avevo dubbi?)
Anche quest’anno non sono venuta al Salone. Non escludo di tornare, magari l’anni prossimo.
Ricordo la mia prima volta al Salone ( metà anni ’90 ), partiti in macchina la mattina da Bologna, con la fretta di arrivare perchè volevamo partecipare a un incontro con Norberto Bobbio. C’era una fascinosa Monica Guerritore che si aggirava per gli stand…
Non avevamo prenotato nulla, comprammo il biglietto al momento. Tornammo a casa in serata, una bella stancata, ma ne era valsa la pena: ora non sarebbe neppure pensabile…!
Credo profondamente nel diritto di voto ma non ho quasi mai votato ai referendum. Ero e sono contraria alla distorsione del prezioso strumento referendario, ideato per muovere la cittadinanza su grandi temi etici, quali divorzio, aborto, magari fine vita, ma utilizzato per quesiti diversi, a volte risibili (tanti anni fa, ricordo che uno riguardava l’orario di apertura dei negozi), sui quali è il parlamento a dover legiferare.
Se abbiamo parlamentari inetti mal ce ne incoglie ma li abbiamo voluti noi. E’ su questo che si deve lavorare, non con le scorciatoie delle raccolte firme per i referendum.
Quanto alla cittadinanza, è un tema etico: la contrapposizione fra due visioni, quella conservatrice, che invoca muri e privilegi di nascita, e quella che guarda al futuro, alla società che sta già cambiando ed evolvendo.
Temo però che fra abituale astensionismo e campagna di boicottaggio posta in essere ANCHE da una delle massime cariche dello stato ( scandalo scandaloso ) il raggiungimento del quorum sarà davvero difficile…
Cara Brunilde, il quorum è difficile, lo sarebbe comunque, anche se il servizio pubblico, come la RAI, informasse davvero le persone, cosa che non fa. Pensa alla partecipazione alle elezioni, politiche e amministrative. Di questo passo decideranno in pochi, una sorta di oligarchia del potere, con gli altri in silenzio. Terribile. Io penso che lo strumento del referendum, previsto dalla Costituzione, sia l’occasione per i cittadini di dire la propria su questioni fondamentali di cui il parlamento non discute più e i partiti, un tempo intermediatori, non si occupano e non mediano più gli interessi. Se i padri costituenti hanno previsto il Referendum abrogativo vuol dire che nel quadro della Costituzione e nell’equilibrio dei poteri , compresi quelli del popolo, quello fosse lo strumento. Semmai penso che il quorum possa essere abbassato. In allora praticamente tutti votavano, perché il voto era stato una conquista sudata con il sangue. Oggi la disaffezione dev’essere curata in qualche modo. Altrimenti la dissoluzione si compie e il premierato, distorsione giuridica, troverà la strada spianata… Il che mi preoccupa molto