Comunicare, secondo me

Sei capace di fare sintesi?

Indice

  1. Sei capace di fare sintesi? Vedere oltre
  2. Che cosa significa “sintesi”
  3. Sintesi e brevità sono la stessa cosa?
  4. Video “Sarò breve”
  5. Perché la sintesi è necessaria
  6. Fare sintesi nella scrittura
  7. La sinossi. Esempio di sintesi per la presentazione di un romanzo

Tutto va di fretta e noi facciamo una gran fatica ad ascoltarci e ad ascoltare. Trovare il tempo per dire/fare le cose cui teniamo è come affrontare una passeggiata nella jungla: è difficile farsi strada e la visibilità spesso è compromessa. Eppure, con o senza machete, riusciamo a dirle/farle lo stesso.

Se sono davvero importanti, tenerle dentro a lungo è impossibile.

Ma c’è un modo per farle meglio? Come possiamo rendere più efficace il tempo che abbiamo a disposizione?

Uno strumento potente è la capacità di fare sintesi.

Ho appreso con l’esperienza come la capacità di fare sintesi sia un valido supporto per risparmiare tempo e andare “dritti al punto”.

Cosa occorre per fare una buona sintesi e, soprattutto, come possiamo utilizzarla in tutti gli ambiti della nostra esistenza, famiglia, lavoro o relazioni, è la domanda cui mi perito di rispondere in questo post.

A voi buona lettura!

Sei capace di fare sintesi? Vedere oltre

Sarà successo anche a voi di sentire il bisogno di una buona sintesi, quando siamo costretti a sopportare lunghe disquisizioni che spesso non portano da nessuna parte.

Dalla classica e temutissima riunione di condominio all’incontro con le insegnanti dei propri figli a scuola; dalla riunione per definire il campionato invernale del nostro sport preferito al debriefing di un importante progetto professionale.

Il dono della sintesi è scarsamente distribuito. Sta a noi recuperarlo e utilizzarlo al meglio per finalizzare la nostra comunicazione e rendere più efficiente il nostro lavoro, anche quello scrittorio.

Comunicare efficacemente (ne ho parlato nel mio manuale per imparare a parlare in pubblico) significa mostrare la propria competenza. Non attraverso la modalità “più parlo e più mostro di conoscere” ma restituendo con efficacia i contenuti e gli obiettivi che ci siamo preposti.

La sintesi mostra la nostra conoscenza dell’argomento e manifesta la nostra volontà, onesta, di parlar chiaro e di mettere con tatto subito sul piatto le questioni più importanti.

Personalmente ho sperimentato questa necessità/opportunità durante molte riunioni sindacali cui partecipo, così come, ai vecchi tempi, durante alcune riunioni politiche. Ma sono sicura che ciascuno di voi ha già visualizzato un momento in cui ha desiderato fortemente un po’ di sintesi, accidenti!

Guardate questo quadro meraviglioso di Gauguin. Per offrirci questa mirabile sintesi simbolica della perdita della verginità, è bastato esprimere il dominio di una tecnica pittorica pregevole o c’è dell’altro?

E che ci fa una volpe sulla spalla della fanciulla? 😀

Sei capace di fare sintesi
La perte du pucelage (1890) – Paul Gauguin *

Lascio a voi la parola per rispondere a questa domanda 🙂

La sintesi richiede una visione dell’oltre. Non solo di ciò che c’è ora, ma di ciò che c’è stato e di ciò che ci sarà. Una visione ampia che offra a chi deve compierla gli strumenti per fare una buona sintesi.

Che cosa significa “sintesi”

Torniamo indietro ai fondamentali. La parola sintesi deriva dal greco sýnthesis, che scomposto significa porre con, ovvero comporre, unire.

La sintesi, etimologicamente parlando, è dunque una composizione di elementi differenti portati ad uno, una sorta di reductio ad unum.

Nel gergo comune sintesi è anche riduzione di un complesso di elementi logici o di dati oggettivi in un’esposizione essenziale, dove la parola importante è essenziale, ovvero che contenga ciò che non può essere eluso. Anche qui misuriamo la distanza con il concetto di brevità, che diventa a questo punto soltanto una questione di “metrica”.

Applicando questo concetto al parlare in pubblico, quando le lunghe e spesso prolisse introduzioni, relazioni, interventi, ce le fanno apprezzare solo in parte, possiamo parlare di sintesi come della capacità di indicare i concetti essenziali del ragionamento senza per questo ridurre la capacità di comprensione da parte di chi ci ascolta.

Sintesi e brevità sono la stessa cosa?

Sintesi dunque non è brevità, né tagliare qua e là per arrivare al fondo in tempo, ma individuare e offrire quelle connessioni di cui parlavo rendendole esplicite, anche a coloro che quelle connessioni non sono in grado di vederle o non le sperimenteranno mai.

Un ragionamento sintetico può essere breve in termini di durata. Ma non tutti i ragionamenti brevi contengono una sintesi, che è conseguenza di un’analisi approfondita, circostanziata, attenta, di merito.

La brevità ha a che fare con il tempo per cui siamo costretti a tenere l’attenzione focalizzata su un tema oggetto della nostra attenzione. La sintesi con il contenuto.

In questo video ho messo in evidenza i rischi del sarò breve. Un incipit che spesso nasconde l’esatto opposto, ovvero una comunicazione pletorica e incapace di andare, come abbiamo detto, “dritti al punto”.



Il tempo è tiranno quando comunichiamo.

In base alla teoria della “curva dell’attenzione”, il livello di attenzione scema dopo i primi quindici minuti di ascolto. Il decadimento seguente può procedere con una certa velocità, sia nel rapporto relatore-pubblico sia per una lezione frontale o una lettura.

Il picco massimo dell’attenzione si ha dopo i primi 5 minuti. Ragion per cui quando dobbiamo comunicare qualcosa che vogliamo sia ricordato/appreso a fondo è utile farlo durante questo primo periodo.
L’erosione dell’attenzione raggiunge una diminuzione dell’80% circa delle capacità attentive intorno ai 30 minuti, quindi gli “uditori” fisiologicamente sono “smarriti” dopo 30 minuti di presentazione.

Ecco perché la sintesi è importante!

B. Wood, psicologo, definiva il livello di attenzione come:

“Il processo mentale che
unifica l’attività mentale, operando
sulla percezione, sulla discriminazione,
sull’immaginazione, sulla memoria”

ovvero collocando l’attenzione all’interno di un processo cognitivo come ciò che permette di selezionare
gli stimoli cui siamo sottoposti e di organizzare le informazioni provenienti dall’ambiente esterno regolando i processi mentali di conseguenza.

Tutto ciò ci insegna che tenere sotto braccio brevità e sintesi, valori in sé, diventa un elemento essenziale della qualità della nostra comunicazione.

Perché la sintesi è necessaria

La sintesi indica a chi ci legge/ascolta competenza e capacità. La sintesi è necessaria per almeno tre ragioni:

  • rende ben chiaro il processo che sta dietro un ragionamento e lo esplicita
  • ammanta la comunicazione di originalità e profondità, allontanandovi da ciò che dicono tutti per concentrarsi su ciò che voi volete offrire di originale
  • permette una migliore gestione del tempo, vostro e degli altri

Quante volte, dopo tanto ascoltare, vi siete chiesti: “Ma cos’ha da aggiunge questo tizio di interessante?” oppure “Cosa mi è rimasto?”

A me capita spesso, purtroppo. Una delle ragioni per cui mi sono dedicata a questa riflessione 🙂

Fare sintesi nella scrittura

Quando penso alla sintesi penso allo Hegel e al suo ragionamento intorno alla dialettica.

Per lo Hegel la sintesi è infatti il risultato di due fasi contrapposte: la tesi, o proposizione, l’antitesi, o contrapposizione. Da qui la sintesi.

Nella sua visione del mondo Hegel identifica la sintesi come il risultato di una contrapposizione solo apparente, che non determina un conflitto o almeno non lo determina nel senso più tradizionale del termine, come opposizione di parti avverse inconciliabili.

Per Hegel invece la tesi e l’antitesi fanno parte di un processo poietico indispensabile per produrre la sintesi, che avviene a un livello superiore.

Questo modello filosofico ha influito molto nella mia formazione. Mi ha insegnato, una volta individuata una convinzione, un pensiero, ad operare con freddezza alla ricerca di tutte le antitesi possibili, allo scopo di giungere a una sintesi più alta, più avanzata.

Il pensiero dialettico per me è essenzialmente questo, ovvero la composizione di tesi opposte che ne producono una nuova, una sintesi, la magica compenetrazione degli opposti, una nuova realtà.

La sintesi dunque comincia con il mettere a fuoco un concetto, un’opinione, un bisogno: la tesi.

In seguito ne individuiamo le possibili contrapposizioni, gli opposti, che ci aiutino a guardare le cose dal punto di vista specularmente opposto al nostro: le antitesi.

Poi proviamo a tenere insieme queste due angolazioni per produrre una terza proposizione, nuova perché inesplorata: la sintesi.

Facciamo un parallelo con la scrittura e con il processo di sintesi e di riduzione che ciascuno scrittore compie a un certo punto del suo lavoro.

Quello che in questo articolo ho chiamato la grammatica della sintesi. Me l’ha suggerita Stephen King, potete fidarvi 😉

Ogni cosa del nostro lavoro, sia esso un romanzo o un saggio, va messo alla prova degli opposti. Va verificato, discusso, esposto a contraddizioni e solo in seguito avvalorato.

Se abbiamo un personaggio che ha un desiderio, un obiettivo, un compito da svolgere (come abbiamo visto in questo articolo, il Compito dell’eroe) prima di identificarlo con quel compito, proviamo a esercitarci nel definire il compito opposto, l’obiettivo opposto, al solo fine di rafforzare la sua identità e il suo valore. Descriviamo meglio il suo desiderio.

Un personaggio che non si è sottoposto a questa prova è un personaggio di cui sappiamo poco e che non ha sperimentato la sua identità in questo gioco degli opposti.

Durante questo processo capiamo come togliere ciò che non serve, individuando ciò che è davvero indispensabile.

Quante scene che non sono utili alla storia possono essere tagliate e quante, al contrario, in questo gioco degli opposti capiremo che devono essere aggiunte!

Possiamo farlo anche attraverso alcune domande:

  • “Che cosa accadrebbe al mio protagonista se non riuscisse a salvare la fanciulla?”
  • “Che cosa impedisce alla fanciulla di salvarsi da sé?”
  • Quali altri alternative ha l’eroe per salvare la fanciulla?”

E così via.

La sintesi è lo strumento potente che ci permette di guardare le cose da un altro punto di vista.

La sinossi. Esempio di sintesi per la presentazione di un romanzo

Il modo più semplice e immediato per utilizzare bene la nostra capacità di sintesi quando scriviamo è la stesura della sinossi.

La sinossi infatti non è un breve resoconto della storia, o solo l’elenco dei personaggi principali.

E’ il messaggio che vogliamo lanciare, le motivazioni che ci hanno spinto a scrivere il romanzo, il senso di un racconto che è esperienza.

La capacità della scrittrice o dello scrittore è scrivere una sinossi che metta in luce le linee di fondo della storia senza svelarla, lasciando spazio alla fantasia e incuriosendo il futuro lettore.

Per questo dev’essere breve ed efficace, non solo perché deve stare sulla quarta di copertina!

Potreste provare il metodo della dialettica la prossima volta che ne scrivete una. Siate gli avvocati del diavolo con voi stesse 🙂


Siamo giunte alla fine di questa articolata riflessione.

Che impressione ne avete ricavato?

Pensate di possedere un buon dono della sintesi? In che modo lo utilizzate?


* La perte du pucelage (1890), uno dei massimi capolavori di Paul Gauguin, è uno degli esempi più limpidi del movimento artistico del Sintetismo, una corrente pittorica del post impressionismo.

Con Sintetismo gli storici dell’arte indicano il linguaggio utilizzato da alcuni artisti in Francia sul finire dell’Ottocento. Il Sintetismo si sviluppò nell’ambito del Post-impressionismo. La prima volta che comparve fu nel 1877 quando il termine fu utilizzato per distinguere l’Impressionismo scientifico dall’Impressionismo naturalistico.

In occasione dell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1889, Paul Gauguin e Émile Schuffenecker organizzarono una mostra al caffè Volpini. In quella occasione utilizzarono il termine Sintetismo per definire lo stile di alcuni artisti presenti.

Più info in questo articolo

10 Comments

  • franco gabotti

    Ciao, per me la sintesi portata alle estreme conseguenze è una perla che ho incontrato nel corso dei miei studi torinesi, era contenuta nelle dispense di Analisi II di Giuseppe Geymonat.
    Non per nulla l’autore è il matematico figlio del filosofo Ludovico e non credo di essere stato l’unico a subire il fascino del suo linguaggio essenziale, quasi geroglifico, nel quale i simboli sostituivano i concetti. In sintesi, evocando un’espressione ricorrente nelle dispense, esso si poteva definire necessario e sufficiente.
    Oggi non potrei aggiungere altro ma sono prolisso e dico la mia anche sulle sinossi: cerco di non scriverle quando (sempre) ho troppe chiavi di lettura da suggerire.
    A proposito, sul dipinto di Gauguin, sulla volpe che sembra proteggere la donna da sé stessa, dai pregiudizi e dalla processione di gente raffigurata in lontananza, si potrebbe scrivere un libro intero.

    • Elena

      Che onore assistere a una lezione di Geymonat e coglierne così tanti significati , al di là della Matematica o dell’Analisi che li contiene. Hai fatto bene a citare questa disciplina con la quale ho sempre avuto un rapporto ambivalente ma alla quale riconosco proprio la grande virtù di poter sintetizzare in una formula l’Universo. Sulla sinossi: rileggendoti e rileggendomi forse non sono le chiavi di lettura da proporre al lettore ma, semplicemente, la Storia.
      Quanto alla volpe, caro @Franco, ti aspettavo, conoscendo la tua passione per la pittura. Ti dico la mia: la volpe ha posseduto la fanciulla e ora, con la zampa, la tiene ferma a sé. Lei è serena e ha tra le mani uno stelo, sembrerebbe un bocciolo. Anch’esso simbolo potente. Le persone che stanno procedendo prima o poi la raggiungeranno e lo sguardo della volpe ne è incuriosito e allo stesso tempo intimorito. Scopriranno la sua bella preda e, forse, la porteranno via. La perdita. Non solo della fanciulla ma ance di chi l’ha fatta sbocciare come donna. Un caro saluto

  • Giulia Mancini

    La capacità di fare sintesi non è innata, bisogna acquisirla con il tempo. A volte mi irrito con quei colleghi che per parlarti di una cosa partono dalle calende greche e alla fine non ti danno la risposta che ti serve, certe volte capisco che proprio non ci riescono, sono prolissi e, oserei dire, molto concentrati su loro stessi, al punto che non ascoltano gli altri. In generale non amo i lunghi discorsi e cerco di arrivare al punto come suggerisci, senza la premessa “sarò breve”, non so se ci riesco davvero, ma ci spero
    Nella scrittura mi sono esercitata parecchio, pensa che una volta scrivevo delle sinossi troppo lunghe, poi ho affinato la tecnica e ora mi riescono meglio, ma ci metto un bel po’ a impostarle, scrivo e cancello un sacco di volte finché non mi sembra che vada bene…

    • Elena

      Ciao @Giulia, condivido la tua irritazione. Poi mi succede che più vado avanti negli anni e meno sopporto. Oltre a ciò che dici, le persone prolisse spesso nascondono pochi o falsi argomenti… Quanto a sintesi anche io faccio più in difficoltà sul versante scrittura. L’esempio della sinossi in effetti meriterebbe più spazio perché è davvero importante, iliad biglietto da visita ciò che, insieme alla copertina permette al nostro romanzo di essere acquistato. Le tue sono molto efficaci. Ma ne ho lette tante di edizioni blasonate davvero pessime. So che è un mestiere, nel senso che c’è gente che fa solo quello. Mi piacerebbe intervistare qualcuno…

  • newwhitebear

    Per me fare sintesi è la capacita di scindere il problema – vedi matematica -, l’argomento in parti più piccole. Diciamo di analizzarli e poi ricomporli aggregando tra loro le parti per arrivare alla soluzione per la via più semplice.
    Vista in questa ottica la sinossi si traduce nell’analisi del proprio testo per tradurlo con chiarezza in un numero limitato di parole. Non è un esercizio facile ma ci si può riuscire.
    Per sintetizzare un argomento serve una accurata analisi o meglio la capacità di scindere l’argomento in parti elementari per poi riaggregarlo nelle parti essenziali.

    • Elena

      Si Gian, è un buon metodo quello di spezzettare le parti, grazie del suggerimento. Lo proverò. In un romanzo, parlando di sinossi, si potrebbe giungere all’essenziale matematico di ogni caratteristica trama, personaggi, messaggio, ambientazione e poi comporlo in qualche modo. Mi tornano in mente le parole della mia insegnante di latino che sosteneva che con la matematica si poteva comprendere ogni cosa. Aveva ragione

  • Brunilde

    La sintesi è una capacità da acquisire, a caro prezzo. Non è affatto facile arrivarci, ma è utlissima sia a livello comunicativo ( andare dritti al punto risuta più efficace e incisivo ) sia a livello intellettivo: la comprensione della sostanza delle cose, come meglio spiegato sopra dal Sig. Nuovorsobianco.
    Dopo anni di sforzi, mi ritrovo a fare una ” scaletta” anche per i contenuti di una telefonata che devo fare, o di una mail che devo scrivere: brevità, incisività, sintesi.
    Quando scrivo, invece, mi lascio andare, salvo revisonare a caccia di ripetizioni, sforbiciando come una matta. Ma sulla sinossi non si scherza: è il biglietto da visita del proprio lavoro, deve essere davvero fatto al meglio!

    • Elena

      La scaletta per la telefonata è un metodo che seguo anche io per le discussioni più delicate, in cui è proprio opportuno non perdersi e non lasciarsi affascinare dalla dialettica dell’altro e margarina virare sui temi . Andare dritti al punto per me è diventato uno stile di vita. Sono sempre meno disponibile a ciance, né in ingresso né in uscita. Bentornata. Sei mancata tanto alle Volpi ❤️

  • Luz

    Ah, Elena, quanto è difficile fare vera sintesi per me… Tendo a monologare quando dirigo da coordinatrice i consigli di classe, illustrando la situazione di ciascun alunno, penso che vadano dette tante cose ma non mi accorgo di dilungarmi. E poi con i genitori rappresentanti. E poi quando sono in palcoscenico, nel momento in cui presento lo spettacolo faccio sempre una sintesi del percorso, delle emozioni. Penso che serva per mettersi nell’immediato in sintonia con il pubblico. E la sintesi di una recensione in pillole, quelle che facevo durante il lockdown? Sono le sintesi più difficili. 🙂

    • Elena

      Più si riduce lo spazio, più le scelte devono essere meditate e severe. Credo che la cosa più interessante sia proprio questo. Non è il tagliare scene inutili che mettiamo in campo quando scriviamo, ma nella selezione, nella scelta appunto creare qualcosa di nuovo. In fondo è questo ciò che più mi ha affascinato della dialettica hegeliana. Che la sintesi è qualcosa di nuovo, che prima non esisteva. E’ un nuovo punto di partenza. Una vera risorsa per me, non solo intellettualmente

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