La cassetta degli attrezzi dello scrittore

I want to suggest that to write to your best abilities, it behooves you to construct your own toolbox and then build up enough muscle so you can carry it with you.

Then, instead of looking at a hard job and getting discouraged, you will perhaps seize the correct tool and get immediately to work.

King, Stephen. On Writing: A Memoir of the Craft

Questo è solo un piccolo assaggio della ricca messe che Stephen King ha messo a disposizione scrivendo On writing, il suo manuale per la scrittura che attinge alla sua straordinaria esperienza personale di scrittore.

Tra i tanti temi che affronta, ho deciso di cominciare con quella che lui chiama la cassetta degli attrezzi dello scrittore.

La cassetta degli attrezzi dello scrittore

La cassetta degli attrezzi dello scrittore

1 Il linguaggio giusto per il vostro personaggio

L’appropriatezza del linguaggio ci aiuta a esprimere esattamente cosa desideriamo comunicare, anche nella scrittura.

La scelta della parola giusta è dunque fondamentale. Per questo esistono i vocabolari!

Averne uno sempre sotto il naso quando si scrive è utile, insieme a un buon dizionario di sinonimi e contrari, che non devono farci perdere spontaneità!

Di solito, come suggerisce King, la prima parola che viene in mente è quella giusta se sufficientemente appropriata e “colorata”.

Il senso di questo suggerimento è semplice: se qualcosa è immediata per te lo sarà anche per chi legge.

La parola, ovvero il significante, deve connettersi subito con il significato nella mente del lettore.

Più questo tempo si riduce più il lettore sarà coinvolto nella storia e ne rimarrà catturato, fino alla fine.

Se invece costringiamo chi legge a districarsi tra lunghi giri di parole, magari usati per evitare un termine giudicato groppo gergale o al contrario eccessivamente forbito, non farà che distrarsi dal ritmo della narrazione. E noi daremo l’impressione di non avere le idee chiare.

Dunque via libera alle parole gergali o a termini scientifici?

Non sempre.

Solo se sono coerenti con il personaggio, se non stonano con la sua identità.

Usateli, anche se non appartengono al vostro linguaggio quotidiano.

Se si tratta di narratore in prima persona attenzione a non farlo scivolare in inutili volgarità o in eccessi di forma.

Stabilite il livello culturale, l’identità del vostro personaggio e mantenete la coerenza dalla prima all’ultima pagina.

Come dice il maestro:

“Una buona descrizione di solito consiste in pochi dettagli ben selezionati che basteranno per tutti”

2 Come scovare parole nuove

Quando ero bambina la mia attività preferita era scovare parole sconosciute per poi correre a impararne il significato.

Mi arrampicavo sulla sedia della scrivania e raggiungevo il ripiano mediano della biblioteca, dove mio padre conservava un dizionario e un vocabolario di italiano.

Pesanti come l’ostia, li trascinavo sulla scrivania e giù a scartabellare per cercare la parola sotto esame e impararne il significato a memoria.

Con l’avanzare dell’età, accanto al dizionario di italiano ne ho collocato uno di latino e un’enciclopedia scientifica per colmare le mie lacune di studentessa del liceo.

Ma non bastava. Insieme al significato pretendevo di conoscere anche l’etimologia della parola, latina o greca che fosse.

È così che ho imparato il significato di molti termini nuovi.

Oggi in rete è facile incorrere in qualche neologismo, ma non perdiamo di vista la ricchezza della nostra lingua.

Come farlo?

Leggere, leggere, leggere. Non solo romanzi, ma saggi e approfondimenti. È lì che si scovano le parole più strane 😉 

3 La grammatica della sintesi

Usare la vecchia grammatica su cui avete studiato è un buon punto di partenza.

Sapendo che per formare una frase di senso compiuto, nome e predicato sono più che sufficienti.

Gianna trasmette

Le montagne crollano

sono frasi che funzionano.

Chi scrive segue spesso una regola aurea: meno è meglio.

La condivido e anche Stephen spinge in questa direzione.

Per questo suggerisce di evitare frasi come “il fatto che”, “di questo passo”, “di tanto in tanto” e cose del genere.

Sono di troppo e possono essere sostituite con un semplice nome e predicato verbale.

L’arte è l’eliminazione del superfluo

Pablo Picasso

 

4 Evitare il passivo

Una sorta di religione cui fatico a dedicarmi.

King ci ricorda che esistono due tipologie per la forma dei verbi: forma attiva e forma passiva.

Entrambe sono corrette e appartengono alla nostra grammatica, ma la distinzione non è sottile e spesso tendiamo a usarle senza riflettere.

Nella forma attiva il soggetto agisce qualcosa, compie un’azione in modo diretto, ne è il fautore.

Usandola facciamo assumere al nostro personaggio una responsabilità.

Nella forma passiva invece il soggetto è agito durante l’azione, in qualche modo la subisce.

Jhonny ha bruciato il cadavere

Il cadavere è stato bruciato da Jhonny

 

L’ha uccisa con una balestra

E’ stata uccisa da una balestra

Non trovate che la seconda frase ci allontani emotivamente dall’accaduto?

La differenza è sottile ma non inesistente.

Come saprete, Stephen King aborre il passivo.

Rendete il più diretto possibile il dialogo e la narrazione. E i risultati arriveranno.

 

5 Gli avverbi

King suggerisce di evitare gli avverbi. Ne parla male di continuo, sebbene non riesca a eliminarli del tutto. Lo ha ammesso lui stesso 😮 

Dunque non vi preoccupate né giudicatevi severamente.

Portate attenzione alla questione e ogni tanto, cancellate!

Gli avverbi sono il mio tallone d’Achille.

Ho sviluppato, non so come, un’insana debolezza nei confronti dell’avverbio.

Come un amante respinto mi perseguita da sempre annidandosi nei meandri del mio cervello e spuntando quando meno te lo aspetti e soprattutto, quando non ce n’è davvero bisogno!

Si presenta senza chiedere il permesso e si nasconde al punto che per scovarlo spesso non mi basta una seconda lettura. Non è vero, Nadia? 😆 

Al pari dell’uso del passivo, gli avverbi denotano una certa insicurezza dello scrittore e vanno largamente eliminati e sostituiti da nomi o verbi appropriati che, come dicevamo al punto 1, producano subito l’effetto atteso.

La strada per l’inferno è lastricata di avverbi

Parola di Stephen…

6 Cercare idee nuove

Quando siamo fermi con una storia o non sappiamo da che parte cominciare spesso ci arrivano idee che sembrano già vecchie, trite e ritrite.

Vi dice qualcosa’?

In casi come questi King suggerisce di valutare la storia dal punto di vista opposto a quello usato finora.

Potreste valutare l’inversione dei ruoli e funzioni dei personaggi e vedere cosa succede.
Spesso rispondere alla domanda “Cosa succederebbe se” con un pò di fantasia può essere un valido aiuto per uscire dalla palta del blocco dello scrittore.

Se il senso comune si aspetta che Tizio faccia la tal cosa a Caio, nulla di nuovo si scatena.

Ma se fosse Caio a fare la tal cosa a Tizio?

Dopo averci riflettuto a lungo ho cominciato a notare l’applicazione di questa strategia intorno a me.

Recentemente ho visto il film “Oblivion“, che narra la storia di una coppia di manutentori di enormi trivelle che su una terra devastata dalla guerra tra mondi difendono la postazione dei “buoni” con lo scopo di approvvigionare di acqua potabile i sorpavvissuti, prelevandola dal mare.

Presto uno di loro scopre che qualcosa non torna.

Lo sceneggiatore qui ha invertito il punto di vista del protagonista e dei buoni e cattivi. Una strategia già vista ma che funziona sempre.

Altra citazione, sempre in ambito fantascentifico.

La svastica nel sole, di Philip K. Dick, risponde alla domanda già citata narrando di un mondo in cui la seconda guerra mondiale è stata vinta dalle potenze dell’asse.

Uno scenario tragico ma affascinante dal punto di vista della creazione della storia.

Invertire i fattori. A differenza della matematica, il risultato cambia!

7 Un posto dove scrivere

Ho trascurato troppo a lungo questo aspetto e dunque oggi voglio aggiungerlo alla lista di strumenti perché ha una grande importanza, al pari di tutti gli altri strumenti già citati.

Il luogo dove scriviamo

Salinger si ritirava in una sorta di fienile/capanno dietro casa sua in cui stava rinchiuso per ore senza che nessuno, nemmeno la sua famiglia, potesse entrarvi e interrompere il flusso creativo.

Beh, non è che fosse un gran che come padre e marito, dunque… Non esageriamo con l’isolamento!

Ho trovato il “mio posto privato”, così lo chiamo io, da poco tempo.

Qualche mese fa ho avuto una piccola crisi . Stavo cercando disperatamente di terminare il mio secondo romanzo (a proposito, tra poco riceverò il verdetto glaciale, già lo so) e il fatto di non avere un posto tutto per me per scrivere mi stava facendo impazzire.

Non poter buttare giù le mie idee qualunque ora fosse, senza disturbare o dover raccogliere tutto per preparare la tavola, stava facendomi perdere la pazienza.

Volevo un posto dove poter prendere appunti e lasciarli nel mio ordine disordinato, o lasciare il computer acceso o il libro aperto su una determinata pagina.

Così Carlos me lo ha costruito. In una piccola nicchia di tre metri per uno e ottanta abbiamo sistemato una scrivania, comodissima, un tavolino e un divano sofà.

Guardate un pò, non è male, non è vero?


Da qui giro i video sul canale YouTube (Iscriviti subito così mi aiuti a farlo crescere!) scrivo i post del blog e progetto nuovi romanzi.

La mia produttività è cresciuta.

Non ho bisogno di dirmi di scrivere almeno dieci minuti al giorno ma di qualcuno che mi dica di smettere per andare a dormire!

 

La mia lista è terminata.

Quali sono gli strumenti che apprezzi di più? Ne hai altri da segnalare?


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    Commenti

    1. Che carino il tuo nido! Io non posso avere una stanza tutta mia, ma anche se l’avessi finirei con il tornare nella mischia, perché mi piace la compagnia della famiglia. On writing è un buon testo pieno di indicazioni valide, piacevolissimo da leggere. Su due punti non sono del tutto d’accordo con King: gli avverbi non sono il Male, se non si esagera, e basta leggere il testo ad alta voce per accorgersi se il -mente è diventato troppo ingombrante; e le prime parole che vengono in mente… sono immediate, e spesso vanno sfruttate per questa loro immediatezza, ma a volte escono delle vere banalità! Ma la cassetta degli attrezzi è importante, fondamentale. 🙂

      1. Cara Giulia, ho appena finito di leggere un libro di Borrometi, giornalista minacciato dalla mafia. Sicome stiamo discutendo di avverbi ho fatto caso a quanti ne utlizzasse. Non ne ricordo uno (ma c’è sempre da temere la mia cecità selettiva 😀 ). La scrittura tipo giornalistica mi piace molto ma al di là del parere personale, credo davvero che nella maggior parte dei casi siano inutili. Prova ne sia che quando li tolgo non ne sento la mancanza. Sull’immediatezza invece concordo, infatti nell’articolo ho usato il termine “colorate” per significare proprio ciò che tu intendi. In ogni caso i suggerimenti, anche di grandi autori, vanno sempre contestualizzati al proprio lavoro e la proprio stile.
        Baci dalla nicchia alla mischia!

    2. Bello il tuo angolino per scrivere, vorrei averne uno anch’io, ma mi accontento di crearlo ogni volta apparecchiando il tavolo della sala. On writing ho iniziato a leggerlo qualche tempo fa ma mi sono arenata, dovrei riprenderlo prima o poi. Gli avverbi sono un problema anche per me, nel senso che li uso troppo, poi cerco di eliminarli in fase di revisione. Però qualcuno si può lasciare no?

      1. Si può, si può cara Giulia. Riprendilo in mano perché ha ragione @Barbara, è davvero uno scrigno. La parte iniziale mi ha un pò destabilizzata perché mi aspettavo altro, ma leggendo ho capito cosa voleva mostrarci. E mi è stato molto utile per capire come personalizzare i fatti che raccontimao in modo speciale.

    3. alcuni suggerimenti li uso da tempo ad esempio avverbi e passivi. Mi capita di usarli ma poi quando rileggo li cancello.
      Sintesi? Mi piace e la uso intensamente, anche se molti arricciano il naso perché affermano che è scrittura povera. Però secondo me da sveltezza alle frasi.

      1. Dunque tu sei tra quelli che rileggendo riesce a scovarli. Io credo di avere il cervello schermato. Per fortuna, come molti hanno suggerito, ci sono gli strumenti informatici che “vedono” con l’occhio dei bit ciò che l’occhio umano no riesce a vedere!
        Quanto alla scrittura povera, anche a me non piace molto. La uso quando devo essere incisiva. Funziona

    4. On writing è un tesoro, uno scrigno, da leggere e rileggere. Come sai, mi è “capitato” tra le mani per caso, scovato in uno scatolone di libri da buttare (sacrilegio!!) Ho cambiato i miei pre-giudizi su King e ora lo leggo che è un piacere, non proprio l’horror puro però.
      Sugli avverbi… nessuno mi dice niente. Non so se li uso tanto oppure no, temo che non me ne accorgo io e nemmeno i beta.
      Sulla nicchia, è bella ma non te la invidio. I muri stretti mi imprigionano il respiro e le idee, e per la mia claustrofobia preferiscono stare sopra che sotto coperta. (detta così sembra un’altra cosa 😀 😀 😀 )
      Però non ho un posto dove scrivere serena e questo è un dramma. Per questo nuovo anno era prevista l’installazione della serra riscaldata ma è uno dei progetti ritardati dai vari cambiamenti cominciati a dicembre.
      Vedremo. Per ora il mio luogo preferito resta il tavolo da pranzo verso l’enorme porta finestra sull’orizzonte. 🙂

      1. Certo, una finestra sulle alpi o sul mare aperto sarebbe molto meglio, ma nell’attesa di trasferirmi in una villa adeguata a una grande autrice come me, mi accontento della nicchia 😉

    5. Cara Elena, il tuo posticino è bellissimo, sembra perfetto per la creatività. Anch’io ne avrei uno tutto per me, visto che i figli sono usciti dal nido per motivi di studio, eppure mi ostino a scrivere sul divano con quaderno e appunti sparsi. Se provo a cambiare, non mi viene nulla da scrivere. Tornando a King: d’accordo su tutto. Quando ero alla ricerca di uno stile mi sono serviti molto i suoi consigli. Di solito le ridondanze mi escono nella prima stesura, poi lascio decantare qualche giorno e quando ritorno, taglio senza pietà. Un abbraccio;)

      1. Ciao cara, mi è piaciuto il manuale di King ma poi ognuno di noi deve trovare una sua modalità “scrittoria” che esprima completamente se stessa. Certo, qualche buon suggerimento è utile. Di questo manuale ho apprezzato particolarmente la lunga parte introduttiva in cui King ci mostra come sid eve scrivere e come si possa tenere in collato alla pagina anche il lettore più disattento. Un maestro, lo sanno bene i suoi lettori, come noi.
        Scrivevo sulla mia poltrona anch’io prima, e mi trovavo bene. poi ho conosciuto la nicchia…

    6. Non credevo potesse accadere ma, mi sono innamorato di un articolo.
      Grazie per averlo scritto, Elena.

      Il sofa nell’angolino creativo va benissimo: aiuta a superare i momenti di blocco mentale. Io però ci avrei messo un lettino 🙂

      Suggerimento non richiesto per scovare gli avverbi al primo colpo dovunque essi si annidino (piccole carognette saputelle):
      aprire il file in word => cliccare su ‘Trova’ (icona del binocolo) => digitare il suffisso ‘mente’ (senza apici); la casella visualizzerà una lista di corrispondenze che sarà possibile evidenziare e scorrere cliccando sulle freccette o direttamente sulle anteprime (disponibili qualora le corrispondenze siano meno di 100); => a questo punto è sufficiente premere ‘Back Space’ sulla tastiera fino a eliminazione completa della parola (suffisso evidenziato e radice dell’avverbio), quindi passare alla successiva.

      Buona falcidia.

      1. Ahaha Calogero, nessuno si era ancora innamorato di un mio articolo, penso che me la ricorderò a lungo questa bella novità, grazie! Quanto agli avverbi, hai avuto una fantastica idea! Utilizzo già la funzione trova, ma con l’avevrbio scritto per esteso. Utilizzare il suffisso maledetto è davvero una strategia furba, la userò, grazie!

          1. Ma sai che hai ragione @Calogero? In fondo una pausa creativa sul divano vale più che mille spremiture di meningi su una rigida sedia!

    7. Vado matta per avverbi, passivi e gerundi! Poi…alla prima rilettura cominciano le sforbiciate, perchè è vero, l’arte ( e la scrittura, e la vita stessa ) è l’eliminazione del superfluo, accidenti!
      Molto bella la tua postazione della scrittrice,trasmette concentrazione e intimità: un bel posto dove dare forma alle idee!

      1. Ciao Brunilde, sono impazzita con i gerundi al liceo e ora devo tagliarli via. Non è giusto!!!! Scherzi a parte, Picasso ha ragione e poi, non è forse il nostro mestiere?
        La postazione è meravigliosa, ci voleva proprio, e non lascio che nessuno ci metta il naso!!!

    8. Cara la mia avverbiatrice come dice King e non solo lui, gli avverbi in prima stesura escono che è un piacere a tutti. Ma sono correggibili. E vedrai che il verdetto, non trovandone poi troppi, non sarà affatto glaciale ma anzi primaverile. Mi piace la tua cassetta degli attrezzi e soprattutto quell’angolo da cui coccoli la tua creatività.
      Non avrei nulla da aggiunge se non concentrazione e creatività che devono sempre seguire lo scrittore per sfruttare al meglio le occasioni e rendere il momento propizio

      1. Ciao Nadia, il mio nuovo angolino è perfetto per raccogliere i pensieri e solleticare la creatività. In effetti, oltre a leggere molto, per essere buone scrittrici bisogna vivere molto intensamente. Dunque anche se la nicchia mi piace, non devo farmi prendere la mano

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