Tagliare i rami secchi
Crescita personale

Tagliare i rami secchi: quando cambiare diventa necessario

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La scorsa settimana parlavo con un’amica del blog che ha deciso di prendersi una pausa: niente scrittura, niente social, niente conversazioni online.

Ognuno di noi ha attraversato questo periodo come ha potuto. E ogni soluzione è giusta se ci aiuta a restare in equilibrio nei giorni difficili.

Non serve che gli altri comprendano le nostre scelte. A volte basta una parola sola: accettazione.

Ma accanto all’accettazione esiste un altro esercizio, forse ancora più necessario: tagliare i rami secchi della nostra esistenza.

Come si fa a capire quando è arrivato il momento di tagliare i rami secchi della nostra vita?

Quando una relazione, un’abitudine o un progetto non ci fanno più crescere, forse è il momento di fermarsi e chiedersi se non sia arrivata l’ora di potare.

Relazioni consunte, abitudini consolidate ormai  sbiadite, passioni che ci hanno succhiato il sangue, lavori sbagliati, partner sbagliati: ecco i rami secchi di cui bisogna saper fare a meno.

Bisogna agire con coraggio e il prima possibile. Altrimenti il ramo secco toglie nutrimento a tutta la pianta.

Tagliare i rami secchi: quando cambiare diventa necessario

 

Chi di noi in questi giorni di semi-ripresa non si è trovata ad avere a che fare con vecchie abitudini che non sentiamo più calzarci addosso alla perfezione?

Proprio come un vecchio abito ormai della taglia sbagliata (e io ne ho alcuni, mannaggia al lockdown) i rami secchi della nostra esistenza ci frenano, ingombrano il passaggio di nuova linfa, ci rallentano e piano piano si prendono il meglio di noi.

 

Tagliarli è l’unica soluzione.

Ma come fare a riconoscerli?


Dire no è un buon inizio. Ne abbiamo già parlato, ricordate?
Date un’occhiata qui.

 

Dire no per proteggere noi stesse

Ne ho parlato qui: Tre buone ragioni per dire no e proteggere la nostra scrittura

Il coraggio di chiudere, il coraggio di tagliare

 

In questo articolo avevo individuato un piccolo gioco per capire quando nella nostra vita qualcosa è di troppo.

Andate a riguardarlo, perché qui di seguito ne riprendo solo alcuni aspetti che credo particolarmente utili nella vita dell’oggi.

 

Chi tra voi scrive conosce bene l’euforia e la paura che proviamo alle prese con i tagli delle parti inutili di una storia.

Li compiamo durante le fasi della revisione, dopo aver lasciato passare il tempo necessario.

Proviamo euforia perché sappiamo che quel gesto migliorerà il nostro lavoro.

Proviamo paura e forse anche tristezza perché ciò di cui stiamo per fare a meno è stato scritto da noi, con la medesima passione e trasporto di ciò che abbiamo testé conservato.

E’ nostro, è parte di noi.

Eppure dobbiamo disfarcene.

Perché stona, rovina il nostro manoscritto, lo appesantisce.

Perché non serve.

 

Nella vita succede la stessa cosa. Ci affezioniamo a qualcosa o qualcuno in un dato momento della nostra vita che sembra fatto apposta per noi.

E quando a un certo punto ci sta stretto, proprio come un vestito vecchio, lo trasciniamo con noi il più a lungo possibile, per timore di perdere un pezzo di noi stesse.

Eppure basterebbe il coraggio di disfarsene.

Ma perché è così difficile?

 

Io penso che le nostre abitudini si incollino sulla nostra pelle come una pellicola.

Determinano il modo in cui vediamo gli altri e, soprattutto, il modo in cui gli altri vedono noi stessi.

Sono il nostro specchio, la verifica costante della nostra identità.

 

Sappiamo poi che il cambiamento fa paura.

Ma il più delle volte questa paura è più degli altri che nostra.

Non troveranno più ciò che si aspettano ma una persona diversa, cambiata, che segue una nuova direzione.

Se le persone che sono intorno a noi non dovessero più sentirsi in sintonia con la nuova noi, probabilmente si allontaneranno.

E’ il prezzo del cambiamento.

Guardiamo a questi processi con pazienza e accettazione.

Stiamo scegliendo una strada nuova, che non contempla più le vecchie abitudini.

Su quei rami secchi potrebbero essere sistemati da anni ragnatele o spuntoni di legno pungenti.

Se li tagliate, torneranno a germogliare nuovi rami, nuove foglie e forse nuovi frutti.

Il bosco saprà accogliere ciò che voi avete abbandonato.

 

 

Attenzione a ciò che vi può frenare

 

Sassolini nell’ingranaggio che possono fermarvi, vanificando lo slancio di rinnovamento che siete pronti ad abbracciare.

Quali sono?

 

 :arrow: Lo sguardo degli altri.

Quando cambiate tutto ciò che gli altri si aspettavano da voi anche il loro sguardo può cambiare. Le persone potrebbero non essere d’accordo, addirittura ostacolare il vostro percorso, rigettarlo. Facilmente non vi riconosceranno. Siate certe di sapere esattamente cosa volete e tirate dritto.

Forse il giardiniere con la moto sega si guarda intorno se l’altro fattore sta potando il ciliegio proprio come intende farlo lui?

Il giardiniere conosce la sua piantagione, la cura da anni, sa di cosa ha bisogno. Dunque studia a lungo il da farsi, imbraccia la moto sega e taglia proprio lì dove ha deciso di tagliare. 

Siate il buon giardiniere del vostro giardino.

 

 :arrow: La percezione di voi stesse come Super Eroi. 

Pericolo massimo! Alert!

Quante cose facevate prima del Covid19?

Quante ne fate ora?

Quanta ansia vi crea la matematica differenza?

Non siete Super Eroi o Super Eroine. Non è dato in natura fare tutto ciò che ci interessa/piace/dobbiamo/la gente si aspetta da noi/i nostri genitori si aspettano da noi/i mariti compagni si aspettano da noi/ noi ci aspettiamo da noi stesse.

Diamoci un taglio.

La motosega in questo caso svolge una funzione di autotutela: vi protegge da voi stesse.

Troppe volte siamo proprio noi stesse le nostre peggiori nemiche.

 

 

Durante la mia clausura da Covid19 ho dovuto rinunciare a molte cose, come molti di noi.

Ma nella tranquillità delle mie mura protettive e nel trambusto del lavoro quotidiano in spazi tanto ristretti, ho realizzato cosa è per me veramente importante.

In fondo, l’ho sempre saputo, ricordate questo post?

 

Dunque qualcosa finirà, da qui in avanti.

Non sono più la stessa e me ne vanto.

Cambiare è segno di intelligenza.

 

E voi care Volpi, cosa tenete e cosa lasciate dopo la quarantena?

Quanta sofferenza vi procura dover cominciare il “lavoro”?

 

 

Un’ultima cosa:

Io la potatura un mese fa l’ho fatta per davvero. Avevo una pianta molto vecchia e trascurata di Gelsomino in balcone che non faceva più né fiori né foglie.

Ero sul punto di buttarla. 

Poi per la prima volta ho deciso di cimentarmi nella potatura. Mi sono documentata e ho provato.

Qualche giorno fa, dopo un periodo di trepidante attesa, i primi germogli sono arrivati.

Una grande gioia.

Merito di questo signore che ho ascoltato con grande ammirazione.

Per questo ho deciso di segnalarvelo. Prossimo appuntamento con le cesoie, l’autunno!

State pronte, care Volpi!

 

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Rebecca Eriksson
6 anni fa

Non ti parlo del mio rapporto con la quarantena, perchè ho utilizzato questo periodo per rivalutare alcune cose e crescere, quindi potrei azzardarmi a dire di averlo sfruttato positivamente.
Però in due occasioni, l’ultima una decina di anni fa, mi sono ritrovata “chiusa”.
Chiusa fisicamente in una routine, chiusa mentalmente in un ambiente (lavoravo 13 ore al giorno con le stesse 8 persone). Mi ero completamente spenta, accettando come abitudine persone ed incarichi: il problema è che non me ne accorgevo.
La prima volta lo superai andando a Parigi, lo feci controvoglia (uscire dalla routine, impensabile!) ma ero stata invitata gratis.
Non dimenticherò mai quella sensazione avuta in una strada di periferia, passeggiando sotto un ponte tra immondizia e puzza di barbone, in cui fui colpita da un “Ma è tutto qui?”, vedendo la mia mente perdere le paure ed aprirsi in una vera esplosione di libertà.
Dopo qualche anno ho avuto una ricaduta, ma per fortuna ho avuto la consapevolezza che mi stavo chiudendo e sono corsa subito ai ripari, ridimensionando quei fattori che mi stavano chiudendo.

Giulia Lu Dip
Giulia Lu Dip
6 anni fa

I rami secchi vanno tagliati, ma spesso manca il coraggio, magari il coronavirus è servito per dare quel coraggio a molti che non ce l’avevano, chi può dirlo? Per quanto mi riguarda avevo tagliato parecchi rami secchi ben prima della pandemia, grazie a un evento tragico della mia vita – ormai di parecchi anni fa- che mi ha dato nuova consapevolezza. Ed è stata una fortuna, perché la pandemia non ha cambiato troppo la mia vita, ero già fortificata e corazzata abbastanza per sopportare tutto questo…anzi mi sono pure riposata un po’ da certe frenesie della vita moderna, non sarà troppo?

Barbara
6 anni fa

E voi non immaginate che programmi avevo per quest’anno!!! :D Stramaledetto virus!! Ah ma va tutto raddoppiato per l’anno prossimo, e chi sa se tornerò indietro… ;)

Grazia Gironella
6 anni fa

Siano benedetti i tutorial! ;) Andando avanti nella vita ci attacchiamo a mille cose, gesti, persone, idee, con cui ci identifichiamo, e che in ultimo diventano un guscio che ci nasconde e ci toglie elasticità. Senza liberarci della zavorra facciamo ancora più fatica a riconoscere il nucleo radioso di noi stessi.

newwhitebear
6 anni fa

tagliare i rami secchi deve essere fatto. per evitare che seduti sopra ci facciano rovinare a terra. Allora sì che sono dolori.
I rami secchi sono retaggi del passato che non ci appartiene più. Quindi è un tagliare quei lacci che ci impediscono di progredire e proseguire.

newwhitebear
Rispondi  Elena
6 anni fa

giustissimo che ci dobbiamo occupare solo di quelli in vita

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