Uno degli obiettivi della scrittura creativa è come allenare l’immaginazione, ovvero tenerla viva, produttiva. Per chi scrive, sentire cedere dentro di sé la fantasia, l’immaginazione, è come tentare di restare in piedi con un terremoto: un esercizio complicatissimo!
La capacità di immaginare e di fantasticare sono caratteristiche essenziali per lo scrittore, motore principale delle idee e della scrittura, di ogni singola storia. Guai ad allontanarsene per periodi molto lunghi.
Tuttavia, ciò è possibile. Anzi, è più comune di quanto saremmo disposti ad ammettere.
Come si può affrontare questa “crisi creativa”?
Come si può allenare l’immaginazione e tornare così a una scrittura piacevole e originale?
Ecco come suscitare in noi la capacità autentica di immaginare le nostre storie.
Come allenare l’immaginazione, una svolta per la tua scrittura
Come allenare l’immaginazione? Vi siete mai posti questa domanda?
Di solito, quando è attiva, la funzione immaginazione si accontenta di osservare ciò che succede intorno a noi per poi scomporre e ricomporre le informazioni che la mente lucida raccoglie sotto forma di immagini, appunti, ricordi, sensazioni.
Quando è inattiva sappiamo bene cosa succede: non riusciamo a immaginare niente, nemmeno uno straccio di idea, di ambientazione, di scena o personaggio. Spesso, non riusciamo nemmeno a scegliere un nome!
La domanda dunque sorge spontanea: per la scrittura creativa, si può allenare l’immaginazione?
Nel corso del tempo ho sperimentato alcune strategie che qui raccolgo, sperando possano esservi utili in momenti, terribili, come questo.
Se vi va potete sempre suggerire/aggiungere le vostre nei commenti in fondo all’articolo.
Iconografia, divinazione, simboli, immagini
Tempo fa acquistai e poi recensii il testo di Giulio Mozzi Oracolo Manuale per scrittrici e scrittori in questo post; Esordienti? Vi aiuta l’Oracolo
Avevo acquistato quel testo più per curiosità che per reale interesse, ma la lettura, se cos’ si può definire visto la conformazione del testo, una serie di “aforismi” o suggerimenti da utilizzare appunto un po’ come un Oracolo, mi ha decisamente affascinata e sorpresa.
Così pensando a questo articolo sono andata a riprenderlo e mi pare che possa essere uno strumento utile per uscire dall’empasse della mancanza di idee.
Sempre sotto forma di Oracolo, ovvero una forma di divinazione attraverso simboli, segni, fatti del passato e del presente, persino sogni, per chi ha confidenza con i Tarocchi o con i Ching, potete utilizzare queste metodiche per interrogare il destino o l’universo o come preferite chiamarlo per suggerirvi chiavi di lettura inedite e inaspettate.
L’immaginazione infatti non si basa su ciò che già sappiamo ma su ciò che ancora non conosciamo e di cui intuiamo soltanto l’esistenza.
Ho parlato di questo modo di sollecitare la fantasia e l’immaginazione in questo post, in cui ho “interrogato” l’arcano della Stella. Cliccate e curiosate su com’è andata.
Affidarsi ai sogni
Ho lasciato che fosse l’inconscio a parlarmi, ma occorre essere nelle condizioni di attivarlo, come sappiamo.
Quando succede, quella parte di me interiore, risorsa inesauribile di energia e conoscenza, che rileva ogni istante quelle informazioni sotto forma di immagini per immagazzinarle, di tanto in tanto mi fa la grazia di restituirmele, per esempio sotto forma di sogni.
Non sognate mai le vostre storie? Storie, trame, situazioni apparentemente del tutto nuove, ma non nei loro elementi essenziali.
Oppure mi capita di esercitare la fantasia scrivendo. Farlo di continuo sembra sia meglio, avendone il tempo e la possibilità.
In fondo, creare storie, immaginare, è una sorta di apprendimento, una funzione che per essere all’altezza va allenata, esattamente come faremmo con un muscolo :-D
Quello che chiamiamo brainstorming di parole nero su bianco, altro non è che una forma di libera creazione e associazione di immagini che senza filtri lascia passare dal dentro al fuori i pensieri, le parole, i vissuti, le ansie, le paure, le gioie quotidiane, le riflessioni.
Per diventare altro. Per diventare storie.
In poche parole, per immaginare, per fantasticare, occorrono due condizioni:
- essere in connessione con il nostro sé interiore
- essere libere da qualunque costrizione mentale
Come contattare l’inconscio? Con il silenzio. Il silenzio insegna.
Non è la prima volta che prendo spunto da questo testo per un articolo sul blog. Forse ricorderete il mio racconto Sono tornato per restare, scritto proprio seguendo il corso di Arsenio. Il risultato è stato più che soddisfacente, per questo ho proseguito con interesse la lettura.
Nella Lezione 4 del suo manuale, Siani ci parla del punto di vista che suddivide in tre categorie:
- Grammaticale con cui si indica la posizione assunta da chi racconta la storia. Prima persona singolare, terza persona singolare, terza persona plurale. Per qualche ragione omette la seconda persona singolare, punto di vista più complicato da rendere, d’accordo, ma senza dubbio nelle disponibilità del narratore e assai originale.
- Stilistico che riguarda la scelta delle parole, la sequenza della narrazione, l’intreccio, ovvero il modo in cui l’autore scandisce la storia.
- Straniante che considera la combinazione tra punto di vista grammaticale e stilistico. E’ il narratore onnisciente, l’estraneo, l’alieno che osserva stranito la nostra storia e la narra così come la vede, senza tentare di comprenderla o, peggio, giudicarla.
La sua classificazione dei punti di vista a mio avviso è troppo scarna, ma qui mi interessava proporvela per rendere esplicito come ciascuno di noi abbia una sua idea più o meno precisa di cosa sia il punto di vista e accidenti, non c’è verso di avere due versioni coincidenti!
Tornando al racconto che citavo sopra, il punto di vista che ho assunto per la narrazione è quello di Marco, figlio scapestrato di una copia borghese che decide di tornare a casa, questa volta forse per davvero, dopo una vita passata in balia della droga e della delinquenza di strada.
L’ho raccontato in terza persona, come narratrice affatto estranea al contesto. Non solo lo conoscevo, ma in qualche modo parteggiavo per lui, il mio protagonista. Capita, non è così?
Se avessi scelto la seconda persona tutto ciò sarebbe stato ancora più evidente, ma non mi sono mai cimentata con questa modalità di scrittura, chissà, un giorno dovrei proprio provarci.
Se invece avessi deciso, come probabilmente qualcun altro avrà fatto, di narrare lo stesso episodio attraverso l’uso della prima persona, quella della madre o del padre ad esempio, di certo il senso del racconto sarebbe cambiato e forse, anche il suo epilogo.
Questo cambiamento dipende dalla scelta del punto di vista oppure dal nostro grado di coinvolgimento nella storia.
Immaginazione vs fantasia
Il protagonista di “La mia vita di uomo“, di Philip Roth, insegnante di scrittura creativa, a un certo punto intima ai suoi allievi:
Non potete limitarvi a propinare le vostre fantasie chiamandole "finzione". Dovete basare i vostri racconti su ciò che conoscete. Attenetevi a quello
Accidenti se è un buon consiglio, tutti noi dovremmo seguirlo. Ma come possiamo evitare che le nostre storie siano semplici ripetizioni di ciò che abbiamo osservato? Come possiamo superare le nostre fantasie, intese come la capacità di collegare qualcosa ad un’altra come libera associazione di idee, come saggiamente suggerisce Giulio Mozzi nel suo Oracolo manuale di cui ho parlato in questa Pillola, e farle diventare immaginazione?
Cos’è l’immaginazione?
L’immaginazione è la capacità di costruire nuovi mondi partendo da ciò che conosciamo. Non è la semplice ripetizione, ma il motore del processo creativo, la creatività in sé, la mente che si libera e scompone e ricompone ciò che già conosce per creare qualcosa di nuovo.
L’immaginazione è ciò che osserviamo, arricchito da ciò che siamo in grado di inventare. Cambiare il punto di vista di una storia o di una nostra osservazione ci aiuta a dare corso a questo delicato quanto fondamentale processo creativo.
L’immaginazione si può allenare, anche usando le tecniche di coaching per costruire l’arco di vita del vostro personaggio. Ne ho parlato in questo articolo in cui vi insegno a utilizzare il quadrante di Ofman per la scrittura. Provateci, è divertente oltre che utile!
Non basta essere consapevoli della ricchezza che abbiamo dentro. Tutti siamo convinti in qualche modo di essere protagonisti di una vita ricca, di incontri, eventi, relazioni.
Il tema non è aggiungere fatti, eventi, cose alla nostra realtà che è il terreno della creatività, ma trasformarli.
Sembra che caratteristica precipua dello scrittore non sia tanto la capacità di inventare di sana pianta mondi o situazioni eccezionalmente nuove, cosa che mi ha portato fuori strada per molto tempo nella mia adolescenza e che mi ha impedito di cominciare a scrivere prima.
Piuttosto la fantasia e immaginazione che è in grado di reinterpretare ciò che esiste, conosce, frequenta.
Potremmo dire che lo scrittore è colei/colui capace di mettere insieme i pezzi.
L’annosa domanda: è autobiografico?
Quando, di solito durante le presentazioni de visu (che nostalgia, care Volpi), qualcuno ci pone la fatidica domanda:
Quanto c’è di autobiografico nella tua storia?
la mia risposta è sempre laconica e comprensiva, perché chi domanda è certo che non abbia mai scritto.
Se lo avesse fatto, magari anche solo una storiella o una barzelletta, saprebbe che non si inventa nulla ma si può solo prendere spunto da ciò che viviamo quotidianamente per poi rielaborarlo in modo creativo, ovvero nuovo, insolito, inaspettato.
Che ne sapeva Einstein di immaginazione
Di sicuro moltissimo, altrimenti non avrebbe mai scoperto ciò che ha scoperto!
Albert Einstein con la sua teoria della conservazione della materia (o dell’energia se preferite) sostiene che non sia possibile perdere nulla di ciò che fa parte della Creazione, ma solo trasformarlo.
Per coloro che fanno sul serio, questo articolo affronta la questione.
Io mi limito a richiamarne il principio di massima:
ad una diminuzione della massa, deve corrispondere un incremento dell’energia.
Con un po’ di fantasia, proviamo ad applicarlo alla scrittura: se la massa (ovvero la realtà fattuale, la nostra quotidianità) si riduce, si trasforma in energia (immaginazione, storie).
Se per produrre energia, ovvero creatività, la massa ovvero il principio di realtà, deve venire meno, ecco allora che mi sono spiegata il perché in questo periodo faccio fatica a immaginare.
Sono troppo ancorata alla mia realtà, al principio di realtà fattuale, per poter immaginare.
La quotidianità e le sue regole, una certa rigidità (ora qualcuno sorriderà) che mi toglie energia, sottrae idee, invece di aggiungere.
Per aggiungere devo ridurre la presenza, o meglio, onnipresenza della mia realtà fattuale.
Dunque a questo punto, dopo questa ardita riflessione, dovessi rispondere nuovamente alla domanda iniziale, ovvero “Come allenare l’immaginazione?”, lo farei così:
Allontanandomi dalle cose che vivo, creando uno spazio vuoto, perché tutto ciò che ho conosciuto possa germogliare in un'idea.
E poi
Ripensare alla mia vita e sognare come cambiarla in qualcosa che possa generare gioia e soddisfazione
Forse è un lusso che in questo momento non mi posso permettere, ma di sicuro è la chiave di volta per poter finalmente tornare a immaginare.
L’importante è esserne consapevoli.
Cosa fate per allenare la vostra immaginazione?




Al momento sto pianificando un racconto fantasy in cui mi sono accorta manca l’evoluzione dell’antagonista, che dovrebbe correre in parallelo con quella del protagonista.
Sto quindi forzano un po’ le fantasia sulla figura negativa, ma è parecchio impegnativo.
Quanto è difficile creare i personaggi negativi!
Da bambina mi sono accorta che ogni volta che appoggiavo la testa sul cuscino la mia mente iniziava a ricordare l’intera giornata svolta. Già a sei-sette anni avevo preso a rimodellare quei ricordi, modificando gli eventi per avere una giornata ideale.
Da qui è partito il mio “gioco della buona notte”: reinventare le mie fantasie, diventando la protagonista del cartone animato visto o libri.
Poi da adolescente ascoltavo tantissimo le vite degli altri: le reinventavo, le mescolavo e riadattavo anche in vari generi.
Io non mi addormento se non plasmo una storia, magari anche la stessa per giorni.
I sogni dell’inconscio poi si sono rivelati una manna: fatemi mangiare pesante e la mattina dopo sono a pc a mettere per iscritto trame anche complesse (ma drogarmi di cibo non è una cosa che faccio intenzionalmente).
Mi vanto di essere una sognatrice professionista :-D
Guarda che questa accezione positiva delle abbuffate in questo periodo non ci fa bene! Ritirala! :))))
Però è vero, i pensieri, il ruminamento, quando diventa patologico, sono utilissimi per creare ma anche per trovare soluzioni ai problemi. Quante mattine mi sveglio con l’idea di come proseguire la scena o di come risolvere un problema al lavoro o in famiglia con una soluzione fino alla sera prima inesplorata. Alla fine far fluire il nostro inconscio, contare sulle nostre risorse, è la strategia migliore. Stai scrivendo qualcosa, al momento? Sono curiosa di sapere in quale fantasia sei
Come si allena l’immaginazione? Ah, boh!
Tanti film? Tanti libri? Tante esperienze? Tanti amici? Mangiando peperoni rossi la sera per cena? L’ultima volta ho sognato capelli e occhi scuri parecchio affascinanti, e potrebbero diventare un racconto…
Non saprei dire. Di sicuro io ingurgito tante storie, in qualsiasi forma. La sera mentre mangio faccio zapping sulla guida del televisore, per vedere i film da lì a poco in onda: visto, visto, visto, sempre politica, per carità via, visto, visto, manca! Spetta (leggo la trama), mah forse, visto, western no grazie, visto, rosamunde pilcher anche no, sono tutti uguali, visto. Ah questo, regista così così, proviamo.
Dall’altra parte “Quand’è che hai visto tutti questi film?”
“Mentre stiravo…” ;)
Ecco perché vedo pochi film…
Ho un’immaginazione sempre molto fervida, quello che è difficile è poi convogliarla in una storia scritta in modo adeguato, comunque la mia immaginazione di solito emerge quando sono in una fase di relax, in cui la mia mente si svuota, si libera e diventa uno spazio da riempire.
Ciao Giulia, concordo. Nulla può arrivare se siamo piene di pensieri. In qualche modo è ciò che sostengo anch’io. Non vedo l’ora di avere un pò di tempo per svuotare e tornare a creare. Ne ho voglia. Un abbraccio
Se mi convince… Continuo a pensare che questa attitudine si abbia o non si abbia. Anche questo mantenere vivo il bambino che è in noi… se abbiamo un determinato carattere allora è possibile, altrimenti… Sapessi quanti colleghi di scuola ho incontrato senza più la capacità di stupirsi dinanzi alle cose. Quando invece oltre allo scrittore, anche un insegnante dovrebbe possedere tanta immaginazione. Penso sia essenzialmente attitudine. :) Però è anche bene ricordare che tutto è sottoposto all’essere coltivato. E coltivare l’immaginazione è indispensabile per non inaridirsi.
Sono sempre anch’io in bilico tra allenamento e doti innate. Chissà, magari è solo una questione di equilibrio… Buona domenica cara