Come allenare l'immaginazione
Scrittura

Come allenare l’immaginazione

Da qualche tempo vivo una situazione paradossale per chi scrive: sento cedere dentro di me la fantasia, l’immaginazione.

Di solito, quando è attiva, la funzione immaginazione si accontenta di osservare ciò che succede intorno a me per poi scomporre e ricomporre le informazioni che la mente lucida raccoglie sotto forma di immagini, appunti, ricordi, sensazioni.

Così la domanda mi è sorta spontanea: Come allenare l’immaginazione?

Ho provato a lasciarmi ispirare da qualcosa, o a farmi suggerire una strada usando i Tarocchi (ho già parlato di ispirazione in questo post, a proposito dell’arcano della Stella).

Ma invano.

Ho lasciato che fosse l’inconscio a parlarmi, 

ma occorre essere nelle condizioni di attivarlo, come sappiamo.

Quando succede, quella parte di me interiore, risorsa inesauribile di energia e conoscenza, che rileva ogni istante quelle informazioni sotto forma di immagini per immagazzinarle, di tanto in tanto mi fa la grazia di restituirmele, per esempio sotto forma di sogni.

Non sognate mai le vostre storie?

Storie, trame, situazioni apparentemente del tutto nuove, ma non nei loro elementi essenziali.

Oppure mi capita di esercitare la fantasia scrivendo.

Farlo di continuo sembra sia meglio, avendone il tempo e la possibilità.

In fondo, creare storie, immaginare, è una sorta di apprendimento, una funzione che per essere all’altezza va allenata, esattamente come faremmo con un muscolo 😀

Quello che chiamiamo brainstorming di parole nero su bianco, altro non è che una forma di libera creazione e associazione di immagini che senza filtri lascia passare dal dentro al fuori i pensieri, le parole, i vissuti, le ansie, le paure, le gioie quotidiane, le riflessioni.

Per diventare altro. Per diventare storie.

In poche parole, per immaginare, per fantasticare, occorrono due condizioni:

  • essere in connessione con il nostro sé interiore
  • essere libere da qualunque costrizione mentale

Come allenare l’immaginazione?

Non basta essere consapevoli della ricchezza che abbiamo dentro. Tutti siamo convinti in qualche modo di essere protagonisti di una vita ricca, di incontri, eventi, relazioni.

Il tema non è aggiungere fatti, eventi, cose alla nostra realtà che è il terreno della creatività, ma trasformarli.

Sembra che caratteristica precipua dello scrittore non sia tanto la capacità di inventare di sana pianta mondi o situazioni eccezionalmente nuove, cosa che mi ha portato fuori strada per molto tempo nella mia adolescenza e che mi ha impedito di cominciare a scrivere prima.

Piuttosto la fantasia e immaginazione che è in grado di reinterpretare ciò che esiste, conosce, frequenta.

Potremmo dire che lo scrittore è colei/colui capace di mettere insieme i pezzi.

L’annosa domanda: è autobiografico?

 

Quando, di solito durante le presentazioni de visu (che nostalgia, care Volpi), qualcuno ci pone la fatidica domanda:

 

Quanto c’è di autobiografico nella tua storia?

la mia risposta è sempre laconica e comprensiva, perché chi domanda è certo che non abbia mai scritto.

Se lo avesse fatto, magari anche solo una storiella o una barzelletta, saprebbe che non si inventa nulla ma si può solo prendere spunto da ciò che viviamo quotidianamente per poi rielaborarlo in modo creativo, ovvero nuovo, insolito, inaspettato.

Che ne sapeva Einstein di immaginazione

Di sicuro moltissimo, altrimenti non avrebbe mai scoperto ciò che ha scoperto!

Albert Einstein con la sua teoria della conservazione della materia (o dell’energia se preferite) sostiene che non sia possibile perdere nulla di ciò che fa parte della Creazione, ma solo trasformarlo.

Per coloro che fanno sul serio, questo articolo affronta più seriamente di me la questione.

Io mi limito a richiamarne il principio di massima:

ad una diminuzione della massa, deve corrispondere un’incremento dell’energia.

Con un po’ di fantasia, proviamo ad applicarlo alla scrittura: se la massa (ovvero la realtà fattuale, la nostra quotidianità) si riduce si trasforma in energia (immaginazione, storie).

Se per produrre energia, ovvero creatività, la massa ovvero il principio di realtà, deve venire meno, ecco allora che mi sono spiegata il perché in questo periodo faccio fatica a immaginare.

Sono troppo ancorata alla mia realtà, al principio di realtà fattuale, per poter immaginare.

La quotidianità e le sue regole, una certa rigidità (ora qualcuno sorriderà) che mi toglie energia, sottrae idee, invece di aggiungere.

Per aggiungere devo ridurre la presenza, o meglio, onnipresenza della mia realtà fattuale.

Dunque a questo punto, dopo questa ardita riflessione, dovessi rispondere nuovamente alla domanda iniziale, ovvero “Come allenare l’immaginazione?”, lo farei così:

Allontanandomi dalle cose che vivo, creando uno spazio vuoto, perché tutto ciò che ho conosciuto possa germogliare in un’idea.

 

E poi 

 

Ripensare alla mia vita e sognare come cambiarla in qualcosa che possa generare gioia e soddisfazione

Forse è un lusso che in questo momento non mi posso permettere, ma di sicuro è la chiave di volta per poter finalmente tornare a immaginare.

L’importante è esserne consapevoli.

E voi care Volpi, cosa fate per allenare la vostra immaginazione?

19 Comments

  • Rebecca Eriksson

    Al momento sto pianificando un racconto fantasy in cui mi sono accorta manca l’evoluzione dell’antagonista, che dovrebbe correre in parallelo con quella del protagonista.
    Sto quindi forzano un po’ le fantasia sulla figura negativa, ma è parecchio impegnativo.

  • Rebecca Eriksson

    Da bambina mi sono accorta che ogni volta che appoggiavo la testa sul cuscino la mia mente iniziava a ricordare l’intera giornata svolta. Già a sei-sette anni avevo preso a rimodellare quei ricordi, modificando gli eventi per avere una giornata ideale.
    Da qui è partito il mio “gioco della buona notte”: reinventare le mie fantasie, diventando la protagonista del cartone animato visto o libri.
    Poi da adolescente ascoltavo tantissimo le vite degli altri: le reinventavo, le mescolavo e riadattavo anche in vari generi.
    Io non mi addormento se non plasmo una storia, magari anche la stessa per giorni.
    I sogni dell’inconscio poi si sono rivelati una manna: fatemi mangiare pesante e la mattina dopo sono a pc a mettere per iscritto trame anche complesse (ma drogarmi di cibo non è una cosa che faccio intenzionalmente).
    Mi vanto di essere una sognatrice professionista 😀

    • Elena

      Guarda che questa accezione positiva delle abbuffate in questo periodo non ci fa bene! Ritirala! :))))
      Però è vero, i pensieri, il ruminamento, quando diventa patologico, sono utilissimi per creare ma anche per trovare soluzioni ai problemi. Quante mattine mi sveglio con l’idea di come proseguire la scena o di come risolvere un problema al lavoro o in famiglia con una soluzione fino alla sera prima inesplorata. Alla fine far fluire il nostro inconscio, contare sulle nostre risorse, è la strategia migliore. Stai scrivendo qualcosa, al momento? Sono curiosa di sapere in quale fantasia sei

  • Barbara

    Come si allena l’immaginazione? Ah, boh!
    Tanti film? Tanti libri? Tante esperienze? Tanti amici? Mangiando peperoni rossi la sera per cena? L’ultima volta ho sognato capelli e occhi scuri parecchio affascinanti, e potrebbero diventare un racconto…
    Non saprei dire. Di sicuro io ingurgito tante storie, in qualsiasi forma. La sera mentre mangio faccio zapping sulla guida del televisore, per vedere i film da lì a poco in onda: visto, visto, visto, sempre politica, per carità via, visto, visto, manca! Spetta (leggo la trama), mah forse, visto, western no grazie, visto, rosamunde pilcher anche no, sono tutti uguali, visto. Ah questo, regista così così, proviamo.
    Dall’altra parte “Quand’è che hai visto tutti questi film?”
    “Mentre stiravo…” 😉

  • Giulia Lu Dip

    Ho un’immaginazione sempre molto fervida, quello che è difficile è poi convogliarla in una storia scritta in modo adeguato, comunque la mia immaginazione di solito emerge quando sono in una fase di relax, in cui la mia mente si svuota, si libera e diventa uno spazio da riempire.

    • Elena

      Ciao Giulia, concordo. Nulla può arrivare se siamo piene di pensieri. In qualche modo è ciò che sostengo anch’io. Non vedo l’ora di avere un pò di tempo per svuotare e tornare a creare. Ne ho voglia. Un abbraccio

  • Luz

    Se mi convince… Continuo a pensare che questa attitudine si abbia o non si abbia. Anche questo mantenere vivo il bambino che è in noi… se abbiamo un determinato carattere allora è possibile, altrimenti… Sapessi quanti colleghi di scuola ho incontrato senza più la capacità di stupirsi dinanzi alle cose. Quando invece oltre allo scrittore, anche un insegnante dovrebbe possedere tanta immaginazione. Penso sia essenzialmente attitudine. 🙂 Però è anche bene ricordare che tutto è sottoposto all’essere coltivato. E coltivare l’immaginazione è indispensabile per non inaridirsi.

    • Elena

      Sono sempre anch’io in bilico tra allenamento e doti innate. Chissà, magari è solo una questione di equilibrio… Buona domenica cara

  • Luz

    Tutto questo è molto interessante e fa riflettere, ma per rispondere alla tua domanda: davvero sto “allenando” la mia immaginazione se torno, per l’ennesima volta, in quel tempo e quel luogo e vedo nuovamente la scena così come la mia fantasia l’ha elaborata? Dietro un allenamento forse c’è sempre un’intenzione, invece a me sembra tutto molto spontaneo. Mi succede e basta. Che ne pensi? 🙂

    • Elena

      Ciao Luz, l’immaginazione è certamente spontanea. Purtroppo la nostra capacità creativa, almeno a me succede, è bloccata da una serie di tabù, come il reale in cui siamo immersi. Lberarsene del tutto è impossibile, mi interrogo su come procedere per ripristinare quella capacità immaginifica tipica dei bambini. Che non inventano praticamente nulla ma rielaborano, riassemblano, e in tal modo generano un nuovo mondo, il loro. Forse il trucco è mantenere vivo il bambino che è in grado noi. Troppi costrutti bloccano invece di aiutare. Resto convinta che nulla accade spontaneamente. Un aiutino ci va. Ti convince?

  • newwhitebear

    interessante quesito poni.
    Sto rileggendo cose vecchi di una dozzina d’anni fa e mi accorgo di essere stato più fantasioso ma con un linguaggio meno evoluto.
    Certo scrivere molto aiuta ma scrivere piccole storie nate da uno spunto aiuta di più.
    Nessuno inventa nulla ma riproduciamo quello che conosciamo meglio. Parlare di autobiografico forse è troppo ma scrivere storie su qualcosa di cuoi siamo stati spettatori, quello sì.

  • Brunilde

    Bellissimo post! Credo che più che allenare l’immaginazione, si possa stare ” in ascolto”. Sogni notturni, dettagli quotidiani, un incontro inaspettato, un brandello di conversazione captato, qualcosa di strano o inconsueto in una persona, animale, luogo.
    Tutto può essere recepito e rielaborato nelle nostre storie, che, inevitabilemente, parleranno di noi, perchè anche se non sono aiutobiografiche in senso stretto, parlano di emozioni, sentimenti, sensazioni, pensieri ed esperienze che abbiamo dentro.Almeno, per me è così!

    • Elena

      Ciao Brunilde, bellissima l’espressione “stare in ascolto”! Credo sia un buon punto di osservazione verso l’esterno. Portiamo dentro di noi le storie cui assistiamo e poi le rielaboriamo. E restano loro attaccati i nostri sentimenti… Stai scrivendo?

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