Never complain, never explain
Speaker's Corner

Never complain, never explain, la lezione di Elisabetta II

Never complain, never explain è stato il motto della regina Elisabetta II per tutta una vita di cui ormai conosciamo molti dettagli. Lei, la più longeva regnante della terra, ha lasciato dietro di sé uno strascico di guai e sofferenze, come le ultime notizie sulla famiglia Reale dimostrano.

Di questa figura autorevole eppure semplice di donna e regnante sento parlare alcuni anni fa in un giorno di luglio, alla radio, con grande rispetto e mistero. Così mi domando: che cosa ne so io di Elisabetta II?

In effetti non ne sapevo che poco o nulla perché la sua figura è stata, finché era in vita, coperta da una coltre di riserbo come il resto della Royal Family, grazie anche al proverbiale contegno che il motto never complain, never explain di cui parlo in questo post indica e che riguarda ogni aspetto della vita di Corte.

Così sono andata a cercare una buona biografia di Elisabetta II e ho trovato il lavoro di Paola Calvetti, scrittrice e giornalista de La Repubblica, sceneggiatrice e romanziera, Elisabetta II. Ritratto di una Regina, uscito nel 2019 con Mondadori.

La biografia indaga la vita di Elisabetta II da un altro punto di vista, quello delle immagini che i più grandi fotografi del mondo le hanno scattato. E’ una biografia “su commissione”. Ma il risultato è affatto lezioso. Lì come altrove ho trovato tutto ciò che volevo capire sul motto della Regina che le ha garantito un lungo e fruttuoso Regno.

Never complain, never explain

Un motto che può essere di grande ispirazione anche per noi

Never complain, never explain, la lezione di Elisabetta II

Never complain, never explain è il codice di comportamento della casa reale d’Inghilterra e a quanto pare una delle ragioni della longevità della Corona e segnatamente della Regina Elisabetta II. In italiano lo tradurremmo più o meno così: mai lamentarsi, mai dare spiegazioni. Qualcosa di molto distante dalla nostra realtà quotidiana, dove siamo abituati a fare l’esatto contrario.

Eppure questo motto funziona, per molte ragioni. Ne elencherò solo alcune, ma potete come sempre metterci del vostro nei commenti in fondo all’articolo ➡ 😉 .

La resistenza di Lilibet

Ma partiamo dall’inizio: come ha fatto Lilibet a resistere a 7 papi, numerosi Governi, scandali di famiglia, climax e precipitose cadute di popolarità per un periodo lunghissimo di regno durato 68 anni, 5 mesi e 12 giorni, dal 6 febbraio 1952  quando fu incoronata?

Non so se sia il religioso rispetto di questo adagio la ragione della resilienza della Regina che più a lungo di qualunque altro reale del mondo nella storia ha regnato: proprio qualche mese fa ha passato il suo 25 millesimo giorno da regina!

Di sicuro però Never complain, never explain  parla anche a noi e ci insegna molto di una caratteristica che non solo i reali ma chiunque abbia un ruolo di rilievo nella società di solito rispetta: smetterla di piangersi addosso.

Se fossi arrivata prima a questa importante considerazione, mi sarei risparmiata molte grane perché non vi è dubbio che questo semplice suggerimento riservi piacevoli conseguenze.

Parlare il meno possibile, non dare l’impressione di essere sempre nella dimensione borbottio, non giustificare le proprie decisioni ma agire nel modo che riteniamo più giusto, soppesando nella giusta maniera il punto di vista dell’altro. Sono tutte caratteristiche che il motto reca con sé. Sono valide, non trovate? Danno il senso di una persona sicura di sé che non ha bisogno dell’approvazione degli altri.

Vivere la nostra realtà senza andare oltre le righe del nostro pentagramma. Un atteggiamento da Regina!

Già Diana e Carlo violarono il motto

Paola Calvetti ci racconta come la consegna sia stata violata almeno una volta, in casa Reale. La volta in cui l’eterno Principe Carlo d’Inghilterra fuggì dal protocollo durante uno dei momenti più difficili della sua relazione con la principessa Diana, ammettendo in pubblico le sue debolezze e i suoi tradimenti.

Tutto era stato svelato, reso pubblico. La famiglia reale non era più invincibile, intoccabile, inarrivabile ma era lì, sui media, alla portata di tutti affinché tutti potessero giudicarla e parteggiare a favore o contro.

Vero è che la relazione aveva cominciato a scricchiolare da un po’,  anche per scelta esplicita di Diana. Esausta, Lady D.  concesse un’intervista in diretta alla BBC in cui esordì con la famosa affermazione

“Il mio era un matrimonio affollato. Eravamo in tre”

15 milioni di persone assistettero, la Regina si infuriò, perché la proverbiale volontà di tenere distanti i sudditi dal privato della famiglia reale era stata violata.

Mai mostrare le proprie debolezze agli altri, se sei il Re di Inghilterra

La difficoltà di rompere una relazione a corte era a quei tempi legata al al divieto fatto ai principi divorziati di assurgere al trono. Un vincolo che convinse Elisabetta a chiedere alla coppia più chiacchierata del mondo di prendersi un periodo di riflessione piuttosto che lasciarsi, come aveva fatto intendere Diana in diretta tivvù.

Elisabetta, seguendo i dettami del motto di corte, non spiegò nulla a nessuno di quanto aveva in mente, ma agì di conseguenza.

La storia recente conferma la validità ancora attuale del motto. La Principessa Kate che fino all’ultimo tenta di coprire le sue condizioni di salute e l’analogo atteggiamento del Re Carlo, entrambi malati di cancro, sono da rileggere in quest’ottica, a mio avviso. E a tanta sofferenza. La malattia rende tutti noi uguali.

La lezione del motto per noi

Le parole servono a poco quando c’è l’autorevolezza di una grande Regina, ma è pur vero che le cose si tengono insieme. Una regina diventa grande se agisce nel modo opportuno, mantenendo sempre quell’allure di mistero e impenetrabilità nelle scelte che la rende intoccabile, indiscutibile, quale dev’essere l’ordine o l’intendimento di un Re. O di una Regina. Quanto mi parla questa donna con il suo comportamento! 

Rivelare i propri sentimenti per taluni significa mostrare una fragilità che indebolisce, offrire il fianco agli attacchi. Ogni sentimento, ogni emozione, può svelare il lato in ombra di noi, quello che proteggiamo e che talvolta non riusciamo a nascondere.

Vale la pena viverli, ma forse mostrarli a chiunque può farci dei bei danni. Non credete, care Volpi? Se è vero che un re non può avere sentimenti o almeno non può mostrarli al mondo, questa consegna vale anche per noi?

Quante volte censuriamo i nostri sentimenti per timore che gli altri ci giudichino o piuttosto di perdere qualcosa?

O, al contrario, quante volte ci siamo dovute pentire per aver espresso qualcosa di noi che fino ad allora era rimasto nascosto e che ci si è rivoltato contro?

Mai lamentarsi

La forza di un’idea, di una organizzazione o di una casata reale non risiede soltanto nella disponibilità di beni e nel potere, ma nell’immagine che essa dà di se stessa. Non si tratta di apparenza. Quando pensiamo a un leader o a una leader, sia esso politico, sindacale, sportivo, sappiamo che è il carisma, l’immagine che dà di se stessa/o che conta. Credibilità, affidabilità, rigore e mistero. Questo a mio avviso il segreto.

Nella società della comunicazione possiamo formarci un’opinione sulle persone attraverso la lettura delle loro azioni. Sarebbe bello poter superare gli ostacoli e i pregiudizi e formarci un’opinione sulla base delle cose che recepiamo direttamente da quella persona, avendola frequentata.

Ma ciò, specie con alcuni personaggi, non è affatto possibile, dunque l’idea che ci facciamo è relativa a quello che della loro vita e delle loro scelte arriva fino a noi.

La quantità di materiale che filtra può essere una lama a doppio taglio: fornisce molte informazioni ma è difficile da gestire, da veicolare, da fermare se scopriamo che non ci giova. Nella moderna società della comunicazione l’eccesso di materiale informativo che noi stessi mettiamo in circolazione rischia proprio queste conseguenze. Insieme a una pratica tanto antica quanto ormai insopportabile che è l’antica arte italiana della lamentazione. Vi torna?

Ci lamentiamo per ogni cosa: il governo non va come vorremmo, la famiglia non ci ascolta come vorremmo, il lavoro non è come lo vorremmo. Persino gli amici non sono come li vorremmo! Siamo spesso così concentrati a lamentarci che non ci rendiamo conto che basta cambiare la prospettiva e subito tutto cambia.

Rivolgere altrove la nostra attenzione ci allontana dalla corretta disamina di noi stesse. E così, lamentandoci delle cose che ci circondano, ci lamentiamo di noi stesse, senza accorgercene. Sembra proprio sia più facile, piuttosto che agire per cambiare le cose che non ci convincono. Ma non è questa la tattica che ci insegna la Regina Elisabetta II.

La Regina non si lamenta, non mette in piazza i propri sentimenti negativi, offre al paese un’immagine di sé sempre positiva, austera, familiare nella sua algida distanza.

Never complain allora significa soprattutto non fornire informazioni utili al “nemico” sul nostro stato d’animo. Anche se non siamo regine (se non nell’animo) possiamo fare nostro questo mantra perché di sicuro ci tornerà utile.

Mai dare spiegazioni

Questa affermazione la sento molto vicina a me, lo ammetto. Non so se capita anche  a voi, ma io spesso sento il bisogno di dare spiegazioni. A volte non serve nemmeno me le chiedano. Sono sempre pronta con la spiegazione giusta, a volte anticipando le domande. La preoccupazione di non essere comprese ci induce a spiegare, e qui potrei addirittura usare il verbo “giustificare” le nostre azioni, soprattutto quelle più spontanee.

Eppure questa debolezza che osservo e che naturalmente accetto con simpatia di me stessa, mi dice qualcosa di importante.

Per esempio, non è necessario avere questa preoccupazione nei confronti degli altri perché qualunque sia il risultato, difficilmente le nostre azioni saranno comprese appieno. Quante volte ci capita di fare cose che sollevano dubbi e perplessità negli altri? Eppure noi le consideriamo necessarie, scontate, naturali. Qualche volta sbagliamo clamorosamente ma spesso agiamo one step beyond. Spiegare in questo caso è inutile, anche quando sembrerebbe necessario.

Il tempo, il tempo solo dirà, mostrerà, colmerà quel passo avanti in cui siete, la ragione per non sarete comprese.

Dunque la Regina aveva ragione: tacere e lasciare che sia un gesto, un’azione a spiegare piuttosto che una giustificazione è la cosa migliore. 

Quanta energia risparmiata imparando a conoscere il dono del silenzio!


Siete tra coloro che si lamentano sempre o con chi non lo fa mai?


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17 Commenti
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Kim Beatrix Viallet
Kim Beatrix Viallet
2 anni fa

never complain never explain, e dunque il silenzio: niente di più regale. Da questo nasce il rispetto dei sudditi inglesi nei confronti della loro regina, ai 69 anni durante i quali ha regnato nel massimo rigore, mai una sbavatura, un cedimento, una infrazione a un protocollo che non consente deroghe. Un impegno enorme assunto in giovanissima età e mai disatteso. God save the Queen.

Barbara
3 anni fa

No, non era questo. La regina non suscita in me quell’ammirazione che sento nelle tue parole. Per me il suo silenzio non è un profilo basso, e neppure un volare alto. E’ semplicemente l’atto disonesto di chi non prende posizione. Chi tace, non dice niente. Non sai cosa pensa, non sai come agisce, e diventa un nemico diabolico. Non a caso, il comportamento della regina non giova al suo popolo (se avesse preso posizione contro l’immunità di gregge di Bojo, adesso l’Inghilterra non sarebbe in piena emergenza per il Covid con 13mila nuovi casi in 24 ore). Il suo silenzio giova semplicemente a sé stessa e alla casata reale. Perché alla fine dei giochi potrà prendere come sua la posizione vincente. Altro che spessore.

Grazia Gironella
3 anni fa

Anche a te. (Che foto figosa!) 🙂

Barbara
3 anni fa

No. No, no, no, no. Proprio no.
(Certo che cominciare il commento a questo post lamentandosi, è proprio il top del top! 😀 )
Premetto che al solo nome della regina Betty, mi spuntano pustole per tutto il corpo… Non l’ho mai sopportata, un’antipatia a pelle risalente a molto prima che mi soprannominassero (credendo di offendermi, invece tutt’altro) “Lady D”, pochi mesi prima che la povera Lady D se ne andasse tragicamente. La qual cosa mi fece stare veramente male.
Riconosco che come monarca un certo contegno sia dovuto, proprio nel rispetto del popolo. A maggior ragione come donna deve dimostrare di essere più ferrea e intransigente di un uomo. Eppure, non mi ci sta.
Il motto “Never Complain, Never Explain” mi risulta essere addirittura più vecchio di lei, usato si dice dal primo ministro Benjamin Disraeli, poi da Winston Churchill, dalla regina Madre e infine ereditato dalla Betty. Beh, certo, c’è di che sorridere all’imbarazzo che deve provare in questi anni ad avere BoJo come collaboratore… dall’immunità di gregge alla mancata libertà degli Italiani, lui si che farebbe bene a tacere.
Comunque, preferisco di gran lunga la serietà pratica e concisa del primo ministro scozzese Nicola Sturgeon. Eh già, un primo ministro donna, chapeau!
Sulle lamentele invece…
Concordo con te. Le lamentele sono pericolose, ci tolgono energia fisica che potremmo meglio incanalare in qualcosa di più produttivo, proprio per toglierci dalla situazione di cui ci lamentiamo. Non ti piace il lavoro? Invece di lamentarti, fai qualcosa per cambiarlo o migliorarlo. Non ti piace dove vivi? Cerca un altro posto, oppure cambia qualcosa al suo interno per renderlo confortevole. Il tempo passato a lamentarsi è tempo perso. Ma il danno maggiore è che i pensieri negativi – e le lamentele quello sono – rischiano di trascinare la persona in un vortice negativo senza fine. Basta 1 solo pensiero positivo per invertire la rotta. Cominciare ad apprezzare le cose belle diminuirà il volume di quelle brutte, anche se restano pure le stesse!
Attenzione però che anche il silenzio può nascondere pensieri negativi, situazioni irrisolte. Una pentola a pressione se ne sta zitta zitta prima di esplodere. Quindi tacere può anche non essere una buona soluzione.

Grazia Gironella
3 anni fa

Secondo me il ruolo di sovrano implica l’opportunità di calcare la mano su principi che, in chiave più equilibrata, hanno un valore per tutti. Sono d’accordo su questo motto. Anch’io mi lamento troppo delle cose che non mi piacciono; più di quelle futili che di quelle importanti, cosa curiosa. Quando me ne accorgo in tempo, taccio. Anch’io sento troppo spesso la necessità di spiegare e di giustificarmi. Quando me ne accorgo in tempo, a volte taccio. Pare che tacere sia spesso l’opzione giusta, almeno per me! Ma c’è anche un altro motivo: quando parlo troppo, cioè non trattengo i pensieri che si creano nella mia testa, ho l’impressione di disperdere parte della mia energia psichica e del messaggio. Hai mai avuto la stessa impressione?

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