Scrittura

7 buone ragioni per dire no a un editore

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7 buone ragioni per dire no a un editore

Ricevo molte mail e commenti in cui autori esordienti, smarriti di fronte a proposte di editori o presunti tali difficili da decifrare, cercano aiuto, più spesso qualcuno che ci sia passato prima di loro. Soprattutto imparano sulla propria pelle che spesso dire no a un editore è l’unico modo per evitare dei guai.

Ed è proprio partendo da me e ascoltando le loro storie che ho messo in fila le 7 buone ragioni per dire no a un editore, ovvero i 7 segnali spia cui dobbiamo dare ascolto, mettendo da parte un po’ di quel narcisismo che a volte ci caratterizza.

C’è qualcosa che prima e oltre le 7 buone ragioni voglio ricordarvi: la bellezza della trasparenza. Senza trasparenza non c’è chiarezza e senza chiarezza potete stare certi di fare una scelta che difficilmente si rivelerà azzeccata. 

Di sicuro ci saranno più di 7 buone ragioni per dire no a un editore che agisce secondo i comportamenti che sono descritti in questo articolo. Noi cominciamo con queste.

A saper leggere tra le righe di una proposta che di solito arriva quando siamo nel nostro momento più fragile, abbagliati dal desiderio di essere pubblicati e convinti di aver scritto qualcosa di indimenticabile.

Una speranza che può renderci fragili e manipolabili, che sia veritiera oppure no.

Non è questo il luogo per confrontarci su altri due strumenti che tutti gli autori hanno a disposizione e di cui ho parlato in questo blog: il self publishing, o il crowdfounding.

Voglio restare nel magico mondo dell’editoria tradizionale e offrirvi una piccola guida di sopravvivenza per autrici e autori esordienti nella giungla dell’editoria di questi anni difficili.

dire no a un editore

Dire no a un editore si può e

in alcuni casi si deve


1 Perché dire no a un editore che risponde subito alla vostra email

In genere ogni casa editrice, a seconda della sua dimensione e notorietà, riceve in genere dai quattro-cinque fino ad arrivare anche a più di dieci manoscritti al giorno.

Anche ammettendo che non abbiano arretrati di alcun genere e un esercito di lettori pagati per discernere quelli da considerare e quelli da buttare subito (con professionalità da falciatori da lasciarvi esterrefatti) per esaminarli tutti ci vogliono giorni, forse settimane.

Ci metteranno un po’ di tempo a leggere il vostro bel componimento e dovrete lasciare loro la possibilità di discuterne con chi di dovere, per sostenere la causa della vostra pubblicazione.

Dovranno inoltre compiere una piccola indagine di “mercato” su chi siete e cosa potete portare come dote personale. Tutto questo è normale e richiede tempo. Di sicuro un giorno solo non basta.

Dunque se ricevete una mail il giorno dopo il vostro invio, nel 99% dei casi si tratta di EAP – ovvero editore a pagamento. Ne parleremo più avanti nel post.

Se anche passasse del tempo, attenzione a frasi del tipo:

“E’ un’opera di grande qualità” , oppure “Non richiede nemmeno un intervento, è perfetto!” . “Siamo di fronte a un nuovo …”  segue l’autore famoso del momento.

Che sia piaciuto è una cosa molto importante. Che sia perfetto, molto molto sospetto. Approfondite. Anche se il vostro amor proprio gongola.

2 Non è chiaro il motivo per cui l’editore apprezzi il vostro manoscritto

Frasi come “La storia è molto interessante”, “di una modernità straordinaria” , “romanzo attuale” e così via non hanno alcun senso se non sono contestualizzate nella trama o circoscritte ai personaggi, alle scene cui si fa riferimento.

Non è difficile capire se hanno letto davvero. Basta fare le giuste domande e ascoltare le risposte. Se non vi garbano, sapete cosa fare.

Sappiate dire dei no, come abbiamo visto quando abbiamo ragionato della fiducia che migliora la nostra capacità di scrittura.

3 Dire no a un editore che vi chiede dei soldi per la pubblicazione (e si rivela così una famigerata EAP)

L’ho messa a questo punto solo per motivi cronologici, ma di gran lunga questa è la Ragione per scappare a gambe levate!

Pensateci un attimo: se anche con le sue lusinghe l’editore dovesse avervi convinto che è lui quello con cui pubblicare, tra tanti, un imprenditore che crede nel suo prodotto non investe di tasca sua?

Per quale ragione farsi coprire interamente le spese della pubblicazione?

Le forme possono essere molteplici: acquisto garantito di un certo numero di copie, contributo alla pubblicazione, pagamento di correzione di bozze e editing, e chissà che altro la fantasia umana può concepire.

Allora ci crede o non ci crede nel tuo romanzo?

E se i costi dell’operazione sono interamente a carico vostro, quale interesse potrà avere a distribuirlo, farlo conoscere, promuoverlo?

Sarà già rientrato del suo investimento. Tutto sarà sulle vostre spalle. Pensateci bene.

4 Dire no a un editore che non vi coinvolge in fase di revisione e preparazione del testo

L’opera è vostra ma metterla sul mercato spetta a loro. Siamo perfettamente d’accordo.

Quello che avete sottoscritto con l’editore è un sodalizio e come tale deve prevedere un dialogo, mi verrebbe da dire alla pari, tra di voi.

Uno ha scritto, l’altro pubblica. Il vostro interesse è comune.

Editare l’opera correttamente, correggere le bozze, fare una buona copertina, sono tutte azioni che spettano all’editore in collaborazione con voi.

Avete ceduto i diritti ma l’opera è vostra. Vostro è il nome che la accompagnerà sugli scaffali delle librerie, vostro il volto che girerà per le città a parlarne (non sai come fare a presentare il tuo libro in pubblico? Dai un’occhiata a questo video)

Se non vi coinvolge non ha in mente di collaborare. Non è una buona carta di presentazione a mio avviso

5 Dire no a un editore indisponibile a discutere i dettagli del contratto

O peggio, non vi propone nessun contratto! Gli accordi sono tali perché vedono la partecipazione di entrambi i firmatari e nei contratti ci sono una serie di contenuti che sono di garanzia per l’autore e per l’editore.

Royalties, rendicontazione delle vendite, cadenza dei pagamenti, rilascio di regolare documento che attesti le vendite ai fini della denuncia fiscale, tempo di durata del contratto (meglio breve) e cessione dei diritti (totale o parziale)  impegno a pubblicare un certo numero di copie, garanzie sulla distribuzione in Italia, e quant’altro vi venga in mente di utile.

Sono tutte condizioni che devono trovare posto in un regolare contratto.

Provate a dare un’occhiata a quanto suggeriscono gli  Scrittori in causa a proposito di un buon contratto editoriale.

Il loro blog è una fonte utile per chi deve districarsi nella giungla dell’editoria per la prima volta. E anche dopo.

Il contratto è l’unica cosa che vi tutelerà quando le cose non saranno più idilliache come all’inizio. Provare per credere (io ci sono passata).

6 Dopo la pubblicazione, l’editore scompare

Certo, questa non potete conoscerla prima, la scoprirete solo vivendo! Ovvero non mentre accade tutto, ma dopo che tutto è accaduto, ovvero dopo che l’editore ha ottenuto il suo scopo.

Lui ha confezionato un comunicato stampa e una serie di eventi più o meno numerosa per dimostrare la sua buona fede. Ma si attende che il grosso lo facciate voi.

E se non avete una rete di librerie amiche o di associazioni amiche o di altro che possa venirvi in mente, i giri promozionali finiranno subito e il vostro romanzo finirà ahimè presto nell’oblio.

Se dopo la pubblicazione le telefonate si diradano di molto, le risposte, che prima avvenivano nell’arco della giornata ora si fanno attendere a lungo, beh, avrete capito ex post che non era l’editore per voi. Non è detto che sia un cattivo editore, solo che non è quello che vi serve.

E se si tratta di un editore a pagamento ne saggerete tutto il peso proprio in questa fase.

Dopo aver insistito e avervi sfinite di telefonate mentre dovevate pubblicare, al fine di garantirsi la vendita (del loro prodotto libro a voi, che avevate capito). Dopo avervi riempito di lusinghe sul vostro meraviglioso romanzo, su come sarà apprezzato eccetera eccetera, all’improvviso sparirà.

Normalmente sarà dopo aver incassato l’assegno che avevate accettato alla fine di pagare. In fondo non vi conosce nessuno, siete un investimento a rischio. Non è così che vi ha detto?

7 Dire no a un editore che non vi garantisce la distribuzione del libro

Pubblicare con l’editore sbagliato significa anche non avere la distribuzione che vi aspettate.

La vostra amica fiorentina è andata in libreria a cercare il vostro libro e, nonostante vi avessero giurato che in tutta la catena pinco pallino si poteva trovare, non lo trova.

Non si perde d’animo e lo ordina. Salvo sentirsi dire che non è possibile riceverlo perché è fuori dalla distribuzione ufficiale. Non è bello.

Come non è bello sentirsi dire da qualcuno che ha provato ad acquistarlo cartaceo on line,  e che, preso dalla disperazione, si è sentito dire che il libro, forse, arriverà a fine mese.

Forse le copie  cartacee promesse non ci sono?

Forse la distribuzione che avevano giurato fosse per tutta l’Italia è in realtà una bufala?

La realtà è più complessa e riguarda anche le librerie. Alcuni editori non sono così disponibili a facilitare acquisti per le librerie anche perché è molto complicato tenere traccia delle copie lasciate in conto vendita, ovvero pagabili una volta realmente vendute.

Inoltre ormai molti editori non assegnano un margine sufficientemente ampio alle librerie per il ritorno economico della prenotazione, invio e acquisto. In poche parole, ci guadagnano troppo poco o addirittura niente. Così o siete clienti fissi, e allora vi accontenteranno, oppure più semplice è dire “Non è ordinabile” oppure “Non è disponibile” che è la stessa cosa.

Molte sono le fattispecie, occorre saperlo. Scoprirlo dopo è troppo tardi, molto meglio essere preparati.

Fatevi garantire nel contratto la distribuzione, nome e cognome, e la catena di librerie che lo venderanno. Ma informatevi anche su quali siano i costi per librerie, spedizioni varie e, elemento non trascurabile, anche i tempi di consegna.

Aspettereste un libro per tre settimane?

Anche un affidamento, ovvero delle garanzie, sulla promozione sui canali social può essere utile. Nella mia esperienza però questa modalità di diffusione è molto meno efficace di quanto saremmo disposti ad ammettere!

Oggi come oggi molti autori lo utilizzano e alcuni utenti amano misurare il successo on line dei loro beniamini scrittori. Che si venda di più non è affatto detto, ma è pur sempre un modo per consolidare la vostra identità on line.

Qualunque sia il mezzo offerto per la promozione, fatevelo mettere per iscritto! Fidarsi è bene, ma…

Leggi anche Distribuzione e ristampa, il dilemma dello scrittore

Fare l’editore col mandolino degli altri

Qual è il succo di un post che novella le 7 buone ragioni per dire no a un editore? Semplicemente questo: non cadete nella trappola dell’editore con il mandolino degli altri, parafrasando un famoso comico genovese, sagacissimo.

L’editore con il mandolino degli altri è colui che semplicemente fa business sfruttando le debolezze altrui.

Non ha davvero un’impresa editoriale, piuttosto una singolare capacità di scaricare tutti i costi della pubblicazione sull’autore desideroso di successo e fama e di soddisfare il suo narcisismo, malattia di cui più o meno soffriamo tutti.

Piuttosto di cedere alle lusinghe di certi editori, prepariamo il nostro lavoro per qualcosa di solido e importante, senza affrettarsi, che la fretta è cattiva consigliera, anche nella scrittura.

So che è difficile da digerire, che vorremmo tutte e tutti il nostro bel volume pubblicato con su stampato il nostro nome da mostrare agli amici, ma il mercato editoriale non è diverso dagli altri mercati.

Un prodotto va collocato al momento giusto. Il mio ultimo romanzo, Càscara, è uscito prima dell’estate e mi ha dato molte soddisfazioni.


Secondo voi, qual è il momento giusto per un romanzo? 

Quali esperienze avete avuto con il mondo dell’editoria?

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Alfredo Tocchi
Alfredo Tocchi
6 anni fa

Purtroppo emergere è quasi impossibile e, nonostante tutti i nostri sforzi per evitarli, ci imbattiamo di continuo in agenti che vivacchiano di schede di valutazione redatte a pagamento, editori che vivono di vanity press, obbligando gli autori all’acquisto di servizi (editing) o copie del proprio romanzo (e così trasformando aspiranti artisti in patetici piazzisti porta a porta) o editori già più seri che se non richiedono contributi e dunque non rientrano nel concetto famigerato dell’EAP tuttavia non promuovono né distribuiscono, costringendoci a organizzare presentazioni al termine delle quali speriamo che i nostri vicini di casa o lontani cugini acquistino il nostro capolavoro.
Sono passato attraverso tutte queste tappe – tipiche del cammino dell’aspirante scrittore – nonostante io sia un avvocato con 30 anni di esperienza professionale. Dopo quasi 10 anni in cui ho firmato contratti, pubblicato, litigato, riacquistato i miei diritti, visto i miei romanzi recensiti positivamente, vinto un concorso non assegnato a tavolino (Cesare Pavese Sezione Narrativa Inedita 2012), non ho mai superato le 2.000 copie vendute – che non sono nulla e certamente non mi autorizzano a usurpare il titolo di scrittore. Per me scrittore non è chi scrive o pubblica, ma chi viene intervistato da Fabio Fazio… Eppure, il peggio è essere pubblicato da Mondadori (o Feltrinelli, o Einaudi) e vendere 500 copie: uno si sente uno scrittore e invece se scriverà di nuovo ben difficilmente troverà un altro editore decente e ciò semplicemente perché quell’anno Mondadori (o Feltrinelli o Einaudi) quell’anno aveva deciso di promuovere non lui / lei ma un altro autore.
La cosa terribile è che suicidarsi da scrittore sarebbe in linea con i grandi del passato, ma suicidarsi da aspirante sarebbe un gesto di narcisismo esasperato, proprio esecrabile.
Ora sono in ballo con agenzie che magnificano i miei lavori e promettono la gloria in cambio di un editing ad un costo tra 700 e 900 euro. Non sono nato ieri, rifiuto. Ma anche agenzie blasonate che mi fanno pagare le schede 420 euro e le fanno redigere da laureati in lettere frustrati perché si sentono scrittori e devono vivere di schede…
In conclusione, è tutto molto triste e squallido e gli operatori seri sono davvero pochissimi, ma non siamo maudit.

Rebecca Eriksson
6 anni fa

Purtroppo questi punti non sono validi solo nell’editoria di libri, ma ho sentito lamentele simili da amici nell’ambito fumetto e di giochi da tavolo.
La conclusione è che questi non sono editori, bensì aziende addette alla stampa .

davidgrasselli
8 anni fa

Nel 2010 mi sono comprato il mio primo libro (mi fa male ancora adesso).
Mi sono dovuto comprare cinquanta copie per farlo pubblicare ed ovviamente tutte le promesse dell’editore sono svanite nel nulla (come l’editore che dopo un paio d’anni ha chiuso).
Oggi ho pubblicato con Amazon.
E’ vero che ho dovuto imparare a fare l’editing, l’impaginazione, la copertina ma almeno se vendo una copia ho un guadagno e di spese non ne ho avute (Mio testo, mio editing, mie foto).
Tanto il marketing lo devo fare io comunque quindi…
Oltretutto il prezzo del mio lavoro lo stabilisco io e posso cambiarlo in qualsiasi momento.

davidgrasselli
Rispondi  Elena
8 anni fa

Sono d’accordo sulla necessità di far fare una parte a qualcun altro, sopratutto l’editing. Ma io sono da solo e ho dovuto arrangiarmi. Per il resto è tutto un imparare e quando hai necessità, impaginazione, copertina, marketing… diventa anche un piacere.
:-)

Alvaro Occelli
8 anni fa

La giuria non tenga conto dell’ultima riga del commento precedente .

Alvaro Occelli
8 anni fa

Esistono editori disposti a pubblicare persino le pagine gialle facendo pagare all’autore cifre da capogiro attenti!!!!. Armatevi quindi di tanta pazienza anche se aspetterete mesi e mesi tra l’invio del manoscritto e la risposta della casa editrice. Io ho pubblicato un piccolo romanzo di fantascienza e ora mi ritrovo tutto sul ” groppone” . Un particolare che mi spaventa molto é la disponibilità del mio racconto da parte dell’editore. Disponibile in 15 giorni. Non sarà il fattore negativo che influisce tra la scelta del mio o di un altro romanzo?

Alvaro Occelli.
Cronache di Crosio , sulle tracce di Marija.

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