Distribuzione e ristampa, il dilemma dello scrittore

Terza (e ultima?) parte dei post dedicati al rapporto, spesso difficile, tra editore e autore.

Dopo 7 buone ragioni per darsela a gambe se un editore... e Il rapporto tra editore e autore. Qualità e rischio d’impresa ecco un articolo che tratta di due argomenti piuttosto difficili da dipanare:

Controllare la stampa e ristampa delle copie del proprio libro

Distribuire il proprio libro, un’impresa titanica se non hai una grande casa editrice alle spalle

Cominciamo dunque senza indugi il nostro terzo viaggio nei rapporti, difficili, tra editore e autore.

Distribuzione e ristampa, il dilemma dello scrittore

Quante copie vendiamo (e quante ne vengono stampate)?

Per chi si è perso le puntate precedenti, è d’obbligo un’annotazione: qui non si parla di chi riesce a pubblicare con un grande editore.

Non è detto che in quel caso fili tutto liscio come l’olio, ma le grane sono leggermente differenti.

In questi articoli stiamo esaminando la situazione di autori emergenti o appena pubblicati. Dunque è da questo punto di vista che vedremo le cose.

In ogni caso, il tema molto complesso.

Verificare il numero di copie vendute e sulle quali ricevere le royalties è fondamentale per un autore. Ma troppo spesso al limite dell’impossibile.

Non è forse così?

Quante volte avete timidamente fatto la fatidica domanda all’editore oppure avete cercato tra le pagine degli editori on line lo spazio dedicato alla distribuzione per capire dove, per quanto tempo e in quali quantità il vostro libro sarà distribuito?

Tante, non è così?

E magari alla domanda non avete ancora trovato risposta. Non sarebbe giusto ma purtroppo è normale, perché in Italia non esiste un sistema certificato che garantisca questo tipo di informazione (e di trasparenza per l’autore).

I canali di distribuzione

Sono molteplici:

  • librerie fisiche, alle quali si arriva soprattutto se i vengono proposti direttamente o richiesti miracolosamente da qualche lettore
  • librerie on line, che hanno sempre il vostro titolo ma non sempre disponibile
  • il sito del vostro editore, dal quale si puo’ acquistare la vostra copia, spesso a un prezzo più alto di quello su Amazon
  • la grande distribuzione commerciale, che acquista a blocchi indipendentemente dall’autore e da canali preferenziali perché offerti a prezzi imbattibili. Lì non troverete di  certo piccoli editori o editori self, per capirci.
  • presso qualche associazione se il vostro libro affronta tematiche di interesse sociale, o sportivo, o quant’altro.

L’autore emergente ha la possibilità di arrivare a quasi tutti questi canali, ma con molta fatica e con risultati spesso transitori.

Ma soprattutto l’autore emergente non ha alcuna oggettiva e concreta possibilità di ricostruire il viaggio dei suoi libri in questa canea di luoghi di distribuzione. Dunque, la sua curiosità in merito al numero di vendite effettuate sarà molto difficile da soddisfare.

Un tempo, se ricordate, tutti i romanzi o libri di altro genere, avevano ben visibile in prima pagina il timbro della SIAE.

Non so per quale ragione questa abitudine si sia persa, chissà se qualcuno di voi ne sa qualcosa.

Annoto che era un’ottimo metodo per conoscere effettivamente il numero di copie stampate e messe in circolazione.

I piccoli editori

Tutto subito non ci si fa caso. L’editore ti dice “Beh, cominciamo con 200, forse 300, magari 400 copie. Tanto poi se servono stampiamo subito le altre” e noi ci accontentiamo di questa approssimazione e se siamo bravi la facciamo persino mettere nero su bianco nel contratto.

Ma come facciamo a verificare che ciò sia vero?

All’abbandono del bollino SIAE non è stata acompagnata nessun’altra strategia per tutelare noi autori. Così come si fa a sapere quante copie sono state pubblicate e vendute?

Dobbiamo fidarci dell’editore! Campa cavallo!

Egli peraltro sarà altrettanto in difficoltà nel risalire alle vendite effettuate in tutti quei canali che abbiamo appena elencato.

E se è piccolo e non molto organizzato, sarà persino in difficoltà nel ritirare i proventi delle vendite promosse nelle librerie fisiche direttamente (a me è capitato anche questo questo).

Un bel problema, anche perché, non lo dimenticate, i proventi della vendita dei libri sono redditi e come tale vanno denunciati!

Il

Da questo punto di vista le piattaforme di self publishing sono davvero molto più organizzate, precise e trasparenti, anche se non risolvono il problema alla radice.

Esse sono infatti in grado di monitorare, grazie alle infrastrutture informatiche, le vendite per ogni canale di distribuzione on line e rendicontarle, rilasciando direttamente sul tuo profilo autore il CUD per i redditi dell’anno precedente, molto utile in periodi di 730 come questo!

Ma i tempi si allungano e anche di molto, segno che nel mercato dell’editoria c’è un notevole problema organizzativo, che immagino non riguardi soltanto noi.

Pensate a un editore che deve rientrare davvero del suo investimento. In questa canea, non riuscirà a vedere nemmeno una lira se non dopo molto tempo.

Conoscere il numero di copie e di conseguenza monitorare le vendite a mio avviso è un diritto al momento inesigibile dell’autore.

D’altra  parte stare dietro a librerie che “comprano” in conto vendita, oppure ordinano on line, oppure… Non è facile.

Non voglio mica impazzire! Piuttosto lascio perdere!|

Lo so che lo avete detto. E così le briciole di pane che disperdete lungo il cammino del vostro libro ingrasseranno altri.

Questo sì che è un bel dilemma!

Anche se dopo i primi mesi probabilmente tralascerete la questione o ve ne dimenticherete totalmente, richiedete periodicamente se è stata stampata una seconda edizione, se se ne trova traccia sulla copertina o altrove, insomma, tenete d’occhio la vita della vostra opera.

A voi sembra moribonda ma così non è!

So cosa state pensando, che vi odieranno.

Puo’ darsi, ma di sicuro non passerete per persone manipolabili.

E se il mio romanzo non è distribuito?

E qui arrivano le arrabbiature più grandi. Non trovate o non trovano il vostro libro in libreria e nemmeno possono ordinarlo on line.

L’avete segnalato voi stessi, nello scorso post, in particolare Alvaro:

Un particolare che mi spaventa molto é la disponibilità del mio racconto da parte dell’editore. Disponibile in 15 giorni. Non sarà il fattore negativo che influisce tra la scelta del mio o di un altro romanzo?

Indubbiamente la non disponibilità immediata è un problema.

Nessuno vuole attendere così tanto quando ha deciso di leggere qualcosa. Vuole farlo subito, questo soprattutto se si tratta di ebook.

Alcune piattaforme di self publishing come Youcanprint, con cui ho pubblicato Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico, offrono un servizio appetitoso, Priority, che gratuitamente rende disponibile il tuo libro in modalità Prime.

Significa che arriverà, per il tramite di Amazon, in un giorno soltanto e senza spese di spedizione aggiuntive.

Un’ottima occasione che ci fa capire come l’immediata disponibilità di un bene desiderato faccia davvero la differenza.

Possiamo ovviare a questi problemi?

Potreste mandare i libri in conto vendita alle librerie del vostro quartiere, tanto per cominciare. Ma dovete essere precise e tenere traccia di tutte le copie che distribuite in giro.
Nemmeno le più oneste vi chiameranno per dirvi che avete venduto una copia. Dovete telefonare o passare voi ed eventualmente riscuotere.

Questo ovviamente non è possibile quando si tratta di librerie lontane o in altre città.

Dunque siamo di nuovo daccapo.

Da sole possiamo promuovere il nostro romanzo nell’ambito di associazioni che trattano una materia inerente alla nostra storia.

Io l’ho fatto e ho regalato molte copie del mio primo romanzo, Così passano le nuvole. Poiché uno dei temi fondamentali del romanzo è l’identità sessuale (uno dei protagonisti è omosessuale, l’altra protagonista quasi anaffettiva) l’ho proposto per la presentazione ad associazioni che trattassero argomenti di questa natura.

Nel mio caso però, l’investimento in termini di libri e di energie non è stato efficace. Magari a voi andrà meglio!

Perché non distribuiscono il vostro libro?

Come abbiamo appena visto, la distribuzione in proprio è molto onerosa. Questa è una di quelle tipiche attività in capo dall’impreditore, ovvero all’editore.
E’ solo lui che è in grado di mettere il vostro libro in distribuzione in tutte le librerie, attraverso i famosi distributori, che naturalmente vogliono il loro giusto compenso.

Quanto siete riusciti a spuntare di royalties nel vostro ultimo contratto? 7%? 12%?

Significa che il 93% circa, tanto per fare un stima, resta sul piatto.

Se vi informate un pò scoprirete che quel 93% se lo spartiscono l’editore, il distributore (con cifre anche fino al 45% o più) e il libraio (se va direttamente in libreria).

Fatevi i vostri conti, non ci vuole molto. Sin da subito potete capire chi è l’ultima ruota del carro del sistema…

E ora torniamo al nostro problema, che capita non solo con le EAP, ahimè, ovvero la distribuzione.

Quanto interesse c’è a distribuire il tuo romanzo da parte di un editore “un po’ così” se puo’ riservare quel 45% delle royalties a se stesso?

Ecco svelato l’arcano della distribuzione.

State attenti: vi diranno che vi metteranno nel giro di distribuzione nazionale, ma se non ve lo scrivono e se non vedete il contratto con il distributore, diffidate.

Potete verificarlo abbastanza facilmente se il vostro libro è nel catalogo della distribuzione nazionale. I distributori , il più grande è Messaggerie Libri, sono raggiungibili on line.

Date un’occhiata e vedete un po’ come siete messi e come è messo il vostro romanzo.

Distribuzione e ristampa, il dilemma dello scrittore

Conclusioni

Se non vi sono strumenti di controllo per quanto riguarda le copie pubblicate e poi vendute, quali garanzie ci sono per gli autori?

È una bella domanda che rimanda a una discussione che abbiamo in parte già fatto, e la necessità di dare forza a un Sindacato per gli autori.

Ma questo magari è l’argomento di un prossimo post.

Quello che mi interessa lasciarvi è questo messaggio:

Fate ciò che vi rende felici

Con consapevolezza.

Tutto il resto viene in secondo piano

E voi, care Volpi, quale esperienza avete con la distribuzione del vostro libro?

Siete soddisfatti dei ritorni economici o vi accontentate della notorietà che un romanzo in qualche modo vi regala?

 

Commenti

  1. Sono passata al self-publishing dopo essermi resa conto che anche con l’editore era praticamente impossibile raggiungere le librerie. Le poche che avevano il mio libro tra gli scaffali ce l’avevano perché li avevo portati io in conto vendita, con copie acquistate direttamente all’editore. Poche vendite dirette a rendiconto, per le quali mi era sorto il dubbio che provenissero dai miei personali sforzi di promozione e non da quelli dell’editore. La ristampa me l’ero guadagnata vendendo io direttamente il libro.
    La pubblicazione in self non ha fatto che confermare questa mia “sensazione”. Il guadagno? Be’ almeno ora il ricavo ottenuto non lo devo dividere con nessuno e anche se le copie vendute non sono molte, almeno posso permettermi di reinvestire i guadagni in promozione.

    1. Buon giorno Angelique e benvenuta nel blog! Grazie per aver condiviso la tua esperienza, straordinariamente simile alla mia… Il discorso self publishing è ampio, c’è tutta la parte del “controllo qualità” del testo a carico nostro e questo può diventare rischioso se non siamo consapevoli e obiettivi. Però sui proventi sono d’accordo con te ed è ciò che più mi piace del self : chiaro, trasparente, verificabile. E mi rilascia persino il CUD . Oltre al self hai altre esperienze di pubblicazione?

  2. Soddisfatta dei miei ritorni economici? Per niente, e non credo di avere ambizioni esagerate, a meno che non sia esagerato guadagnare con un romanzo l’equivalente di due pranzi in trattoria con la famiglia. 😉 Ho iniziato solo con Cercando Goran a essere un po’ più intraprendente dal punto di vista dell’autopromozione, tramite richieste di recensioni (tante!) e distribuzione di libri in conto vendita, ma anche così noto che ogni iniziativa perde il suo effetto dopo poco tempo e con poche copie vendute. Sinceramente è come arrampicarsi su per un muro insaponato. Non intendo però far diventare un lavoro l’autopromozione, giocandomi il tempo che potrei utilizzare per scrivere o fare altro. Che senso avrebbe? Questo è davvero un grande problema.

    1. (Scusami se capita che io non risponda al tuo commento in risposta. Non riesco a inserire il tuo blog su FeedDemon, e nemmeno a ricevere notifiche quando tu rispondi, perciò vado un po’ alla cieca. :))

      1. Sono io che ti chiedo scusa se non ogni tanto qui tecnicamente qualcosa non funziona. Ma quella della difficoltà di inserire il feed mi giunge nuova, sempre una novità c’è, uffa! Anche altri non ricevono notifiche delle risposte?

    2. Mi pare siamo un po’ tutti sulla stessa barca Grazia. Forse ci vogliono più romanzi per emergere. Io ne sono convinta, purtroppo il tempo mi è tiranno e pur avendo avuto la bozza del secondo pronto dopo 1 anno dalla pubblicazione del primo, sono ancora qui che cerco di ultimare la stesura . In ogni caso concordo con te che la priorità sia scrivere e non promuovere. Io dopo una serie corposa di presentazioni mi sono fermata. Avevo bisogno di dedicare tutto il mio tempo al NewBo…

  3. Grazie Elena per l’ulteriore approfondimento, ritengo che sia utile saperne di più in questa materia e auspico un sindacato degli autori più forte. Dici bene: l’importante è mostrarsi attenti, consapevoli e poi chiedere, pretendere chiarezza in modo che l’Editore si senta responsabilizzato. Io, soprattutto nella prima fase, ho rotto parecchio le scatole al mio editore, tanto che temevo di diventare il suo incubo peggiore:D

  4. Che fine ha fatto il bollino SIAE? E’ vivo e vegeto, ma non obbligatorio ed è un servizio a pagamento!
    Lo trovate qui: https://www.siae.it/it/utilizzatori/letteratura/bollini-siae-vidimazione/bollini-su-frontespizi-libri
    Il bollino SIAE non è mai stato obbligatorio per i libri, ma solo un servizio offerto dalla stessa SIAE. Viene spesso confuso con il bollino per CD/DVD (perché sono uguali all’occhio umano: adesivo argentato anticontraffazione, logo SIAE, stampa titolo e autore in nero), ma non segue la stessa modalità. Quello per CD/DVD risulta obbligatorio per legge italiana, ma illegittima per la Corte di Giustizia dell’Unione Europea…E oramai il mercato audio-video è per il 50% online.
    Tornando ai libri, il bollino costa 1,80 euro di 100 contrassegni, con un minimo di 500 ordinati (quindi 9 euro per 500 copie, 18 euro per 1000 copie). Non mi sembra un costo esagerato… ma evidentemente le case editrici arrivano a risparmiare pure su questo.
    O gli fa comodo. Niente bollino, niente certificazione.

    1. Grazie Barbara, sei come sempre precisissima! Sí, fa comodo. È un risparmio di notevolmente e non devono rendicontare niente a nessuno. Facile no? È come se la Piaggio non immatricolasse i motorini o la Ferrero non tenesse conto di quanti Rocher produce… L’industria non è tutta uguale in Italia, ahinoi

  5. Tiratura
    Rendiconti
    sono obbligatori e laddove non arrivano si potrebbe fare causa, ovvio che poi nessuno lo fa, e questo gli editori lo sanno per cui stanno al sicuro.

  6. Articolo chiaro ed esaustivo, nel tuo stile.
    Posso dirti con quasi certezza che la stragrande percentuale degli editori minori stampa con una sorta di print on demand poche copie alla volta. Per averle pronte per le ferie e le librerie dove si terrà un evento. Per il resto è impensabile rifornisca anche di sole due copie del libro ogni libreria di catena. Purtroppo. E questo evita il discorso del macero.
    La mia esperienza è di avere Messaggerie, di essere in catalogo e ordinabile ovunque tu hai citato. È solo indispensabile la domanda del lettore. E forse questo è di nuovo un passaggio ostico perché mette al centro la promozione.
    Insomma nemmeno il miglior distributore della piazza garantisce nulla.

  7. La distribuzione e il controllo delle copie effettivamente stampate e vendute sono una spina nel fianco per chi pubblica con un editore, forse uno dei nodi cruciali. Secondo me vale sempre la pena prima di firmare il contratto di dare un’occhiata agli store online tipo ibs e affini per verificare in quanto tempo mandano i vari titoli dell’editore. Quando sono due o tre settimane, deve scattare un campanello d’allarme. Lo stesso vale per le librerie fisiche, dove i libri si possono sì ordinare (quasi sempre) ma poi per averlo in mano effettivamente possono passare svariate settimane. A me è capitato per il primo libro, alcune persone lo avevano ordinato in libreria ed è arrivato dopo oltre un mese, tanto da farmi chiedere se non avessero dovuto addirittura stamparlo prima di evadere l’ordine.
    Anche l’altro argomento che hai affrontato, quello della quota che va a distributore e librario, mi sembra importante. A me sembra che una fetta così grande sia esagerata, a meno che la distribuzione non sia degna di nota, e questo avviene solo con editori di un certo livello.
    Per il resto, i resoconti delle copie vendute in tempo reale che garantisce Amazon secondo me sono una cosa imbattibile, almeno puoi renderti conto senza troppi filtri di cosa funziona e cosa no nella promozione. E hai il pieno controllo della situazione.

    1. Certo, controllare prima aiuta a capire meglio in che mani finisci. Se desidero leggere qualcosa che devo attendere un mese, te lo dico sinceramente, perdo la pazienza e l’interesse. Mi capito con un libro in crowdfounding. Lo “acquistai” in un dato periodo e potei leggerlo dopo quasi un anno. Inutile dire che è stato un problema, ed era pure un ebook! Sulle percentuali di vai a spanne perché queste sono le spiegazioni che mi diede a suo tempo l’editore. Ma non credo siano molto distanti dalla realtà. Il punto non è riconoscere il giusto prezzo per un servizio, ma averlo quel servizio! Certo le pubblicazioni on line da questo punto di vista sono meglio. Non si può avere l’uovo e la gallina. Almeno cosí dicono

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