Scrittura

La fretta, cattiva consigliera nella scrittura

L’altro giorno stavo controllando le impostazioni del mio canale YouTube, dopo l’invito ricevuto via mail da parte dei YouTube Creators, a indicare eventuali contenuti made for kids, soggetti a particolari limitazioni e controlli secondo i dettami della Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) che ne tutela la privacy.

Per farvela breve, non ho cambiato nulla, perché non produco contenuti specifici per bambini né video che ad essi possano essere ricondotti.

Ma questa notizia, che sta letteralmente creando il panico tra gli Youtubers che hanno costruito il loro impero sui contenuti per bamini (con relativi messaggi pubblicitari ad hoc), mi ha consentito di dare uno sguardo d’insieme al mio canale, rendendomi conto di come sta.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio è che tra le mie playlist ho abbandonato il filone “I 10 ladri di energia che limitano la vostra scrittura“, un po’ per le scarse visualizzazioni e un po’ perché quando si revisiona un romanzo tutta l’energia sul tema scrittura è assorbita da questa attività e il resto inevitabilmente passa in secondo piano.

Tuttavia proprio in questi giorni sento il bisogno di scrivere qualcosa sulla fretta, cattiva consigliera nella scrittura.

Così torno a occuparmi dell’argomento, anche se non attraverso un video.

Ne parlerò nel modo tradizionale, qui, sul mio blog.

E alla fine di questo articolo vi anticiperò qualcosa che mentre ragionavo sul tema mi è venuta in mente e che ho intenzione di proporvi in uno dei prossimi articoli.

Perciò, se ancora non vi siete iscritti a questo blog, fatelo subito!

Avete fatto? Bene, ora veniamo a noi.

La fretta, cattiva consigliera nella scrittura

La fretta, cattiva consigliera nella scrittura

Non ditemi che non avete mai vissuto la bellezza dell’estasi scrittoria.

Quella che ti prende mentre stai facendo la doccia e, ancora gocciolante, ti spinge a cercare un foglietto, un pezzo di carta qualsiasi e una penna che scriva per mettere giù quell’immagine, quel pensiero, quella scena che sarà l’inizio o la fine o ciò che mancava da qualche parte nel manoscritto che stai scrivendo da tempo e che proprio non riuscivi a finire.

Ciò che ho chiamato ironicamente estasi scrittoria è una fretta positiva, quella di cui abbiamo bisogno per fissare immediatamente un concetto, un’idea, prima che il maledetto chiacchiericcio della mente la porti via con sé, in quei fiumi di parole inutili da cui spesso siamo travolti, ogni giorno.

La fretta, cattiva consigliera nella scrittura, la fretta malvagia 😈 che di solito non si manifesta durante la fase della composizione.

La prima stesura ti avvolge fin da subito tra le sue braccia e ti lascia solo quando tutto è finito, come in un potlach in cui tutto ciò che è stato viene distrutto per lasciare agio all’immaginazione, regina della scrittura, che ha bisogno di fare spazio tra i cadaveri di idee che ormai non funzionano più e lo sappiamo bene.

Un rito d’iniziazione cui ti dedichi giorno e notte, con tutta te stessa, senza pensare troppo a dove stai andando, abbandonandoti a quel flusso di pesnieri che butti giù senza badare alla forma e che piano piano diventano la traccia, il sentiero, su cui farai camminare la storia.

Questa fretta di comporre, di dare concretezza ai pensieri, è assolutamente positiva.

Guai ad abbandonarla, il tuo lavoro ne risentirebbe.

La fretta che uccide la scrittura

La fretta che uccide la scrittura è subdola, si insinua in quel dopo che arriva quando l’estasi è terminata e la mente si apre ai dubbi, ai ragionamenti, alle osservazioni degli altri, siano essi il tuo editor o il tuo beta reader.

È allora che comincia il lungo lavoro della prima stesura, della revisione, della manutenzione della creatura nata dal momento artistico che hai appena passato e che ti ha lasciato splendide sensazioni addosso, sensazioni di cui già senti la mancanza e che vorresti ritrovare, prima possibile.

Ma come, se non scrivendo un altro romanzo?

Ecco che qui comincia a insinuarsi la fretta, cattiva consigliera dello scrittore, che non ti lascia il controllo del processo creativo e produttivo del testo che infine sarà il tuo romanzo.

Le fasi successive a quella della Creazione, lo sappiamo bene, sono altrettanto importanti se non più importanti di quella inziale per il compimento del tuo lavoro di scrittura e della tua Storia.

Richiedono attenzione, calma, distanza, oggettività e soggettività, cura, approccio critico, consapevolezza.

Qualità e azioni conseguenti che richiedono tempo.

Il tempo, nemico numero uno della fretta

Il tempo è il nemico numero uno della fretta, che ha l’ardire di superarlo, annientarlo, soggiogarlo e ridurlo a strumento al servizio dell’obiettivo finale.

Ma il tempo, si sa, esiste da sempre ed è ben intenzionato a riprendersi lo spazio che prima gli è stato negato.

Oh poveri voi mortali scrittori fugaci che anelate alla fine senza fare i conti con la mia sapienza

sembra dire Chronos, ridendo sotto i baffi per la tua ingenuità di scrittore altezzoso che hai pensato di beffarlo.

Ma invano.

Quando la tua corsa si fermerà e il tempo sarà consumato davvero e tu non avrai dedicato la stessa sana e meticolosa attenzione al processo successivo alla fase Creativa, ti renderai conto che in mano non hai potenzialmente nulla, se non un manoscritto fragile come la tua illusione di finire in fretta, per giungere dove, poi?

Ti renderai conto che una buona idea non basta se non è suffragata dal tempo e dalla pazienza che la fretta ti ha già portato via.

Dov’è la morale?

Desiderosi di raggiungere l’obiettivo prefisso, di terminare i nostri manoscritti , pubblicarli, essere conosciuti, letti, apprezzati, spesso perdiamo di vista il percorso, il viaggio, ovvero il gesto dello scrivere e cosa esso significhi dal punto di vista dell’esperienza in sé piuttosto che del risultato che da essa ne deriva.

Ho saggiato personalmente i danni che quest’inganno produce sulla qualità del mio lavoro.

Mi è capitato con il mio primo romanzo, vera palestra di conoscenza, di me stessa, della mia scrittura e degli altri intorno ad essa, editori e lettori compresi.

Pubblicare di fretta perché “me lo chiede  l’editore”, oppure perché “è tanto tempo che sto aspettando di farlo” (quando magari sono passati pochi mesi) o semplicemente perché “non sto più nella pelle di farlo” o per ogni altra ragione che in questo momento posa venirci in mente è il modo migliore per uccidere la nostra storia.

Sarà bene ricordarcelo quando sollecitati dall’idea di “passare ad altro” o di tenere aperte più storie in contemporanea saremo tentate di lasciare andare troppo in fretta la nostra “creatura”.

Così la pazienza e l’attesa, il cui valore inestimabile abbiamo discusso qui, diventano virtù cardinali per lo scrittore che abbia pieno rispetto di se stesso e della sua storia.

Il valore della temperanza

Così ho approcciato il valore della temperanza. E sapete come l’ho fatto? Tornando a una passione che avevo molti anni fa e che da qualche tempo ho lasciato da parte.

Ma, come succede per ogni passione, essa è tornata ad affacciarsi alla mia coscienza.

Ho preso i testi su cui avevo un temo approfondito, ho aperto la pagina dell’arcano maggiore numero 14, la Temperanza appunto, e mi sono messa a leggere il suo significato.

La fretta, cattiva consigliera anche nella scrittura, mi ha condotto di nuovo da loro, i miei arcani maggiori.

Ed è in quel momento che mi è venuta l’idea.

L’idea su cui sto lavorando

Mentre attendo con pazienza l’esito della seconda lettura dell’agente cui mi sono affidata, e di cui vi ho parlato qui (tra l’altro questo articolo sta andando alla grande in questi giorni, grazie!) desidero proporvi un nuovo percorso su questo blog:

Un viaggio nella scrittura attraverso la saggezza dei Tarocchi.

Se l’idea vi piace come è piaciuta a me, non perdetevi il prossimo articolo.

Siete pronti? Intanto potete farmi conoscere le vostre opinioni in merito alla fretta a questo link. Aspetto i vostri commenti!

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Barbara
4 anni fa

“Quella che ti prende mentre stai facendo la doccia e, ancora gocciolante, ti spinge a cercare un foglietto, un pezzo di carta qualsiasi e una penna che scriva per mettere giù quell’immagine…”
Eccola. Esattamente così. Sono in doccia, mi sto arrovellando da giorni sul fantasma bambino dell’ultimo raconto di Halloween, cercando una collocazione geografica, visto che non ho un castello e nemmeno passaggi segreti. Ad un certo punto esclamo “Una cava!!!” Esco fuori sgocciolante, con gli astanti preoccupati, a cui dico “Scriviti cava da qualche parte!”

La fretta è cattiva consigliera solo quando è la fretta degli altri. In fondo, anche la fretta di pubblicare arriva da parenti e amici con la solita domanda: “Ma non hai ancora pubblicato?!” 😉

Giulia Lu Dip
Giulia Lu Dip
4 anni fa

Eh lo so bene, con la fretta non si va da nessuna parte, scrivere è un lavoro lento in cui occorre concentrazione e disciplina. L’unica fretta da cui è bello lasciarsi travolgere è quella creativa, quando la storia prende forma e le parole bisogna buttarle fuori prima che svaniscano dalla mente.

Elisabetta Gava
4 anni fa

Grazie , ho guardato il video e nelle tue parole non c’è altro che verità! Viene un po’ difficile fare tutto questo ma con una dose di costanza in più credo si possa fare 🙂 ti ringrazio!

Elisabetta Gava
4 anni fa

Io sono (purtroppo) tutt’altro. A volte vorrei essere più frettolosa solo per darmi una mossa col mio romanzo! Nel mio caso, il tempo sta diventando il mio nemico. Sono maniaca della perfezione, quindi ogni minuto lo perdo mettendoci quella parola in più che mi piace, togliendo quella frase che non c’entra un granché. Penso che il problema sia dovuto al fatto della paura di non riuscire. Eh già proprio quella. Poi mettici anche la mia solita pigrizia, e zac! Combo perfetto.

Marina
4 anni fa

Non posso che appoggiare in tutto il tuo discorso. Anch’io sono passata da scritture frettolose a forme più meditate che, anche se non nell’immediato, mi hanno regalato maggiori soddisfazioni.
Pensa che a maggio ho scritto un racconto lungo, di cui ero contenta. L’ho tenuto a riposo per tutta l’estate e, revisionandolo al ritorno, ho trovato tanto da sistemare e migliorare: in pratica, ho impiegato quasi tre mesi e mezzo per essere veramente soddisfatta di appena trenta pagine. Ormai il lavoro su un romanzo mi spaventa per questo motivo. 🙂

Tarocchi? Ci sono. Sono molto curiosa.

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