Lo ammetto. Ho scritto “Come revisionare un romanzo” perché questa è la fase della scrittura che meno mi entusiasma del processo per giungere alla pubblicazione. Ho pensato che le istruzioni che avevo seguito, la fatica nel metterle in pratica, le nuove consapevolezze che via via ho acquisito avrebbero potuto evitare ad altri una lunga ricerca.
Dunque questo post vuole essere un piccolo compendio di suggerimenti utili per tutti coloro che approcciano questa attività per la prima volta, dopo la bellezza del componimento.
La fase creativa permette di lasciar fluire le idee, così come vengono, per poi sistematizzarle in trame, sotto trame, definizione dei personaggi. C’è un progetto dietro, ma che ha ancora molto a che fare con il processo creativo.
La revisione invece, almeno per quella che è la mia esperienza, è un lavoro tecnico, chirurgico, di rifinitura, verifica, perfezionamento del testo che può anche durare molto più tempo della stessa stesura, sempre che non si abbiano a disposizione professionisti che svolgano gran parte del lavoro per te.
Ai self publisher o a coloro che hanno intenzione di curare personalmente questa fase importantissima del progetto libro si rivolge questo articolo, che ha lo scopo di condividere le cose che ho imparato dalle revisioni dei miei tre progetti editoriali che trovate nella pagina delle pubblicazioni del blog e che presto diventeranno quattro, visto che ho appena terminato la revisione definitiva del mio secondo romanzo in uscita nel 2021, Càscara.
Si tratta di lavorare per obiettivi, come ho indicato in questo post dove parlo di come raggiungere l’obiettivo della pubblicazione del tuo libro.
Sapendo che è giusto perseguire la perfezione, ma è anche giusto dirsi che la perfezione, nella scrittura come nella vita, non esiste.
Come revisionare un romanzo
Un’attività necessaria che serve alla pubblicazione di un qualunque testo è la correzione delle bozze. La caccia ai refusi, i dettagli linguistici, le ripetizioni, la consecutio temporum, la grammatica, l’ortografia, la punteggiatura.
Altrettanto importante e onerosa è la fase della revisione, che ci vede impegnate appunto nel rivedere, correggere, integrare le osservazioni della beta reader o dell’editor nel nostro testo, ma anche leggere, rileggere, pensare di aver finito e poi, dopo aver scritto la parola fine, rendersi conto che no, non è ancora pronto per andare in stampa, forse nemmeno per arrivare sulla scrivania di un editore o di un’agenzia.
A quel punto della nostra storia ci serve uno stop. Già perché talvolta, proprio quando pensiamo di essere “arrivati”, ci accorgiamo che qualcosa ancora da fare c’è, anche se magari non abbiamo bene a fuoco cosa.
Ebbene care Volpi, non disperate, perché sta cominciando un altro viaggio.
Il romanzo che avete scritto e che conoscete a memoria deve prendere le distanze da voi ed essere guardato con altri occhi, gli occhi della revisione.
Bisogna imparare a indossare lenti nuove per guardare in modo differente ciò che abbiamo scritto.
Solo quando saremo capaci di farlo, potrà cominciare la vera fase di revisione del romanzo.
Organizzare la revisione del romanzo
Quando ci si approccia un lavoro così complesso per la prima volta, è molto importante darsi un’organizzazione. Sistematizzare gli interventi da apportare al testo, seguire un procedimento, offre la garanzia di non dimenticare alcuni passaggi fondamentali e di procedere speditamente, senza perdite di tempo o, peggio, dover intervenire successivamente per aver fatto la cosa giusta al momento sbagliato.
Dal mio punto di vista, avere una check list, ovvero un elenco di cose da tenere d’occhio e da mettere in pratica meticolosamente, è utile, specie il testo è molto lungo, come spesso accade per un romanzo.
La revisione ha un obiettivo fondamentale: dare una forma corretta al nostro scritto, misurarne l’equilibrio, perfezionarne il ritmo. Dev’essere “giusto” sotto tutti i punti di vista acquisibili dai sensi più coinvolti: la vista, l’udito, l’immaginazione. La chiave di volta della prossima pubblicazione.
Come dare gambe a questo processo? Con una chek list di cose da fare!
Come si revisiona un romanzo: la check list
Prendete carta e penna e segnatevi questi punti, poi tornate al vostro romanzo e guardatelo da un altro punto di vista. Comincia il vostro nuovo viaggio!
Sospendere il legame emotivo con il romanzo
Prima di cominciare, è utile sospendere il legame emotivo che avete stabilito con il vostro romanzo.
Sia che il vostro lavoro vi susciti emozioni entusiaste e amorevoli, o che, al contrario, produca delusione, senso di inadeguatezza, rigetto (capita), la prima cosa da fare è proprio sospendere il legame, interrompere il rapporto viscerale che avete stabilito.
Intendiamoci, è normale avere sentimenti ambivalenti con il vostro testo in questa fase, perciò considerateli semplicemente come qualcosa di normale, di fisiologico, e non soffermatevi troppo né sulle sensazioni di entusiasmo, che potrebbero accecarvi, né al pari quelle negative, che potrebbero demoralizzarvi.
Per sospendere il legame con il vostro testo ci serve una cosa soltanto: tempo.
Quanto tempo è questione personale: settimane, mesi, anni?
E’ il tempo dell’attesa. Godetevelo.
Con un’unica avvertenza, di cui dovrete tenere conto: con il tempo cambia il tipo di scrittura e peggiora la nostra capacità di riconoscerla. Tornare dopo molti anni a un testo potrebbe addirittura allontanarci definitivamente da esso.
Oppure, ed è senza dubbio la migliore delle ipotesi, ci convinceremmo che è esattamente ciò che volevamo scrivere e magari ci chiederemmo perché lo abbiamo messo da parte per tanto tempo!
Comunque vadano le cose, non permettete che quel testo mini la fiducia, la stima, la sicurezza in voi stesse. Ricordate che non è da tutti portare a termine una stesura. Perciò sappiate valorizzare ciò che avete in mano, Volpi!
L’emozione, ora, deve essere messa da parte
Per emozione intendo più che altro approccio emotivo al testo.
Dopo aver sospeso il legame con il vostro romanzo, infatti, dovrete passare dalla modalità “emozioni da fase creativa” alla modalità “sistematizzazione e programmazione del lavoro di revisione e editing” .
Lo so, non è compito semplice. Affrontatelo con sicurezza e consapevolezza.
Costruire un ponte tra le due specializzazioni degli emisferi del nostro cervello, quello destro e quello sinistro, vi sarà utile per licenziare il miglior romanzo di sempre. E’ complicato, ma senza dubbio il primo passo che dovete compiere.
Le correzioni al testo dell’editor
Cosa usate per la revisione?
Siete tra coloro che on possono fare a meno delle stampe su A4 con interlinea doppia per fare spazio alle correzioni?
Romantico, tradizionale e… assolutamente anti ecologico!
Che ne dite di utilizzare lo strumento per le revisioni di Word? E’ disponibile sia per chi possiede la suite di Office, sia per chi, come me, si affida a programmi liberi come quelli operativi su Linus, come ad esempio Libre Office.
Basta posizionarsi con il cursore dove si vuole inserire un commento, andare sul menu Inserisci e cliccare su commento et voilà, apparirà un riquadro colorato in cui troverete la vostra nota a margine.
Anche l’uso delle sottolineature per individuare velocemente dove siete rimaste a correggere è utile, insieme agli strumenti tradizionali di un programma dis crittura.
Ci sono ottime guide in linea cui potet fare riferimento.
Un suggerimento, se avete la buona abitudine di scrivere da pc o comunque su file: salvate sempre una copia di backup del vostro testo e nominate il file con la versione in corso, con tanto di numero progressivo e data e non gettate via niente fino a quando non è in libreria (e forse, nemmeno dopo!)
Fate che le parole risuonino, come campane tibetane
Adoro l’effetto che fanno le campane tibetane durante la meditazione. Ovunque sia finita la mia mente vagante, mi riportano lì, al momento presente, proprio dove voglio essere.
Le parole vanno scelte con cura e alcune devono svolgere per il lettore la stessa funzione delle campane tibetane per chi medita.
Ci sono autori, come a mio avviso Carofiglio di cui ho parlato in questo post, che sanno utilizzare le parole giuste al momento giusto.
Un’attitudine frutto di una ricerca e di una cura maniacale che produce un effetto molto positivo sul flusso della narrazione e della lettura.
Per emergere dal gruppo, numerosissimo, di esordienti, dobbiamo stupire, catturare definitivamente l’attenzione del nostro amato lettore e tenerlo ancorato al nostro testo.
E vogliamo farlo grazie alla nostra storia. Ma raggiungeremo l’obiettivo solo se useremo le parole giuste.
Una parola “speciale”, esatta, collocata nel punto giusto funzionerà come un “aggancio” per il lettore, lo terrà inchiodato, facendogli ricordare la scena, il fatto narrato, più a lungo.
Le parole sono pietre. Non vanno scagliate contro le persone ma fatte sedimentare nelle loro anime perché restino lì a lungo.
Consiglio: tenete sotto mano un dizionario dei sinonimi e dei contrari. Vi sarà molto utile
Credete che la meditazione non c’entri nulla con la scrittura? Provate a leggere questo post.
Togliete ciò che non serve senza ripensamenti
Preparatevi perché vi servirà tutto il vostro coraggio! Avete presente le pulizie di primavera, che dovremmo fare almeno una volta all’anno?
Sollevare i i tappeti e togliere la polvere, battere i materassi, lavare a fondo i vetri e le piastrelle, insomma, eliminare ciò che non serve e che appesantisce il nostro romanzo.
Non sapete da che parte cominciare? Provate a togliere una parola per riga. Questo esercizio vi aiuterà a vedere con occhi diversi cosa avete scritto e quanto può essere ancora asciugato.
All’inizio, lo dicevo, ci vuole forza e coraggio perché ciò che avete scritto di primo acchito vi parrà tutto utile, tutto da tenere. Invece, no, quasi certamente non è così, anzi. Ripetizioni, frasi ridondanti, locuzioni troppo complesse che possono essere semplificate.
Domandatevi di cosa potreste fare a meno senza che la storia si inceppi o incespichi in qualche modo.
State certi che avete di sicuro scritto troppo, perciò, togliete! Regalate leggerezza al vostro romanzo, imparate da Calvino.
Consiglio: non riuscite ad eliminare qualcosa del vostro scritto perché pensate che serva tutto? Siete nei guai e forse avete fatto indigestione di voi stessi. Fermatevi qualche giorno e poi riguardate con altri occhi il vostro scritto. E se non sapete dove andare a cercare gli “intrusi”, guardate nelle lunghe parti descrittive e tagliate, senza pietà, tutto ciò che a che fare con i vostri giudizi. Se c’è qualcosa da dire in proposito, fatelo dire a un vostro personaggio.
Curare la successione delle scene
Vi è mai capitato di perdere il filo del discorso in un romanzo? Di essere catapultati da una scena all’altra senza essere in qualche modo “accompagnati”?
Una sensazione piuttosto sgradevole, non è vero? A me fa una rabbia…
Sembra che un fulmine abbia carbonizzato una parte della storia, o una maglia della rete che vi stava cullando nella storia si sia rotta, facendovi franare a terra. Non si fa!
Concentratevi sulle vostre singole scene e immaginatele come una presentazione di slide.
Le immagini che avete in mente e che avrete trasmesso al vostro affezionato lettore dovranno passare l’una dopo l’altra senza soluzione di continuità.
Se avete utilizzato il flashback o altre tecniche che giocano con gli assi temporali o spaziali della storia, potreste lasciare qualche traccia qua e là nella trama, in modo tale che il lettore possa perdersi e poi facilmente ritrovarsi, senza nemmeno rendersene conto.
Questa attenzione riservatela anche ai cambi di capitolo.
Consiglio: Usate una matita colorata per delineare le viarie scene. Mettete una linea alla fine di ciascuna e poi osservate cosa avete scritto dopo. C’è almeno un elemento di richiamo della scena precedente o del capitolo precedente?
Mostrare senza raccontare
Ah che disdetta, questo sì che è una fatica immensa. Avete scritto il vostro poema con tanto ardore che vi siete peritati di descrivere ogni reazione, ogni sentimento, cosa succede prima e poi che succede dopo.
Il lettore ama la suspense e non ha alcun interesse né a conoscere per esteso vita morte e miracoli di ogni personaggio, né tanto meno la vostra opinione. Almeno, non tutto in una volta!
Avete sicuramente sentito la formula show, don’t tell. Ecco, significa questo: mostra, descrivi, piuttosto che raccontare.
Su quel che resta di ciò che avrete tagliato, compite un ulteriore momento di verifica provando a tenere conto di questo suggerimento.
Consiglio: Provate a trasformare in dialogo ciò che avete descritto. Oppure, per non appesantire, utilizzate appunto il feed back. Ogni tanto è bello conoscere meglio i personaggi apprendendo qualcosa del loro modo di essere nel passato
Niente termini troppo specialistici o, al contrario, di uso comune
Correggere eventuali mancanze nella storia
Quando la vostra storia è davvero conclusa, potreste trovare nel vostro testo passaggi in cui avete detto troppo (di un personaggio, di un ambiente, di una situazione) e passaggi in cui avete detto troppo poco.
A questo punto avete due possibilità: riscrivere tutto il romanzo nei punti che richiamano quell’assenza, o utilizzare il flashback come già accennato prima, lasciare che il personaggio vi dia una mano raccontando un particolare del suo passato o del passato di qualcun altro che “aggiusti” la storia.
In genere io apprezzo, come lettrice, quando il narratore si fa da parte. A volte, lo trovo davvero ingombrante!
Inoltre il feed back offre al lettore di poter compiere una pausa, di abbandonare per un momento la sequenza logica del ragionamento e magari recuperare parti di trama che per varie ragioni si è perso.
Avete verificato i riferimenti storici e culturali?
Se avete ambientato il vostro romanzo nel presente in un luogo che conoscete bene e che rappresenta la vostra realtà quotidiana, allora il rischio di inserire oggetti, riferimenti socio politici o geografici scorretti è ridotto al minimo.
Ma se avete scritto un romanzo storico ad esempio, oppure ambientato in un luogo che conoscete meno bene, allora appurate che l’uso dei termini linguistici, geografici e i riferimenti storici siano corretti.
Questa attenzione all’ambientazione, nel tempo e nello spazio, darà al vostro romanzo quella credibilità in più che lo renderà piacevole e meritevole di lettura.
Questo vale anche per i personaggi. Il loro “ambiente sociale” determina il loro modo di vestire e comportarsi, il linguaggio, le battute, persino le abitudini.
Questo è un lavoro che di solito si fa durante la compilazione della scheda personaggio. Ma io assegno sempre una certa importanza a questo tipo di verifica nella revisione, proprio perché con la distanza dal testo recupero quel punto di vista esterno che mi fa correggere il tiro.
A volte mi fa anche correggere qualche nome di protagonista che magari ho modificato nel tempo e che da qualche parte è rimasto appicciato alla storia ;)
Controllare la biografia dei vostri personaggi
Cercatevi un buon beta reader
Conclusioni
Al termine della revisione il tuo lavoro non è ancora finito! Devi occuparti della sinossi e della scheda libro. Se vuoi imparare a scrivere entrambe, clicca qui.
Buon lavoro!




Un ottimo quadro di questo difficile processo che tormenta tutti noi. Io a volte ho l’impressione di mettere ordine in una soffitta piena zeppa di roba: per quanto mi dia da fare, resta sempre un sacco di robaccia da sistemare o buttare, polvere annidata ovunque, ecc. E la parte più difficile è secondo me capire cosa salvare e cosa cestinare. Speriamo che, revisione dopo revisione, si impari. Mi sembra comunque che tu abbia portato questo processo a un buon livello :) Bello il discorso delle campane tibetane, davvero da tenere a mente, per la scrittura ma non solo.
Ciao Maria Teresa, la metafora della soffitta piena inevitabilmente mi ha fatto venire in mente qualcosa che ha a che fare con il nostro vissuto, spesso molto presente quando scriviamo.
Capita moltissimo anche a me di trovare, durante una revisione, moltissimo materiale che alla fine non è legato al flusso della storia ma al flusso della mia coscienza o meglio del mio inconscio. Come se qualcosa dovesse venire fuori in un determinato modo, sconnesso, spesso ridondante, perché avevo bisogno di farlo venire alla luce. Come qualcosa che riemerge dopo molto tempo alla nostra consapevolezza, un po’ impolverato ma con un significato da riscoprire, guardare con attenzione e poi, magari, rigettare indietro. Buttare. Io produco in effetti tanto materiale di questo genere. Ho un inconscio che ha molto da dire :)
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il lavoro di messa in comune della mia routine. Non ha alcun intento professionale o presunto tale. ma cose come le campane tibetane a mio avviso funzionano molto bene, sono felice che tu abbia deciso di tenere con te qualcosa. Un abbraccio
Se sapessi come si fa una buona revisione, farei l’editor professionista.
Io scrivo revisionando, per cui immagina la fatica. Prima di continuare a scrivere, revisiono quello prima.
Quindi il finale è quello meno revisionato. Per i racconti va così.
Per il romanzo…vedremo. Lascerò decantare almeno un mese, cercherò di farne una prima revisione da me, ma è probabile che romperò il salvadanaio e mi cercherò un editor.
Ciao Barbara, qui siamo tutte apprendiste stregone! Anche io scrivo così. Primo capitolo, poi , prima di passare al secondo, una bella ripassata. E’ una fatica enorme, anche perché in genere è passato poco tempo e io non ho preso la necessaria distanza dal testo… Questa routine non si riferisce a quella fase, ma a quando terminiamo di scrivere una versione che consideriamo “decente”. Che poi, quando la riguardo alla fine del percorso, decente non lo era per niente :)
Fa parte del gioco…
Anche i miei finali sono sempre i meno revisionati. Ma, non so se è allenamento o cosa, in genere mi escono fuori con il minimo della fatica. Il vero scoglio per me è l’inizio… che iattura! A proposito: a che punto sei con il tuo romanzo?
La verità è che un tempo l’editore aveva risorse da spendere per migliorare un testo e farne qualcosa di straordinario. Oggi cercano il prodotto finito. Devi fare tutto da te, prima e dopo la pubblicazione. Scrivere più che un’arte sta diventando una corsa ad ostacoli….. Cmqe sono d’accordo con te sulle professionalità dell’editor che non possono essere improvvisate… Buon lavoro per la tua revisione e per le prossime presentazioni del tuo romanzo che pare stia andando piuttosto bene
Ma l’hai proposta a un pubblico, che l’ha amata. Dita incrociate a manetta!
Sono tutti punti molto validi, che applico anch’io. Di solito uso fin dall’inizio le schede (una per ogni capitolo, con punto di vista e due righe di riassunto), e devo dire che durante la revisione sono molto comode, perché stendendole vedo la storia nel suo insieme e posso valutare eventuali squilibri, oltre che simulare i cambiamenti che mi vengono in mente.
Ciao Grazia, l’uso delle schede per i capitoli è molto utilizzato, alcuni si avvalgono di software ad hoc per realizzarle e tenerle sempre aggiornate. Tu come fai, usi la carta o sei tecnologica?
Carta! Fino a quando non inizio la prima stesura, il PC quasi non lo tocco.
Nooooooooo. Vero? Grandiosa. Io l’ho abbandonata da secoli, mi sa che non so più nemmeno scrivere a mano
Ho un ottimo rapporto con il PC, ma mi sono accorta che scrivendo a mano, liberamente (e disordinatamente), di solito a colori, penso meglio. Strano ma vero. :)
Non è strano affatto. Una buona idea riprendere confidenza con carta e penna… Grazie per la condivisione e buona giornata
Ogni volta che revisioni un racconto lo modifico. Tanto che ne scrivo tanti (vedi il mio blog e commenta. Grazie.) Ciao ciao.