Coaching

Obiettivo: scrivere un libro e pubblicarlo

 

Supponiamo che abbiate un obiettivo ambizioso da raggiungere, scrivere un libro e pubblicarlo.

Magari è da tempo che ci pensate ma non sapete (ancora) da che parte cominciare. Avete persino un’idea abbozzata, in qualche appunto disordinato nascosto in un cassetto, nella tasca di una giacca, oppure nel portafoglio, come è capitato a me.  Un’idea che vuole venire alla luce.

Perché questo impellente desiderio si realizzi deve diventare il vostro principale obiettivo. Qualcosa per cui attrezzarsi, studiare, lottare per raggiungerlo.

In questo articolo, grazie alle cose che ho imparato nel mio percorso per essere coach, vi guiderò attraverso alcuni passi di consapevolezza che saranno utili a focalizzare il vostro obiettivo e a individuare voi stessi come realizzarlo.

Non dovrete più domandarvi come scrivere un libro e pubblicarlo. Alla fine di questa lettura avrete chiaro da che parte cominciare.

Se il vostro obiettivo nella vita scrivere, prendete carta e penna e rispondete alle domande che vi porrò.

Vi aiuteranno a intraprendere il viaggio che vi condurrà a realizzare il vostro sogno. Siete pronte care Volpi? Perché si parte 😉

Obiettivo: scrivere un libro e pubblicarlo

Obiettivo: scrivere un libro!

Prima di partire, prendete nota di una cosa: scrivere un libro richiede tempo e pazienza, ma soprattutto ascolto profondo di voi stessi.

Quando tirerete fuori dal vostro cassetto o portafoglio quell’abbozzo di idea, la rileggerete e capirete che è quella giusta, dovrete iterare un processo che con tempi e modi specifici vi porterà a scrivere un passo dopo l’altro il libro che avete in mente. Ma per raggiungere il vostro obiettivo, la prima cosa che dovrete fare è definirlo al meglio, perciò dovrete annotarvi i passaggi che faremo perché serviranno a questo scopo.

La prima cosa che vi suggerisco di fare è di guardare alla vostra idea per quello che è e non per quello che vorreste che fosse. Un’idea contiene in sé l’originalità che serve al vostro racconto, ma se viene paragonata, comparata, ad altre idee, anche se vincenti, perderà la sua originalità.

Tornate al momento in cui l’avete partorita e assaporate quelle sensazioni, nelle emozioni e persino sensazioni fisiche se siete in grado di ricordarle. Tornare al momento in cui l’avete generata costituirà l’ancoraggio all’emozione di quel momento che vi sosterrà e sosterrà la trama per tutta la narrazione.

Il processo di cui vi ho parlato nell’introduzione è basato su una serie di domande potenti. Alcune ve le pongo direttamente qui, altre dovrete porvele voi stessi.

Le domande potenti servono a guardare le cose da un altro punto di vista e a superare alcune convinzioni limitanti o paradigmi mentali consolidati che di certo hanno funzionato fino ad ora ma che potrebbero essere insufficienti per accompagnarvi in questa nuova sfida.

Nuovi paradigmi ad oggi potrebbero non essere disponibili per voi, ma potrebbero diventarlo, una volta che avrete lasciato libero il vostro intelletto di coglierli.

Quello che troverete qui non è il resoconto di esperienze o suggerimenti validi che provengono dalla mia o dall’esperienza di altri. Ma la traccia per una strada tutta vostra.


Analizza il tuo obiettivo e poi raggiungilo!

Prima domanda: quanto conta la scrittura nella vostra vita

Scrivere e pubblicare un libro è un percorso lungo e faticoso. Talvolta ricco di emozioni positive, altre volte di delusioni, piccole o grandi.

Perciò la risposta a questa domanda è fondamentale: se la scrittura nella vostra vita è solo una passione passeggera, non avventuratevi nella stesura di un libro. Lasciate perdere. Dedicatevi ad altre attività.

Lo scrittore è come lo scalatore. Deve affrontare un allenamento, fisico e mentale, quotidiano durissimo per prepararsi a scalare la sua vetta. Ogni giorno resterà concentrato su quell’obiettivo, anche se è lontano nel tempo e ogni giorno faticherà un po’ di più per raggiungerlo. Rinuncerà a molte cose, qualche serata conviviale con amici, week end romantici per allenarsi. Ma reggerà quella fatica, fisica e mentale, trovando dentro di sé l’energia necessaria, conservata in quella zona profonda di sé stesso in cui custodisce i suoi valori fondanti, le sue credenze, i suoi sogni e i suoi sentimenti più intimi. Il suo desiderio di conquistare una vetta, la più alta di sempre!

Colui che è capace di raggiungere le sue vette, coltiva un giardino interiore che lo sostiene. Solo se la scrittura risiede in quel luogo prezioso dentro di voi è possibile renderla viva attraverso le parole scritte.

Se la scelta che state compiendo, scrivere un libro, risponde all’esigenza di dare spazio al vostro sé profondo, essa si rivelerà quella giusta per voi e vi darà la forza necessaria.

Per rispondere a questa prima domanda, quanto conta la scrittura nella vostra vita, provate a immaginare come cambierà la vostra vita quando avrete scritto il vostro libro.

Provate a immaginare voi stessi tra uno, due anni, quando forse avrete terminato il vostro libro, e guardatevi in quel contesto.

  • Come avrà cambiato la vostra vita questo obiettivo?
  • Sarà completamente diversa o sarà rimasta la stessa?
  • Cosa associate a questo obiettivo che oggi è così impellente?

Quando approfondirete tutti gli step necessari per scrivere e pubblicare un libro, domandatevi se essi siano compatibili con quel sistema di valori che conservate nel vostro giardino interiore.

Qualcosa nel mercato editoriale vi disturba? Sappiate che dovrete confrontarvi con esso. Sapere in anticipo come funziona la macchina vi aiuterà a non trovarvi sotto le sue ruote e, magari, ferirvi.

E’ solo un esempio. Annotate tutto ciò che riguarda il processo dalla stesura alla pubblicazione e valutate la scelta a valle di quella lista.


Concretizzare l'obiettivo di scrivere un libro

Il primo passo da compiere è specificare il vostro obiettivo di scrivere un libro. Le domande potenti che potreste farvi sono:

  • Che tipo di libro voglio scrivere?
  • Qual è il personaggio principale e quale è la storia che voglio raccontare?
  • A quale genere appartiene?
  • Quale messaggio voglio veicolare?

E così via.

Quando ci approcciamo alla scrittura spesso siamo pieni di idee, talvolta molto differenti tra di loro, se non addirittura in contrasto. Potremmo avere in mente molte storie, tutte ugualmente interessanti, ma ognuna con la sua specificità e bisogno di essere raccontata al meglio. Per farlo dobbiamo compiere una scelta.

Non si possono raccontare tutte, non nello stesso libro per lo meno! Ecco perché la seconda domanda ne contiene un’altra, come in una matrioska!

Cosa intendo?

Di recente ho letto un romanzo pubblicizzato come giallo con ambientazione storica caratterizzato in una città ben definita che diventa essa stessa protagonista della storia. Sembrava interessante, ma quando mi sono addentrata con uno sguardo attento alla fabula, ho avuto la sensazione che la ricostruzione storica fosse incerta e di dubbia veridicità, le ambientazioni poco riconoscibili e il presunto omicidio, il fulcro del romanzo, stando al titolo, arriva solo a pag. 132!*

Se è un giallo pensate a un fatto criminoso che sia il centro pulsante della storia, se è un romance il centro sarà una splendida storia d’amore, se è un romanzo storico dedicatevi con grande attenzione alla ricostruzione e alla veridicità dei fatti storici, che potrete anche inventare o re-inventare ma sempre sulla base di eventi plausibili e realistici.

La narrativa, si sa, non inventa nulla, perché non vi è nulla di più originale della vita e della nostra storia collettiva.

I valori che volete veicolare saranno la benzina dell’intreccio, quello che spesso si definisce “il messaggio”. C’è sempre un motore ideale, valoriale, in qualunque storia. Anche dichiarare di non averne alcuno sottende un messaggio, non trovate?


Quanto scrivere, quando farlo

Avete deciso di scrivere un libro e avete le idee chiare su cosa debba trattare (dopo aver fatto lunghi elenchi di personaggi, sotto trame, scene e quant’altro, che poi avete brutalmente messo da parte). Ben fatto!

Ora dovete darvi un tempo e un metodo. Fidatevi: se anche siete tra coloro che pensano alla scrittura come una romantica attività legata all’emotività del momento, pensate che il tempo che intercorre tra un capitolo e l’altro, tra una scena e l’altra, se è troppo lungo modifica il senso di ciò che vogliamo dire dopo.

Potreste annotarvi le seguenti domande, per poi rispondere con calma:

  • Quanto ho intenzione di scrivere?
  • Quanti capitoli, storie, trame, sotto trame, parole, pagine ecc. deve contenere perché possa considerarlo soddisfacente?
  • Entro quando voglio scriverlo?
  • Quando saprò di aver raggiunto la fatidica fine, come desidero sentirmi?
  • Quanto tempo pensate di dover dedicare alla scrittura per scrivere il libro?
  • Con quale ritmo di scrittura e con quali strumenti pensate di raggiungere questo obiettivo?

E’ importante saperlo? Sì, lo è. Altrimenti non lo finirete mai.

Darsi una tempistica per raggiungere un obiettivo è necessario al raggiungimento dello stesso. Nelle nostre giornate, sempre piene di imprevisti e cose più urgenti da fare, darsi una data entro cui scrivere il vostro libro vi aiuterà a farlo davvero.

Non c’è un tempo giusto in assoluto, ma esiste il tempo giusto per voi.

Se anche aveste solo cinque minuti al giorno per scrivere, fatelo. Non avete idea di quante belle cose si possano fare in soli cinque minuti!

L’avventura di scrivere è anche un percorso romantico ma soprattutto una strada lunga e impervia e a tratti faticosa. Serve un metodo, oltre che una buona dose di immaginazione e di tecnica.

Questi sono argomenti che ho trattato altrove nel blog e a quegli articoli vi rimando.


Stabilite un rapporto chiaro con la vostra scrittura

In un video di qualche tempo fa ho parlato della frustrazione e del blocco dello scrittore. Pagare i debiti con noi stessi è quello che ci serve per avere un rapporto chiaro con la nostra scrittura.

Ecco cosa ho da dire sull’argomento…

Il criterio per essere a posto con noi stesse

Il criterio che dovete tenere presente in questa fase è la soddisfazione. Ci sono scrittori che vivono frustrazioni quando non riescono a rispettare il loro impegno a scrivere un tot di parole al giorno oppure per un certo periodo di tempo ogni giorno. Qualunque sia il vostro standard, tenete d’occhio la soddisfazione, il benessere che scrivere vi regala. E praticate la costanza, virtù fondamentale per chi scrive.

Dunque quando, esattamente, vi sentirete di essere pienamente soddisfatti?

Quando avrete terminato di scrivere il vostro libro o se qualcuno lo avrà letto o apprezzato? Oppure quando lo avrete pubblicato?

Ogni domanda vale e ogni risposta che vi darete è quella giusta. La cosa importante è tenere bene a mente le risposte perché rappresentano il patto interno con il vostro sé scrittorio. Qui capite quali sono i motori che vi muovono verso la scrittura, le vostre esigenze, la spinta emotiva necessaria per affrontare decine e centinaia di ore di scrittura, correzione, revisione, riscrittura e letture critiche.

Se per esempio l’obiettivo di scrivere un libro è misurato dalla sua pubblicazione, ogni sforzo dovrà essere fatto perché questo accada. Se non ci sono case editrici disponibili a pubblicarlo allora ci sarà sempre il self publishing!

Ciò che più importa è essere onesti con sé stessi.

Se cominciate a scrivere dicendo che lo fate solo per voi e invece desiderate solamente l’approvazione degli altri, quando e se questa non arriverà il risultato sarà la frustrazione.

La frustrazione è un sentimento che può occorrere nella vita di uno scrittore più di una volta, anche se ha fatto patti ben chiari con se stesso (patti chiari? Conoscete la scienza del calabrone?)


Scrivere un libro dipende solo da voi. Pubblicarlo no

E’ probabile che leggendo questo titolo vi siate già immaginati una possibile declinazione del concetto di “obiettivo che dipende da voi”.

Me la racconterete se vi va nei commenti.

Ciò che mi interessa qui sottoporre alla vostra attenzione è un semplice concetto che se compreso bene può diventare addirittura liberatorio:


Scrivere un libro dipende solo da voi.

Ma pubblicarlo, ottenere il consenso degli altri, no.

Dipende da molti altri fattori che non sarete sempre in grado di controllare


La misura della vostra soddisfazione deve tenere conto anche di una cosa banale: spesso ci dimentichiamo dell’esistenza degli altri. Che hanno gusti, orientamenti, passioni, preferenze anche molto differenti dalle nostre.

Con questo non voglio dire che dobbiamo essere legati al giudizio degli altri, al contrario. Ma dobbiamo tenere bene a mente che il grado di soddisfazione di cui abbiamo parlato prima potrebbe esserne influenzato da questa scoperta dell’altro 🙂

Qui trovi altri articoli che possono esserti utili se vuoi pubblicare un libro:

A questo punto mi pare che dovremmo aggiungere un’altra domanda potente al nostro elenco, per rendere il nostro obiettivo misurabile.

  • Quanto ho intenzione di scrivere?
  • Quanti capitoli, storie, trame, sotto trame, parole, pagine ecc. deve contenere perché possa considerarlo soddisfacente?
  • Entro quando voglio scriverlo?
  • Quando saprò di averlo raggiunto come desidero sentirmi?
  • Per chi lo sto scrivendo?

Lo state scrivendo per voi?

Per un vostro familiare, per dispetto? O arroganza, ricerca di visibilità? Oppure per candidarlo al Premio Strega?

Qualunque sia il vostro obiettivo, fate che dipenda solo solo da voi.

Questo significherà mettervi sin da subito nelle condizioni di portarlo a termine senza condizionamenti o interferenze.

A meno che non siate convinti di poter influenzare il giudizio degli altri (ma allora si tratterebbe di magia, non di scrittura!)


Scrivere un libro: un obiettivo realizzabile?

Questa considerazione è stata collocata volutamente per ultima perché è la domanda più importante che dovreste rivolgere a voi stessi.

E’ un obiettivo realizzabile?

La risposta può toccare leve molto personali e specifiche, dal possesso di una buona tecnica scrittoria, alla conoscenza della lingua e delle sue regole (italiana o straniera, a seconda di quale idioma scegliate) dalla disponibilità di una buona capacità di ascolto e osservazione al tempo a vostra disposizione.

Se alla fine di questo percorso di auto consapevolezza, se così possiamo chiamarlo, avete ancora in mente di scrivere il vostro libro, anzi, la vostra convinzione si è addirittura rafforzata (bene!) allora siamo a cavallo.

Se invece avete trovato qualche punto che richiede una ulteriore riflessione da parte vostra, non allarmatevi: sappiate che qualunque obiettivo, anche ben formato, può essere ridefinito!

Ovvero può essere aggiustato, modificato, arricchito da nuova consapevolezza.

Molti altri fattori sono importanti in questa decisione o potrebbero esserlo per voi. Ciò che alla fine è importante, proprio adesso, è rendervi conto se l’obiettivo che vi state ponendo è davvero alla vostra portata.

Molti ritengono cosa semplice dare vita a delle storie, metterle nero su bianco, pubblicarle e farle leggere. Ma non è così. E soprattutto, la scrittura non è arte per tutti e per ciascuno.

Lo so, non è facile fare i conti con questa verità, ma è necessario.

Il problema non è tanto prendere in giro i vostri lettori, che ignari di cosa può attenderli acquistano o si apprestano a leggere il vostro scritto.

Ma prendere in giro voi stessi.

Nella vita ci sono tanti amabili e prestigiosi mestieri (un po’ tutti lo sono, almeno quelli leciti) che possiamo abbracciare per dare sfogo e concretezza alle nostre pulsioni, alle passioni, ai sentimenti che portiamo dentro di noi.

Scegliere quello giusto è la strada per evitare la frustrazione e magari avere anche un pò di felicità e un meritato successo.

Ve lo augurio con tutto il cuore, care Volpi.


Come si misura la soddisfazione? Con la felicità. Quando e quanto vi sentirete felici, una volta intrapresa la strada della scrittura?

Questo percorso è stato utile per focalizzare meglio il vostro obiettivo? Quali delle domande che avete trovato vi sono parse più azzeccate per voi e quali meno efficaci?


“Il morso della vipera” di Alice Basso

 

20 Comments

  • newwhitebear

    un percorso che tutti quelli che vogliono scrivere dovrebbero seguire. Scrittori non si nasce ma si può diventare e come suggerisce Alliende è solo il successo che ci rende tali. È un percorso difficile che richiede costanza e idee.

    • Elena

      L’affermazione di Allende, molto interessante, meriterebbe una trattazione a parte. E’ dura, spietata,, ma condivisibile. Per raggiungere il successo c’è sempre bisogno di dedizione, sacrificio, volontà e fiducia. Cosa importante è definire successo. Per me è pubblicare con una buona casa editrice ed essere letta. E per te? Come giudicheresti il tuo grado di soddisfazione nello scrivere?

      • newwhitebear

        essere letto. Casa editrice? No, non mi darebbe soddisfazione però essere letto sì.
        L’affermazione dell’Allende è riportata parzialmente, perché dice in La casa degli spiriti che si diventa scrittore dopo tre successi con i libri.

        • Elena

          Ho sentito di recente un’estensione di questo concetto affermando che “dopo 3 libri pubblicati si diventa un intellettuale”. Ecco, forse la quantità non è abbastanza, cosa ne pensi? Buona giornata

  • Giulia Lu Mancini

    Questo tuo post mi ha fatto pensare ai tempi in cui avevo in testa la nebulosa idea di scrivere senza in realtà averlo ancora fatto (che poi non è del tutto corretto perché avevo scritto un romanzo a sedici anni, anche se in forma acerba e ingenua).
    Avere un obiettivo chiaro davanti è quello che fa la differenza, quando si capisce che vogliamo scrivere un libro completo con trama e personaggi cambia tutto. L’importante però è impegnarsi concretamente e costruire la storia mattone dopo mattone come una casa.

    • Elena

      Sono d’accordo Giulia. Mi sorprende positivamente sapere che a soli sedici anni tu avessi già scritto un romanzo! Bravissima! Avessi avuto io quella costanza! In effetti la cosa più importante è non avere rimpianti. In quel ricordo che vi ho raccontato qualcuno ne trapela. Ma la vita è fatta così, almeno lo è stata la mia: sempre una sorpresa, e questo è il bello, qualche rimpianto. Ciò che lascia il segno. Di cosa parlava il tuo romanzo? Lo hai poi pubblicato?

      • Giulia Lu Dip Mancini

        Il mio romanzo scritto a sedici anni é poi diventato il mio secondo romanzo Fine dell’estate, era una storia d’amore ambientata negli anni ottanta, in pratica ho ripreso quella storia e l’ho riscritta completamente. All’inizio volevo solo ricopiarla e metterla in un file word per correggerla e farne un romanzo breve, poi la cosa mi ha preso la mano ed è diventata un romanzo di formazione, due adolescenti che si innamorano e incontrano problemi più grandi di loro che però li fanno crescere. Di quel romanzo scritto a sedici anni era rimasto lo spirito di ribellione adolescenziale oltre a un pezzo dei miei ricordi pugliesi…

  • Brunilde

    Il percorso che indichi è assolutamente valido.
    Però il momento creativo, quando ci si trova a tu per tu con la tastiera e una storia da scrivere, e quello diciamo commerciale, quando si va in cerca di un editore per dare al proprio lavoro visibilità, sono ben diversi.
    Forse la soluzione è non pensarci, concentrarci sul progetto di scrittura e dare il meglio. Poi…confidare nella buona sorte, e in qualche fata buona che ci faccia trovare la strada per far arrivare le nostre idee e il nostro lavoro a più persone possibile.

    • Elena

      Ciao Brunella, la scrittura induce a una visione romantica, ma il libro, sia esso un romanzo, un saggio o quant’altro, è un prodotto che deve essere venduto. Lo sostengo consapevole del fatto che questo pensiero tolga poesia ma è maledettamente realistico e di realismo abbiamo bisogno, mica solo per la scrittura! Non pensare è molto utile invece soprattutto nella fase prima stesura, la fase creativa per eccellenza. Qui hai ragione: guai a ingranare il cervello troppo presto, lasciare libera la fantasia, l’invenzione, il flusso di coscienza. Altrimenti i freni fanno brutti scherzi… Ma sono proprio convinta che serva un metodo e un obiettivo molto bene definito per ottenere ciò che desideriamo. Anche se avere le idee chiare su cosa desideriamo è un processo da definire, caso per caso, e non è detto che sia per tutte le scrittrici lo stesso. MI sembra di capire che tu abbia tolto il freno all’istinto e ti affidi molto a quello, è così? Abbracci

  • Sandra

    E’ un viaggio complesso con diverse insidie, ma ovviamente splendido.
    Più lungo è e maggiori sono le probabilità di incappare in qualche guaio.
    Questo non significa che scrivere racconti sia più facile, del resto ci sono racconti eccellenti, Alice Munro per esempio, e romanzetti atroci, così come noi abbiamo avuto una grossa rogna andando da MIlano a Sirolo, e nessun problema lungo la strada ben più lunga per la Normandia, sempre in auto. Eppure la Normandia è ben più lontana. Altra cosa che mi hanno insegnato è che abbandonare la stesura di un romanzo è doloroso, e lo è maggiormente quando il numero delle pagine scritte è importante. Mentre gettare la spugna con un racconto di poche cartelle, beh, è un’altra faccenda.
    E poi certo il giusto mix tra tecnica e creatività.
    Godersi il panorama, ma avere benzina e un buon mezzo, altrimenti ci si ferma.

    • Elena

      Non so se la misura del dolore nell’abbandonare uno scritto dipenda dalla sua lunghezza. Ho due bozze di romanzi nel cassetto, solo qualche idea, uno con già una prima stesura di almeno la metà della storia, l’altro solo in fase progettuale. Eppure mi fa più male aver lasciato indietro quello con meno scrittura perché era un’idea molto distante da ciò che scrivo di solito e per questo mi stimolava molto. Rappresentava una sfida, una sorta di allenamento al cambiamento di cui ho sempre bisogno, la scrittura può diventare un’utile palestra da questo punto di vista. Il senso della scrittura è per ciascuna di noi così specifico che diventa difficile codificarlo. Certo bisogna avere i mezzi per procedere, ma creo, e questo era quello che intendevo comunicare con questo articolo, anche le idee ben chiare sulle motivazioni che ci spingono a farlo e come vogliamo realizzarlo. Per me è stato molto importante educarmi alla pazienza ma anche prendere impegni con me stesa che potevo rispettare. per quello adesso non ho fretta con Càscara 😉 Abbracci di fine settimana

  • Barbara

    Vi ricordate la prima volta? No.
    Come cambierà la vostra vita quando lo avrete scritto? Poco al lato pratico. Se vorrò pubblicarlo.
    Come avrà cambiato la vostra vita questo obiettivo? Poco perché non è l’unico obiettivo della mia vita.
    L’avrà cambiata o sarà rimasta la stessa? Idem sopra.
    Cosa associate a questo obiettivo che oggi è così impellente? La scarsità di tempo libero dopo il lavoro e la famiglia.
    Che tipo di libro voglio scrivere? Una storia, d’amore direi.
    Qual è il personaggio principale e quale è la storia che voglio davvero raccontare? Io la so, ma non la posso anticipare. XD
    A quale genere appartiene? Romance, complicated.
    Quale messaggio voglio veicolare? Che c’è sempre una seconda occasione.
    Quanto ho intenzione di scrivere? Il giusto.
    Quanti capitoli, storie, trame, sotto trame, parole, pagine ecc deve contenere perché possa considerarlo soddisfacente? Quando l’avrò finito lo saprò.
    Entro quando voglio scriverlo? Volevo averlo GIA’ scritto. Ma volere e potere sono due cose distinte, per quanto se ne dica.
    Quando saprò di averlo raggiunto come desidero sentirmi? Forse sollevata, ma dubito.
    Per chi lo sto scrivendo? Per me. Che sia pubblicato o meno, lo scrivo per me. Sono un tantino egoista?!
    Entro quando vorreste scrivere il vostro libro? Punto sopra: volevo averlo GIA’ scritto. Una risposta cinica è: prima di morire.
    Quanto tempo pensate di dover dedicare alla scrittura per scrivere il libro? Lo saprò al termine. King direbbe tre mesi per la prima stesura completa, ma io non sono King. 😉
    Con quale ritmo di scrittura e con quali strumenti pensate di raggiungere questo obiettivo? Almeno un’ora al giorno. Cambiando lavoro con un part-time…
    Scrivere un libro non è un obiettivo che dipende esclusivamente da me, finché devo lavorare per pagarmi da vivere e ho una famiglia da sostenere. Come scrissi tempo fa su webnauta, che piaccia o meno, scrivere è un lavoro per “ricchi”, ricchi di tempo o di denaro. E non è nemmeno un’idea mia, ma una constatazione di chi già scrive e già si trova sul mercato. Avevo cambiato lavoro per avere più tempo, e invece sono rimasta inguaiata da un CCNL che mi ha tolto pure i permessi. Quindi adesso sto rivedendo il piano e non escludo di cambiare di nuovo. 😉

    • Elena

      Grazie Barbara per aver preso con tanta considerazione il post, rispondendo a tutte le domande! Apprezzo molto la tua sincerità e il modo in cui ti sei messa in gioco, con quella punta di ironia che ti caratterizza e che fa sembrare le cose più leggere, sopportabili, anche quando sembrano limiti. MI pare che tu abbia le idee chiare circa la storia, i personaggi ecc (fai benissimo a non rivelarli, non si sa mai) e anche il genere. Quanto all’egoismo, mah, non capisco perché quando una persona desidera fare qualcosa che fa bene a se stessa e a se stessa soltanto venga giudicata egoista, quando è soltanto consapevole che tutto il resto è un’illusione, persino pericolosa. In fondo soltanto essere in sintonia e in pace con se stesse ci permette di esserlo con gli altri. E una donna che vuole scrivere per sé ha tante cose da raccontarsi e da ascoltare. Una ricchezza che può diventare per tutti, dopo essere stata riconosciuta come tale. Buon lavoro allora, ti auguro di trovare quella gestione del tempo di cui hai bisogno (di cui tutti abbiamo bisogno!) e di poter scrivere presto con i ritmi che ti sono più congeniali. Magari vorrà dire che sei diventata ricca anche tu, anche se magari le ricchezze sono di forma e sostanza diversa…

  • Luz

    Tutto questo riguarda l’abitudine di pianificare bene, avere un quadro d’insieme, avere le idee chiare fin dall’inizio riguardo al progetto. Ebbene, penso non sia del tutto possibile. Per quanto possiamo porci quelle domande cercando di fissare un quadro, poi ci saranno degli imprevisti, cambiamenti di rotta, in sostanza quello che tutti riteniamo inevitabile.
    Quello che trovo un punto fermo è che non si può scrivere un romanzo di qualità in poco tempo. Impossibile. Un romanzo di qualità richiede perlomeno un anno di lavoro, ma se non hai altro lavoro. Se non vivi di questo, penso che richieda due se non tre anni buoni di lavoro. Quindi comprendo perfettamente il tuo continuo rivedere e tornare indietro, perché sono esattamente come te. La quantità non ha mai significato qualità.

    • Elena

      Sono assolutamente d’accordo con te Luz, i tempi sono quelli che tu indichi, ma valgono per chi può dedicarsi con tutta se stessa al lavoro della scrittura. Chi come noi ha altri impegni, deve mantenere viva la passione anche quando si confronta con gli ostacoli del quotidiano, che a volte, parlo per me, mi mettono di fronte a scelte che non vorrei fare e che lasciano indietro la mia scrittura, magari anche sul più bello, ovvero quando filava così liscia… Sono una donna con molti interessi, questo ormai lo sai bene come lo sanno bene le Volpi, e mantenere le mie passioni richiede una forte programmazione e organizzazione, ma anche chiarezza mentale e focalizzazione. Quando mi approccio a una nuova avventura cerco di guardarla da più punti di vista, dalle metaposizioni per esempio, per capire se è davvero ciò di cui ho bisogno ed alla mia portata. Questo elenco di domande può essere utile soprattutto per capire quanto e come sia radicato dentro di noi il desiderio di scrivere e che significato abbia. Non è facile interrogarsi su questi temi, ma di solito porta a nuove consapevolezze molto potenti… Tu hai una sorta di routine o focalizzazione quando devi prendere decisioni importanti?

      • Luz

        Ahimè, no. Non riesco a essere così precisa. Vado a braccia, in maniera del tutto estemporanea. Perché la mia ispirazione segue un canale tutto proprio e perfino di notte (!) può venirmi una buona idea. Non so se l’ho scritto da qualche parte, ma un mattino di dormiveglia, quando capita che ci si svegli alle 5 e poi non si vada più verso un sonno profondo, praticamente ho vissuto tutto il finale di un romanzo cui sto pensando da tempo. Poi altra cosa sono le scadenze riguardanti il teatro, le decisioni importanti che riguardano questa parte della mia vita. Lì devi per forza pianificare e avere una specie di progettazione anche a lungo termine. Se non ce l’hai, tutto viene giù. Sarebbe la rovina.

        • Elena

          Non conosco il teatro, ma immagino che ciò che accade lì quanto a programmazione riguardi la vita. Ogni nostro obiettivo necessita di scrupolo e dedizione, programmazione e organizzazione, di questo continuo a essere convinta. Supera tutto ciò il momento creativo, quell’impulso naturale che non possiamo censurare (nemmeno quando dormiamo, come ti capisco!)? No, ne convengo. Gli spazi per l’immaginazione sono fatti di vuoti, di assenze, come dico sempre di silenzi. Anche a me le buone idee vengono sempre in questo modo (e anche alle 5, vedo che il problema è comune, uffa!!) ma poi ci serve un po’ di “sistema” per metterle in pratica. Almeno questa è la mia esperienza ed è questo che ho provato a trasmettere con questo articolo a metà tra la visione romantica della creazione e quella pragmatica, perché in fondo io mi sento proprio in mezzo! Un caro saluto

  • silvia

    Ho una storia pronta da almeno 3/4 anni. È lì, solo da scrivere. Anzi, alcune parti sono già scritte. Perché non la scrivo? Ho pochissimo tempo tra famiglia e lavoro e poi scrivo già tutto il giorno per lavoro, quando finalmente ho un attimo libero non riesco a scrivere ancora.
    Ma poco male, credo che avere un obiettivo sia comunque un modo per tenerci vivi e, come dice Barbara qui sopra, l’importante è farcela prima di morire.
    Per me il successo è riuscire a emozionare anche solo una persona, del resto mi importa ben poco. Quindi voglio fare tutto con calma e bene perché far provare una emozione è pur sempre una grande responsabilità. 😉

    • Elena

      Eh beh, scrivi tutti i giorni, la scrittura è già la tua vita! Per il resto, concordo Silvia, avere un obiettivo ci tiene allerta, focalizzati sulle cose che amiamo, attivi mentalmente quando non fisicamente. Ora io penso che una passione ci ripaghi di più se siamo in grado di attuarla in un tempo congruo, anche perché gli obiettivi, come scrivevo, si ridefiniscono e se non ce ne prendiamo cura poi svaniscono per essere sostituiti da altri. Credo che la variabile temporale conti, anche se credo che tu abbia ragione sulla necessità di godersi le cose con calma. La calma è una modalità di cui abbiamo un po’ tutti bisogno…

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