Blogging Tips,  Scrittura

Stai scrivendo una storia che non funziona?

Indice

  1. Evita di guardare con orrore alla pagina bianca
  2. Stai scrivendo più storie contemporaneamente?
  3. Errore numero tre: lascia da parte le opinioni degli altri
  4. Evita di sprecare tempo e risorse in manuali e corsi di scrittura
  5. Non imitare gli altri scrittori o le altre storie
  6. Mai pagare per pubblicare (No EAP)
  7. Conclusioni

Stai scrivendo una storia che non funziona? Evita questi errori

Stai scrivendo una storia che non funziona? Come stai affrontando questo momento di stop nella tua scrittura?

Ciascuno di noi possiede piccole grandi abitudini capaci di rassicurarci circa gli obiettivi da raggiungere quando scriviamo.

Alcuni seguono il mantra dei “10 minuti di scrittura al giorno” o, analogamente, “un tot di parole al giorno”, altri scrivono sull’onda dell’emotività e del caso, viaggiando con innumerevoli pezzettini di storie distribuiti su biglietti dell’autobus, scontrini, pezzi di carta riciclata oppure su un notes, che quando serve non ho mai appresso, accidenti!

Se stai scrivendo una storia che non funziona, ecco i sei errori da evitare per scrivere la parola fine alla tua, preziosa, storia.

Ti stupirai nello scoprire che le consuetudini che ci fanno sentire sicure di fare le cose come devono essere fatte, gli elenchi mentali più o meno suffragati dall’esperienza che proviamo a snocciolare ogni volta che servono, nella speranza che il metodo aiuti la sostanza, ovvero la fase creativa, non sono sufficienti per portare a termine la tua storia.

Occorre di più.

Un buon metodo aiuta, è buona parte della scrittura che funziona. Ma non è tutto.

In questo articolo descrivo i sei errori più comuni che state facendo e che non vi consentono di portare a termine la vostra storia.

Se stai scrivendo una storia che non funziona, evita questi errori che ho commesso anche io e da cui puoi tenerti alla larga.

La storia non funziona? Evita questi errori

Se state leggendo questo articolo forse avrete già risolto l’eterno dilemma: la scrittura dev’essere parte integrante della vostra vita? Anche se è fatica e, diciamolo, spesso tanta spesa e poca resa?

Se la risposta è affermativa è molto probabile che abbiate una storia da qualche parte che attende di venire alla luce o che è già terminata ma ancora non vi convince pienamente.

Magari l’avete già pubblicata e state pensando al sequel oppure è lì, quasi finita, quasi, perché per voi non è ancora perfetta, e non riuscite a trovare il modo (ma davvero?) di darle la luce.

Perché accade?

Sono ormai più di quindici anni che scrivo davvero, ovvero da quando ho ammesso che scrivere per me è una passione da coltivare non un hobby usa e getta. Ovvio, non tutto ciò che ho scritto è stato pubblicato e non tutto ciò che ho pubblicato ha avuto il medesimo successo. Non tutte le mie storie hanno funzionato, anche se ci ho provato tanto.

Ricordo bene le molte notti insonni e i risvegli anticipati da un’idea rivelatrice che ha salvato una storia, un personaggio, una pubblicazione, oppure che mi ha fatta ripiombare nella confusione più tremenda.

Ma anche tanti giorni di buio, di pagine bianche, di dita rosicchiate e sonno arretrato poi trasformati in autentiche corse a perdifiato lungo i sentieri di una storia.

Siccome quei giorni bui me li ricordo bene, perché ho commesso una serie di errori che ora so, guardandomi indietro, che sono stati i motivi principali per cui la mia carovana creativa si era bruscamente fermata, ho pensato che dovevano essere raccontati.

Perché non va sempre tutto bene. Farne tesoro è la cosa più intelligente che posso fare.

Andiamo ad esaminarli insieme e se qualcuno vi risuona, fatemelo sapere in fondo, nei commenti a questo post!

Stai scrivendo una storia che non funziona? Evita di guardare con orrore alla pagina bianca

Stai scrivendo una storia che non funziona? Allora forse soffri di una speciale variante del blocco dello scrittore.

Quella pagina bianca ti spaventa e non ti fa dormire sonni tranquilli, come se scrivere fosse ascoltare una canzone al juke box: metto la moneta, seleziono il brano e il gioco è fatto!

Ho la mia regola aurea per superare il blocco dello scrittore: l’ho svelata qui.

Se avete pagato i debiti con voi stesse, ovvero avete fatto i conti con le promesse e le aspettative eccessive che vi siete create, come ho analizzato in questo post e nel video che lo accompagna, allora la pagina bianca non è più per voi un ostacolo ma un’opportunità.

Ma allora, perché è in grado di frenarvi?

Cosa significa per voi dover scrivere? Fa parte di quelle cose che ormai sono un dovere, un impegno, piuttosto che puro piacere, armonia, leggerezza, creatività?

Porsi queste domande quando siamo fermi e senza idee è fondamentale per capire cosa stiamo cercando. La scrittura è essenzialmente espressione di una parte importante di noi. La pagina bianca è il silenzio.

Cos’ha da dirvi quel silenzio?

Lo avete ascoltato?

La prima cosa da non fare quando volete finire di scrivere la vostra storia è disconnettervi da quel mondo interiore che vi sta parlando, attraverso una pagina bianca, un blocco, una mancanza di idee oppure un eccesso di idee.

Respingete l’ansia da blocco. Lì dentro c’è tanta ricchezza. Sta a voi scoprirla. Per farlo, basta starla ad ascoltare, con gentilezza.

Stai scrivendo più storie contemporaneamente?

Stai scrivendo una storia che non funziona? Forse non è una ma sono più storie: il rischio è la confusione totale!

Certo, è gratificante avere mille idee su quei pizzini che tenete dappertutto. Io stessa avevo l’abitudine di scrivere abbozzi di trame o di definizione di personaggi su bigliettini che tenevo nel portafogli. Mi appuntavo le idee ovunque capitasse e l’unica cosa sempre con me era, appunto, il portafogli.

Quegli spunti finivano sempre per essere così tanti e spesso estemporanei – taluni su un personaggio, talaltri su una scena, e così via – che utilizzarli era molto difficile, sempre che nel frattempo non li avessi già persi.

Così ho capito una cosa molto importante: quando ci sono troppe idee, non c’è nessuna idea.

Avere molte idee in testa significa un’immaginazione vivida, ma anche una certa confusione su quale storia vogliamo raccontare.

Col senno di poi, eviterei di nutrire più di una storia alla volta. Piuttosto penserei a come le idee che emergono dal luogo interiore della creatività, in tempi e modi differenti, possano contribuire a chiarire quell’unica storia che volete raccontare.

Come fare a identificarla?

Avete già risposto alla domanda sottesa nell’ultimo articolo, Il compito dell’eroe? Quanti personaggi ci sono e quali sono i protagonisti della vostra storia? Sono sempre gli stessi? Hanno caratteristiche comuni?

Potete farvi un po’ di domande come queste per capire quale sia la traccia fondamentale della storia. Identificarla può essere utile per raccontarla usando tutti gli elementi che avete tirato fuori dal portafogli per dedicarli a un solo racconto.

Non è difficile. Ma bisogna scegliere.

Ignora le opinioni degli altri. Forse è per questo che stai scrivendo una storia che non funziona

Quante belle persone quando cominciate a scrivere. Tutti a incoraggiarvi, stimolarvi, addirittura a suggerirvi idee, ambientazioni, personaggi.

Voi annotate tutto o quasi e fate bene, perché chi vi parla sono i vostri futuri lettori e quindi pensate che ne sappiano più di voi della storia che dovete raccontare.

Ma è proprio così?

Quanto è utile ascoltare i suggerimenti degli altri?

Supponiamo che stiate lavorando a una storia originale, il che significa che sarà molto diversa da qualunque altra, qualunque altra mai letta dai vostri suggeritori o consulenti improvvisati.

Che tipo di reazione pensate potrebbero avere se voi lasciaste libera la fantasia e viaggiaste su lidi non consoni ai loro desiderata?

Preparatevi. Quando la storia sarà finita, cominceranno i guai. I vostri amici scrittori troveranno o molti spunti addirittura favolosi (non fidatevi) o una storia che improvvisamente non funziona, non è abbastanza – originale, interessante, ecc. ecc.

La famiglia, che fino ad allora vi ha sostenuta, per evitarvi quelle che sono certi saranno delusioni, potrebbe cominciare a smontare pezzo a pezzo il vostro entusiasmo.

Appena pubblicate poi, tutti spariscono. Ci avete fatto caso?

Fino a un giorno prima tutti a dire “ti diamo una mano noi”, “non vedo l’ora di leggerlo” e così via. Poi, il nulla. Il silenzio. Fatevi una risata e siate consapevoli di cosa può aspettarci. Ma anche del fatto che intorno a voi ci sono alcune persone di cui potete davvero fidarvi. Lo scoprirete solo con il tempo, ma sarà una bella scoperta. Custoditela.

Tenete conto che spesso le opinioni degli altri non sono per voi ma per loro stessi.

Scrivere una storia è qualcosa cui molti anelano. Ho conosciuto molte persone che mi hanno confessato, quando abbiamo parlato di scrittura, di avere una storia nel cassetto, un’idea in testa, qualche pagina scritta abbandonata da tempo e di non avere il coraggio o la forza per andare avanti.

Scrivere un romanzo è andare oltre l’idea romantica dello scrivere, è fatica, conoscenza, abnegazione, non ultimo fantasia e capacità tecnica.

Chi scrive un romanzo poi è una sorta di bestia rara: qualunque sia il risultato della sua opera, dimostra prima di tutto una certa sensibilità, sacrificio e dedizione. Caratteristiche che non sono poi così diffuse tra le persone, non trovate?

Come vi guardano le persone quando avete raggiunto i vostri obiettivi?

Con ammirazione?

O, piuttosto, con invidia?

Non lasciatevi abbattere dunque dalle parole degli altri. Avete fatto una cosa fuori dalla portata di molti. Chi non è in pace con se stesso, vedrà solo rispecchiare nel vostro successo la sua mediocrità.

E poi non dimenticate che la scrittura, come ogni forma d’arte, è un percorso di solitudine.

Evita di sprecare tempo e risorse in manuali e corsi di scrittura

In libri how to do, corsi di scrittura creativa nati come funghi, percorsi di accompagnamento alla pubblicazione.

I professionisti che lavorano per case editrici che senza di loro non potreste contattare sono pochi e di solito non hanno tempo di occuparsi di sconosciuti.

Più spesso cercano di campare con la loro arte e professionalità, che non potete misurare, per davvero. Niente di male, ma valutate bene costi e benefici. Davvero per una presentazione o una recensione ben scritta vale la pena di farsi raccontare un sacco di cucche da una presunta professionista?

Selezionate bene ciò che dovete approfondire circa la vostra scrittura, sono sicura che lo sapete benissimo. Leggete recensioni e verificate a chi intendete affidarvi perché il mercato è pieno di persone molto serie che fanno il loro lavoro con attenzione e professionalità. Ma ci sono anche gli avvoltoi. Impegnatevi ad evitarli.

Volete spunti per stimolare la creatività?

Fate un bel viaggio che vi ripaghi di tanta fatica e che sia capace di farvi contattare luoghi meravigliosi e soprattutto diversi da quelli che conoscete e frequentate di solito.

Lasciatevi ispirare e ritrovate la pace interiore che vi serve per contattare la parte migliore della voi scrittrice, quella che vive nascosta per la maggior parte del tempo nelle profondità più ime del vostro io.

Non imitare gli altri scrittori o le altre storie

Stai scrivendo una storia che non funziona? Forse stai percorrendo la strada di altri.

La prima è che la scrittura è un ambiente competitivo e purtroppo il successo di qualcuno è vissuto, incomprensibilmente, come l’insuccesso dell’altro.

Seconda, perché scimmiottare le opere o lo stile degli altri è di solito un errore. Sarete sempre la brutta copia dell’originale.

Questo che ho appena detto tuttavia è contraddetto da titoli o serie scopiazzate da altre più famose.

Conosco il tema, resto della mia opinione. La vostra strada, sempre.

Posso farvi una raccomandazione?

Quando sarete famosi controllate il vostro narcisismo e siate onesti con chi segue le vostre orme. Ma voi, non seguite quelle di nessuno.

Mai pagare per pubblicare (No EAP)

Il titolo è chiaro e non serve aggiungere altro. Se non sapete come riconoscere un editore che non fa per voi, leggete questo articolo di successo.

Quando parlo di pagare per pubblicare non intendo solo le EAP ma anche quelle specie di consulenti editoriali che vi succhiano centinaia di euro per un editing e un piazzamento sul mercato che spesso non arriva mai.

Anche qui, dovrete fare la vostra esperienza. Perché chi ci è già passato di solito non lo racconta.

Le grandi case editrici (ormai non ce ne sono molte) è molto difficile che pubblichino scrittori esordienti self promoted. Avete il dovere di tentare lo stesso, ma sappiate che effettivamente circolano moltissimi manoscritti con il desiderio di essere pubblicati in Italia e bisogna anche sapere che il mercato non ce la fa proprio a smaltire le milioni di pagine che arrivano ogni mese ai responsabili per le pubblicazioni delle case editrici.

E se proprio volete pubblicare qualcosa che nessun editore pubblicherebbe, fatelo in self publishing.

Potrebbe essere un prodotto dozzinale e fortemente criticato, penalizzato, irriso. Ma almeno il danno, se così si può dire, sarà contenuto. Oppure sarà il vostro successo.

Mentre vi scrivo mi rendo conto che non ho mai scritto nulla sulla mia esperienza con la pubblicazione di Càscara con PubMe. Devo rimediare presto 😉

Conclusioni

Se stai scrivendo una storia che non funziona, forse questo articolo ti ha aiutato a uscire dal guado in ci ci infiliamo quando siamo troppo legati a ciò che amiamo fare.

Scrittura creativa. Così si chiama quello che facciamo, con coraggio e determinazione, superando ogni ostacolo sulla nostra via, come gli errori che ho descritto e che ho pagato tutti, sulla mia pelle.

Se la tua storia non funziona ancora, allora prova a riscoprire la bellezza di regalare sogni. Agli altri ma anche a te stessa.


Quali di questi errori hai fatto consapevolmente e quali inconsapevolmente?

Ce ne sono altri da aggiungere?

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18 Commenti
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newwhitebear
newwhitebear
2 anni fa

ritorni economici dopo un editing? Non credo, anche se pubblichi con con una CE. Ho letto molti contratti, non miei mi pare ovvio, e posso dire che quasi tutti sono tipo capestro. I diritti si pagano se…, se ne ricavo una fiction tv non vedi nulla, ecc. A questo punto spendo il minimo sindacale e pubblico self. Poco ma arrivano i pagamenti alla fine del mese.

Giulia Lu Mancini
2 anni fa

Quella storia alla fine l’ho scritta, rielaborando il mio quadernetto dei 16 anni, è nato un romanzo intitolato Fine dell’estate, una storia di formazione ambientata negli anni ottanta…

Franco Gabotti
Franco Gabotti
2 anni fa

Certo Elena, ti farò sapere come il Calvino esprime la valutazione. Non è del tutto gratis considerando che l’iscrizione costa cento euro, arriverà verso luglio. Una caratteristica spiacevole della partecipazione ai premi letterari è quella che ti costringe ad attese lunghe. Nel caso del Calvino da ottobre a luglio, c’è da capire perché il numero dei manoscritti che arrivano è dell’ordine del migliaio. Nel frattempo il tuo lavoro rimane lì congelato: ci ho già rimesso mano! Nel frattempo vado avanti con un’altro e poi ho scoperto I corti a tema (le call): un allenamento.

Luz
2 anni fa

Vale tutto ciò che hai scritto, Elena. Perché dalla tua esperienza puoi ben dire come arrivare a una pubblicazione.
È vero, ogni anno si pubblicano 60.000 titoli circa (ho letto poco fa che il 95% non supera le 1000 copie vendute), molta parte di questo mondo librario o pseudo tale è scadente, perdibile. Però tanto di cappello a chi arriva alla pubblicazione, con un piccolo editore o autopubblicandosi, perché dietro, a prescindere, c’è un grandissimo lavoro.

Giulia Lu Mancini
2 anni fa

Tra i tuoi consigli “Lasciarsi influenzare dalle opinioni degli altri” è una pessima idea, a me personalmente è capitato di smettere di scrivere perché un mio amico mi ha detto che la mia storia era assurda, troppo inverosimile, non poteva accadere nella realtà. Balle! A 16 anni avevo scritto una storia di un ragazzo giovane di 18 anni che si ammalava.
Mi ha detto: no! È troppo fuori dalla realtà, a 18 anni non viene il cancro così, mi fidavo di quella persona è così mi sono scoraggiata, ho smesso di scrivere per diversi anni.
Invece, senza saperlo, ero vicina alla realtà , anni dopo il figlio di un mio collega è morto di cancro a 18 anni (ma ci sono purtroppo tanti altri casi).
Bisogna andare avanti a testa bassa senza ascoltare gli altri, bisogna ascoltare solo se stessi e il proprio istinto.
“Chiedere in giro di farvi qualche recensione” spesso ho chiesto a vari blogger delle recensioni e alcuni mi hanno detto di sì, ma poi la recensione non è arrivata. Ho smesso di farlo, chi vuole può leggere e recensire ben venga ma io non chiedo più, spesso mi sono arrivate delle recensioni belle e inaspettate senza che io chiedessi nulla, sono arrivate da sole, sono le recensioni spontanee quelle che per me hanno più valore. Poi ci sono dei blogger di cui mi fido e con cui sono in ottimi rapporti, per cui a loro posso inviare il libro se risultano interessati a leggerlo…
È una consapevolezza a cui sono arrivata però dopo tanto tempo, con l’esperienza vissuta.

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