Passione vela

Italia Cup Laser di Marina di Campo

Questo è il mese che segna il mio ritorno alle regate con la tappa di Marina di Campo dell’Italia Cup Laser, la prima dopo il lungo stop dovuto alla pandemia.

Mi attende Maccagno, sul Lago Maggiore, dove faremo regatare la classe RS Aero e gli Open Skiff, che avevo conosciuto proprio durante il week end dellesame per diventare Ufficiale di Regata Nazionale, in quel di Viareggio.

Non era previsto, avendo fatto le valigie solo per accompagnare Carlos.

Eppure lo scorso fine settimana, causa carenze dell’ultimo minuto, sono stata nominata in extremis Ufficiale di Regata per la tappa di Marina di Campo dell’Italia Cup Laser, una delle regate più complesse per numero di partecipanti e difficoltà cui abbia mai partecipato.

E’ stata un’esperienza emozionante che ho voglia di raccontarvi.

Credevo il contrario, invece il tempo non ha cancellato la passione per la vela e le regate e per la voglia di stare in acqua a disposizione degli atleti di uno sport che ha ancora molto da dare.

Italia Cup Laser di Marina di Campo

In valigia c’era una mise semi-vacanziera: camicette, giubbini, un costume da bagno per godere della bella piscina dell’hotel che ci ospitava, insieme a una cartina dell’Isola d’Elba.

Un’isola che avevo conosciuto soltanto dal mare, dal giardinetto della nostra Roc Nere II, e un mezzo appuntamento con un’amica di penna che abita sull’isola.

Chi l’avrebbe detto che la piscina l’avrei vista soltanto la sera del nostro arrivo!

Dovevo stare alla larga del caro Giorgio Battinelli, PRO della Manifestazione, che sedeva a bordo piscina circondato dagli altri UdR a spiegare, come di consueto, il da farsi. E registrando l’assenza di ben tre ufficiali di regata già previsti, tanto che mi chiede di dare una mano al suo campo, a bordo della barca arrivi.

Potevo dire di no a una persona che stimo così tanto? Proprio no. E poi in fondo il favore l’ha fatto a me: Marina di Campo è stata una bella occasione per tornare operativa come Ufficiale di Regata!

Mai sottovalutare l’importanza di avere a disposizione un numero adeguato di UdR per condurre correttamente una regata!

La complessità del compito in presenza di condizioni meteo marine disagevoli come quelle che hanno accompagnato questa tre giorni all’Elba, richiede grande attenzione.

Sono stati tre giorni meravigliosi di sport, regate e natura, in compagnia di persone che hanno fatto la differenza. Sul campo di regata e a terra.

Le regate

Molte le prove strappate a un vento sempre in movimento che ha costretto i Comitati a continui aggiustamenti della linea e del percorso di boe prima di dare le partenze.

Il campo di regata disponibile era collocato nel golfo di marina di Campo, uno spazio adeguato per contenere un trapezio verso l’interno e uno verso il mare aperto.

Due infatti i campi di regata in cui abbiamo distribuito le 446 barche iscritte alla manifestazione, di cui 216 tra i 4.7 del campo Alfa in cui ho operato io.

Non avevo mai fatto una regata con tante barche e vederle a riva in attesa della bandiera Delta (di cui ho parlato qui), pronte per uscire in acqua, è stata un’emozione indescrivibile.

Italia Cup Laser di Marina di Campo

La partenza

Bandiera arancio issata a riva e segnale preparatorio come da regola 30.4, ovvero la famigerata Bandiera Nera. Una scelta dovuta alla numerosità delle infrazioni sulla linea all’ultimo minuto che hanno generato BFD per tutte le flotte.

Ecco cosa dice il Regolamento di Regata vigente sull’uso della bandiera nera alla partenza:


Regola 30.4 del RRS 2021-2024

Se è stata esposta una bandiera nera, nessuna parte dello scafo di una barca deve trovarsi nel triangolo formato dagli estremi della linea di partenza e dalla prima boa durante l’ultimo minuto prima del suo segnale di partenza. Se una barca infrange questa regola ed è identificata, essa deve essere squalificata senza udienza, anche se la prova è fatta ripartire o è ripetuta, ma non se la prova è differita o interrotta prima del segnale di partenza. Se viene segnalato un richiamo generale o se la prova è interrotta dopo il segnale di partenza, il comitato di regata deve esporre il suo numero velico prima del prossimo segnale di avviso per quella prova e se la prova è fatta ripartire o è ridisputata essa non deve prendervi parte. Se lo fa la sua squalifica non deve essere scartata dal calcolo del suo punteggio della serie

Sfoltita la flotta, nelle tre giornate di regate sono state date, per il campo Alfa, partenze molto ravvicinate, fatta eccezione per le serie Gold, Silver e Bronze di domenica 16 maggio, in cui si è potuto attendere e consentire così meno affollamento sulla linea di arrivo.

Numeri e capacità degli atleti notevole, variegate le flotte in termini di partecipazione e bravura, con una forte e performante presenza femminile, che ha dato risultati di tutto rispetto (qui tutte le classifiche).

Per me è stata l’occasione di poter comprendere meglio il funzionamento e l’utilizzo del tracker di bordo presente su ogni imbarcazione.

Si tratta di una strumentazione tecnica gps prevista ma non obbligatoria della classe che ha effetti sia sotto profilo della sicurezza che come aiuto e riscontro per i passaggi alle boe.

Un tracking in sperimentazione da qualche anno che forse meriterebbe una regolamentazione anche ai fini della responsabilizzazione dei regatanti.

Il Club del Mare, organizzatore della Manifestazione.

Il Circolo Club del Mare si trova sulla splendida spiaggia di Marina di Campo su cui venerdì mattina alle 8 giacevano ancora inerti le 446 barche iscritte appartenenti alle classi Laser 4.7, Radial e Standard.

Applicato il protocollo anti covid previsto dalla federazione con continui ed accurati controlli all’ingresso dell’area deputata alle regate, cui potevano accedere solo atleti e tecnici con tampone Covid negativo nelle 24 ore precedenti. Segno che praticare sport in sicurezza si può, occorre serietà, da parte di chi organizza e da parte di chi partecipa.

Abbiamo fatto un sopralluogo la mattina presto, prima dell’inizio delle regate.

Il silenzio del tratto di passeggiata a mare chiuso per la Manifestazione era così accogliente che sarei rimasta lì, in solitudine accanto alle barche ancora disarmate, per molto tempo.

Sulla baia verso le nove già incominciava a prepararsi il vento che ci avrebbe accompagnato durante le regate, con un mare formato nella prima e terza giornata, più calmo sabato, unica giornata di tregua.

Un vento di buona intensità ma direzione ballerina da sud, che ha costretto il Comitato di regata a numerose correzioni e assestamenti.

Anche riposizionare alcune boe del campo a causa del mare formato ci ha dato filo da torcere.

I campi di regata

Per gestire meglio la flotta, sono stati posati due campi, uno denominato Alfa, più interno alla baia, in cui hanno regatato i Laser 4.7, l’altro denominato Bravo, più esterno, in cui hanno regatato gli Standar e i Laser Radial. Tre le flotte in regata: ILCA 7, ILCA 6 M/F, ILCA 4 M/F

Fate conto che per “reggere” la manifestazione, su ogni campo di regata si sono messi a operare 8/9 Ufficiali di regata.

Sulla Barca Comitato, che si occupa di definire la linea di partenza e dare inizio alle regate, a bordo della barca controstarter, che monitora il lato sinistro della linea di partenza.

Ma anche sulla barca Arrivi, che definisce e monitora la linea dell’arrivo e il contro arrivi, che svolge il compito simile del controstarter al lato opposto della linea di arrivo.

Il campo del Laser era un trapezio con un tempo target di regata di 45-50 minuti e un tempo limite per la prima boa di 20 minuti e un tempo limite per il completamente del percorso di 70 minuti.

Abbiamo fatto una media di due prove al giorno, per tre flotte, significa 6 partenze al giorno per il campo Alfa, senza contare quelle interrotte per cambio di vento. in poche parole, un lavoraccio!

Il CdP

In acqua oltre al Comitato di regata operano i CdP (ovvero il Comitato delle Proteste) che sovrintende all’appendice P e alla Regola 42 del Regolamento di Regata.

In questa regata era possibile anche l’arbitrato, ovvero una speciale procedura per la discussione delle proteste che prevede forme più semplificate per dirimere le questioni tra i regatanti.

Insieme all’assistenza fornita dal Circolo organizzatore, in mare sono presenti i gommoni dei CdP, riconoscibili da una bandiera gialla issata a bordo con scritta nera J (Jury) e dall’utilizzo di un fischietto, atto a segnalare la violazione e a controllarne la correzione in acqua.

Il lavoro del CdP comincia quando quello del CdR finisce: le proteste o le richieste di riparazione debbono essere presentate ed esaminate in tempi previsti dal Regolamento molto precisi e richiedono procedure standard che i regatanti devono rispettare alla lettera, pena il respingimento della protesta stessa.

Un lavoro di completamento della regata che deve essere visto, almeno dal mio punto di vista, come complementare a quello del Comitato di regata e non come in contrasto o peggio in contrasto o autonomia.

Sorprese e incontri inattesi

Uno dei piaceri inattesi di questa regata è stato ritrovare amici incontrati e apprezzati durante la tappa Kinder di Arzachena del 2019 (ve l’ho raccontata qui).

Oltre a Pietro Sanna, UdR, gli amici Pier Sesto Demuro, detto Sisto (da me) e Tonino Chessa, rispettivamente Presidente e Vice Presidente del Club Nautico Arzachena, con i quali abbiamo passato tre belle serate a cena insieme e che mi hanno proposto qualcosa che mi ha entusiasmato e che tiene insieme la mia passione per la vela e le regate e quella per la scrittura: mi auguro si concretizzi davvero in modo da potervene parlare al più presto!

Insomma, Arzachena, sto tornando!

Cosa mi porto a casa

C’è sempre qualcosa da imparare in occasioni come questa.

Per esempio una maggior consapevolezza dell’importanza dello scaglionare le partenze in presenza di flotte numerose per evitare eccessivi ammassamenti agli arrivi.

Oppure la necessità di un attento e continuo monitoraggio delle condizioni del campo di regata (posizione delle boe corretta, vento e sua direzione, andamento corretto delle barche, campo equo, sicurezza e distanza dalla costa e molto altro).

O la collaborazione a bordo tra Ufficiali di Regata e personale di supporto, come driver, posaboe, segreteria del circolo.

Soprattutto mi porto a casa la consapevolezza che in una regata la capacità organizzativa e di comunicazione è tutto.

Sulla comunicazione ho già scritto, vi rimando qui.

Tenere rapporti con il proprio Comitato, con il Comitato delle Proteste e con l’assistenza in acqua e a terra sia la condizione necessaria e imprescindibile per un buon andamento della regata. L’uso corretto della radio rientra in questa prerogativa, così come il dialogo, il rispetto e la valorizzazione di tutte le competenze.

Per quanto mi riguarda, costruire il gruppo, tenerlo aggiornato, farlo sentire parte del tutto è fondamentale.

Bisogna collaborare insieme alla buona riuscita della manifestazione con un po’ di umiltà che non guasta: nessuno di noi è infallibile, anche se qualcuno lo pensa.

Se si lavora insieme, nel rispetto gli uni degli altri, in amicizia, rispetto e professionalità, tutto va in porto. E abbiamo vinto tutti, non solo i regatanti.

In questi tre giorni ho avuto la fortuna di lavorare con persone splendide che ringrazio tutte. Prima di tutto Claudio bagnoli, con cui non avevo mai lavorato e che mi ha sopportato tre giorni in barca arrivi!!!

Poi il nostro mitico driver di Concita, Augusto, a David e a tutti coloro che hanno collaborato a terra per la buona riuscita della regata.

Ai nostri contro arrivi di fortuna, Davide e Matteo, precisi e coscienziosi, ai ragazzi del triathlon che hanno sofferto stoicamente il mare ma non hanno mollato, e a tutti coloro che ci hanno supportato.

Andando via da una regata diciamo sempre “Alla prossima volta” sapendo che le probabilità di tornare non sono moltissime. Ma ci piace pensare che là dove siamo stati bene qualcosa di noi possa restare.

Per quanto riguarda me, la bellezza di una natura incontaminata e di un mare ancora senza troppe frequentazioni estive mi hanno riempito il cuore

Vale la pena fare molti chilometri, dormire poco o niente e restare con lo stomaco girato per tre giorni.

Perché la vela è uno sport pulito che bisogna difendere. Talvolta, persino da se stesso.

Buon vento, marinai! Alla prossima!



15 Comments

  • newwhitebear

    il post precededente non sono riuscito a leggerlo captcha non permettendo ma questo me lo sono gustato appieno perché mi ha raccontato un vecchia vacanza elbana che mi hanno fatto apprezzare Marina di Campo con la sua splendida spiaggia.
    Un caro saluto

    • Elena

      Ma io non ho previsto nessun codice captcha! Mah, mi arrendo a WordPress! L’Elba è un’isola bellissima che ha conservato molta parte di costa e interno naturale, senza quegli interventi cementiferi che vediamo su molte coste non solo italiane. C’è da tornarci anche perché il servizio traghetti con terra è molto efficiente e in auto rende tutto più semplice. La spiaggia mi lascia solo un rimpianto : non aver fatto il bagno!

      • newwhitebear

        Quando ho selezionato l’articolo è comparsa una pagina che mi ha impedito di proseguire chiedendo il captcha. Boh!
        Dell’isola d’Elba ho un bellissimo ricordo. Eravamo ospiti dello zio di mia madre, il parroco di Rio Marina, in una casa immersa tra i mandorli. Capo Arco, Capoliveri, Marina di campo e tanto altro. Hai ragione il servizio traghetti con l’auto era veramente efficiente.

        • Elena

          Il servizio traghetti mi ha stupito perché di solito è un traffico salire a bordo indicibile… Il mio unico rammarico è non aver potuto fermarmi un giorno in più per dare almeno un’occhiata ai dintorni… Ci tornerò sicuramente 🙂

          • newwhitebear

            I miei ricordi sul traghetto sono positivi sia all’imbraco, sia allo sbarco. All’andata sono sceso a Portoferraio, al ritorno sono partito da Rio Marina.
            I dintorni? Sono bellissimi. Credo che abbiano aperto al pubblico per visitare le vecchie miniere di ferro. Comunque la zona sud è più attraente di quella nord, che è meno selvaggia. Quello che ricordo di più sono le numerose calette dall’acqua cristallina, non sempre agevoli da raggiungere via terra.

        • Elena

          Come sai ho accompagnato Carlos per il vaccino. Davanti al all’uscita bar con giovani clienti e non senza mascherina. Speriamo perché non voglio pensare a un ottobre come l’anno scorso!

  • Giulia Lu Dip Mancini

    Prima di tutto devi sapere che ho una profonda ammirazione per chi va per mare, forse perché io non so nuotare (anzi in verità ho paura dell’acqua alta, in piscina mi muovo ma in mare sto rigorosamente vicino la riva). Per questo mi incanto a vedere le competizioni in acqua, insomma ti ammiro molto, che brava. In secondo luogo l’isola d’Elba é un posto che adoro, ci ho passato diverse vacanze (sempre fuori stagione, a giugno o a settembre) ed è per me una sorta di luogo dell’anima, spero di poterci tornare…
    Che bello l’entusiasmo che traspare dal tuo racconto, che dire, meraviglioso…

    • Elena

      Tornare in acqua è stata per me una vera emozione che spero aver trasmesso con questo piccolo resoconto. Farlo in un posto così bello, con un’attenzione specifica alla conservazione delle risorse ambientali, ha reso quelle giornate indimenticabili. Anche le persone incontrate però fanno la differenza: in fondo è la ragione per cui amo fare ciò che faccio. Incontrare le persone, conoscerle, capire di più la vita. Alla fine è questa la mia vera passione, Giulia. Una passione che si può coltivare sapendo o non sapendo nuotare 🙂 Grazie per essere passata di qui

  • Brunilde

    Questo racconto di regata mi ha fatto sentire il profumo del vento sul mare e il senso di libertà che si prova guardando l’orizzonte dove cielo e acqua si confondono.
    La passione per il mare è qualcosa che ci accomuna, io ho fatto attività subacquea ma nella mia prossima vita è prevista sicuramente la scuola di vela.
    Il mare insegna umiltà e rispetto per un elemento che non è il nostro e controllo delle emozioni, richiede tenacia e anche fatica, ma in cambio regala una profonda sintonia con la natura e pace interiore.
    Grazie per avermi riportato tutto questo, spero di poterlo rivivere presto.

    • Elena

      Cara Brunilde, perché in una prossima vita? Fallo in questa! Si può sempre cominciare qualunque cosa a qualunque età. Ricordi le mie riflessioni al compimento dei cinquant’anni? Timore di cambiare, di ricominciare e seguire i nostri sogni. Li ho superati., voglio essere solo ciò che desidero in un dato momento. Il mare e la libertà che offre stimola queste riflessioni. IN superficie oppure, come fai tu, sott’acqua. Anzi, chissà che bello vedere il mondo da quella prospettiva… Io ho una fifa matta delle bombole… Potremmo fare uno scambio!

  • Luz

    Mi unisco alle parole che ti hanno dedicato gli altri per l’aspetto di cosa il tuo racconto susciti. Quanto deve essere bello fare queste regate? Sono totalmente fuori dall’ambiente, eppure posso coglierne lo spirito di gruppo, il rispetto reciproco, il senso del fare qualcosa assieme.
    Una domanda: non hai mai sofferto di mal di mare? Io ho scoperto di soffrirne nella traversata in traghetto fino a Barcellona. Mi sono sentita morire. La nausea mi ha svegliato in piena notte, quell’oscillazione mi ha distrutta. 🙁

    • Elena

      Uh Luz, soffro soffro, soprattutto quando c’è molto mare e poco vento, oppure quando la banca è ancorata e il mare si ingrossa, come è accaduto venerdì. Diciamo che ci sono alcuni accorgimenti che si possono tenere, ognuno ha i suoi preferiti: dalla Coca Cola, alle acciughe, al pane secco, allo zenzero. Diciamo che lo stomaco vuoto per me è la soluzione migliore. Quando navigo invece non mi capita quasi mai. Insomma, per amore del mare si può anche soffrire, con compostezza :D. Non trovi?

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